NO al COMUNISMO

NO al FASCISMO

NO al FANATISMO

NO al TERRORISMO

NO al PACIFISMO

 

Flavio Berlanda

 

Benvenuti nel mio sito e buona lettura

 

Eroe non è chi toglie

la vita altrui ma chi

mette a repentaglio la

propria per consentire

ad altri di vivere. FB

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CONTRO le VIOLAZIONI dei DIRITTI UMANI

O.D.D.I.I.

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Libera associazione che si vuole occupare di tutte quelle violazioni dei diritti delle persone, per aiutare coloro ai quali viene impedito di esercitare i diritti sanciti dalla Carta Costituzionale, in ogni espressione e settore dell'esistenza a partire dalla libertà di pensiero e di parola.

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Qualunque cittadino può fare politica vera senza essere necessariamente legato ad un partito o ad una corrente di pensiero.
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ER-GW-OGM
QUELLI CONTRO

 si agli ogm

lettera pubblicata da da Libero il 7/3/2010
oggi ho visto una inchiesta al TG dove venivano intervistati dei clienti di un mercato ortofrutticolo. Veniva loro chiesto che cosa sono gli OGM.
Quasi nessuno lo sapeva spiegare, ma in linea di massima erano comunque contrari.
SEGUE
dux

C’è un golpe in Italia dice Tonino

 
Memoria corta del leader Idv che nel 2005 fu beccato con le firme non solo discutibili, ma addirittura false.
SEGUE
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QUELLI CONTRO
MEGLIO OGM FREE? NO!
 

FALSE PROMESSE AMBIENTALISTE

SEGUE chi non li vuole uccide il "made in Italy"
 
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emigranti
   Anche noi siamo stati emigranti

1912: le raccomandazioni a chi emigrava

 

Chi paragona gli immigrati in Italia agli emigranti italiani, noterà la differenza.

  SEGUE
mannino

CALOGERO Mannino innocente. Dopo 16 anni

La Suprema corte ha assolto definitivamente l’ex ministro Dc dall’accusa di collusioni mafiose:

è stato 23 mesi agli arresti.  E ucciso politicamente dai magistrati

A SUBIACO VERDETTO DOPO 20 ANNI: TUTTI ASSOLTI
SEGUE

L'AMICO DI DELBONO FA FORTUNA IN 4 ANNI

Dubbi sui bilanci della Connex Card, la società di Mirco Divani, possessore del bancomat affidato

dal sindaco di Bologna all’ex amante.

L’azienda è in affanno, ma ottiene senza appalto varie commesse dalla Regione.

E il fatturato schizza ad oltre 350mila euro

SEGUE
Bersani dopo la sVENDOLA ricevuta dal PD con le primarie in Puglia 
bersani 
 
Flavio Delbono, sotto inchiesta per peculato, abuso d’ufficio e truffa, ha rassegnato le dimissioni da sindaco di Bologna 
delbono 
 
coop2
LA COOP TI SPIA
                               gennaio 2010
Telecamere nascoste, intercettazioni ambientali per ascoltare i dipendenti, audio e dossier sui lavoratori
di GIANLUIGI NUZZI    
Direttori di supermercati, manager, sindacalisti e poi giù sino a cassieri e persino i magazzinieri. Emerge una nuova inquietante vicenda di microspie nei luoghi dove si lavora. In diverse coop in Lombardia sono state piazzate telecamere nascoste e sistemi di registrazioni audio per spiare i movimenti, le parole, i segreti, la vita privata di decine e decine di dipendenti. Occhi nascosti,piazzati negli uffici, nei box office, nei punti vendita, persino ai piani nobili della direzione centrale di Coop Lombardia. Ma non solo filmati sui dipendenti. Venivano installati anche impianti di intercettazione nei centralini dei supermercati che registravano ogni telefonata. Centinaia e centinaia di conversazioni che venivano ascoltate, filtrate e vagliate. Da quelle innocenti sull’influenza dei figli di qualche dipendente sino alle storie di amori e amanti tra colleghi, di scontri tra cordate avverse di manager. Libero ha raccolto prove di quanto accaduto. Ha sentito quasi un migliaio di file audio, visionato decine di filmati girati da telecamere nascoste in numerosi punti vendita. Il materiale inevitabilmente sarà a disposizione dell’autorità giudiziaria che vorrà valutare la rilevanza penale di quanto accaduto, sempre che qualche inchiesta non sia già avviata. Individuare chi ha autorizzato, organizzato e predisposto questo monitoraggio sui dipendenti delle coop. Da quanto Libero è in grado di ricostruire l’idea di monitorare l’attività dei dipendenti con ricognizioni audio e video risale agli inizi del 2004. All’epoca, da quanto affermano tre diversi testimoni, l’allora responsabile sicurezza di Coop Lombardia, Massimo Carnevali, avrebbe contattato un’azienda di intercettazioni dell’hinterland milanese per predisporre un progetto pilota affinché tutte le conversazioni venissero registrate. L’idea di partenza era quella di estendere poi l’iniziativa a tutti i 50 punti vendita della regione. In modo che rimanessero custodite tutte le conversazioni che passavano dai centralini.
 
Unicoop Firenze già condannata: controllava illegalmente i lavoratori
di FILIPPO MANFREDINI
C’erano già cascati, in questa storia dei controlli illegali alle spalle dei lavoratori. Con tanto di condanna. Pronunciata dalla Corte d’Appello di Firenze giusto lo scorso novembre, dopo la causa intentata da due vittime delle “spiate”, cui i giudici in primo grado avevano dato torto. Risultato ribaltato nel secondo grado di giudizio: in sostanza, il Tribunale toscano ha stabilito che il sistema di videoterminali collegati in radiofrequenza utilizzato da Unicoop Firenze violava l’articolo 4 dello statuto dei lavoratori. In questo modo, infatti, i dipendenti venivano controllati illegittimamente e a loro insaputa. In particolare, si tratta di quelli occupati nel magazzino di Scandicci, incaricati di caricare su camioncini e furgoni la merce da inviare ai punti vendita. Il sistema in questione si basava su particolari sensori elettronici installati sui grandi carrelli, quelli per mezzo dei quali la merce veniva spostata dagli scaffali ai mezzi di trasporto. Sensori che inviavano informazioni a un videoterminale - vale a dire un computer - attraverso il quale la direzione del magazzino era in grado di tenere sotto controllo i movimenti dei prodotti: il lavoratore azionava il sensore sfiorandolo con un badge, e così era possibile anche accoppiare una determinata operazione a una persona precisa.
 
E Bersani tace
di FRANCO BECHIS
Pier Luigi Bersani non ha nulla da dire sugli spioni delle Coop. Non una parola per smentire, non una per spiegare i suoi incontri con gli imprenditori della security incaricati di spiare i dipendenti di Coop Lombardia. Nulla da dire su quanto raccontato da Libero anche sui suoi successivi incontri rivelati da Gianluigi Nuzzi con esponenti di primo piano del mondo della Coop. Eppure una risposta è quanto mai urgente. L’attuale segretario del Pd era o no a conoscenza del sistema illegale di spionaggio dei dipendenti della Coop? Questo è stato o no il contenuto dei colloqui avuti con i due imprenditori che avevano in appalto il sistema di sicurezza dei supermercati? E dopo quei colloqui ce ne sono stati altri sulla stessa materia fra Bersani e i massimi dirigenti della Lega coop? Che cosa ha fatto il futuro segretario del Pd? Ha cercato di verificare con loro i fatti e poi invitato tutti a identificare i responsabili e denunciarli alla magistratura? C’è qualcuno che invece ha pensato fosse meglio lavare i panni sporchi in famiglia, più attento ad evitare uno scandalo che rischiava di diventare politico che ai diritti di quei lavoratori calpestati in modo così clamoroso? Bersani oggi tace e identico silenzio forse imbarazzato sta gelando i suoi. Tutti zitti perfino di fronte alla levata di scudi della Cgil che almeno non ha venduto a superiori ragioni politiche la sua missione principale, quella di difendere i diritti dei lavoratori. Questo silenzio del segretario del Pd è francamente inspiegabile. Perché la vicenda degli spioni Coop in Lombardia non è un piccolo caso di cronaca archiviabile come la polemichetta del politico di turno. Basta leggere nell’edizione di oggi qualche passaggio dei file che contengono, oltre alle immagini rubate, le telefonate intercettate a cassiere, magazzinieri e altri dipendenti dei supermercati. Colloqui evidentemente privati, anche personalissimi come quelli a luci rosse che oggi Libero è in grado di rivelare. Sono contenuti insieme ai file di telefonate dove - come può accadere in privato- si sparla di questo o quel dirigente, si esprimono le proprie idee magari assai diverse da quelle del manager o del datore di lavoro.
 
Cambiamo la COSTITUZIONE
gennaio 2010

L’ipotesi di Brunetta di cambiare anche la prima parte della Costituzione Italiana conferma ciò che da tempo considero una cosa opportuna ed auspicabile.

Si sente infatti spesso e volentieri parlare della nostra Costituzione come di un testo sacro ed intoccabile. Addirittura c’è chi lo paragona alla Bibbia.

A me sembrano affermazioni del tutto retoriche e piene di supponenza.

Sappiamo benissimo che la Costituzione italiana è stata scritta con la mano sinistra in un momento carico di sentimenti e di risentimenti che non consentivano la serenità necessaria per stilare un testo veramente obiettivo e democratico. Le esigenze del tempo forse lo esigevano, ma dopo sessant’anni ritengo sia giunto il momento di rimetterci mano.

E che sia il caso di farlo lo testimoniano le tante incongruenze che contiene. Già all'Articolo 1 siamo completamente fuori dalla realtà: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Qui la matrice comunista che esalta il totem del lavoratore è evidente. E' anche evidente il fatto che una nazione non si può fondare sul lavoro, comune in tutto il mondo, ma su dei fattori molto più aggreganti come la lingua, il territorio, la religione, la storia, la volontà del suo popolo.

Ecco perché ritengo che aggiornare la Costituzione non sia un atto criminale, come alcuni ritengono, ma un segno di progresso, di stabilizzazione e di pacificazione rivolto a tutti i cittadini italiani ed un riconoscimento di maturità democratica del nostro Paese.

costituzione
 
Perché ODIANO Berlusconi
dicembre 2009

Mario Giordano risponde ad un lettore di Libero

 

Berlusconi chiede ripetutamente: «Perché c'è qualcuno che mi odia a tal punto da volermi sfasciare la testa?».

Penso che oltre alle ragioni politiche, alla base di quest'odio ci siano frustrazioni personali: Berlusconi rappresenta una persona che ha avuto successo, che ha realizzato i suoi sogni, è diventato ricco, s'è comprato la squadra del cuore e l'ha fatta foltissima, suggerisce le formazioni agli allenatori, si circonda di belle donne, ha super-case e tutto ciò che serve per renderle meravigliose. È un vincente, non solo un uomo del fare, ma un uomo che ha fatto, che ha scalato la montagna, è arrivato in vetta.

Dietro di lui gli altri arrancano, divisi in due categorie: quelli che vorrebbero imitarlo e quelli che muoiono dall'invidia.

L'invidia è un brutto sentimento. E si nutre di frustrazione, di desideri inespressi e repressi, di sogni malinconicamente spezzati. Sono convinto che buona parte di coloro che in piazza Duomo contestavano Berlusconi in cuor loro vorrebbero essere come lui. O, almeno, vorrebbero realizzare le loro aspirazioni tanto quanto le ha realizzate lui.

sb

Ma non ci riescono, non lo sanno fare, sono incapaci o incostanti, non hanno i mezzi o la voglia. E dunque sentono sulle loro spalle il peso del fallimento, e diventano cattivi, rancorosi, pieni d'odio.

Se uno non riesce a realizzarsi, se uno si sente infelice, perdente, sconfitto, è difficile che ammetta il suo fallimento. È più facile, per lui, riversare odio sul vincente: «Non è vero che è più bravo, è che ruba», «Non è vero che ha più talento di me, è che usa mezzi illegali», «Non è vero che è stato più determinato, è stato solo più scorretto».

Il partito degli odiatori è il partito dei malmostosi, il partito dei vendicatori è il partito dei falliti, di quelli che scaricano la frustrazione dell'insuccesso contro il successo altrui. Non è una novità, sia chiaro, è sempre esistito. L'unica cosa grave oggi in Italia è che ci siano politici (come Di Pietro) e giornali (come il Fatto) che di quest'onda di invidia feroce sono diventati i rappresentanti ufficiali e i portavoce. E cercano pure di contrabbandarcela come voglia di giustizia e di verità.

 
SCALFARI, il maestro di pensiero dei COGLIONI
dicembre 2009

Questa pagina è dedicata ai politici, ma per Scalfari facciamo una seconda eccezione

 
 

Sulla Repubblica di domenica 20.12.2009 nel suo settimanale inserto filosofico-cultural-mistico Eugenio Scalfari definisce il coordinatore del Pdl Denis Verdini co-fondatore di Forza Italia ed ex capo di Publitalia con un ruolo determinante nella fondazione del partito di Berlusconi. Questo nell'ambito del solito ed ormai patetico tentativo di denigrare il governo e tutti coloro che sono nel suo ambito.

Purtroppo (per lui) Scalfari è incorso nell'ennesima cantonata che contraddistingue da un po' di tempo le tesi dei suoi scritti.

Infatti Denis Verdini non è uno dei fondatori di Forza Italia e non è mai stato in Publitalia.

Al tempo della fondazione del partito di Berlusconi, lui era con Spadolini.

Se le spara così a casaccio, senza curarsi di verificare, significa che o considera i suoi lettori solo dei poveri coglioni, oppure, ad essere benevoli, che la senilità ha preso il sopravvento.

 
CLIMATE CONFERENCE 2009
dicembre 2009
COPENHAGEN NELLA MORSA DEL GELO
 
GW
 

La Conferenza sul riscaldamento globale (Global Warming) è stata abbandonata dai rappresentanti di tutto il mondo a causa del gelo.

Nell’immagine i delegati lasciano il Cento Conferenze e si dirigono verso il bar per un vin brulé.

Purtroppo questo è l’unico accordo che è stato raggiunto all’unanimità.

 
La MAGISTRATURA ITALIANA fa un’altra figura di merda.
dicembre 2009
Un'altra bella pagina di MALAGIUSTIZIA diffusa nel mondo.  
 

Si poteva evitare la pagliacciata in mondovisione di un pluriomicida che per sfuggire all’ergastolo accusa il capo del governo di essere il mandante delle stragi di mafia del 1993? Sì, la sceneggiata poteva, anzi doveva, essere risparmiata all’Italia e all’estero. Sarebbe bastato che i pm ne avessero verificato in silenzio i racconti per impedire che Gaspare Spatuzza utilizzasse un tribunale della Repubblica come megafono per ottenere benefici e sconti di pena. Invece, alla ricerca di una prova regina che sorreggesse un’accusa barcollante contro Marcello Dell’Utri, la Procura ha giocato la carta dello smemorato di Brancaccio, un assassino seriale che in seguito a un pentimento dubbio ricorda con 12 anni di ritardo i nomi dei suoi referenti politici.

A chiunque la storia appariva strampalata, perfino a inguaribili antiberlusconiani come D’Avanzo, punta d’attacco di Repubblica, il quale infatti s’è dichiarato scettico sulla possibilità di una prova che collegasse il presidente del consiglio alle bombe. A tutti il racconto puzzava di bufala, tranne ai pm, i quali hanno lasciato che un presunto pentito potesse testimoniare in TV le sue panzane.

Eppure, prima d'essere sbugiardato in aula da Filippo Graviano, suo referente dentro Cosa Nostra, Spatuzza s'era già smentito da solo. Molte delle rivelazioni da lui rilasciate ai magistrati erano infatti balle così evidenti che, non dico un pubblico ministero, ma anche un semplice cronista era in grado di smontarle senza troppa difficoltà.
Prendete per esempio il collegamento tra Berlusconi e i Graviano. Secondo Spatuzza era certo perché il Cavaliere aveva affittato da loro i locali dove collocare la filiale palermitana della Standa. Sarebbe bastata una banale verifica al catasto per confutare l'elemento cardine delle accuse di U'tignusu: quegli immobili infatti non sonò mai appartenuti ad alcun capobastone, ma a un normale istituto di credito.

L'imbianchino che spera di tinteggiarsi la coscienza ha anche raccontato ai pm che i Graviano avevano messo i soldi in Fininvest, presumibilmente finanziando le imprese di Berlusconi. Da quel che si è capito, l'investimento risalirebbe agli anni Settanta. Ma a quell'epoca Giuseppe e Filippo Graviano avevano rispettivamente 14 e 12 anni e al massimo potevano investire in cicche e sparare biglie, non certo comprarsi le azioni del Cavaliere.

Per convincere i procuratori di Firenze che indagano sulla strage di via dei Georgofili, il rivelatore di minchiate dice che il suo boss controllava ogni giorno le quotazioni di Fininvest, Telecom, Fiat e Piaggio e parlava di Colaninno, pur essendo interessato soprattutto al gruppo del Biscione. Nessuno si è preso la briga di verificare che nel 1993 Fininvest non era quotata, la Telecom ancora non esisteva (si chiamava Sip) e Colaninno al massimo era noto ai costruttori di filtri per auto, perché la sua fama data 1999, anno della scalata a Telecom. Come faceva dunque Graviano a parlare di tutto ciò nel 1993? Misteri palermitani.

Insomma, che U'tignusu fosse un contafrottole non c'era mica bisogno di sentirselo dire in diretta da Filippo Graviano: bastava passare mezz'ora davanti al computer, in collegamento con un paio di banche dati. O, se proprio non si ha dimestichezza con il computer, era sufficiente convocare i due boss di Brancaccio e metterli a confronto con Gaspare sparapalle. Invece no, si è preferito dare al superpentito un palcoscenico giudiziario, così che le sue ricostruzioni avessero ampia eco sui media nazionali e internazionali.

Un errore? Una strategia? Non lo so. Penso soltanto che nessuno pagherà per questo e che i magistrati impegnati nelle svariate inchieste sul premier continueranno la loro brillante e ingegnosa carriera. Giustizia è fatta.

maurizio.belpietro@libero-news.it

 
I GIUDICI MACARONI sconvolgono l’America
dicembre 2009
Gli Stati Uniti difendono Amanda e ora s'accorgono che in Italia si fanno processi indiziari.
Così un killer può fare il pentito e un innocente può finire nei guai.

di MAURIZIO BELPIETRO
L'America ha scoperto la giustizia italiana. Finché c'era da attaccare Berlusconi, i corrispondenti dei grandi giornali d'oltreoceano se la prendevano comoda, accontentandosi della vulgata preconfezionata da Repubblica. Le veline del quotidiano di sinistra bastavano per far finta d'aver capito cosa succede nelle aule di tribunale della penisola quando si parla del presidente del Consiglio. Un po' di luoghi comuni e due battute di Marco Travaglio andavano bene, consentendo di scrivere un pezzo adatto al pala­lo dei lettori di provincia e anche di città, e poi via a godersi la dolce vita in una delle simpatiche trattorie di Trastevere, tra amatriciana e scottadito, innaffiati dal vino dei castelli.

Ora che c'è di mezzo Amanda Knox (nell'immagine) la vita dei corrispondenti dei grandi giornali a stelle e strisce è un po' meno dolce: i lettori non sono più disposti a sorbirsi articoli un tanto al chilo sul sistema giudiziario nazionale, ma vogliono capire come sia stata condannata la ragazzina di Seattle e soprattutto quali prove esistano a carico di una giovane partita per laurearsi a Perugia e finita in una cella dove ha la probabilità di restare un quarto di secolo.

amanda

Ci sono le sue impronte sull'arma del delitto? C'è qualcuno che l'ha vista uscire di casa subito dopo l'omicidio? Oppure altri che possono testimoniare che Amanda è l’assassina? Vagli a spiegare, agli americani che i nostri sono processi indiziari, ovvero che non sempre c'è la prova alla base di una condanna, a volte c'è un teorema, il convincimento dell'accusa che il colpevole non possa essere altri che l'imputalo. Vagli a dire, agli americani, che da noi l'accusa conta sempre più della difesa, che non c'è parità di fronte alla legge, che qui il Perry Mason pronto a inchiodare l'assassino, anche se non piace al pm, non c'è.

Per Amanda si è scomodato perfino un nobel del giornalismo come il premio Pulitzer Thimoty Egan, che sul New York Times ha scritto parole di fuoco contro il processo umbro e il pm che lo conduce. E anche una senatrice democratica americana si è preoccupata di capire quel che è successo a Perugia, rivolgendo direttamente a Hillary Clinton un appello contro i magistrati ideologizzati, ponendo seri dubbi sul sistema giudiziario italiano. Nemmeno il segretario di stato, l'ex first lady Usa, ha fatto mancare la risposta e l'interesse del governo americano. A differenza di altri Paesi, gli Stati Uniti non dimenticano i propri cittadini, anche quando questi sono all'estero e sono accusati di gravi reati. Gli americani da questo punto di vista sono un grande popolo.
Non deve però trarre in inganno il loro interes­se sul caso Knox. Quasi certamente nei posti che contano di Washington e New York sono stati più colpiti da un altro processo che si è tenuto in Italia, a oltre 400 chilometri di distanza dall'Umbria. Ho infatti la sensazione che alla Casabianca interessi di più il giudizio sommario subito a Milano da agenti della CIA impegnati nella lotta al terrorismo. L'idea che uomini in missione in un Paese alleato vengano condannati a molti anni di carcere per aver catturato un imam vicino al fondamentalismo è per gli Usa inconcepibile. Semmai l'Italia avrebbe dovuto ringraziare. E invece i pm hanno perfino messo sotto controllo le conversazioni dei capi dei servizi segreti. Del resto si sa: sulla sicurezza dello stato l'America non scherza. Ma probabilmente, se non si lasciasse depistare da articoli con obiettivi politici ben noti in Italia, la diplomazia di Obama non scherzerebbe neppure su altre vicende giudiziarie del nostro Paese. Sicuramente molti dei grandi quotidiani d'oltreoceano eviterebbero di prenderle sottogamba. Se per esempio volessero trovare una prova, un appiglio concreto, nel mare di chiacchiere che Gaspare Spatuzza ha reso l'altro giorno di fronte ai giudici di Torino, scoprirebbero che non ne esistono. Allora, potrebbero domandarsi com'è possibile che un pentito venga portato a testimoniare in un processo prima che ne siano state vagliate con molta cura le confessioni. Se lo facessero, giornali e diplomazia americani forse, per la prima volta, scoprirebbero che Silvio Berlusconi forse non ha sempre ragione, ma quando parla di giudici quasi sempre c'azzecca.

 

di DAVIDE GIACALONE
(omissis) Si prenda Spatuzza e si ragioni formalmente: questo signore, killer di professione, arriva in aula e si prostra innanzi al suo padrino, deponendo non su cose che conosce, ma che gli hanno raccontato. "De relato", si dice, e significa: per sentito dire. In un'aula statunitense il presidente avrebbe chiamato a sé l'avvocato della difesa e quello dell'accusa (l'idea che possa essere un suo collega neanche lo sfiora, supponendo sia un'ipotesi tribale, mentre è la legge italiana) e avrebbe detto loro: quanto dura, questa buffonata? Ritenete che il teste abbia qualche cosa da dire, su cose che conosce direttamente, o avete scambiato la mia aula per un teatro? Dopo di che, si sarebbe rivolto alla giuria ed avrebbe detto: di quel che avete sentito non dovete tenere alcun conto, è stato un errore dell'accusa presentare un simile teste, che non aveva nulla di pertinente da dire. Ammonisco tutti ad attenersi alla procedura.
Noi, invece, ne parliamo da giorni, con le menti che si pensan pensanti tutte pronte a dire la più colossale delle scemenze: ci vogliono i riscontri. Ma di che? Se non c'erano di già quello neanche avrebbe dovuto parlare! Leggendo la stampa internazionale, del resto, la stessa Clinton avrà trovato traccia di questa roba, che, ora, la aiuterà a capire quanto il problema consiste nell'essere un Paese nel quale ancora può circolare chi sostiene che "il sospetto è l'anticamera della verità", anziché della barbarie.

NOTA: Certo si trovano sempre degli ingenui disposti a scendere in piazza per manifestare contro il governo. Purtroppo costoro non si rendono conto che stanno solo facendo il gioco della mafia. Ma questa è un'altra storia.

 
BERLUSCONI sarà indagato per mafia e gli porteranno via il patrimonio
novembre 2009

Berlusconi sarà indagato per mafia e gli porteranno via il patrimonio.

E’ il titolo di un articolo del Giornale che continua: «Dalla Sicilia in arrivo un avviso di garanzia a Berlusconi per concorso esterno. Subito dopo gli verrà requisito l'intero patrimonio. Per la legge, infatti, basta il sospetto».

Questa notizia è una ipotesi legata alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, braccio destro dei boss mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano, che chiamano in causa il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, grande amico di Berlusconi e già al vertice di Pubblitalia, la società che raccoglie pubblicità per il gruppo Mediaset. C’è la possibilità che i giudici accusino Dell'Utri di rapporti con Cosa Nostra per coinvolgere anche il premier con l'accusa di «concorso esterno» in associazione mafiosa. Un passaggio che potrebbe poi portare al sequestro dei beni patrimoniali di cui il Cavaliere non fosse eventualmente in grado di spiegare la provenienza e che potrebbero essere dunque attribuiti, nelle accuse, ad attività legate alle organizzazioni criminali. Tutto questo senza tener conto che altri processi hanno già scagionato Berlusconi da ogni contatto con la mafia.

spatuzza

Adesso Spatuzza spara delle accuse che, sono portato a credere, i giudici vorrebbero sfruttare per indicare Berlusconi come il referente della mafia ai tempi delle stragi del 1992-'93. Tanto per capirci, Spatuzza «U tignusù» è quel signore che si è macchiato di decine di omicidi compreso quello di don Puglisi e per tale motivo condannato a più ergastoli. E’ solo l’ennesimo pentito che «sa tutto» sulle stragi e che contraddice altri precedenti pentiti che sono stati ritenuti credibili e che ora vengo rinnegati. Proprio una storia tra furbi ed allocchi.

Forse è meglio rassegnarsi: la verità sulla morte di Falcone e Borsellino non si saprà mai. Al massimo avremo delle verità in sostituzione di altre verità che saranno sostituite da nuove verità.

Questi giudici con la voglia di protagonismo vorrebbero passare alla storia per aver svelato l’arcano. E impiegano vent’anni di indagini per non concludere nulla.
Poi ovviamente non resta il tempo per celebrare i processi dei comuni mortali che devono attendere anni e anni per ottenere un po’ di giustizia.

Con questa bella iniziativa la magistratura italiana ci da un ottimo esempio di quanto sia caduta in basso. E’ disposta a far accordi con sanguinari assassini pur di dimostrare delle tesi ampiamente superate dalla realtà.
In Italia l’indagine sui reati più gravi si è ristretta alle intercettazioni ed alle delazioni. Le capacità investigative si vedono solo a CSI mentre nella nostra pratica quotidiana assistiamo all’inadeguatezza del sistema che dovrebbe assicurare chi delinque alla giustizia. Pressapochismo, dilettantismo, incompetenza e goffaggine sono il «life-motive» dei servizi sui casi di cronaca nera più eclatanti trasmessi dal telegiornale.

Ora, una persona dotata di un normale quoziente intellettivo riesce a capire che i pentimenti tardivi (in questo caso sono 12 anni dopo l'arresto) sono solo un espediente per poter godere dei benefici di una legge molto discutibile, ma soprattutto mal usata.

Con questa legge il pentito spera di uscire di galera, di essere mantenuto e stipendiato dallo stato, magari in un bel residence protetto dai carabinieri. Non male per una falsità creata su fatti conosciuti e reali ad uso e consumo di magistrati senza scrupoli.

Questo signore era solo la manovalanza armata della mafia, un esecutore materiale degli assassinii, uno che non aveva accesso agli alti livelli.
Ora parla come se fosse al corrente di tutte le trame mafiose italiane.

Che Berlusconi sia una affarista non c'è dubbio. Un affarista che in USA sarebbe considerato un esempio del sogno americano da emulare.

In Italia purtroppo l'ammirazione per i risultati viene sempre superata dall'invidia, il rancore e la rabbia nei confronti di un uomo di successo.

C'è gente che gode all'idea che venga spogliato un ricco e buttato sulla strada. Idea cara alla persone meschine.
I giudici però devono fare attenzione a non tirare troppo la corda perché ci si potrebbero impiccare.
Non devono scordare mai che Berlusconi è al suo posto non per una nomina più o meno meritata ma perché eletto dal popolo.

Il popolo potrebbe stancarsi dei magistrati che non si limitano ad esercitare il loro compito che è quello di applicare le leggi e nient'altro.

Potrebbe stancarsi dei magistrati politicizzati e sindacalizzati che costituiscono una casta di intoccabili e irresponsabili.

Potrebbe stancarsi di magistrati che vogliono sindacare ogni lavoro dei legislatori ed applicare le leggi a loro comodo.
Tempo fa era stato approvato un referendum che istituiva la responsabilità dei giudici nello svolgimento del loro lavoro, come succede ad ogni altro cittadino italiano. Quella legge non fu mai applicata perché giudice non morde giudice.

E' giunto il momento che anche in Italia venga attuato un sistema giudiziario dove il pubblico ministero viene nominato dal governo (visto che rappresenta lo stato) ed i giudici vengono eletti dal popolo.

Forse ciò metterà fine ad un vergognoso privilegio che offende il principio della nostra Costituzione che vuole tutti i cittadini italiani con parità diritti e doveri.

 
Se PREVITI è assolto, BOCCASSINI e COLOMBO sono disonesti.
novembre 2009

I magistrati Boccassini e Colombo svolgono la loro funzione di pubblici ministeri in modo disonesto. Una affermazione simile, dal momento che non è una calunnia, può essere solo la verità.

Ciò viene confermato dalla sentenza di assoluzione di Cesare Previti nei confronti dei magistrati Ilda Boccassini e Gherardo Colombo del noto pool Mani Pulite. La coppia togata di Milano lo aveva messo sotto accusa per calunnia, in concorso con Giacomo Borrione, presidente del Comitato Nazionale per la Giustizia. La vicenda riguarda l’iter procedurale del famoso “fascicolo 9520” datato 1995, ovvero le carte che a Milano diedero il via a due grandi processi: Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme-Ariosto.

Secondo Cesare Previti, finito alla sbarra nei procedimenti scaturiti da quelle indagini, i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo avevano commesso una serie di irregolarità nei suoi confronti: abuso e omissione di atti d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico, omesso deposito e occultamento di atti utili alla difesa.

complici

L’indagine promossa per stabilire la veridicità delle accuse aveva ovviamente portato al proscioglimento dei due magistrati e questi, in tutta risposta, lo avevano querelato insieme con Borrione.
La grave denuncia di Previti era scaturita dal famigerato fascicolo n. 9520 che doveva essere reso pubblico ma che i due pm non vollero mai fare perché poteva aiutare alla difesa del Previti.

  1. > Si parla di una cassetta di registrazione falsificata e manipolata (Perizia di un Tribunale).
  2. > Si parla della registrazione originale riversata su un cd che però, al momento della consegna al Tribunale per una ulteriore perizia, si ruppe nel cadere dal tavolo sbriciolandosi in maniera da non poter recuperare nulla.

> Si parla dell’utilizzo di fazzoletti di carta per scrivere appunti rilevati dall’ascolto di tre uomini che parlavano in un bar pieno di gente ad un tavolo distante tre metri.

  • > Si parla di trascrizioni successivamente arricchite da ricordi riaffiorati miracolosamente a distanza di anni.
    Evidentemente i giudici che hanno emesso la sentenza di assoluzione non ci sono stati a farsi prendere in giro dai due PM. Ciò dimostra che ci sono anche giudici seri e onesti.
    Sfido chiunque a far cadere a terra una CD e romperlo in mille pezzi.
    Certo di Previti ne sono state dette di tutti i colori e è stato pure condannato.
    Personalmente non credo sia uno stinco di santo. Di certo so che una persona deve essere condannata con le prove e non in base a delle convinzioni. Ma soprattutto non accetto che un PM che opera in nome dello stato sia disposto ad usare dei mezzi indegni dell’organo che rappresenta pur di arrivare ad un obiettivo prefissato che nulla ha a che vedere con la giustizia e la ricerca della verità.
    Da tempo in Italia alcuni magistrati hanno adottato un sistema incivile di amministrare la giustizia: prima di individuano il colpevole e poi cercano le prove o, in mancanza, fanno diventare tali dei fatti del tutto estranei alla realtà.
    La sentenza di assoluzione di Previti è irrevocabile, non più impugnabile e definitiva.
    Questo mi permette di affermare che la Boccassini e il Colombo sono disonesti.
 
bersani dalema
 
floris
 
STU
ROBERTO SAVIANO: Un altro caso di talento e stupidità.
novembre 2009
Roberto Saviano ha scritto il libro Gomorra. L’ho letto e mi è piaciuto perché descrive una situazione molto significativa del degrado della società campana.

Direi che è un ottimo reporter. Ma un romanzo è un’altra cosa, ci vuole genialità, non basta un elenco di fatti.

Ecco perché, pur riconoscendo della bravura a Saviano, andrei cauto a definirlo uno scrittore di successo o meglio di talento.

In attesa del secondo libro però, che mi potrà smentire, il nostro ha pensato di essere ormai talmente autorevole da poter dare dei consigli, anzi da poter inviare una pubblica e perentoria esortazione al capo del governo.

E’ del tutto umano e comprensibile che un signor nessuno, improvvisamente giunto alla ribalta nazionale e coperto di elogi sperticati possa montarsi un po’ la testa ed assumere un ruolo che non gli spetta. Comprensibile ma non giustificabile.

Infatti scrive: «Signor Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.»

Non penso che un cittadino qualsiasi, come Saviano vuole definirsi, possa fare una richiesta così pretenziosa. Se così fosse, e qualcuno me lo conferma, intendo anch’io fare una richiesta: «Signor Presidente, capisco che la legge sul cosiddetto «processo breve» non abbia i carismi della perfezione. Ma siccome questa prerogativa non può essere vantata da nessuna delle leggi italiane che si prestano spesso e volentieri alle «interpretazioni dei giudici», direi che sia meglio valutare la volontà che la ispira. Vada quindi avanti, la faccia approvare e se serve ne faccia pure un referendum. Sono convinto che troverà più adesioni delle 40.000 vantate dall’appello di Saviano».

saviano

A Saviano invece vorrei dire che prima di permettersi di tranciare un giudizio così negativo è opportuno riflettere sulle priorità che lo rendono necessario, abbandonando i principi fatui e le motivazioni dettate dai pregiudizi e dalla superficialità, per soddisfare il bisogno di giustizia che tutti definiscono necessario ed impellente.
Tenga presente il signor Saviano, e questo vale anche per tutti coloro che appoggiano ed approvano la sua iniziativa, che le leggi che regolano la società vengono promulgate in nome di un valore primario: LA TUTELA DEL CITTADINO.

Ricordi Saviano, e tutti coloro che si stracciano le vesti terrorizzati dalla paura che la legge possa favorire Berlusconi, che il nostro sistema giudiziario calpesta sistematicamente i diritti di chi ha subito dei torti mentre da ampie garanzie a chi i torti li ha commessi.

Anziché la scritta «La legge è uguale per tutti», nelle aule di tribunale scriverei: «Giustizia ritardata è giustizia negata». Questo perché il cittadino che ha subito un torto ha il sacrosanto diritto di ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni nel minor tempo possibile.

D’accordo che è necessaria la condanna del reo e la certezza della pena. Ma anche questo principio è comunque esercitato sempre per la salvaguardia del cittadino. La giustizia non può essere una punizione fine a se stessa, ma la punizione viene applicata soprattutto per la tutela del cittadino onesto.

Quindi la legge sul processo breve va esattamente nella direzione della prima regola che deve essere alla base di ogni legge.
Visto che la nostra magistratura non ha mai provveduto, non provvede e, stando così le cose, non provvederà mai ad applicare questo diritto, l’unica strada da percorrere è quella di obbligarla a farlo per legge e magari con qualche sanzione per chi non provvede.

Non ci sono i mezzi? La giustizia italiana batte ogni record (in negativo): un numero di tribunali spropositato, 1.300, che ci costa ogni anno quasi 4 miliardi di euro. Segno evidente che il rimedio non lo si può trovare nei richiesti finanziamenti a pioggia, ma in un più oculato uso del denaro pubblico ed in regole di lavoro che siano più simili a quelle che svolgono altri lavoratori meno pagati e forse più utili.

Saviano si preoccupa forse che non vengano sottoposti a processo dei delinquenti che la farebbero quindi franca? Sorvolando sull’ultima amnistia che i suoi compagni hanno approvato con la conseguente liberazione di migliaia di delinquenti, ma che non ha visto nessun suo reclamo scritto, vorrei dargli una piccola informazione: nel 2008 in Italia circa 200 mila reati sono caduti in prescrizione per il prolungarsi dei processi. Un esercito di imputati che invece di essere punito, se ne è andato tranquillamente a spasso. L’informazione proviene dall’Associazione nazionale per la Giustizia.

Il sistema attuale porta a questi risultati. Quindi di che si preoccupa, peggio non è possibile.
Qualcuno ha mai sentito dire in un disputa. «Fammi causa»? Questa sfida presuppone chiaramente che chi ha la sventura di avviare una causa, soprattutto civile, non fa che offrire a chi è in torto la possibilità di evitare ogni conseguenza alle sue malefatte e che se proprio verrà una sentenza negativa sarà a babbo morto.

Chi invece, ciò nonostante, ricorre alla magistratura per ottenere giustizia si ritrova normalmente beffato. Non solo dai giudici che fissano le udienze a cadenza annuale ma anche dagli avvocati che di questa dilazione a oltranze traggono grandi benefici economici (a quando una legge sul patrocinio breve?).

Questa è l’immagine della nostra giustizia che viene oggi percepita dalla popolazione e i sondaggi lo confermano.
Forse Saviano non ha esperienze personali in materia di giustizia. Gli auguro di non aver mai bisogno di far valere i propri diritti. Probabilmente gli passerebbe la voglia di fare simili appelli.

PS: Ciò che scrivo è frutto di una amara esperienza vissuta vent’anni fa sulla mia pelle. Dopo anni di attività imprenditoriale sono caduto in un raggiro commerciale. Allora ero ancora ingenuo e per me la giustizia era una cosa seria su cui si poteva fare affidamento. Ho fatto quindi ricorso al tribunale con la richiesta di un risarcimento danni ampiamente quantificato e provato. Era fondamentale per me ottenere una sentenza veloce o meglio un «processo breve». Era necessario per poter coprire gli impegni finanziari che mi ero accollato nella realizzazione del mio progetto.
Ero tranquillo: vinta la causa, recuperato il danno, sistemato i conti.
Ho attesa quasi cinque anni. Ho resistito con tutte le mie forze in attesa di giustizia. Ho preso degli impegni senza ritorno contando di far fronte con il risarcimento.
E la sentenza è arrivata, ma dopo 16, dico sedici, anni. A babbo morto. O meglio dopo la morte della mia azienda che è fallita e la perdita di ogni mia proprietà oltreché della mia immagine e della mia posizione sociale. Cosa che mi ha costretto ad allontanarmi dalla mia terra dove non sono ancora tornato.
Dimenticavo di dire che la causa vinta prevedeva un risarcimento molto ma molto consistente. E’ servito per pagare l’onorario di 16 anni di duro lavoro del curatore fallimentare.

 
ULTIMA ORA (dicembre 2009)
Questo è uno stralcio di ciò che Saviano ha dichiarato in una intervista rilasciata a Panorama:
"Maroni? Sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri dell'Interno di sempre".
"Ho sempre fatto riferimento alla tradizione che fu della destra antimafia: Borsellino si riconosceva in questa tradizione".
"Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali: le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra".
Evidentemente Saviano non ha perso completamente il ben dell'intelletto e riesce a capire le cose andando oltre i pregiudizi e le ideologie. Gliene va dato merito.
 
ENZO IACCHETTI: Un altro caso di talento e stupidità.
novembre 2009
E’ simpatico, Enzo Iacchetti. Forse definirlo un grande talento, un grande comico, un grande attore è esagerato, ma comunque piace e piace anche a me.

In un certo senso è anche una persona coerente. Era comunista del PRC, poi diventando ricco si è convertito a persone libera, come afferma in una intervista a Libero del 14.11.09, con un’ottima motivazione: la sinistra lo ha deluso.

Forse il denaro di Berlusconi, invece, lo ha gratificato.
Ora afferma che la sinistra è bolscevica (una illuminazione tardiva ma meritevole) e che a Mediaset ci sono più comunisti che in Rai.

E di Berlusconi dice: «lo adoravo quando gestiva la TV. Politicamente, invece, non sono in linea. Lo trovo però molto simpatico quando svicola alle domande sulle sue alcove. Non so se un premier può permetterselo o se debba essere un bacchettone come la Merkel, ma non m’interessa. So che qualcosa di buono l’ha fatto, lo fa e speriamo che lo faccia sempre di più. Ero più in disaccordo con Prodi. Comunque, alla sua età, farsi un mazzo così e non godere quello che ha, dimostra un carattere straordinario. Io starei alle Bahamas a pescare su una barca di lusso e la sera aprirei i cancelli della mia megavilla a meravigliose ragazze».

E per essere più chiaro aggiunge: «Non voglio rinunciare a un bravo presidente del Consiglio o di Regione per storie di squillo o di trans».

IACCHETTI

Fin qui tutto bene, sono disposto a sottoscrivere tutto.
Forse un piccolo appunto per l’impegno sociale che assumerebbe un ex comunista diventato ricco, lo farei, ma si sa, neanche i comunisti duri e puri disdegnano i vantaggi del denaro.

E lui non è certo il primo a cui il denaro lava gli ideali.

La mia scarsa considerazione della sua capacità di discernimento sorge invece quando dichiara di non essere POLITICAMENTE IN LINEA con Berlusconi.

Ora, forse il nostro Enzo, tanto preso a farci ridere, non conosce il significato di Politica. E’ comune definirla come l'Arte di governare le società. Secondo Aristotele significa l'amministrazione della città "polis" per il bene di tutti.

Iacchetti, affermando che i fatti privati di Berlusconi non sono per lui sindacabili e che «qualcosa di buono l’ha fatto, lo fa e speriamo che lo faccia sempre di più», sta dicendo di essere proprio in linea con la politica di Berlusconi.

Probabilmente non se ne è accorto.

Meglio quindi che continui a farci ridere lasciando stare ragionamenti per lui forse troppo complessi.
I personaggi dello spettacolo per far ridere devono apparire ridicoli. Molti lo fanno per capacità recitative, altri per doti naturali.
Non conoscendo personalmente Iacchetti, non so quale sia il caso suo.

 
FIORELLA MANNOIA: Un altro caso di talento e stupidità.
ottobre 2009
Roma, 30 ott - Con una lettera che apparira' su 'Micromega' la nota cantante Fiorella Mannoia (politicamente di sinistra) scrive al presidente della Camera Gianfranco Fini per esortarlo a fondare un partito conservatore di gente onesta che instauri anche in Italia un confronto civile tra schieramenti di destra e di sinistra come avviene normalmente in altri paesi.

''Onorevole Fini, (mi sono chiesta a lungo come cominciare una lettera come questa, non ho mai scritto ad un parlamentare prima d'ora, mi sembra che questo possa andare bene: diretto e conciso).
Non le nascondo, per onesta' -scrive la Mannoia-, che non mi sono mai trovata d'accordo con lei, anzi spesso le sue opinioni mi irritavano, le nostre posizioni, evidentemente e naturalmente distanti, mi impedivano di trovare qualche argomento condivisibile.
Ma da un po' di tempo a questa parte alcune sue dichiarazioni mi sorprendono, mi pare di trovare in lei quel buon senso di cui abbiamo cosi' tanto bisogno, i suoi interventi spesso lasciano trasparire una volonta' di dialogo, un'apertura su temi che ci hanno visti contrapposti per cosi' tanto tempo. Mi chiedo: che cosa sta succedendo? Ed ecco che la diffidenza riprende il sopravvento: e' una strategia?
fiorella
 Lei e' un uomo intelligente, uno dei pochi politici puri di quel panorama, me lo lasci dire, desolante che e' la sua coalizione di governo.
Sicuramente ha capito (e ahinoi non ci vuole molto) che a sinistra c'e' un vuoto, e che gli elettori sono giustamente disorientati, arrabbiati, disillusi e allora forse cerca di blandirli con dichiarazioni piu' vicine al pensiero di sinistra per indurli a dirottare i voti degli indecisi su di lei.
Ecco mi dico: sara' cosi', sta preparando il terreno per una nuova coalizione! E rimango, sempre per onesta', piu' propensa per questa teoria, non per diffidenza ideologica, ma perche' ho sempre pensato che le persone cambiano raramente.
Tuttavia voglio lasciare uno spiraglio all'ottimismo e voglio pensare che anche per lei la misura e' colma e che anche lei comincia, come noi, a vergognarsi di essere rappresentato cosi' male agli occhi del mondo intero e che, come noi, e' stanco di questo populismo da quattro soldi, di questa retorica da bar, di questo senso dell'umorismo da caserma, di questo clima di intolleranza e di violenza che si respira, di questa decadenza culturale, etica, storica.
Onorevole Fini, io non lo so, ma la prego, se lei e' davvero in buona fede, ci aiuti a venirne fuori. Si liberi della sua attuale coalizione, vada avanti, formi un partito conservatore di gente onesta, e ce n'e' tanta che non si riconosce in questa destra, con la quale si possa dialogare in maniera democratica e civile, come in tutti i paesi europei.
Magari ci scontreremo ancora sui temi che ci vedranno in contrapposizione, come in tutte le democrazie, in un clima appassionato si', (la politica e' passione), ma civile.
Dia il suo contributo a restituire dignita' a questo paese che non si merita di essere rappresentato in questo modo, e da sinistra, (facendo anche noi il nostro dovere di pulizia laddove ce ne sara' bisogno), le daremo il benvenuto.
Distinti saluti, Fiorella Mannoia''.
 

Questo invece il mio commento che che ho inviato per conoscenza anche al sito della Mannoia http://www.fiorellamannoia.it:

 

Un altro evidente caso di talento e stupidità.
Un peccato, perché Fiorella mi piace molto come cantante. La sua vena malinconica, forse dovuta al fallimento nelle sue aspirazioni di moglie e mamma (come ha dichiarato un una intervista) a volte tocca la mia sensibilità.
Un peccato perché la sua presa di posizione così plateale (sapevo che era di sinistra ma speravo rimanesse nell’ambito dei diritti di opinione) la fa sembrare ancora di più una presuntuosa che, pur non avendo mai lavorato in vita sua, ritiene di poter giudicare altri che hanno fatto molto più di lei per la comunità.

Aggrapparsi a Fini, poi, è il colmo per un comunista. Non sono passati molti anni da quando lui parlava nelle piazze con la mano tesa e Fiorella non è così giovane da non ricordarlo. Ciò significa che ormai i sinistri sono arrivati in fondo al barile. E l'antiberlusconismo non è sufficiente a coprire il loro totale fallimento a livello italiano e mondiale.

Gente come lei campa ancora di utopie che canta con voce struggente ma vive completamente al di fuori della realtà. Quella realtà che ha trasformato da tempo la sua ideologia in miseria e discriminazione, in corruzione e arretratezza civile.

Fiorella parla dell'esigenza di un partito conservatore di gente onesta. Ci vorrebbe anche un partito democratico di gente onesta. Non si è forse accorta del degrado politico ed istituzionale dei suoi compagni?

Non legge i giornali? Ormai è un bollettino giornaliero di malaffare nella gestione pubblica della sinistra. Per non parlare dei comportamenti personali di alcuni suoi rappresentanti.

Io vivo a Bologna ed un amico comunista mi ha detto che oggi Berlinguer si vergognerebbe di loro. E si riferiva alla corruzione, agli intrallazzi, alle clientele, insomma al marcio totale che permea da tempo (o forse da sempre ma non se ne era accorto) la sinistra italiana.

E questa mi guarda Berlusconi.
Talento e stupidità (nel senso di ottusità mentale). Confermo.

Dice che la formazione di governo è desolante? Ma dove viveva quando c'erano i Luxuria, i Pecoraro e tutta l'accozzaglia di cialtroni che ha sfasciato tutto per imporre delle utopie fregandosene delle esigenze degli italiani che li hanno eletti.

Certo si è accorta che a sinistra c'è il vuoto e che «gli «elettori sono giustamente disorientati, arrabbiati, disillusi».
Non si è chiesta il perché?

Forse perché anche loro si vergognano di essere «rappresentati così male», perché sono stanchi di populismo da terzo mondo, di retorica da casa del popolo, di senso dell'umorismo da intellighenzia di sinistra, del clima di intolleranza e di violenza che si respira grazie al permissivismo ed al buonismo dei capipartito di sinistra, della decadenza culturale, etica, storica che la sinistra ha gestito per decenni con i risultati che ora attribuisce ad altri?

Chi dovrebbe vergognarsi della sua appartenenza?

Evidentemente lei vive in un'altra dimensione che non è di questa terra. Forse farebbe meglio a scendere dal pulpito dei creatori del nulla a cui lei appartiene.

E visto che riconosce che anche a sinistra c'è bisogno di pulizia la sua lettera la invii ad altri destinatari, quelli più vicini al suo pensiero ma tanto lontani dalle esigenze degli italiani.
Continui a cantare, l'ascolterò sempre volentieri, ma la smetta di fare politica da palcoscenico e se proprio ha tempo da perdere incominci le pulizie a casa sua.

 

Televisione, radio e giornali abbondano di satira di sinistra.

Questa è una piccola raccolta per bilanciare le risate.

ottobre 2009
 
D - Rosy Bindi, dopo il battibecco con Berlusconi, si è presentata con una maglietta con su scritto “Io, donna, non sono disponibile “. Che ne pensi?
R - Che per una volta tanto a Berlusconi gli è andata bene.

D - Mentre Franceschini passeggiava nel parco con la Rosy Bindi, i vigili gli hanno preso la multa. Come mai ?
R - Perché la Bindi era senza museruola.

D - Mesiano ha regalato i calzini azzurri a Franceschini e lui li ha indossati.
R - E Bersani gli ha fatto le scarpe.

D - Marrazzo ha smesso con i Trans e si è ritirato in un convento religioso.
R - Tranquillo, Boffo ha già detto che ci penserà lui a consolarlo.

D - Dopo il caso Marrazzo, a Montecitorio non si vedono più deputati a passeggio nel grande corridoio.
R - Hanno paura di essere sorpresi nel Trans-atlantico.
 
 
SEGUE
 
Sic TRANSit Marrazzo
ottobre 2009
transit marrazzo
 
UN UOMO NUOVO A SINISTRA: BERSANI
ottobre 2009
Il Partito Democratico ha eletto il nuovo segretario. E’ Luigi Bersani, il quale ha subito dichiarato che il su obiettivo primario è quello di formare una nuova coalizione per sostituire il governo in carica. Direi un obiettivo modesto, visto che la sinistra le coalizioni le ha provate ormai tutte, dai sinistri estremi ai giustizialisti di Di Pietro, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Certo non si poteva pretendere di più da un veterocomunistra che vuole presentarsi come nuovo, ma che rappresenta ciò che di più vecchio e stantio ci sia nella politica italiana.
E se non bastasse, ha già lanciato un’altra novità: Rosi Bindi Presidente del partito.
Un’alternativa di governo credibile non si può basare su questi minestroni ribolliti e stracotti. Bersani, se proprio voleva incarnare il nuovo che avanza, avrebbe potuto parlare di progetti per l’Italia con un programma che spazza via lo statalismo, il buonismo ed i poteri forti che hanno immobilizzato la nostra società.
Le nuove coalizioni di Bersani potranno essere solo un surrogato delle vecchie.
L’unica alleanza possibile per ridare credibilità alla sinistra è quella con Berlusconi. Se avesse il coraggio di stringere un patto con il governo per fare le riforme costituzionali e dare un nuovo impulso alla nostra democrazia, certamente perderebbe il sostegno di quelli che vogliono ammazzare Berlusconi, ma dimostrerebbe una apertura mentale più attenta ai bisogni dell’Italia che del partito.
bersani
Una presa di posizione come questa lo farebbe diventare, quando sarà il momento di votare un nuovo governo, un candidato credibile e serio.
Ma questa è solo fantapolitica.
 
PRESIDENTE NAPOLITANO, FACCIA OUTING!
ottobre 2009
Le recenti vicende che hanno coinvolto in una polemica il Presidente della Repubblica ed il Presidente del Consiglio, hanno riportato alla luce una situazione celata sotto una patina di apparente indifferenza, che tale non è.
Napolitano è stato eletto presidente da una maggioranza di sinistra che oggi non rappresenta più la maggioranza degli italiani. Analogamente la maggioranza degli italiani non si sente pienamente rappresentata da Napolitano.
Questo perché quando è stato nominato non ha avuto il coraggio di parlare chiaro ma si è arroccato dietro una patina di muto perbenismo che non ha cancellato i suoi trascorsi comunisti.
Oggi sembra uno di quei fascisti della prima ora, ancora in circolazione, che dopo aver osannato per anni Mussolini, adesso fanno finta di essere dei grandi antifascisti.
Purtroppo per Napolitano, gli italiani non hanno dimenticato i suoi trascorsi da comunista convinto che ha avuto la sfacciataggine di dichiarare che l’invasione di Budapest con i carri armati da parte dell’Unione Sovietica è stato un atto di pace. E lui non ha mai avuto il coraggio di affrontare serenamente i suoi trascorsi in un aperto dialogo con gli italiani.
Budapest 1956
L’ultima esternazione di Berlusconi, pur indelicata, non è una voce nel deserto, ma rispecchia il pensiero di tanti italiani che non ritengono il nostro presidente super partes, neanche quando si sforza di agire per il bene della nazione.
Napolitano farebbe bene a cogliere l’occasione per dichiarare apertamente come la pensa.
Vorrei vederlo presentarsi in televisione ed ammettere che in gioventù ha preso delle posizioni che oggi non sono più sue e che quando ha assunto la carica di Presidente della Repubblica ha totalmente abbandonato ogni ideologia o partito politico per cercare di essere il presidente di tutti.
Solo allora potrò affermare che Napolitano è il mio Presidente.
 
ROSI BINDI E LA DEMOCRAZIA
ottobre 2009
A Porta a Porta Rosi Bindi ha dato una bella lezione di democrazia.
A chi obiettava al suo accanimento contro Berlusconi che lui è stato votato dalla maggioranza del popolo italiano, la stessa replicava che anche Hitler è stato eletto.
Secondo lei quindi Berlusconi potrebbe essere paragonato a Hitler e il popolo è sovrano solo quando gli eletti sono graditi dalla Bindi.
Complimenti, ora abbiamo capito che cosa è democrazia. Io pensavo che Hitler, come Mussolini, siano andati legittimamente al potere e che il popolo non possa essere sindacato nelle proprie scelte. Anche perché normalmente chi si permette di giudicare gli eletti non ha né la capacità, né il potere per farlo, chiunque esso sia, ed è sempre e comunque di parte.
Forse Rosi Bindi confonde le elezioni con l’operato degli eletti.
Ma anche in questo caso, salvo degenerazioni hitleriane, è sempre il popolo delegato a decidere, quindi non credo sia il caso di esaltarsi in condanne verbali a cui potrebbero seguire, come è già successo, delle condanne in piazza.
bindi
Anche Chàvez e Ahmadinejad sono stati eletti. Uno vuole fare il dittatore a vita e l’altro vuole la bomba atomica per distruggere Israele. Perché la nostra Bindi non si adopera per abbattere questi due personaggi democraticamente eletti?
Perché non va in Venezuela o in Iran per paragonarli a Hitler? Farebbe una gran favore all’umanità certo di più che ha urlare nel salotto di Vespa. E chissà che in quei posti non facciano un favore anche a noi.
Il suo intervento migliore però l’ha riservato a Napolitano. Berlusconi ha detto di non aspettarsi nulla di positivo da un Presidente che sappiamo da quale parte proviene.
La signora ha cominciato ad inveire come una ossessa, dimenticando che il nostro Napolitano, quando nel ‘56 i carri armati sovietici hanno invaso Budapest, dove un popolo sovrano ed oppresso tentava di ripristinare la libertà e la democrazia, si profondeva in elogi ai sovietici. L'Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo».
Certamente Napolitano invecchiando è diventato più saggio, ma la matrice resta quella e certe prese di posizione totalmente antidemocratiche non vanno mai in prescrizione.
Ecco perché la signora Bindi può risparmiarci queste ipocrite lezioni di democrazia lasciando al popolo ciò che è del popolo.
 
DUE LETTERE A Famiglia Cristiana OnLine
Don Sciortino usa Famiglia Cristiana come Repubblica?
lettera inviata il 3 ottobre 2009 a Famiglia Cristiana

Spett.le Redazione,

ho avuto occasione di leggere il vostro articolo n. 39 del  27 settembre 2009 dal titolo “UNA STAMPA IMBAVAGLIATA AGLI ORDINI D’UNA SCUDERIA” http://www.sanpaolo.org/fc/0939fc/0939fc03.htm dove vi dichiarate a favore della manifestazione per la libertà di informazione del 3 ottobre.

Affermate anche che i giornalisti non sono “farabutti”. Certamente non tutti lo sono, ma ci sono come in tutte le categorie. E chi ha scritto questo articolo forse lo è, perché non ha il coraggio di firmare le falsità che scrive.

Complimenti a lui e a chi lo pubblica.

Certo che per essere una rivista che rappresenta una religione ecumenica direi che siete abbastanza e vergognosamente schierati a livello politico.

Scrivere che viene impedito ai cittadini di farsi delle opinioni il più soggettive possibile dei fatti e che vengono indotti a ragionare per slogan, significa considerare i cittadini italiani degli imbecilli. Forse non ci crederete, ma da cittadino italiano consapevole e convinto delle proprie scelte, credo che l’incapacità di ragionare serenamente si avverta proprio tra le righe del vostro articolo.

Ed è facile scoprire il perché.

Lamentate una richiesta di un risarcimento milionario da parte del ministro Maroni, rei d’aver espresso una libera opinione su un provvedimento governativo. Dov’è il problema? Se avete detto la verità, nessun tribunale vi negherà la ragione. Se invece avete offeso qualcuno trovo giusta una condanna. Se tutte le milioni di cause che giacciono presso i tribunali fossero da considerare una minaccia anziché l’espressione di un diritto sancito dalla Costituzione di appellarsi alle autorità per ottenere giustizia, resterebbe solo l’alternativa della vendetta. Non credo sia questo il vostro obiettivo. Come ben sapete la vendetta è di Dio.

Anche ciò che ha scritto don Sandro Vigani, direttore di Gente Veneta: «I respingimenti e il reato di clandestinità, ad esempio, appaiono come risposte sbagliate. Invece, la maggioranza degli italiani li approva sull’onda di una demagogia che impedisce di pensare», è offensivo per me e per tutti gli italiani che la pensano come me. Ma come si permette questo Vignani? L’impedito sarà lui. Impedito di capire che se altri non la pensano come lui, non sono necessariamente in torto.

Troppo facile citare un Andreotti che non ha mai fatto denunce e sorvolare su Prodi, D’Alema ed altri rappresentanti, che evidentemente godono della vostra simpatia, che di denunce ne hanno fatte. Scommetto che non avete pubblicato nulla su queste azione intimidatorie. Sbaglio?

Parlare poi di minacce di alcuni poteri forti presenti sia nell’informazione televisiva, dove si fatica a trovare voci che non rispondano agli ordini di una scuderia politica, sia nella carta stampata, dove le intenzioni di schieramento e di lobby prevalgono ormai sull’autonomia delle imprese editoriali, mi sembra una affermazione proprio ridicola. La RAI è da sempre controllata dai poteri politici, non ve ne eravate accorti? I giornali sono da sempre schierati politicamente (c’è scritto in molte testate). Neanche di questo vi eravate accorti? E voi come siete messi? Siete schierati o imbavagliati? Da ciò che scrivete mi sembrate abbastanza liberi di scrivere ciò che vi pare.

Comunque la più grande contraddizione del giornalista anonimo del vostro articolo è nella affermazione che lo speciale Porta a Porta sulla consegna delle prime case a Onna, nonostante il tentativo di evitare ogni concorrenza sia stato superato da una fiction di Mediaset. In pratica Berlusconi avrebbe oscurato se stesso.

Voi citate Giorgio Montini, padre del futuro Paolo VI, secondo cui la stampa va concepita «come una splendida missione a servizio della verità, della democrazia, del progresso e del bene pubblico». Perfetto. Questa frase dovreste metterla in bella evidenza nella vostra redazione, perché da ciò che scrivete la vostra sembra piuttosto una missione al servizio del pregiudizio e del risentimento.

Scrivete anche “Per tutti, un esame di coscienza su un’informazione libera e responsabile”. Bene, incominciate da voi.

 
Preti in conflitto di interesse
lettera inviata il 3 ottobre 2009 a Famiglia Cristiana
Le recenti esternazioni di don Don Giorgio de Capitani da Lecco sui parà morti a Kabul, dal pulpito della sua chiesa, riporta alla mente la categoria dei «preti ribelli» che in Italia sta proliferando nell’indifferenza e nel silenzio imbarazzato dell’autorità ecclesiastica.
Questi preti usano il luogo sacro delle chiese loro assegnate non per diffondere la parola di Dio, ma per trasformarle in piazze da comizio politico dove esternare tutto il loro furore contro ciò che non approvano della società civile.
Un sistema di condanna dal pulpito che ricorda da vicino i tempi bui della Chiesa Cattolica. Tempi che si ritenevano ormai retaggio di un lontano passato ma che invece ora si ripresentano nell’esaltazione fondamentalista di questi preti.
Il problema, che probabilmente contribuisce a renderli così astiosi, è che cercano di servire contemporaneamente due padroni: le Regole della Chiesa ed i Codici della Repubblica.
don carlo

Purtroppo questi non sono compatibili perché partono da presupposti e perseguono obiettivi diversi e ciò può portare a follia da conflitto mentale.
Un semplice e banale esempio può far capire il dilemma: il prete che giudica un assassino reo confesso e pentito è tenuto ad assolverlo. Ma se assume il ruolo di giudice popolare che predica dal pulpito, allora lo deve condannare.
Ecco perché quando i rappresentati ecclesiastici a tutti i livelli si permettono di giudicare i rappresentanti politici ed il loro operato, non con il metro della Chiesa ma con quello della Politica, escono totalmente dal loro ruolo e dalla loro missione per assumere quello del giustiziere.
Il modo sguaiato e volgare di parlare dal pulpito di alcuni preti lascia sconcertati molti di coloro che si recano in chiesa per ascoltare la parola di Dio e non quella di un esagitato.
In compenso questo tipo di propaganda attira coloro che normalmente sono usi manifestare nelle piazze in modo violento e ritrovano in chiesa chi avalla le loro incivili rivendicazioni.
Questi «preti progressisti» stanno trasformando le loro chiese da riparo per gli agnelli in tane per i lupi.
Ed il fenomeno negativo non si limita alle loro parrocchie perché tutti sono a conoscenza di queste degenerazioni.
La Chiesa da troppo tempo tollera ed i cattocomunisti lo interpretano come una approvazione.
Tutto questo a che cosa porta?
Secondo me una parte dell’8 per mille prenderà altre strade, molti fedeli diserteranno le loro chiese ed anche le vocazioni non potranno migliorare il trend negativo.
La Chiesa svolge un ruolo molto importante nella società civile occidentale ed è fondamentale che mantenga un ruolo apolitico. Mai come in questo momento è necessaria una granitica presenza, spoglia da interessi materiali, come baluardo alla sempre più aggressiva presenza sul nostro territorio di una religione per niente conciliante che vuole sradicare i nostri principi cristiani.
E se proprio vuole vedere la situazione solo a livello utilitaristico, si convinca che è meglio perderne 10 (preti) che 1000 (fedeli).

 
LA MORALITA' DEL MORALISTA
Campagna dipietrista per eliminare i pregiudicati dalla politica
 
23 febbraio 2006
Antonio di Pietro
ha scritto nel suo sito:
"Nel mio programma elettorale è presente un punto che ritengo fondamentale per il rilancio del nostro Paese: la credibilità dei parlamentari, la reputazione di chi ci rappresenta.
Per questo ho inserito nel programma, cito testualmente:
Impedire la candidatura alla Camera e al Senato e al Parlamento Europeo di persone condannate in via definitiva“.
Il Parlamento non può essere, come è invece oggi, un luogo dove le regole non valgono allo stesso modo che per gli altri cittadini italiani.
Un luogo in cui l’accesso alla carica di parlamentare è consentito a chi ha mentito, corrotto, truffato, frodato il fisco e per questi reati è stato condannato in via definitiva. Un requisito per accedere a un posto pubblico è la mancanza di condanne, ma questo non vale per il ruolo di parlamentare. Da oggi ho deciso di pubblicare, riprendendolo dal blog di Beppe Grillo, l’elenco dei condannati in via definitiva con i reati per i quali hanno ricevuto una condanna con un’immagine permanente su questo sito dal titolo: “Parlamento Pulito!”.
Chi è condannato non può fare il parlamentare. L'Italia dei Valori applica a se stessa questa regola a prescindere dall'esistenza di una legge. Non è possibile che le leggi siano scritte da chi le ha violate."
settembre 2009
La rivista MicroMega diretta da Paolo Flores D’Arcais mette sotto inchiesta il partito personale di Tonino Di Pietro. E si scopre, così, che Italia dei valori è una sorta di vaso di Pandora di tutte le nequizie da prima Repubblica e da cattiva politica rinfacciate instancabilmente agli avversari. Un partito pieno di voltagabbana, transfughi politici di ogni stagione e schieramento,
inquisiti, sospetti camorristi, ras locali, tesserati fantasma, federazioni commissariate, amanti di dirigenti poi candidate alle elezioni.
Ce n’è per tutti i gusti.
Paride Martella, ex presidente della Provincia di Latina arrestato nell'ambito dell'Inchiesta su appalti truccati della Acqua latina: un giro da 15 milioni di euro, anch'esso esponente di Italia dei Valori ed indagato per concussione e associazione mafiosa.
Franco La Rupa, nel 2005 è stato indagato dalla Procura di Paola per presunti brogli elettorali e illeciti nell’utilizzo di fondi della legge 488, mentre l’estate scorsa lo ritroviamo coinvolto nell’operazione «Omnia», indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell'IDV di Genova, ammanettato a ottobre per aver lucrato sugli incassi delle multe.
Andrea Proto, consigliere comunale, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto.
Giuliana Carlino, consigliere comunale Idv, indagata per averne falsificato migliaia di firme.
Gaetano Vatiero,  incarcerato per corruzione aggravata perché secondo i magistrati favoriva alcune Spa in cambio di quote societarie.
Mario Buscaino, già sindaco di Trapani, nel luglio del 1998 accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio.
Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese, indagato per concussione (per anni avrebbe preteso la corresponsione di un tot sullo stipendio da un suo autista) e truffa, causa domande di rimborso su missioni mai compiute.
Orazio Schiavone, ex assessore ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione odontoiatrica.
SEGUE
 

 CHI INQUINA DI PIU'?

 
inquinamento
settembre 2009
Alla conferenza mondiale sul cambiamento climatico del nostro pianeta sembra che l’obiettivo principale sia quello di far pressione sui paesi industrializzati, USA in primis, affinché si impegnino a ridurre le emissioni urbane e industriali che inquinano l’atmosfera.
Trovo però del tutto fuorviante l’immagine del mappamondo presentata dall’IEA, l'Agenzia internazionale per l'Energia, che evidenzia gli stati canaglia, quelli cioè che più contribuiscono all’inquinamento.
In particolare sembra che il primato negativo sia appannaggio di Usa, Canada, E.A.U. e Australia segnati in NERO, mentre Cina e India risultano «VERDI». Questo perché l’inquinamento viene calcolato pro abitante. Quando però si parla di combattere l'inquinamento globale ciò che conta non è la media, ma il totale di ogni stato. Ecco quindi che secondo il calcolo reale risulta che:
- la Cina inquina con quasi 6.000 milioni di tonnellate di anidride carbonica (4,57 tonnellate pro-capite annuo di CO2 per 1.306 milioni di abitanti);
- gli Usa arrivano a 5.730 milioni (19,1 x 300 milioni di abitanti);
- l’India ne produce ben 1.380 milioni (1,2 x 1.150 milioni);
- il Canada inquina con 570 milioni di tonnellate (17,19 x 33 milioni);
- l'Australia ne produce 392 milioni (18,7 x 21 milioni);
- gli E.A.U. producono 137 milioni di tonnellate di CO2 (29,9 x 4,6 milioni).
Come si vede i maggiori colpevoli dell'inquinamento globale sono proprio quelli segnati in VERDE.
Considerando poi che il potenziale di sviluppo e quindi di inquinamento di Cina e India è mostruoso, forse sono questi i territori che costituiscono le vere zone nere del mondo con le quali dovremo fare i conti in futuro.
 

 ASSOCIAZIONE DEI MANGIAPANEATRADIMENTO

 
brunetta
settembre 2009
L'associazioneradici è diventata portavoce dei fannulloni italiani. Ora anche loro, dopo aver depredato le casse pubbliche per decenni, avranno una associazione che si dedica a preservare i loro privilegi.
Il cartellone che vediamo qui sopra farà il giro di Roma a sostegno dei MANGIAPANEATRADIMENTO (a Roma ce ne sono tanti) con un raduno ed una conferenza stampa.
Hanno già dato la loro adesione parassiti, fannulloni, mantenuti (politici compresi), pensionati fasulli, falsi invalidi, lavoratori socialmente (in)utili e tutti gli altri rappresentanti delle categorie che hanno contribuito a creare quel debito pubblico che dovremo pagare nei secoli dei secoli.
La associazione sostiene:
- gli impiegati fannulloni. Quelli che ti lasciano attendere intanto che bevono il caffè oppure si fanno timbrare da altri.
- gli studenti guerriglieri. Quelli che tutto fanno meno che studiare ed escono diplomati ma ignoranti ed ai quali dovremmo affidare la nostra salute e la nostra società.
- i poliziotti panzoni. Quelli che lavorano in ufficio a far passare il tempo mentre nelle nostre città impazzano i delinquenti e dove la criminalità è in aumento.
- la sinistra golpista. Quella delle brigate rosse che vogliono trasformare l'Italia nella Cambogia di Pol Pot.
- gli italiani che non sopportano più Brunetta. Quelli che campano senza fare nulla.
Chi ritiene di campare senza fare nulla o crede che lavorare significa timbrare il cartellino all'entrata e all'uscita, si può iscrivere gratuitamente.
 

ARABIA SAUDITA: LUI HA 80 ANNI, LEI NE HA 10
agosto 2009

Nel gennaio scorso il grande Mufti saudita aveva decretato una fatwa che autorizza il matrimonio di bambine di dieci anni

Al-Laith: Una sposa fuggitiva di 10 anni è stata resa domenica scorsa al suo marito di 80 anni da suo padre scoprendola nella casa di una sua zia che l'aveva nascosta  per circa 10 giorni.

Un giornale locale ha detto che il marito, che nega essere di ottanta anni nonostante le dichiarazioni della famiglia della giovane ragazza, ha accusato la zia d'ingerenza nei suoi affari. “Il mio matrimonio non è proibito dalla charia. Ho in più ottenuto l'approvazione di suo padre„ dice.

Ha aggiunto che era stato precedentemente fidanzato con la sorella maggiore di sua moglie ma che ha rotto poiché lei desiderava proseguire gli studi. “E' per questo che, suo padre ha offerto sua figlia più giovane. Sono stato autorizzato a gettare un colpo d'occhio su essa come lo permette la charia ed io l'ho trovata accettabile “, dice.

Maatouq Al-Abdullah membro della società nazionale dei diritti dell'uomo (NSHR), dice che non ci sono sistemi in vigore che regolamentano il matrimonio di bambine, cosa che ha effetti psicologici, sanitari e sociali negativi.

 “Questi matrimoni sono considerati come una violazione flagrante della carta dei diritti dell'infanzia, che il regno saudita ha firmato e che fissano l'età adulta a 18 anni", ha aggiunto.

mani

IRAN: "SODOMIA E STUPRI SONO LEGALI E ISLAMICAMENTE CORRETTI"
settembre 2009
Secondo alcune persone presenti a Jamkaran, uno dei luoghi supposti del ritorno del Mahdi, l' ayatollah Mesbah Yazdi che d'altra parte anima regolarmente la preghiera del venerdì a Teheran avrebbe espresso le seguenti opinioni dinanzi ad un'assemblea composta da suoi partigiani ......
Secondo questo religioso, che è il padre spirituale di Ahmadinejad, violentare, drogare, battere o qualsiasi altra estorsione è perfettamente legale ed islamicamente corretta dal momento che si ha a che fare ad un oppositore al regime islamico che è allo stesso tempo considerato come un oppositore all'islam.
Ecco dunque la trascrizione di ciò che riportano dei siti di oppositori iraniani delle opinioni di Mesbah Yazdi:
Domanda: Servirsi di metodi di pressione psicologici, emozionali o fisici può essere considerato come "halal" (lecito islamicamente)?
Mesbah Yazdi: Ottenere una confessione di chiunque è contro il Velayat-é-Faghih (regime islamico di diritto divino) è islamicamente legale in qualsiasi modo.
Domanda: Si può drogare o dare sostanze oppiacee o qualsiasi altro prodotto additivo per ottenere confessioni?
Mesbah Yazdi: Vi rispondo come precedentemente!
Domanda: In occasione di un interrogatorio per ottenere una confessione si può violentare un prigioniero?
Mesbah Yazdi: Prima di tutto occorre che l'interrogatore faccia le sue abluzioni rituali e preghi mentre violenta il prigioniero. Se si tratta di una prigioniera si può commettere l'aggressione sia nella vagina che nell' ano. È auspicabile non disporre di testimone-vedente mentre se si tratta di un prigioniero allora ci può essere un terzo che assiste.
Domanda: Lo stupro degli uomini e di giovani adolescenti è considerato come un atto di sodomia?
Mesbah Yazdi: Ovviamente no, poiché non c'é consenso. Se il prigioniero prende piacere nel farsi penetrare allora non bisogna ricominciare.
Domanda: Ma nel caso di una donna che sarebbe vergine?
Mesbah Yazdi: C'è una tolleranza nel caso di questa violazione in nome dell'islam. Se la pena è la morte allora colui che conduce l'interrogatorio ha una ricompensa (un'indulgenza in termine più spirituale?) equivalente al grande pellegrinaggio (quello della Mecca) ma se non c'è pena di morte allora l'autore è considerato come avente fatto il pellegrinaggio di Karbala (luogo santo d' Iraq dove è celebrato il martire dell' imam Hussein dagli sciiti).
Domanda: Ma se avviene che la donna prigioniera rimane incinta? Il bambino è illegittimo?
Mesbah Yazdi: Il bambino nato da qualsiasi femmina in lotta contro il sistema del Valayat e Faghih è considerato illegittimo, sia quello di uno stupro o anche di suo marito secondo il nostro sacro Corano. Ma se il bambino è educato dal suo carceriere allora sarà un musulmano sciita legittimo.
Per chi non lo sapesse Mesbah Yazdi è uno dei pilastri della rivoluzione, il fondatore dei commando martire e gli dobbiamo questa famosa frase: "Chiunque insulta i sacri musulmani, l'islam ha permesso al sangue di essere versato, non c'é bisogno di tribunali."
E non siate stupiti poiché è anche lo stesso uomo (posso ancora chiamarlo con questa parola?) che ha anche detto che per la grandore e l'espansione dell'islam la schiavitù si giustifica!
da http://milleeunadonna.blogspot.com/

 LA MADRE DI UN FUTURO SPOSO PUO' SENTIRE LE ASCELLE DELLA SPOSA 
settembre 2009
La madre (dello sposo) ed altre donne della sua famiglia possono ispezionare i capelli della sposa ed il suo collo, e possono verificare l'odore delle sue parti intime. È almeno ciò che spiega alla televisione Egiziana Dream 2 TV, un eminente professore della prestigiosa università islamica Al-Azhar del Cairo.
Il giornalista: Sentire cosa?!
Professor Sabri Abd Al-Rauf: le ascelle, ad esempio. Alcune donne o ragazze sudano, e ci sono uomini a cui questo disgusta.
Il giornalista: Dunque, la madre può assicurarsi che…
Professor Sabri Abd Al-Rauf: La madre può avvicinarsi alla sposa, per verificare se ha un buon o cattivo odore. Nulla può impedirglielo. Ma per lo sposa è vietato vedere altre parti tranne il suo viso e le sue mani. …
sposi
da http://milleeunadonna.blogspot.com/

MALI: MIGLIAIA DI PERSONE PROTESTANO CONTRO L' UGUAGLIANZA DEI DIRITTI PER LE DONNE
settembre 2009
"L'opposizione al nuovo codice della famiglia è un'altra dimostrazione dello statuto inferiore delle donne nell'islam. Da notare il commento "divertente" dall'effetto che “le vere" musulmane sono le donne povere ed illetterate."

Decine di migliaia di persone hanno protestato a Bamako, la capitale del Mali, contro una nuova legge che dà alle donne uguali diritti nel matrimonio. La legge, adottata all'inizio di questo mese, rafforza anche i diritti delle donne e dei bambini nati fuori dal matrimonio in materia d'eredità.
Il responsabile di un'associazione di donne musulmane ha detto che solo una minoranza di donne maliane - "le intellettuali" - sostengono la legge.
Molte altre manifestazioni hanno avuto luogo in altre regioni del paese. La legge è stata adottata dal Parlamento maliano all'inizio del mese d'agosto e deve essere firmata dal presidente prima di entrare in vigore.
I manifestanti di sabato che vedono la mano dell'Occidente dietro la riforma del codice della famiglia, desiderano il mantenimento dello statuto quo. "No a questo codice che divide i maliani", "la donna resta la donna e l'uomo resta l'uomo", "la civilizzazione occidentale è un peccato", si poteva leggere sulle loro bandierine e certelli. Il presidente dell'alto consiglio islamico del Mali, l' imam Mamadou Diko, ha chiesto al presidente Amadou Toumani Touré di non promulgare il testo, allo scopo, ha detto, "di preservare la pace e la quietudine nel nostro paese".
da http://milleeunadonna.blogspot.com/

  SOMALIA: GLI ISLAMISTI TAGLIANO LA MANO A DUE LADRI A MOGADISCIO
settembre 2009
" La corte della sharia ha giudicato i due imputati colpevoli di furto con effrazione in una casa. Tutti e due hanno perorato colpevoli, e come lo prevede la legge coranica, sono stati condannati ad avere la mano destra tagliata"
 
Questa la sentenza emessa da Abdibasit Mohamed, il giudice che ha pronunciato la sentenza. I radicali islamisti in Somalia, i shebab, hanno amputato pubblicamente mercoledì a Mogadiscio due uomini accusati di furto,la notizia viene dall'AFP da fonti concordanti.  La sentenza è stata applicata mercoledì nel recinto di un vecchio campo militare del nord di Mogadiscio, davanti a centinaia di spettatori. I due uomini, Ali Husein Bilisow e Muradi Mohamed Munye, di una ventina di anni, sono stati portati sui luoghi verso le 8:30 dai combattenti shebab. La loro mano destra è stata tagliata a colpi di coltello, ed uno di loro "ha spinto terribili urla", ha detto un testimone, Abdulahi Osmail. Sono immediatamente stati presi in cura da un medico e sono stati portati in un'ambulanza verso l'ospedale, sempre secondo dei testimoni. Numerose donne e bambini assistevano alla scena. I giornalisti presenti non sono stati autorizzati a prendere fotografie.

 IRAQ: CACCIA AI GAY SUI SITI WEB
settembre 2009

Dopo rapimenti, pestaggi, uccisioni per strada, adesso anche la caccia su internet. Le milizie irachene hanno moltiplicato gli attacchi contro la comunità gay locale fino ad infiltrarne le chat. Lo rivela il settimanale inglese Observer. “Abu Hamizi, 22 anni, tiene il suo notebook sulle ginocchia e passa oltre 6 ore al giorno alla ricerca di chat e siti omosessuali. Non cerca nuovi amici, cerca le sue vittime”, racconta il britannico The Observer. “Quando le trova, Hamizi prende appuntamento, poi li aggredisce, talvolta li uccide”. ''E' il modo più semplice - ha spiegato - per trovare coloro che distruggono l'Islam". Il suo gruppo ha ammazzato almeno 130 omosessuali nel solo 2009.


  MAROCCHINA 18ENNE UCCISA DAL PADRE
settembre 2009
"A Montereale Valcellina vicino a Pordenone. Sorpresa in auto con il giovane che frequentava ha tentato di fuggire ma è stata raggiunta e accoltellata alla gola. Ferito il 31enne"
 
PORDENONE - Ha ucciso la figlia di 18 anni. L'ha inseguita per strada e l'ha finita con una coltellata alla gola. Non sopportava che frequentasse un uomo di 13 anni più grande di lei. In Marocco, dove Sanaa Dafani era nata, la tradizione non permette di convivere con un uomo senza sposarsi. E invece sua figlia, da tre mesi, era andata a vivere a Montereale Valcellina con Massimo.
Il padre della ragazza, El Ketawi Dafani, 45 anni, è stato fermato, imputato di omicidio. In ospedale è finito il fidanzato, Massimo De Biasio, 31 anni, uno dei quattro soci del ristorante Spia a Montereale dove la ragazza marocchina lavorava come cameriera.
El Ketawi Dafani, è regolarmente residente in Italia da 13 anni, e quindi "formalmente", per la legge attuale (che offre accesso alla cittadinanza in modo automatico dopo 10 anni) ha da tempo maturato i requisiti richiesti per diventare "italiano". Sposato e padre di tre figli fa da nove anni l`aiuto cuoco in un ristorante di Pordenone.
 

 L'AMMASSO DEI CERVELLI

La denuncia di Berlusconi per diffamazione a Repubblica e l'Unità ha fatto uscire dalle tane una miriade di ipocriti.

 

repubblica

Il 26 agosto, il premier Silvio Berlusconi ha depositato una citazione in giudizio contro il gruppo L’Espresso-Repubblica che si ostina da mesi a pubblicare insinuazioni sulla sua vita privata arrivando a definirlo ricattabile ed inducendo altri giornali a ipotizzare un’infiltrazione della mafia russa al vertice dello Stato italiano.

Immediatamente è partito l'APPELLO DEI TRE GIURISTI TRE Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky per una raccolta di firme contro il

TENTATIVO DI RIDURRE AL SILENZIO LA LIBERA STAMPA

Secondo i promotori ed i firmatari, non si può denunciare un giornale per diffamazione e nemmeno chiedere risarcimenti dei danni. Neanche se questo dà della battona a tua moglie e a te dell'impotente. In pratica per costoro la stampa dovrebbe avere una specie di

 LICENZA DI UCCIDERE CON LE PAROLE

chiunque non gli va a genio. Se questa è la libertà che i promotori dell'iniziativa chiedono, non è la mia.

 

Tra gli altri hanno firmato:

Alessandro Baricco, Oliviero Toscani, Nanni Moretti, Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Umberto Eco, Massimo L. Salvadori, Renzo Piano, Gae Aulenti, Giorgio Ruffolo, Sandra Bonsanti, Luigi Ciotti, Nino Rizzo Nervo, Dario Fo, Franca Rame, Andrea Camilleri, Roberto Saviano, Vincenzo Consolo, Bernardo Bertolucci, Luis Sepulveda, Paolo Giordano, Maurizio Porro, Aldo, Giovanni e Giacomo, Daniele Silvestri, Elio e le Storie tese, Beppe Fiorello, Samuele Bersani, Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Mario Monicelli, Paolo Villaggio, Liliana Cavani, Francesca Archibugi, Stefania Sandrelli, Isabella Ferrari, Laura Morante, Paola Cortellesi, Alessandro e Giuseppe Laterza, Lella Costa, Sandra Petrignani, Clara Sereni, Tullio Pericoli, Stefano Disegni e Massimo Caviglia, Giovanni Soldini, Jovanotti, Corrado Guzzanti, Paolo Hendel, Shel Shapiro, Arnoldo Foà, Giuseppe Piccioni, Riccardo Milani, Silvio Soldini, Andrea Vianello, Giovanni Floris, Corrado Augias, Maurizio Mannoni, Ludina Barzini, Fiorella Mannoia, Sergio Staino, Pippo Baudo, Niccolò Ammanniti, Claudio Bisio, Sandra Bonzi, Mariangela Melato, Antonio Albanese, Salvatore Settis, Caterina Murino, Filippo Timi, Asia Argento, Enzo D'Alò, Arnoldo Foà, Adriano Celentano, Claudia Mori, Gino Strada, Luigi Spaventa, Franca Rame, Carlo Verdone, Elda Ferri, Victoria Cabello, Fabrizio Gifuni, Francesca Comencini, Gabriele Salvatores, Giulio Scarpati, Pierfrancesco Favino, Ascanio Celestini, Angelo Barbagallo, Domenico Procacci, Marco Risi, Davide Ferrario, Sandro Veronesi, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Enrico Deaglio, Francesco Rosi, Carla Fracci e Beppe Menegatti, Ornella Vanoni, Miranda Martino, Angela Finocchiaro, Michele Placido, Renato De Maria, Guido Rossi, Carlo Ginzburg, Rosario Villari, Tullio Gregory, Corrado Stajano, Giovanni De Luna, Miguel Gotor, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Ottavia Piccolo, Licia Maglietta, Carlo Freccero, Enrico Bertolino, Dori Ghezzi, Monica Guerritore, Ferzan Ozpetek, Milva, Marco Bellocchio, Teresa De Sio, Maurizio Nichetti, David Riondino, Franco Battiato, Saverio Costanzo, Carlo Degli Esposti, Massimo Ghini, Ettore Scola, Furio Colombo, Giacomo Marramao, Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Valerio Mastandrea, Alessandro Gassman, Stefano Accorsi, Paolo Sorrentino, Maurizio Crozza e tanti altri.

Davanti a contato AMMASSO DI CERVELLI si potrebbe pensare che probabilmente hanno ragione loro. Non credo però che da una massa di teste condizionate dal pregiudizio o dalla convenienza possa uscire intelligenza pura.
Tragici precedenti lo dimostrano. Infatti questa iniziativa ne ricorda un'altra simile, presa sempre dall'intellighenzia imperante, che firmò il manifesto contro il Commissario Calabresi ed indusse qualche testa matta, che li prese sul serio, ad assassinarlo.
Mi chiedo se lo scopo di questo manifesto non sia lo stesso.
Ovviamente la maggioranza di costoro, se fosse attaccata sui giornali non nella professione, ma nella vita privata, non avrebbe scrupoli a presentare denuncie e richieste di danni alla faccia della libertà di stampa. Lo hanno già fatto.
Ed allora perché firma? Perché è gente che vota a sinistra e quindi non importa se a ragione o a torto, ritiene giusto seguire le indicazioni dei partiti che hanno la parola d'ordine: Antiberlusconismo, a prescindere.
Ora io sono d'accordo con la libertà in generale, ma non lo sono con la libertà di calunnia, la libertà di sputtanamento, la libertà di menzogna, la libertà di massacro delle persone, la libertà di invadere la sfera e lo spazio privato. Questo non è giornalismo, questo è il lato B del giornalismo, quello lercio. Un conto è presentare un documento, altro è riportare voci senza pezze di appoggio. Comunque in linea di massima ritengo che ognuno possa scrivere ciò che vuole, salvo poi risponderne.
Per questo esiste la magistratura: per distinguere tra giornalismo e immondizia cartacea. E chi vi ricorre deve poter avere il riconoscimento del torto subito, se ha ragione, oppure no indipendentemente dal livello sociale o dalle capacità economiche.
Della discutibile professionalità di alcuni giornali non mancano certo gli esempi.
Abbiamo dimenticato il caso dell’ingegner Zornitta-Unabomber che è stato rivoltato come un calzino dai giornali indifferenti ai diritti costituzionali calpestati perché vendere giornali è più importante?
E Alberto Stasi del giallo di Garlasco è colpevole perché guarda i porno?
Quanti casi ci sono stati di giornali e giornalisti che hanno distrutto la vita alla gente?
E' stato fatto in nome della libertà di stampa o più prosaicamente per vendere giornali?

Tanti dei firmatari di questo manifesto-appello, forse troppo presi a tutelare le loro posizioni privilegiate con una firma (tanto non costa nulla), evidentemente non conoscono la Costituzione Italiana che all'Art.3 recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Quindi la libertà di stampa viene sempre e comunque dopo la libertà di ogni cittadino. Se un cittadino ha diritto a ricorrere alla giustizia per tutelare la propria persona, non c'é nessun principio che glielo possa impedire, sia esso un operaio o un presidente del consiglio.

Altrimenti possiamo prendere la Costituzione e buttarla nel cesso.

avvenire
E poi questa faccenda è tutta una contraddizione:
L'Avvenire scrive:
"La presunta “sentenza” è uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare. Feltri e i suoi – prontamente affiancati dal manipolo di coloro che su altre pagine di giornale hanno preso per oro colato la loro “rivelazione” – l’hanno fatto. Hanno diffamato". E la libertà di stampa?
L'Unità:
"Stracci lerci, veline confezionate su commissione, si dice, sembra che, una fonte anonima ci assicura. Esecutori di gambizzazioni a mezzo stampa ingaggiati a suon di milioni dal presidente del Consiglio". E la libertà di stampa?
La Repubblica:
"Il potere che ci governa immagina che i giornalisti debbano trasformarsi tutti in Brighella. Un Brighella in giro già c’è. Dirige “il Giornale” di Berlusconi. Si mette al lavoro e cucina l’aggressione punitiva per il dissidente. E la libertà di stampa?
Il Riformista:
"Se notizie presunte, non verificabili, ad usum delphini, anzi ad usum proprietari, sono usate in questo modo, assumono piuttosto il carattere dell’olio di ricino, esattamente la medicina che è stata somministrata al direttore dell’“Avvenire”. E questo configura un giornalismo di regime". Non verificabili? Non hanno letto la sentenza del Tribunale di Terni? E la libertà di stampa?
 

Sembra che la libertà non possa essere incondizionata, ma sottoposta al nulla-osta di Dino Boffo, Giuseppe d'Avanzo, Concita de Gregorio o Antonio Polito. Se questi sinistri dittatorelli da operetta non danno il placet non si può scrivere.
Boffo parla di killeraggio dei giornali e tutti sono con lui. Poi dice che denuncia il Giornale e tutti lo trovano giusto. Poi lo vuole fare anche Berlusconi. Allora no. E' una intimidazione.
E quella di Romano Prodi, allora presidente del Consiglio, che nel 1996 ha presentato una querela con richiesta di risarcimento da otto miliardi di lire contro il Giornale, reo di aver condotto un'inchiesta su Nomisma, che cos'era? Non erano intimidazioni?
E quella di Massimo D'Alema, Presidente del Consiglio che nel 1999 ha denunciato Forattini per una vignetta sul dossier Mitrokhin ed ha richiesto tre miliardi, cos'era? Non erano intimidazioni?
E dove era allora questo AMMASSO DI CERVELLI ? Non aveva fatto caso alla mancata libertà di stampa?
Ecco perché a mio parere meritano tutti una citazione nella mia rubrica CIALTRONI.
La posizione della Federazione Nazionale della Stampa poi è contraddittoria e ridicola. Si è schierata subito dalla parte del Boffo e contro il Giornale di Feltri. E la libertà di stampa?
- E vorrei ricordare anche Paolo Serventi Longhi, ex segretario della Fnsi, che vota a favore dell’espulsione dei giornalisti israeliani dalla     Federazione Internazionale della Stampa.
- Vorrei ricordare le condanne e le censure da parte della federazione di giornalisti che pubblicano immagini scabrose (ma allora c'è un limite?).
- Vorrei ricordare la sospensione per due mesi dalle funzioni e dallo stipendio, da parte dell’Ordine di Milano, del direttore del Gazzettino Roberto Papetti per presunte scorrettezze professionali.
- Vorrei ricordare Giampiero Mughini che per la pubblicità di un telefonino è stato radiato con ignominia dall’Albo.
Ma di quale libertà stiamo parlando?
Quella di sparlare di Berlusconi?
Anche ciò che sto scrivendo, essendo diffuso su media, deve essere considerata Stampa. Vi immaginate qualcuno di questi CERVELLI che mi denuncia per diffamazione, usando quindi l'intimidazione per togliermi la Libertà di stampa?
E' del tutto evidente che lo spartiacque che i divide i firmatari dagli altri è la preferenza politica. Quelli che approvano il manifesto in favore della libertà di stampa sono in prevalenza di sinistra.
Eppure non sanno che uno dei precursori dei nostri giorni delle denuncie per calunnia fu Enrico Berlinguer? Si proprio il santino del comunismo, quello della superiorità morale, fece la stessa azione illiberale di Berlusconi. Denunciò Leonardo Sciascia che ebbe l'ardire di divulgare una confidenza del capo del Pci dove ammetteva che le Brigate rosse andavano ad addestrarsi in Cecoslovacchia. Era il 23 maggio 1980.
Da allora molti esponenti della politica, della cultura e dello spettacolo sono ricorsi alla magistratura denunciando casi di diffamazione a mezzo stampa ed alcuni di loro sono proprio nell'elenco dei firmatari.
Comunque lo scettro di simulātor major spetta senza ombra di dubbio a Antonio Di Pietro che con le denunce ai giornali si è arricchito
Ma che tutto questo sia solo una farsa lo conferma l'illustre Patrizia D’Addario. Ha presentato una querela per diffamazione con richiesta di duecentomila euro di risarcimento e con la non celata volontà di intimidire e zittire la libera stampa. Settantuno pagine di querela con motivazioni risibili presentata contro il Giornale, Libero, Gazzetta del Mezzogiorno, Radio Capital.
Resto in attesa di una netta condanna da parte della Federazione nazionale della stampa e di una raccolta di firme per fermare questa denuncia che mina la LIBERTA' DI STAMPA.
Ovviamente non ci sarà perché in Italia ci sono due tipi di Libertà di Stampa: quella di sinistra e quella di Berlusconi.
 
ULTIMA ORA (dicembre 2009)
Carlo De Benedetti ha deciso di portare in giudizio il Giornale, con una causa civile esattamente come aveva fatto Silvio Berlusconi con la creatura dell’ingegnere, La Repubblica.
De Benedetti ha querelato Feltri e Il Giornale perché è stato pubblicato che l'ingegnere fu arrestato per tangenti e condannato per falso in bilancio, perché ha scritto che il suo giornale sta trasformando in eroe il pentito Gaspare Spatuzza (quaranta omidici e sei stragi sulle spalle) pur di infangare questo governo, perché il suo accanimento è dovuto alla sua tessera numero uno del PD.
Feltri dichiara che non raccoglierà firma a favore della libertà di stampa ma si limiterà a provare in tribunale quanto scritto, come fanno tutti i normali cittadini italiani.
 
ABBIAMO ANCHE I GIUDICI PSICO-VEGGENTI
 

Era uscito di carcere il 30 giugno Fation Dine, l'albanese di 21 anni che sabato ha accoltellato e ucciso Leonardo Rusciano, 18, a Borgo San Lorenzo.

L'albanese, lo scorso 24 gennaio, era stato arrestato per una violenza sessuale consumata ai danni di una ragazza sempre del posto e per questo era stato condannato a due anni e nove mesi di carcere. Tre mesi fa era uscito per sospensione della pena.

Nel concedere le attenuanti che avevano portato alla sospensione, il tribunale di Firenze spiegava che, fra l'altro, "il prolungato stato di detenzione cautelare fa ritenere che abbia ricevuto un monito sufficiente ed adeguato rispetto al rischio di reiterazione dei reati della stessa specie o di altra natura".

Dine, regolare in Italia ma senza occupazione, ha colpito il diciottenne con una coltellata al cuore sabato sera in una piazza a Borgo San Lorenzo.

Venerdì tra i due c'era stato un alterco.

Il Dine era conosciuto come un violento ed un bullo, come conferma il sindaco di Borgo, ma un giudice, certamente superiore alla media ed in grado di capire la psicologia dei delinquenti, ha stabilito che il Dine aveva capito la lezione e che non c'era "rischio di simili o altri reati".
 
NOTA: Questi fatti accadono quando delle persone investite di compiti molto importanti, si montano la testa e credono di essere dotati di proprietà divinatorie. Ecco allora che anziché applicare le leggi, cosa a cui sono demandati, entrano nella psiche del delinquente, capiscono che cosa è buona e giusta da fare e poi si permettono di emettere sentenze tragiche e dissennate di cui non renderanno mai conto alla comunità.
VEDI ALTRI CASI
 
DAGLI UOMINI AI QUAQUARAQUA'
 

Leonardo Sciascia nel suo “Il giorno della civetta” divide le persone in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…

Ora prendiamo in considerazione due persone note per vedere in quale categoria si possono collocare.

DINO BOFFO: l'ex direttore dell'Avvenire, secondo la sentenza del tribunale di Terni, è un omosessuale che molesta le signore per poter raggiungere i propri obiettivi sessuali. Questo comportamento gli ha comportato la perdita del posto.
Che sia un pigliainculo?
EUGENIO SCALFARI: l'ex direttore di Repubblica è stato condannato in primo grado nel 2006 per aver dichiarato sul suo giornale che Craxi usava mezzi illeciti nel caso Sme. Ora si è aperta l'udienza per l'appello. Sembra che Scalfari, che fa lo sbruffone quando scrive i suoi editoriali, davanti ad un giudice abbia "calato le braghe". Ha proposto di scrivere una lettera di scuse alla figlia di Craxi per poter ottenere la remissione della querela. Ha anche aggiunto che Berlusconi non ha commesso nessun illecito nel caso Sme. E così ha contraddetto anni di calunnie scritte dal suo giornale.
Che sia un quaquaraquà?
 
boffo   scalfari
 
COMUNISTI, MISSIONE COMPIUTA
 

Uno slogan che fa parte della cultura socialista e comunista parla del "sol dell'avvenire". Da raggiungere, da conquistare, nel quale credere. Oggi finalmente si realizza il sogno. L'Avvenire, organo di informazione della CEI, cambia la propria testata in ossequio all'orientamento politico che molti rappresentanti del clero nelle alte sfere hanno adottato da tempo: il CATTOCOMUNISMO.

 
SOL
 
L’AVVENIRE, MAESTRI DI IPOCRISIA
 
LETTERA SCRITTA PRIMA DELLO SCANDALO BOFFO

Egr. Signor Direttore,

io non leggo Avvenire, ma mi capita di leggere su altri giornali dei testi riportati dal suo quotidiano.

La mia attenzione è stata richiamata da un titolo: “Berlusconi ha creato disagio alla Chiesa”. In una lettera a lei indirizzata un certo Don Panzeri dubita che i pronunciamenti ecclesiastici sulle «vicende morali» del premier «siano stati sufficientemente netti» e parla di conclamata sfacciataggine di Berlusconi. Sul vostro sito internet un certo don Angelo Gornati parla addirittura di “silenzi di convenienza” da parte vostra.

Ora, non potendo io avere un contatto diretto con questi prelati, la pregherei di girare loro un mio pensiero dal titolo “La Chiesa ha creato e crea disagio ai suoi fedeli”.

Riporto le parole di Monsignor Mariano Crociata, segretario della Cei che, ai microfoni della Radio Vaticana, dichiarava che  il libertinaggio sessuale «non è un fatto privato». Anzi aggiungeva: «Bisogna dire che è responsabilità degli educatori, dei genitori, di coloro che hanno un ruolo pubblico. I mezzi di comunicazione, le istituzioni devono sentire la responsabilità nei confronti di una proposta di valori che aiuti la vita buona e non che la distrugga».

Parole che condivido. Però potrei aggiungere anche «Senti da che pulpito...» e «Non guardare la pagliuzza...»

I rappresentanti della Chiesa come Monsignor Crociata, don Panzeri e don Gornati dovrebbero preoccuparsi che questi principi fossero applicati non solo nel mondo laico ma anche e soprattutto in quello ecclesiastico che dovrebbe essere un faro della moralità ma che, come è noto, spesso e volentieri non lo è.

Quindi anziché occuparsi di Berlusconi in modo tanto accanito ed astioso dovrebbero interrogarsi sugli scandali celati che raramente vengono lasciati trapelare dalle massicce mura della Chiesa. Loro certamente ne sono al corrente.

Potrebbero quindi lamentarsi dei disagi che creano tra i fedeli l’omosessualità che infetta i seminari, dove alcuni giovani entrano con la vocazione ed escono con la delusione, la pedofilia che molti alti e bassi prelati applicano da sempre, le frequentazioni di alcuni preti con donne sposate e non, le violenze consumate all’interno dei monasteri, le appropriazioni di beni con raggiri e false promesse a danno di anziani e spiriti deboli, i preti che professano una dottrina totalmente opposta al cristianesimo dal pulpito delle chiese, il denaro (sterco del diavolo, vero?) che viene usato per tacitare tutti i destinatari di queste ingiustizie per sottrarre i colpevoli al giudizio penale.

E magari anche domandarsi come mai questi personaggi che hanno abusato della loro autorità in maniera ignobile e degradante non finiscono in galera come i comuni mortali.

Evidentemente invece per loro il problema più grave per la moralità del popolo italiano sono le frequentazioni private di Berlusconi.

«A tutto c'è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conclusioni» così don Antonio Sciortino tuonava su Famiglia Cristiana concludendo con: «Il problema dell'esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica...».

Ma questo vale anche per le cariche della Chiesa? E le dobbiamo considerare cariche pubbliche o forse la Chiesa è una impresa privata?

Tempo fa Famiglia Cristiana scrisse. «Ai cristiani non deve interessare la sua vita privata, ma solo il bene che ha fatto ...»

Non era per Berlusconi, ma per un cardinale morto di infarto durante una visita «pastorale» ad una prostituta.

E il disagio che la Chiesa crea tra i fedeli è giornalmente confermato da gente come Franco Barbero, Vitaliano Della Sala, Andrea Gallo, Alex Zanotelli che arringano le folle come capipopolo staliniani e che nessuno ha il coraggio di far rientrare nei ranghi a svolgere la missione per cui sono stati ordinati. Per non perdere consensi anche la Chiesa, come i partiti, è disponibile a derogare?

Per un presidente del consiglio che fa sesso in privato l’unico scandalo è il modo in cui viene subdolamente diffuso sui giornali. Trovo invece scandaloso un prete che si dedica alla politica partitica attiva.

Lei sa che il canone 287 del Nuovo codice di diritto canonico che regolamenta la condotta che preti, vescovi e cardinali debbono mantenere nei confronti della politica recita:

“I chierici non abbiano parte attiva nei partiti politici (in factionibus politicis) e nella guida di associazioni sindacali, a meno che, a giudizio dell’autorità ecclesiastica competente, non lo richiedano la difesa dei diritti della Chiesa o la promozione del bene comune”.

Eppure a Salerno abbiamo due casi eclatanti che dovrebbero far tempestare la sua rubrica di lettere e che invece passano sotto silenzio. Mi riferisco a monsignor Gerardo Pierro, capo della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, che partecipa alle primarie del Pd, ed un parroco, don Gianni Citro da Lentiscosa che annuncia di aver preso la tessera del Pd e che alle primarie voterà per Bersani.

Mi sembra che Paolo VI quando parlava del ruolo politico della Chiesa, non si riferisse a questo tipo di «politica».

Ecco perché ritengo del tutto ipocriti questi atteggiamenti di orrore e di disgusto nei confronti di Berlusconi. Questo modo di agire non porta credito alla Chiesa. Forse un po’ più di onestà potrebbe giovare.

Per essere chiaro, io sono un difensore della Chiesa. Sostengo che, pur a conoscenza del periodo in cui la si poteva considerare più una cosca mafiosa che una istituzione religiosa, resta un fattore spirituale positivo per il credente. Riconosco alla Chiesa l’alta funzione sociale che svolge, soprattutto tra le popolazioni indigenti. Ho difeso a spada tratta il Papa rifiutato da un gruppo di persone incivili, che passano per studenti universitari de La Sapienza.

Ciò non mi impedisce di vedere le anomalie e le incongruenze in alcuni suoi rappresentanti.

La mia esortazione a guardare prima in casa propria serve proprio a far capire ai critici della Chiesa, che per voi non basta «avere la tessera» per essere intoccabili. Questo sistema lasciatelo prerogativa dei partiti politici. Per mantenere sano il cesto, bisogna eliminare le mele marce ed in tal senso Avvenire avrebbe un gran lavoro da svolgere.

Cordiali saluti

 
DOPO LO SCANDALO BOFFO DIRETTORE DE L’AVVENIRE
 
Alcune considerazioni sulle smentite di Boffo:
Il caso del direttore dell’Avvenire Dino Boffo, lascia molti interrogativi. A fronte della sentenza del Tribunale di Terni che lo condanna per molestie telefoniche, ai danni della moglie del suo amante, lo stesso condannato asserisce che queste chiamate pur partite dal suo telefono, non erano sue. Una semplice perizia vocale poteva stabilirlo, ma lui ha preferito arrivare ad un patteggiamento.
Per quale motivo?
Secondo le sue ultime dichiarazioni l’ha fatto per coprire un altro.  
Cose del genere non si fanno per chiunque ed il fatto che sia rimasto al suo posto nonostante questa infamante condanna fa arrivare ad una ovvia conclusione: ha coperto una persona sopra di lui.  
Ma io non credo a questa versione.
A mio avviso la sua voce è stata riconosciuta e comunque in caso contrario non si poteva farlo neanche per altri.
Penso quindi che siamo solo di fronte ad un molestatore per scopi sessuali che ora aggiunge al suo palmares anche l’attributo di mentitore.
 
LETTERA AL DIRETTORE BOFFO
 
La vicenda del direttore dell'Avvenire mi ha talmente indignato che gli ho scritto questa lettera che ovviamente resterà senza risposta:

"Esimio direttore,
ma ci prende per stupidi?
La signora ha denunciato lei e negli atti giudiziari si parla anche di pedinamenti da parte sua.
E lei scarica le colpe su un morto che non può confermare.
Ma che schifo. Che enorme schifo. Che ipocrisia. E ancora più schifo fa il clero che la fiancheggia.
Denunci pure il Giornale se ne ha il coraggio, cosa di cui dubito visto che usa agire nell’ombra come un codardo che sa solo pedinare ed importunare una donna.
E denunci anche me così portiamo la verità in tribunale e con l’occasione la potrò anche prendere a calci in culo.
Non distinti saluti"
 
FAMIGLIA CRISTIANA E' COME L'UNITA'
 
Ho letto dell’iniziativa di Famiglia Cristiana di abbinare alla pubblicazione settimanale dei libri di film con la possibilità anche di comperarli. Questa promozione mi ha fatto ricordare l’Unità di Veltroni che allegava videocassette.
Anche l’Unità, come Famiglia Cristiana, stava perdendo lettori e Veltroni pensò di salvarla così. Ma come sappiamo è fallita.
Queste due pubblicazioni, nate su un grande e rispettivo credo, hanno abbandonato la strada maestra da tempo ed ormai sono ridotte ad organetti di partito che cercano attenzione tramite scoop più o meno pecorecci e morbosi.
Famiglia Cristiana sta facendo lo stesso percorso dell’Unità anche se, a dire il vero, una diversità c’è: la prima non regala ancora film porno.

PS: Approfitto dell’occasione per commentare le parole di Monsignor Mariano Crociata, segretario della Cei che, ai microfoni della Radio Vaticana, dichiarava che il libertinaggio sessuale «non è un fatto privato». Anzi aggiungeva: «Bisogna dire che è responsabilità degli educatori, dei genitori, di coloro che hanno un ruolo pubblico. I mezzi di comunicazione, le istituzioni devono sentire la responsabilità nei confronti di una proposta di valori che aiuti la vita buona e non che la distrugga». Parole sante che condivido.
Però potrei aggiungere anche «Senti da che pulpito...» e «Non guardare la pagliuzza...»
Monsignor Mariano Crociata dovrebbe preoccuparsi che questi principi fossero applicati non solo nel mondo laico ma anche e soprattutto in quello ecclesiastico che dovrebbe essere un faro della moralità ma che, come è noto, spesso e volentieri non lo è.
Quindi anziché occuparsi di politica, cosa che esula dal suo compito, dovrebbe parlare degli scandali celati che raramente vengono lasciati trapelare dalle massicce mura della Chiesa.
Lui certamente ne è al corrente.
Ci potrebbe parlare quindi dell’omosessualità che infetta i seminari, dove alcuni giovani entrano con la vocazione ed escono con la delusione.
Ci potrebbe parlare della pedofilia che molti alti e bassi prelati applicano da sempre.
Ci potrebbe parlare delle frequentazioni di alcuni preti con donne sposate e non.
Ci potrebbe parlare delle violenze consumate all’interno dei monasteri.
Ci potrebbe parlare delle appropriazioni di beni con raggiri e false promesse.
Ci potrebbe parlare dei preti che professano una dottrina totalmente opposta al cristianesimo dal pulpito delle chiese.
Ci potrebbe parlare del denaro (sterco del diavolo, vero?) che viene usato per tacitare tutti i destinatari di queste ingiustizie per sottrarre i colpevoli al giudizio penale.
Ci potrebbe spiegare come mai questi personaggi che hanno abusato della loro autorità in maniera ignobile e degradante non finiscono mai in galera come i comuni mortali.
Evidentemente invece per lui il problema più grave per la moralità del popolo italiano sono le frequentazioni private di Berlusconi a cui chiaramente si riferisce.
Vorrei chiedere al signor Crociata se è al corrente del numero di prostitute e prostituti che esercitano in Italia e di quanti milioni di prestazioni vengono effettuate ogni anno.
Se ci pensa arriverà a capire che questa è una abitudine comune per gli italiani da cui non si possono escludere a priori anche alcuni rappresentanti del clero.
Il monsignore ci potrebbe risparmiare certe prediche ipocrite. Questo modo di agire non porta credito alla Chiesa. Forse un po’ più di sincerità potrebbe giovare.
Per essere chiaro, io ho molto rispetto della Chiesa e ritengo che svolga un compito importante nella nostra società. Provo meno rispetto per alcuni suoi rappresentanti.
 
NOTA: Lettere inviate a Famiglia Cristiana e alla CEI.
 
MI risponde don Giusto Truglia condirettore di Famiglia Cristiana
Egregio Signor Berlanda,
la ringraziamo per la sua mail del 1° agosto.
Il suo parlare esplicito ci incoraggia ad essere altrettanto diretti.
Evidentemente lei non legge Famiglia Cristiana e non la conosce, altrimenti non scriverebbe le cose che ha scritto.
Che Famiglia Cristiana distribuisca libri e film, forse lei non lo ricorda, ma lo faceva prima dell'Unità. E lo faceva anche quando aveva molte più copie di adesso. Non ha pubblicato i libri perché era in crisi, ma perché riteneva di portare un messaggio positivo e formativo per i suoi lettori. In alcuni casi, lo ha fatto anche a costo zero per i lettori, regalando per circa tre anni i fascicoli della Bibbia.
Ma come si fa a dire che il nostro giornale è come l'Unità solo sulla base di un elemento così banale? Anche il Borghese ha distribuito film, ma credo che non le verrebbe in mente di accomunarlo all'Unità.
Quanto "all'organetto di partito che cerca attenzione tramite scoop più o meno pecorecci e morbosi", la sfido a farci un esempio sulle pagine di Famiglia Cristiana. E' un falso e la prego di fare attenzione, perché rasenta la calunnia.
Ci stupisce che approvi quanto detto da mons. Crociata, salvo poi rimangiarsi tutto (evidentemente perchè suonerebbe come una condanna per i suoi referenti politici) con il rovesciamento del tavolo e con l'accusa alla Chiesa a guardare in casa sua. E qui si dà la zappa sui piedi.
Mi trovi infatti un caso in cui la Chiesa abbia approvato le nefandezze di cui lei parla. Che ci siano stati e che ci siano dei casi di preti incoerenti non l'autorizza a negare la coerenza dell'insegnamento della Chiesa, che vale per tutti quelli che dicono (e sottolineo il dicono) di rifarsi ai valori del cristianesimo (insomma, i politici non sono esentati).
Che poi la Chiesa, i vescovi e i sacerdoti non debbano occuparsi di politica lo dice lei. Paolo VI ribadiva che la politica è la più alta forma di servizio per la comunità (naturalmente siamo anni luce lontani da come i politici oggi intendono la politica). Famiglia Cristiana ha sempre fatto politica (non partitica), proprio perchè ha a cuore il bene comune, alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa.
Cordiali saluti
don Giusto Truglia
condirettore di Famiglia Cristiana
 
la mia replica a don Giusto Truglia
 
Egregio don Giusti Truglia,
la ringrazio per avermi cortesemente risposto.
Sorvolo sugli allegati di Famiglia Cristiana, che evidentemente erano solo una provocazione, perché ciò che lei pubblica, anche se in modo a mio parere criticabile, non sarà mai paragonabile alla nefandezza ideologica del comunismo sostenuto dall’Unità.
E le comunico anche che io ero, in gioventù, un lettore assiduo della sua pubblicazione.
Certo mi aspettavo le lei, visto il ruolo che ricopre, un po’ più di prudenza nel sostenere tesi del tutto insostenibili. Se mi riportava l’ovvietà che i rappresentanti della Chiesa, in tutte le sue forme espressive, sono comunque degli uomini e per tanto inclini all’errore e che quanto da me lamentato è attribuibile a poche unità, mi avrebbe trovato d’accordo.
Famiglia Cristiana però sulla vicenda Berlusconi/D’Addario non usa questa cautela di giudizio. Pur essendo al corrente che una frequentazione notturna da parte del nostro Primo Ministro, tutta da dimostrare e comunque palesata non da un comportamento pubblico ma da un inganno con scopi ricattatori, non esita a schierarsi dalla parte del traditore, anziché da quella del tradito.
Non le risulta? Eppure deve aver letto ciò che avete scritto. Le rinfresco la memoria.
Il «limite della decenza» è stato superato nel comportamento «indifendibile» dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e la Chiesa italiana «non può ignorare l'emergenza morale»: è quanto afferma il direttore di «Famiglia Cristiana», don Antonio Sciortino, rispondendo alle lettere dei lettori disorientati di fronte allo scandalo delle cosiddette «escort».
Parentesi: mi potrebbe aggiornare su ciò che avete scritto a proposito dell’emergenza morale delle «escort» che impazzano in Puglia tra autorevoli esponenti politici di sinistra a scopo corruttivo? Se non ne è al corrente, potrei aggiornarla. Chiusa parentesi.
«A tutto c'è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conclusioni» così ancora don Antonio Sciortino che conclude: «Il problema dell'esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica...».
Mi dica, don Truglia, questo vale anche per le cariche della Chiesa? E le dobbiamo considerare pubbliche o forse la Chiesa è una impresa privata?
Tempo fa Famiglia Cristiana scrisse. «Ai cristiani non deve interessare la sua vita privata, ma solo il bene che ha fatto ...»
Non era per Berlusconi, ma per un cardinale morto di infarto durante una visita «pastorale» ad una prostituta.
La cosa in sé non mi scandalizza. Rientra nella normalità delle debolezze umane. Però qui la parola «ipocrisia» entra a proposito.
Per quanto riguarda le nefandezze, sarebbe assurdo affermare che la Chiesa le approva. Mai detto. Si limita, come lei, a negarle, oppure ad occultarle con il denaro. Trova la cosa moralmente accettabile?
Volevo farne un elenco ma non ho spazio e tempo sufficienti per farlo. E poi sono convinto che lei le conosca meglio di me, lavorando dall’interno.
I vescovi e i sacerdoti devono fare politica? Come Franco Barbero, Vitaliano Della Sala, Andrea Gallo, Alex Zanotelli che arringano le folle come capipopolo staliniani e che nessuno ha il coraggio di far rientrare nei ranghi a svolgere la missione per cui sono stati ordinati? Per non perdere consensi anche la Chiesa, come i partiti, è disponibile a derogare?
Questi signori sono stati definiti preti "comunisti", preti che il vangelo chiamerebbe "lupi", preti vittime delle "allucinazioni" del "sinistrume" e "prostituiti alle ideologie".
Mi potrebbe inviare qualche articolo di condanna, pubblicato da Famiglia Cristiana, nei confronti di questi «preti»?
Ebbene, sembra, da quanto lei scrive, che Paolo VI quando parlava del ruolo politico della Chiesa, non si riferisse a questo tipo di «politica».
Lei sa anche che la Chiesa in passato si è occupata di politica in modo non del tutto ortodosso e credo che ora farebbe meglio ad occuparsi più delle anime che dei corpi.
E’ forse far politica informare sulle frequentazioni sessuali di un politico? Queste cose le lasci a Novella 2000 o a Repubblica.
I lettori scrivono? Risponda con le parole del Vangelo. Ne trova molte adatte allo scopo.
Vede, don Truglia, forse lei in definitiva non ha capito una cosa. Io sono un difensore della Chiesa. Sostengo che, pur a conoscenza del periodo in cui la si poteva considerare più una cosca mafiosa che una istituzione religiosa, resta un fattore spirituale positivo per il credente. Riconosco alla Chiesa l’alta funzione sociale che svolge, soprattutto tra le popolazioni indigenti. Ho difeso a spada tratta il Papa rifiutato da un gruppo di persone incivili, che passano per studenti universitari de La Sapienza.
Ciò non mi impedisce di vedere le anomalie e le incongruenze in alcuni suoi rappresentanti.
La mia esortazione a renderle pubbliche serve proprio a far capire ai critici della Chiesa, che per voi non basta «avere la tessera» per essere intoccabili. Questo sistema lasciatelo prerogativa dei partiti politici. Per mantenere sano il cesto, bisogna eliminare le mele marce.

Cordiali saluti
Flavio Berlanda - Bologna
 
Scrive don Giusto Truglia condirettore di Famiglia Cristiana
 
Le sue obiezioni le ho già lette da qualche parte, quasi alla lettera e sono poco originali. Ripeto: vada a leggere Famiglia Cristiana, non orechi quello che altri scrivono di Famiglia Cristiana.
saluti
don Giusto
 
nota conclusiva
 
Come volevasi dimostrare.
Di fronte all'evidenza non resta che abbandonare con una scusa puerile.
Non voglio infierire e quindi mi fermo qui, ma faccio notare che le parti riportare sono state prese proprio da Famiglia Cristiana ed i testi originali sono stati scritti dal direttore don Antonio Sciortino......
Applico la carità cristiana.
 
D'ALEMA DA VELISTA A MAGO
 
Continua la metamorfosi dalemiana che dopo aver sperimentato quasi tutte le cariche all’interno dei vari partiti di sinistra e delle istituzioni, sembra essere ormai giunto alla fine della sua avventura politica. Nessuno più lo vuole.
Anche la carriera velistica non ha superato il gradino di bravo dilettante.
Ora dopo la profezia avverata sulle «scosse» nel panorama politico italiano, molti gli hanno consigliato di continuare su questa promettente carriera.
Con un disegno di Benny abbiamo ipotizzato un manifesto promozionale.
PS: Qualcuno ha ironizzato sulle scosse che dovevano abbattere il governo a che invece si sono abbattute sui partiti di opposizione. Ma D’Alema aveva detto: "Nella vicenda italiana potranno avvenire delle scosse (...) momenti di conflitto, difficoltà imprevedibili. Ciò richiede che l'opposizione sia in grado di assumersi le proprie responsabilità e anche che sia nella pienezza delle sue funzioni".
Come si legge, non precisa su quale parte si sarebbero abbattute le scosse. Ed il riferimento alle responsabilità che l’opposizione dovrebbe essere in grado di assumere, è evidente che si riferiva alle RESPONSABILITA' PENALI.
 
SCOPERTA TOMBA EGIZIA A VILLA CERTOSA
 
Bene fa l'Espresso a denunciare questa vergogna.
Le trenta tombe fenicie scoperte e nascoste alle autorità da parte di Berlusconi nella sua proprietà di Villa Certosa in Sardegna sono state giustamente denunciate dall’Espresso che a breve pubblicherà un ampio reportage fotografico.
E’ da sempre un brutto vezzo degli italiani quello di «privatizzare» molti reperti archeologici che vengono così sottratti ai depositi dei musei.
Ecco perché voglio far conoscere un altro fatto a quanto sembra ignorato dall'opinione pubblica.
Pochi sanno che intorno all'anno 1000 a.C. un convoglio navale che trasportava un principe egiziano, il nomarca Akhetont, durante una traversata del Mediterraneo per recarsi sulle coste dell'attuale Liguria, in cerca di nuove forme di vegetazione da trapiantare in Egitto, fece sosta in Sardegna. Purtroppo durante una battuta di caccia al cinghiale questi precipitò da un dirupo e morì. I cinghiali lo sbranarono e di lui non rimase nulla da imbalsamare. Allora, anziché riportarlo in patria venne deciso di seppellirlo vicino alla riva del mare. Venne costruita una tomba con blocchi di pietra dove assieme ai miseri resti vennero stipati tutti i suoi beni più preziosi. La costruzione durò parecchi mesi e dopo la sepoltura tutti ritornarono in Egitto. La tomba venne poi dimenticata e con il tempo si ricoprì di terra e di vegetazione.
Ora sono venuto a conoscenza da fonti certe ed inequivocabili che in questa faccenda Berlusconi ha messo ancora lo zampino.
Sapete dove è ubicata ora la tomba egizia? Nella proprietà di Berlusconi.
Se ricordate le foto scattare all'interno di Villa Certosa, c'è una piccola collina a forma di piramide tronca. In realtà sono i resti della tomba egizia che Berlusconi ha scoperto anni fa, quando mise a dimora degli alberi sulla sommità, e di cui non ha mai fatto parola.
Ebbene, il nostro si è impossessato di tutti i tesori che ora fanno bella mostra a Villa Certosa nelle stanze sotterranee della dimora sarda berlusconiana, stanze blindate ed inaccessibili ai comuni mortali.
Sembra che alcune foto compromettenti siano già in mano di Repubblica. Immagini rubate da un ospite che ha visitato le stanze e scattato le foto con il telefonino.
 
CONGRESSO DI OTTOBRE
 
Circola voce che al prossimo congresso del PD, che si terrà in ottobre, una larga frangia di delegati, scontenti e delusi dell'attuale dirigenza del partito, voglia proporre lo scioglimento del PD e la fondazione di un nuovo soggetto politico che meglio rappresenti la posizione e le intenzioni del maggior partito di opposizione. Questo il manifesto che i delegati contestatori voglio esporre al congresso.
 
 
GRAVI SCOSSE IN PUGLIA

Mentre dall'estero arrivano badilate di letame sull'Italia

giugno 2009

La magistratura barese apre una indagine su Gianpaolo Tarantini e sull'azienda di famiglia, la "Tecno Hospital di Tattoli srl" fornitrice della Asl di Bari.

Il Tarantini sembra utilizzi da tempo le escort per far breccia negli appalti per le forniture di materiale sanitari facendole transitare dalle camere dei politici e dei medici "giusti".

L'ultimo tentativo è quello di agganciare Berlusconi. Con degli espedienti si fa conoscere in Sardegna e continua la sua strategia fino ad arrivare a Palazzo Grazioli con le sue escort munite di registratore con evidenti scopi.

La notizia arriva ai sinistri che partono all'attacco guidati da Repubblica e l'Unità.

La Repubblica carica quotidianamente le prime pagine di palate di letame come questa:

Una pista milanese porta alle ragazze che vengono dall’est: La  Guardia di Finanza, che indaga sull’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, amico di Silvio Berlusconi, avrebbe reclutato anche ragazze straniere, con base a Milano, per le sue feste e probabilmente anche per quelle del presidente del Consiglio Berlusconi, a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa.  

Neanche l'Unità risparmia palate di letame tipo: Eccola là l’Ape Regina. Da Villa Certosa a Palazzo Grazioli fino al mare di Bari c’è sempre il profilo elegante e il tailleur d’alta moda di Sabina Began a spuntare fra i segreti più inconfessabili della via privata del presidente del Consiglio.

Ed i giornali esteri si lasciano scappare il ghiotto scandalo italiano? Neppure per sogno. Ecco l'opera di informazione di alcune grandi testate:

Il Times: Lo scandalo sessuale rischia di rovesciare Berlusconi. Che poi si chiede: "Quanto può durare?"

Il Telegraph intervista James Walston, un professore di scienze politiche all'American University of Rome, che predice uno «stillicidio di rivelazioni» e afferma che «questo non darà a Berlusconi un'aria molto da statista quando tratterà con Obama e Merkel».

Va all'attacco anche il Daily Mail, che parla di «Un potente leader italiano che invita belle ragazze ad un sontuoso banchetto a tarda notte presso la sua villa. Nelle sale affrescate, il cibo è squisito e vengono serviti regali costosi». Il banchetto si trasforma in un «quasi-orgia».

Le Figaro: Nuovo scandalo nella vita privata di Berlusconi.

El Pais è quello che più si impegna nell'opera distruttiva. Si dedica anima e corpo allo scandalo Berlusconi con pagine, foto e testimonianze (?). In un titolo arriva addirittura a scrivere: "L'ombra della cocaina plana su Berlusconi".

Non bastasse questo il tabloid inglese News of the world offre alla transessuale Manila Gorio, amica della D'Addario, la escort ospite a palazzo Grazioli, un importo di € 2.500 per rivelare le cronache delle feste berlusconiane con particolare riferimento all'uso di droghe. (vedi l'accordo a lato)

Badilate di letame sono state riversate su Berlusconi e sugli italiani da altri "autorevoli" giornali stranieri che hanno fatto dell'informazione solo un riporto di pregiudizi e maldicenze.

Neanche i sinistri nostrani si sono sottratti alla cagnara.

D'Alema, che aveva preannunciato delle scosse che faranno saltare il governo, chiede a Berlusconi di «fornire chiarimenti sui suoi comportamenti privati».

Franceschini chiede pateticamente le dimissioni. 

Altri autorevoli esponenti di sinistra sparano dichiarazioni indignate sulla moralità del premier .

Alla luce dei fatti più recenti sembra però che il Times e tutta l'astiosa combriccola debba attendere ancora a lungo la caduta di Berlusconi.  

Anzi, la grande inchiesta barese che avrebbe dovuto abbattere Berlusconi si è girata indietro ed ha scoperto che in realtà è la regione Puglia guidata da Vendola al centro dello scandalo.

Si parla di illeciti nella fornitura di protesi ortopediche, appalti per servizi e prodotti preceduti da feste e festini, di un appartamento al centro di Bari utilizzato come garconniere da politici di sinistra.

 Tutto ciò ipotizza i reati di corruzione, turbativa d'asta, false dichiarazioni, associazione per delinquere e ovviamente sfruttamento della prostituzione.

Ora Vendola cercando di salvare il salvabile ha dimesso tutta la giunta regionale ed il capo della Asl barese. Ma i giudici lo aspettano al varco.

Lui sarà il prossimo caduto.
Ma non doveva cadere Berlusconi?


Speriamo!!!
 
NOTA: Questo schifo di informazione sui giornali esteri porta i suoi lettori a credere che gli italiani siano alla disperazione sotto il giogo di una dittatura. Riporto alcune lettere dei lettori de El Pais:
Alice - 24-06-2009 - 20:28:20h
que verguenza tener un jefe de gobierno como Berlusconi...Giorgio Gaber en una cancion dice: "yo no me siento italiano,pero por suerte o desgraciadamente lo soy"..bueno..yo no me siento italiana porque no quiero ser representada por él,y no lo he elejido.
giallu - 24-06-2009 - 20:00:24h
Muchas gracias a los periodicos espanoles por que podemos saber lo que en italia no se puede decir!!!
vanni - 24-06-2009 - 18:35:24h
En Italia se habla poco acerca de este escándalo, los periódicos (en manos de la primera Berlusconi) negar la información. Repugnante.
Maria - 24-06-2009 - 17:06:38h
Este personaje ademàs de ridìculo es un pervertido. ¿Que atractivo puede tener para que le voten? Le adornan las peores cualidades, y sin embargo ahì està. Es incomprensible porque Italia es un gran pais que merece otro Presidente.
aquellas historias - 24-06-2009 - 12:15:29h
Sólo faltaba la introducción de la droga en la fiesta de Berlusconi para ser un escándalo perfecto. Este hombre no tiene remedio.

Invito tutti coloro che mi leggono a scrivere sul sito online di questo giornale per spiegare che devono avere un po' più di rispetto nei nostri confronti.
 
Ho scritto a El Pais
Scusate se scrivo in italiano. Normalmente traduco le mie lettere nella lingua di chi legge, ma questa è una forma di rispetto non sempre opportuna.
Scorrendo il vostro quotidiano sulla edizione online ho letto le lettere di alcuni lettori riferite al primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, in particolare ed ai cittadini italiani in generale.
E’ evidente che quelli che scrivono non hanno alcuna conoscenza della realtà italiana e che basano i loro giudizi su giornali come questo che pubblicano articoli di falso gossip.
Voglio credere che non tutti i lettori del Pais siano così coglioni da credere a queste falsità.
Voglio assicurare ai coglioni che ci credono, che in Italia non c’è dittatura, che il capo del governo è stato eletto con regolari votazioni ed ha ottenuto la maggioranza dei voti, maggioranza che è contenta del suo operato perché Berlusconi sta facendo quelle riforme sociali e quelle opere pubbliche che in Italia sono ferme da 50 anni.
Certo leggere che noi siamo giudicati razzisti per le leggi che regolano l’immigrazione e che il nostro premier si dedicherebbe al sesso e alla droga, se non fosse vergognoso, sarebbe ridicolo.
Faccio presente che da noi non si spara sui clandestini come in Spagna, che non abbiamo una legge che permette l’aborto alle minorenni e neanche i matrimoni gay. Queste cose le lasciamo fare al vostro Zapatero che probabilmente farà approvare anche lo stupro e la pedofilia.
Da noi non si ammazzano i tori per il piacere di vedere scorrere il sangue e non abbiamo persone ammazzate sulle strade per festeggiare un santo.
E voi ci volete dare lezioni di civismo e di moralità?
Sappiamo benissimo che molti spagnoli non sono contenti di questo progressismo zapateriano che ha regalato alla Spagna 4 milioni di disoccupati ed una crisi economica senza precedenti.
Probabilmente qualcuno pensa di coprire le proprie mancanze facendo pensare a quelle italiane.
Vi consiglio di non guardare la pagliuzza nel nostro occhio ma di vedere la trave che è nel vostro.
 
D'ALEMA, TROOOPPO FUUURBO
 
Lascia molto perplesso l’impegno pubblico di D’Alema negli ultimi tempi.
La sua uscita televisiva che prospettava guai per Berlusconi, che poi sappiamo si riferiva agli incontri di Palazzo Grazioli, denota scarso acume.
Lui sa benissimo che quando era Presidente del Consiglio sono state insabbiate inchieste che si riferivano proprio ad incontri piccanti e non in case private ma addirittura nei palazzi istituzionali, da parte dei suoi collaboratori.
E che cosa fa? Solleva un polverone morale?
Una persona dotata di un briciolo di intelligenza, in un momento in cui si aprono non solo gli armadi ma si scoprono pure le tombe, si sarebbe astenuto dal lanciare un sasso che con molta probabilità gli sarebbe tornato in faccia come un macigno.
Per la cronaca Guido Rossi definiva Palazzo Chigi ai tempi di D’Alema «l’unica merchant bank in cui non si parla inglese».
Ora il nostro baffetto ha chiesto a Berlusconi di «fornire chiarimenti sui suoi comportamenti privati che offrono un desolante spettacolo che ha poco a che fare con l’etica condivisa dagli italiani». Va a finire che questo cose le chiederanno a lui.
Nell’inchiesta a luci rosse durante le gestione del Governo di D’Alema il capo della Mobile che svolgeva le indagini scriveva di incontri a luci rosse «finalizzati a ottenere benefici economici nella forma di ghiotti appalti o incarichi ben remunerati»
Ed è provato che questi «incontri di bassa politica» si svolgevano negli uffici della Camera dei deputati.
Come è finita? Tutto insabbiato ovviamente, erano affari di sinistra. C’è stata solo una lieve condanna per la maîtresse. Ma per gli «utilizzatori finali», niente.
Certo, rivangare nella melma non è il modo migliore di fare battaglia politica, ma anche per baffino vale la regola «chi la fa, l’aspetti».
E siccome le notizie le leggono anche quelli di sinistra, è probabile che al prossimo congresso del PD la «scossa» la riceverà lui.
 
Continuando con la consolidata tradizione di fare delle domande, che in realtà sono delle insinuazioni neanche nascoste, come Repubblica insegna, queste sono otto nuove domande rivolte al nostro grande politico in pectore:

1 - Perché l’inchiesta sui D’Alema boys è stata chiusa così frettolosamente?
2 - Che cosa ha esattamente ricevuto in cambio dei suoi servizi la maîtresse che forniva le ragazze?
3 - È vero che appalti che riguardavano anche società partecipate dallo Stato sono stati inquinati da questo vorticoso giro di squillo a Montecitorio e dintorni?
4 - Come mai la nostra solerte magistratura (che a Bari sta facendo sfilare in Procura lucciole, escort e trans per stabilire quante feste si tengono a Cortina) non ha sentito l’esigenza di appurare chi era quel «politico molto influente » che ha goduto dei favori di una prostituta all’interno della Camera dei deputati?
5 - Perché nessun investigatore è stato punto dalla curiosità di approfondirei rapporti tra la famosa maîtresse e l’onorevole Lorenzo Cesa, cattolico, attuale segretario dell’Udc, visto che i due erano in società insieme?
6 - Come mai in quel caso nessuno si affrettò a passare le «carte» agli organi di informazione?
7 - Qualcuno crede davvero che l’indagine rivelata dal Giornale non contenga elementi molto più seri di quella che sta avvelenando la vita del Paese da settimane?
8 - Qualcuno crede davvero che quella vicenda si sarebbe risolta in modo così rapido e indolore se al posto di D’Alema ci fosse stato Berlusconi?

D’Alema risponderà? Certamente no, troooppo fuuurbo.
(fonte: Massimo de’ Manzoni per il Giornale)
 
ELEZIONI PROVINCIALI 2009
ALLE ELEZIONI PROVINCIALI IL CENTRODESTRA VINCE 25-1
 
 
E AL CENTROSINISTRA?
 
 
UN CONSIGLIO A BERLUSCONI DA VENEZIANI
 

Voler bene ad una persona non significa accettare tutto senza critica.
A volte anche la critica è una forma di amore.
Per questo trovo che la lettera aperta che Marcello Veneziani ha voluto indirizzare al premier non sia da cestinare.
Come si suol dire, non basta essere onesti, bisogna anche sembrarlo.
Ecco il testo della lettera:

Supplica al premier: sciolga subito la corte

Presidente Berlusconi sciolga la corte e mandi a farsi benedire i cortigiani. È urgente, ne va della sua sopravvivenza al governo e della sua credibilità in giro. Va bene, c’è un complotto o meglio una manovra contro di lei. C’è un triangolo insidioso tra sinistra, giudici e stampa che vuol farla cadere, nonostante il voto. Bari ha un sindaco magistrato che sta sparando le sue ultime cartucce per il ballottaggio. Accadde la stessa cosa ai tempi del match Vendola-Fitto; Nikita era veggente come D’Alema e aveva premonizioni (...) (...) sulle inchieste giudiziarie. La Puglia ha una forte sinistra giudiziaria approdata anche in politica. Tutto vero. Però non basta denunciare la manovra. I fatterelli che emergono non intaccano il governo e non hanno nulla di penale o criminale, ma sono un brutto segno di malcostume e leggerezza. Viene fuori, intorno a lei, una porca Italia di papponi e di puttane che ronzano intorno al potere, in cerca di soldi e popolarità e pronte a tutto, dal sesso alla coca, pur di incastrare il pollo. Vuole lei, Silvio Berlusconi, vestire le penne del pollo e farsi rosolare dai suddetti? Se non vuole, faccia tre cose, oltre la denuncia del complotto. Primo, smetta di negare tutto, è poco credibile, ammetta la sua leggerezza e il suo punto debole, pur circoscrivendo il danno ad una zona privata e non scabrosa, che non influisce sulle sue attività e responsabilità di governo e che è decisamente estranea a giri di coca e di prostituzione. Ma lo dica che ha sbagliato. Secondo, chiuda Palazzo Grazioli e Villa Certosa o alle visite di Stato o a quelle di piacere; scelga lei. Capisco che già Clinton non distingueva alla Casa Bianca tra statisti e stagiste ma non è una buona ragione per imitarlo. D’ora in poi riceva visite istituzionali a Palazzo Chigi, torni al senso dello stato e lasci lo stato dei sensi. E per la ricreazione si affidi a selezionatori seri, che attivino una rigorosa sorveglianza. È assurdo che nella residenza del presidente del consiglio fotografi possano tranquillamente scattare migliaia di foto e squinzie e papponi possano fare porcate e magari sniffate. Ma è ancora più inconcepibile che non si selezioni lo stoccaggio di gnocche; crei una dogana, un filtro, li ricacci in Libia come fa con i clandestini, si affidi ad una seria società o a fidati trainer che sanno distinguere tra innocue veline e infide puttane. E loro pari grado maschili.

Terzo, sciolga la corte, si liberi di quel bavoso e squallido giro di cortigiani. Divido la corte in tre gradi. Al gradino più infimo sta quel pessimo giro di zoccole e papponi che oscillano tra lo spettacolo e la prostituzione. Li cacci via, di corsa, e lasci ad altri il compito di negoziare senza danni la loro fuoruscita.

Nel girone intermedio ci sono invece gli sghignazzatori di corte, animatori e compagnoni, quelli che per compiacerla plaudono alle sue imprese, al suo eros, alle sue barzellette, e alle sue compagnie. La buttano sulla goliardia, sul cazzeggio, liquidando la serietà con la cupezza, la sobrietà con la tristezza. Infine nel grado più alto c’è la squadra di parlanti, dirigenti, nominati, legali, che la difendono in pubblico in modo imbarazzante, a volte irritante e un po’ arrogante, se non sguaiato, comunque servile.

Mi riferisco alle tecniche usate nei dibattiti, che sembrano il frutto di scuole serali e corsi accelerati di furbizia. Mi riferisco pure a chi la definisce in materia di gnocche “utilizzatore finale”, un termine mostruoso che la raffigura tra Moloch e Terminator, e riduce perfino il piacere ad un piano aziendale. E mi riferisco a certi tg, anche della Rai, che sono davvero imbarazzanti, compiacenti verso il capo e fanno pendant con la stampa livorosa e ostile: ma non si cura la cirrosi alimentando il diabete. Una malattia non lava l’altra ma si aggiunge; e aggrava il paziente, l’informazione.

Infine provo a chiedermi cosa la spinge a tutto questo. Non voglio buttarla sul maiale, ma su due spiegazioni diverse, una un po’ frivola ed una un po’ tragica. La prima è la sua mania di fare casting, il gusto di convocare, di fare squadra, team, carosello, esibizione. Nella monarchia ludica del Re Seduttore c’è l’intrattenimento tv e c’è il Milan, c’è pure l’idea commerciale di far provvista di squinzie, accaparrarsi derrate erotiche, farsi grossista di gnocche. Retaggio adolescenziale coltivato poi con le crociere, la tv, il calcio, il commercio.

Ma dall’altra parte c’è il terrore della vecchiaia, l’orrore della morte, la resistenza estrema ad ambedue; una disperata vitalità che vuol dimostrare d’essere sempre giovane. Lo capisco, è vissuto nel culto della giovinezza perenne, è il messaggio delle sue tv; ora si trova proiettato negli anni e nei malanni avuti, assai seri, che lo hanno spinto sull’orlo della notte. Per lui, vissuto tra le luci, è ancora più terribile la notte... E allora si attacca famelicamente a quel mondo luccicante di sorrisi e tettone. L’orrore del viso senza trucco, gli acciacchi, la vecchiaia, la calvizie...

Ricordo una volta, anni fa, lo invitai a un programma tv che conducevo; ad un certo punto, in diretta, ebbe un forte attacco di tosse. Durante la pausa pubblicitaria era disperato: sarò sembrato un vecchio, ripeteva mentre si faceva ripassare il cerone. Cercai di consolarlo dicendo che era apparso più autentico, più umano ed era epoca di raffreddori diffusi perciò, dissi ha rappresentato anche in questo caso l’italiano medio... Non sorrise.

Ora però, presidente, dia un segnale al Paese, sciolga la corte e chiuda questo casino. Certo, Villa Certosa o Palazzo Grazioli non sono il Castello di Silling dove il marchese de Sade faceva le sue orge sinistre; ma eviti la confusione dei generi. Ho sempre glissato gli inviti che comuni amiche mi hanno rivolto anche a suo nome, proprio per evitare la corte e la cortigianeria. Preferisco adottarla a distanza, e senza mai chiedere né ricevere nulla, neanche un pelo. Gli italiani sono ancora con lei. Però non abusi della nostra benevolenza. E mostri risultati veri e tangibili della sua azione di governo, senza lifting. E se vuol distrarsi, a volte può bastare un libro; ma che non sia il book delle veline, mi raccomando.

Marcello Veneziani

Libero - 20 giu 2009
 
SCOOP - DOCUMENTO RISERVATO
 

Siamo venuti in possesso del verbale di una riunione che si è svolta giorni fa in una sede imprecisata dove erano presenti noti esponenti politici. Qui riportiamo uno stralcio del verbale della seduta che indica chiaramente lo scopo della riunione. A suffragio della veridicità del testo, in caso di smentite, si possono esibire documentazione inoppugnabile e testimonianze inequivocabili.

omissis....
cari compagni, care compagne, vi invito a riflettere.

Il nostro progetto che prevedeva la stabile conquista del governo italiano non ha ottenuto gli esiti previsti.

Vi illustro quindi la situazione elencando l’opera svolta:

- Indagine per evasione fiscale - FATTO
- Indagine per corruzione di magistrati - FATTO
- Indagine per esportazione illegale di capitali - FATTO
- Indagine per costituzione di fondi neri all’estero - FATTO
- Indagine per collusione con la mafia - FATTO
- Manifestazioni antigovernative - FATTO
- Indagine per corruzione in RAI - FATTO
- Campagna denigratoria nazionale - FATTO
- Scandalo veline - FATTO
- Indagine per corruzioni di testimoni - FATTO
- Campagna denigratoria internazionale - FATTO
- Costruzione di gaffes pubbliche - FATTO
- Corruzione di minori - FATTO
- Accuse di pedofilia - FATTO
- Divorzio - FATTO
- Indagine per inceneritori - FATTO
- Esibizionismo e nudismo - FATTO
- Indagine per uso illecito di beni pubblici - FATTO
- Favoreggiamento della prostituzione - FATTO
- Uso e spaccio di stupefacenti - IN CORSO D’OPERA

 
Queste ed altre sono le iniziative già intraprese ed anche a livello locale i nostri virtuosi rappresentanti appoggiano in tutti i modi la nostra azione democratica verso la libertà.
Nonostante tutti i lodevoli sforzi però non abbiamo ottenuto condanne, l’Italia è ancora nelle mani sbagliate e ormai restano poche frecce al nostro arco.

 
Qualcuno ha proposto il ritorno alla fase operativa delle BR. Vi informo che le nostre BR non sono mai state liquidate e che attualmente sono in stand bay in attesa di ordini.
Valuteremo se, come e quando utilizzarle per eliminare il problema qualora fosse indispensabile.
 
Al momento comunque abbiamo ancora in cantiere: traffico di armi, blasfemia, mandante di lesioni personali, omicidio colposo.
In seconda istanza, se ancora non si fosse ottenuto lo scopo, restano solo: furto di frutta, conto impagato al ristorante, rutto in chiesa, scaccolamento di naso, grattata di sedere in un convegno internazionale.
Il tutto con ampie testimonianze e prove.

 
Se avete altre idee vi invito a presentarle subito e comunque esorto tutti a non interrompere l’indispensabile opera denigratoria.

E ricordate compagni e compagne: «Qui ci prendiamo l’Italia o andiamo verso l’estinzione».
.....omissis

 
D'ALEMA, TROOOPPO INTELLIGEEENTE
 
E’ un luogo comune considerare D’Alema una persona molto intelligente. Qualcuno ha addirittura scritto che ha più intelligenza che capelli intesta.
Esaminando la sua carriera politica però, a me sembra che la sua dote sia ampiamente sopravvalutata.
Infatti l’intelligenza dovrebbe consentire, a chi ne fa buon uso, di raggiungere i propri obiettivi. Dovrebbe permettergli di gestire al meglio un «lieve» eccesso di boria, supponenza e presunzione, per fare in modo di non alienarsi l’appoggio necessario alla sua carriera politica.
Dovrebbe dargli il coraggio di esporsi in prima persona e di affrontare il confronto politico anziché rimanere sempre nell’ombra a tramare progetti fallimentari.
Anche la sua passata comparsata come primo ministro è frutto di subdoli intrighi più che di chiara intelligenza. Tant’è vero che è durato poco anche li.
Ora se ne esce con un’altra sparata in cui di acume non v’è traccia.
Per buttare giù Berlusconi forse non basta neanche un pugno da KO. Ma ci voleva almeno un colpo a sorpresa da parte della magistratura. Ma che cosa fa il nostro baffino intelligeeente?
Anticipa in TV, forse per darsi l’importanza che non ha, un imminente attacco a Berlusconi che potrebbe sbalzarlo di sella, facendo una indiretta ammissione di uno strano ammanicamento con la magistratura di Bari, e trasforma un maldestro tentativo in un altro colpo basso costruito ad arte.
DALEMA
Se poi aggiungiamo anche l’anticipazione, o meglio fuga di notizie, sul Corriere, probabilmente lo sperato ribaltone si trasformerà in un’altra zaffata putrida.
Se continua così, il nostro D’Alema passerà alla storia non per la sua intelligeeenza ma solo come un ex lanciatore di molotov.
 
Visto che ora è molto trendy fare domande senza risposta ai personaggi pubblici, il deputato Giorgio Stracquadanio ha rivolto a Massimo D’Alema queste dieci domande:

1 - Signor Presidente, come ha fatto a “prevedere” le imminenti scosse di cui ha parlato domenica scorsa?
2 - Signor Presidente, perché ha sostenuto che “Berlusconi è animato dal mito dell'eterna giovinezza” e perché ha sostenuto che si tratta di “un mito pericoloso”?
3 - Signor Presidente, come spiega che la giornalista a cui ha rilasciato le dichiarazioni di cui sopra, Lucia Annunziata, ha detto il giorno dopo, al “Corriere della Sera”, che Lei, Presidente, si riferiva espressamente a questioni giudiziarie?
4 - Signor Presidente, perché ha aspettato solo mercoledì per sostenere il contrario e cioè che Lei si riferiva a fatti politici e non giudiziari; quali sono le ragioni di una smentita tanto tardiva della dottoressa Lucia Annunziata?
5 - Signor Presidente, lei è stato a lungo responsabile del Suo partito in Puglia, può dirci quali rapporti ha stabilito e mantenuto con la procura della Repubblica di Bari?
6 - Signor Presidente, può raccontarci come ha conosciuto l'attuale sindaco di Bari, Michele Emiliano?
7 - Signor Presidente, può raccontarci per quale ragione il Suo partito decise di candidare il dottor Michele Emiliano a sindaco della città?
8 - Signor Presidente, Lei ritiene che la cosiddetta inchiesta “Arcobaleno”, relativa alla Missione Arcobaleno, voluta nel ’99 in Albania dal governo da Lei presieduta fosse infondata?
9 - Signor Presidente, come mai il suo partito ha favorito la carriera politica di più di un magistrato pugliese?
10 - Signor Presidente, può spiegare perché nel 1994, nel 1998 e oggi si attribuiscono a Lei piani politici la cui finalità è il rovesciamento dei governi espressi dalle urne?
 
L'EREDITA' BASSOLINO
 
Sembra che la carriera politica di Bassolino a capo della Regione Campania sia giunta al capolinea.
Si può già quindi iniziare a tracciare il bilancio quella che sarà l’eredità che Bassolino lascia ai cittadini campani in particolare ed a quelli Italiani in generale.
Difficile trattare tutte le negatività che sono mano a mano scaturite dal suo operato.
Mi limito quindi ad esaminare la vicenda «Ufficio di Rappresentanza a New York».
Il nostro Bassolino ebbe la bella e malaugurata idea di allestire una sede di rappresentanza della Regione Campania a New York.
Sede che fu inaugurata il 14 ottobre 2003 sulla 54th Street nell’East side di New York a trecento metri dalla prestigiosa 5th Avenue. Una sede faraonica in un elegante palazzo in stile liberty alla modica spesa di 500 mila dollari all’anno di affitto.
Allo scopo veniva fondata la società «Regione Campania ltd» che si doveva occupare della diffusione delle produzioni «made in Campania».
Al costo dell’affitto si sono aggiunti i costi della gestione, del personale, di trasferte e soggiorni dei funzionari che dall’Italia si recavano la per prestare la loro indispensabile opera, oltre ai costi delle manifestazioni, mostre ed eventi.
Scaduto il contratto di affitto, dopo anni di «utile inattività», è stato deliberato lo scioglimento della società che dopo meno di cinque finisce di funzionare.
Ad annunciare la chiusura è stato lo stesso governatore Antonio Bassolino dopo che è stata aperta una inchiesta della procura della Repubblica di Napoli non sull’entità dell’affitto ma su tangenti e presunte irregolarità nella gestione dell’ufficio di rappresentanza a New York.
Sembra che la «Promozione Campania» avesse dei lati che si configurano come associazione per delinquere, corruzione e frode nelle pubbliche forniture e nelle manifestazioni culturali.
Costo dell’impresa? Nel 2004 si stima un costo di un milione e duecentomila euro.
Quindi facciamo 6 milioni di euro?
E che cosa hanno avuto in cambio le imprese partenopee? Io non lo so, e voi?

In attesa che scada il mandato di Bassolino, possiamo trarre da questa vicenda la morale: «Chi di immondizia ferisce, nell’immondizia finisce».
 
SCANDALO A FIRENZE
 
Sembra che l'enfant prodige della sinistra non sia proprio virtuoso come sembra.
Matteo Renzi, già presidente della provincia si è candidato come sindaco di Firenze.
Non avendo superato al primo turno lo sfidante Giovanni Galli, si appresta a sostenere i ballottaggi.
Nel frattempo il senatore Pdl Achille Totaro e il consigliere provinciale Guido Sensi hanno depositato un dossier in procura sugli sprechi (diversi milioni di euro) dell’amministrazione provinciale targata Renzi.
Già si sapeva che l’allora presidente voleva portare con sé in America i giornalisti a spese dell’ente pubblico per avere «buona stampa».
Ora si scopre che ha sborsato 154mila euro in tre anni per pranzi e cene di rappresentanza e si è assegnato una carta di credito con copertura mensile di 10mila euro.
Nel 2007 è andato due volte negli Usa spendendo 70mila euro (da una denuncia ai carabinieri parrebbe che la documentazione sia andata perduta).
E poi le erogazioni a Florence Multimedia, i costi della manifestazione Genio Fiorentino (in buona parte per banchetti), la carissima Fondazione Strozzi.
«È la provocazione di un fascistello», ha tagliato corto Renzi. Ma la magistratura ha già aperto un fascicolo.
 
In attesa di eventi, possiamo trarre da questa vicenda la morale: "Chi di passaggi aerei in Sardegna ferisce, di passaggi in America perisce"
 
SCANDALO A BOLOGNA
dopo le 10 domande a Berlusconi ecco le 7 domande a Delbono
 
La campagna elettorale tra Delbono e Cazzola per l’elezione del nuovo sindaco di Bologna ha avuto un triste epilogo.
Flavio Delbono ha querelato per diffamazione Alfredo Cazzola e annullato tutti i faccia a faccia programmati in questa settimana in vista del ballottaggio.
La decisione del candidato sindaco del centrosinistra a Bologna è arrivata dopo che l’avversario sostenuto da Pdl e Lega Nord aveva sollevato a Radio Città del Capo una “questione morale” nei suoi confronti, accusando il candidato Pd di un “non corretto utilizzo di denaro pubblico”.
Delbono ha respinto tutte le accuse, ed è scattata la querela.
 Cazzola ha confermato ai giornalisti che Delbono, durante il suo mandato di vicepresidente della Regione Emilia Romagna, si è portato in giro la fidanzata Cinzia a spese nostre.
Informa che la signora Cinzia, ex compagna di Delbono e sua collaboratrice in Comune e Regione, è una persona che ha convissuto con lui e con lui ha fatto viaggi importanti. Poi, affonda il colpo: “Come cittadino bolognese, il pensiero di avere un futuro sindaco che va in giro per il mondo a spasso con i soldi dell’amministrazione francamente lo trovo inaccettabile”.
E poi aggiunge: “La compagna di Delbono è venuta presso i miei uffici e ha dichiarato con grande serenità che ha fatto questo, con tutto quello che ne consegue”.
Per Delbono si tratta di “un modo squallido e vigliacco, perché allude, mette sospetti, tira in ballo la vita privata, va a parlare della famiglia e dei figli”. Parole che ricordano in modo incredibile il caso Silvio-Veronica.
Insiste Delbono, “il modo di interpretare la politica da parte di Cazzola va sullo squallido, va sulle vigliaccate". Parole che ricordano in modo incredibile il sistema di propaganda del PD in campagna elettorale.
Ma Delbono, come Berlusconi, è un personaggio pubblico che si candida a guidare una delle più importanti città italiane. Ed allora le regole sulla trasparenza nella vita privata e sull’uso di beni pubblici per fini personali tanto reclamata dai sinistri non ha valore anche per questo signore?
In risposta alla querela, Cazzola ha diffuso pubblicamente 7 domande a cui certamente Delbono, anima candida di quelle sinistra della superiorità morale non vorrà sottrarsi.
 
Ecco le 7 domande:
- Perché Delbono si sottrae fin dall'inizio della campagna elettorale al confronto con Alfredo Cazzola, ha qualcosa da nascondere?
- Flavio Delbono ha mai distratto fondi pubblici favorendo persone a lui vicino?.
- Flavio Delbono ha mai fatto uso improprio quotidiano di auto pubbliche pagate dalla Regione Emilia Romagna?
- Ha mai usato foresterie della Regione Emilia Romagna per uso abitativo privato?
- Delbono è lo stesso professore accusato di plagio nell'unico manuale che ha scritto sollevando sconcerto e proteste nel suo stesso mondo accademico come riportato dal Corriere della Sera in prima pagina nel 1996?
- Flavio Delbono ha mai ricevuto finanziamenti 'occulti' da persone o società vicine alla signora Nicoletta Mantovani vedova Pavarotti?
- Quanto e' costata ai cittadini bolognesi la campagna elettorale di Flavio Delbono in termini di manifesti, spot elettorali, volantini e costosissime sedi di comitati elettorali?
 
In attesa di risposte, possiamo trarre da questa vicenda la morale della favola: "Chi di Noemi ferisce, di Cinzia perisce"
 
GHEDDAFI, UN BEDUINO SCOMODO
 
Non avendo responsabilità istituzionali posso tranquillamente dichiarare che per me Gheddafi è un bandito, un dittatore, un despota e probabilmente anche un assassino, uno stupratore ed un pedofilo.
Detto questo si tratta di stabilire se sono sbagliate le prese di posizione di Napolitano, Berlusconi, D'Alema e tanti altri nostri parlamentari, compresa la direzione dell'Università La Sapienza.
Sono 50 anni che subiamo direttamente o indirettamente le angherie di questo energumeno e nessuno, ONU compresa, ha saputo o voluto tutelare la nostra sovranità.
Io ritengo che ci sia differenza tra la manifestazione del libero pensiero di un cittadino e l'accollamento della responsabilità per tutta la cittadinanza italiana con le proprie opere e con le proprie decisioni.
Ecco perché una valutazione obiettiva deve essere libera dalla rabbia per le ingiustizie subite.
Un buon capo di stato deve sapersi alleare anche con il nemico se questo comporta un beneficio per la propria nazione.
Ho visto gente in piazza che manifestava contro Gheddafi.
Presumo che questi non sarebbero disposti a rinunciare al riscaldamento in inverno oppure alla benzina nella loro macchina.
Forse sono andati in automobile o in motocicletta a manifestare proprio con il petrolio di Gheddafi, visto che ci fornisce il 30% di petrolio e di gas.
Ora qualcuno sta cercato di rimediare al tragico errore che ci ha privato delle centrali nucleari e che oggi ci vede presi letteralmente per le palle da Gheddafi come dalla Francia e dagli altri paesi fornitori di energia.
Mi piacerebbe leggere delle proposte alternative per risolvere i nostri problemi energetici in modo da poter prendere Gheddafi a calci come si merita.
Ma non ho letto nessuna soluzione su nessun giornale.
Altro presunto scandalo è il rimborso previsto per i danni da occupazione: 5 miliardi di dollari da versare in 20 anni.
Corrispondono a 180 milioni di euro all'anno.
Non sono bruscolini, ma a ben pensare è un bel risparmio.
Il Gheddafi, che ha l'astuzia di un beduino, per anni ha lasciato partire dal suo territorio colpevolmente, se non con vera e propria volontà, i clandestini che sbarcano in Italia.
Quanti? E quante migliaia di clandestini avremmo potuto risparmiarci con un accordo precedente?
Secondo l' associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp), le spese vive sostenute dallo Stato per un clandestino vanno dai 2.300 ai 3.000 euro, dal momento in cui l' immigrato illegale viene sorpreso nel nostro territorio fino all'attimo in cui raggiunge, volontariamente o meno, il suo Paese, mediamente 28 giorni. Esclusi, però, vitto e alloggio nei centri di permanenza, oltre a una serie di altre voci che potrebbero far raddoppiare il computo finale. La Corte dei Conti a maggio ha definito i costi sostenuti per il biennio 2002-2003 (230 milioni di euro per attività di contrasto e sicurezza, 102 milioni per iniziative di sostegno all'immigrazione).
I costi di mantenimento degli immigrati nei centri di permanenza, dove il clandestino viene portato in attesa di espulsione, secondo «Medici senza frontiere» vanno da un minimo di 43 euro al giorno a un massimo di 185. Ai costi dell' ospitalità, però, occorre aggiungere quelli di gestione dei centri. Abbiamo poi i clandestini in carcere che ci costano circa 250 euro al giorno ciascuno.
Se facciamo bene i conti penso sia conveniente versare 180 milioni di euro all’anno e bloccare gli sbarchi provenienti dalla Libia.
Ecco i calcoli che un buon amministratore dello stato deve fare.
Berlusconi può essere simpatico oppure no. Ciò non toglie che sia stato l'unico personaggio politico riuscito a risolvere la decennale questione.
E non mi venite a dire che Napolitano e D'Alema sono completamente rimbecilliti.
Forse vedono le cose in modo diverso e con cognizioni certo più ampie delle nostre.
Come diceva Sun-Tzu se il tuo nemico ti è inferiore annientalo, se ti è di pari valore combattilo e se ti è superiore alleati con lui !!!
 
NON C'E' NULLA DA FESTEGGIARE
 
Non c’è nulla da festeggiare, per il momento.
C’è invece un buon motivo per commemorare la scomparsa di due partiti storici che hanno segnato la storia dell’Italia dal dopoguerra fin quasi alla fine del secolo scorso.
L’esperienza del «compromesso storico» tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista si è conclusa con la fusione in un unico soggetto politico denominato Partito Democratico.
Così facendo due partiti, che assieme detenevano la maggioranza assoluta delle preferenze politiche, sono oggi scomparsi non solo nella loro identità, ma soprattutto sono scomparsi a livello numerico.
Il Partito democratico dispone oggi del 26% della preferenza degli elettori.
Ciò significa che il vecchi partiti DC e PCI oggi possono contare solo sul 13% dell’elettorato italiano.
Tutto passa. Panta rei.

Nell’immagine la lapide commemorativa.
 
IL COMMIATO A FRANCESCHINI 
 
Dario Franceschini ha concluso il suo mandato che prevedeva il traghettamento del PD fino al dopo le elezioni europee e si appresta a lasciare il posto al suo successore.
Ufficialmente non è cambiato nulla almeno fino alla fine dei ballottaggi.
Il direttivo del Partito Democratico si è comunque riunito per ringraziare Franceschini per il compito svolto, seppur con modesti risultati, ed un saluto particolare gli è stato riservato da Massimo D’Alema.
Nell'immagine D'Alema porge il suo saluto personale.
 
SIGNOR DE BORTOLI, NON FACCIA COME MIELI
 
Alla luce dell'evidenza che il Corriere della Sera ha dato ai fatti riguardanti la vita privata di Berlusconi, ho inviato una lettera al suo Direttore.
giugno 2009

Egr. Signor Ferruccio De Bortoli – Direttore del Corriere della Sera

Ho atteso un po’ di tempo prima di scriverle, cosa che era nelle mie intenzioni al momento del suo insediamento al vertice del Corriere.

Volevo però prima attendere di vedere se era in grado di rimettere dritta la barra del timone del Corriere.

Debbo purtroppo constatare che, pur non arrivando ai livelli di bassezza de la Repubblica, si sia comunque buttato a capofitto sulle polemiche riguardanti Berlusconi senza sottilizzare sulla veridicità di quanto pubblica.

Capisco che i lettori del Corriere non siano tutti degli estimatori del Giornalismo con la G maiuscola, e che molti di loro sappiano gustare anche del sano e pecoreccio gossip. Tenga però presente che questi ultimi non costituiscono lo “zoccolo duro” dei suoi lettori ma sono quelli più volubili e facili a cambiare.

Io ho letto il Corriere per 30 anni e poi un giorno ho smesso.

Ho smesso perché, a mio avviso, il suo predecessore Mieli l’ha fatta fuori dal vaso.

Allora si chiederà: perché le scrivo? Perché nonostante tutto, e nonostante non legga più il Corriere, non ho perso la speranza che un giorno torni ad essere il giornale che una volta leggevo volentieri.

In pratica la mia è una raccomandazione a non ripetere gli stessi errori del suo predecessore.

E ancora meno a usare i mezzucci del gossip per risalire la china del consenso perduto. Ricordi Veltroni che, per rilanciare l’Unità, allegava film pornografici e figurine, snaturando completamente l’identità del quotidiano e portandolo al fallimento.

A titolo informativo le allego i testi degli scambi epistolari - in pratica a senso unico - che ho avuto con il signor Mieli.

Buona lettura e che buon pro le faccia.

 
Alla c.a. Signor Mieli - 8 marzo 2006

Egregio direttore,
la informo che sono un lettore del Corriere da trent’anni poiché lo considero il quotidiano italiano più equilibrato e meno politicizzato. L’ho sempre difeso da chi lo voleva schierato spiegando che ospitava pezzi di vari orientamenti: il meglio per potersi creare una opinione personale.
Oggi leggo il suo articolo che si augura la vittoria della sinistra e la considero una grave caduta di stile. Logicamente lei può votare chi le pare a titolo privato, ma il suo ruolo di direttore esige il rispetto dei lettori. Non dimentichi che il suo compito primario è quello di far vendere il giornale e non di divulgare il suo “pensiero”.
Dice di esprimersi a titolo personale ma usa il “noi”, pur dichiarando di non impegnare il corpo di editorialisti e commentatori. Quindi il suo è un plurale majestatis, prova che la presunzione ha portato in superficie la stupidità.
Certe prese di posizione sono accettabili dagli opinionisti, ma non dal direttore che, a mio parere, dovrebbe rimanere super partes.
Penso che smetterò, a malincuore, di acquistare il Corriere e mi auguro lo facciano altri lettori, almeno finché lei ne sarà direttore.
Mi aspetto comunque che in caso di successo elettorale della destra lei, coerentemente, rassegni le dimissioni.
 
LETTERA DI RISPOSTA DI PAOLO MIELI - 09 marzo 2006

Caro lettore,

La ringrazio per la e-mail e per l’opinione ancorché critica che ha voluto esprimere.

Spero che con un’ulteriore riflessione Lei possa apprezzare una scelta di trasparenza che accomuna il Corriere a tutti i più grandi giornali del mondo libero. E questo le assicuro conta più di un’indicazione di voto per Berlusconi o Prodi.

        Un cordiale saluto.                                               Paolo Mieli



LETTERA ALLA REDAZIONE DEL CORRIERE Mielilungimiranza - 23 agosto 2006

Spett.le Redazione,
sono un ex lettore del Corriere a causa della presa di posizione del vostro direttore in occasione delle ultime elezioni.
In risposta al mio netto dissenso avevo ricevuto questa lettera (vedi sopra)
A distanza di tempo ed alla luce di "ulteriori riflessioni" e dei fatti recenti, sono arrivato alla conclusione che la lungimirante presa di posizione del Signor Mieli, oltre alla perdita di lettori a favore di Libero e del Giornale (ed io sono uno di loro) si è risolta con uno schiaffo in faccia da parte di coloro che aveva contribuito ad eleggere (Padoa Schioppa non è stato eletto, ma Visco la pensa come lui). Complimenti.
Se a questo aggiungiamo la sua attuale precaria posizione in seno al Consiglio di Amministrazione che, probabilmente, porterà al suo cambio di attività, ho la conferma che la mia affermazione "la presunzione ha preso il sopravvento ..." era più valida della sua giustificazione. Resto quindi in attesa che si compia l'inevitabile per poter essere uno dei pochi che torna sui suoi passi riprendendo ad acquistare il Corriere.
Nel frattempo esorto il Signor Mieli a fare "ulteriori riflessioni" sul suo operato ed a valutare quanto sia stata apprezzata "la trasparenza (?) che accomuna tutti i più grandi giornali del mondo libero".


SIGNOR MIELI, HA RIFLETTUTO? - 23 marzo2008

Egr. Sig Mieli
Le riporto la lettera che lei ricorderà molto bene e che mi scrisse il 9 marzo 2006, quando l’accusai di aver permesso alla sua presunzione di prevalere sulla ragione, avendo smaccatamente appoggiato la campagna elettorale della sinistra.
“Caro lettore, ............”
Successivamente, quando ha potuto constatare la gestione fallimentare del governo da lei appoggiato dichiarò al convegno dei Giovani Industriali di Capri.”Oggi alla guida del convoglio non c’è nessuno e lo dice uno che a favore della maggioranza molto si è speso”. E ancora, rivolto al governo: “Pensate di essere la parte migliore del paese ma non è così”. Questo a mio avviso dimostrava che si stava già preparando al trasloco.....
Giorni fa ho letto il suo intervento su “Libero” (non su l’Unità) dove dichiarava con una bella dose di faccia tosta che “Il pezzo pro-Unione non lo rifarei e questa volta scommetto su Silvio”. A questo punto il trasloco sull’altra sponda si può dire concluso.
Come vede i nodi arrivano al pettine e a quanto pare la “ulteriore riflessione” l’ha fatta lei con una retromarcia che nulla depone a favore del suo acume, purtroppo non all’altezza della sua cultura.
Sa che cosa le dico? Anche il suo attuale incensamento di Berlusconi, che ora definisce uomo di enormi meriti, grandissimo personaggio della politica, grande e sorprendente, dimostra solo che l’arte del leccapiedi non sia per lei una materia sconosciuta.
Vuole un consiglio? Non parteggi per nessuno. Mantenga il suo giornale libero e pubblichi le opinioni di tutti gli schieramenti politici. La sua opinione personale non ha nessuna importanza.

 
NOTA: la segretaria del signor De Bortoli mi ha chiesto un contatto telefonico diretto con lui. Sono in attesa di una telefonata.
 
Oggi 8 giugno 2009 ho comperato il Corriere.
Se non altro perché il nuovo direttore, il signor Ferruccio De Bortoli, mi ha telefonato.
Avevo previsto tre possibilità: una minaccia di querela, un sereno scambio di opinioni, nessuna telefonata.
La seconda è quella giusta.
Mi ha detto di aver letto con attenzione il mio scritto e di aver preso in considerazione i miei suggerimenti.
Ha anche aggiunto di contattarlo quando ritengo di aver altri appunti da fargli.
Ovviamente gli ho chiarito il mio punto di vista che ha incontrato la sua approvazione.
Devo dire che ho avuto una piacevole conversazione e sono sorpreso che, in questi momenti di esiti elettorali, abbia trovato il tempo di chiamarmi.
Certamente non ho riscontrato l'arroganza e la presunzione di uno Scalfari ma piuttosto la modestia di una persona intelligente.
Penso che al Corriere farà bene.

Ed io da oggi ho ripreso a leggere il Corriere della Sera.
 
LA RAI MI HA MANDATO UN DIFFIDA
 

Tempo fa ho riportato sul mio sito uno schema che riassumeva le posizioni politiche dei dirigenti della RAI.

In questi giorni ho ricevuto dalla stessa RAI questa lettera che riporto per conoscenza:

 lettera RAI

lettera RAI
 
DACIA SCRIVE A VERONICA ED IO SCRIVO A SILVIO
 

Dopo la lettera aperta di Dacia Maraini a Veronica mi sento in dovere di scrivere anch’io una lettera aperta a Silvio Berlusconi:

 

"Caro Silvio, questa lettera giace sul mio tavolo da tempo. Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona importante come lei. Ma quando ho letto che si sente solo e abbandonato ed è stata resa pubblica la notizia che la sua consorte frequenta da anni il signor Alberto Orlandi, di 47 anni, capo del servizi di sicurezza di Villa Macherio, con cui condivide progetti, interessi e vacanze, ho pensato che era giusto comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai giornali vicini a sua moglie, è feroce, rancoroso e punitivo. Vorrei ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a colpire lei, ferisce tutti gli uomini che la pensano come lei.

Perché denuncia una mentalità ottusa e discriminante, un atteggiamento culturale offensivo nei riguardi di chi la pensa in modo diverso. Come a dire: noi siamo giusti, voi siete sbagliati.

E tutto questo non nasce dalla necessità di assicurare all’Italia il benessere e la pace sociale a cui ha diritto, ma nasconde solo ragioni volgari: gelosia, invidia, paura di perdere posizione e denaro.

Purtroppo non si tratta di una novità: sta montando di questi tempi l’ennesima caccia alle streghe che ha l’unico obiettivo di distruggerla politicamente ed anche fisicamente, se possibile.

 Si sta diffondendo un falso moralismo fatto di ipocrisia e superbia.

Un virus insinuante che ha contagiato, oltre una quantità di settimanali e di giornali anche molto linguaggio della classe politica, e appare tutti i giorni, brillante e festosa, in tante trasmissioni che entrano nelle case italiane.

Come interpretare questa rabbiosa intolleranza verso di lei e verso chi rappresenta? Forse il totalitarismo che ha fallito l’obiettivo nel dopoguerra vuole riprendere il ruolo che gli è stato negato dal popolo italiano?

Questo certamente mette in discussione la supremazia della libertà e della democrazia che deve rimanere alla base di una società civile.

Nel suo caso si sta ricorrendo alle bastonate mediatiche. Per distruggerla a livello familiare, sperando che lo scandalo travolga anche la sua vita politica.

Cosa conta la sua dignità, il suo pensiero, le sue preoccupazioni di fronte a una moglie che, come sappiamo, è caduta in preda a una erotomania da menopausa?

Più i giorni passano e più risulta chiaro che le parole da lei pronunciate non solo dichiarano il vero, ma rivelano solo una parte della gravità della situazione. Una donna dalla grande responsabilità sociale che si è esposta gridando e minacciando il proprio marito, che la ha sempre tenuta in palmo di mano ed accontentata in tutto, e gli chiede con fermezza il divorzio non è né dignitosa né riconoscente. Qualcuno ha strillato al tradimento, qualcuno alla calunnia, qualcun altro al moralismo bigotto. Ma tutti sanno che una donna che sta al fianco di un uomo che rappresenta una nazione non può comportarsi come una cittadina qualsiasi.

La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza. Doppiezza e menzogna sono pericolosi per una first lady, in quanto si prestano ai ricatti. I cittadini hanno il diritto di sapere se un loro governante ha al fianco una persona degna. Questo non significa fare del moralismo, come è stato scritto, ma credere in una tenuta pubblica che deve suscitare stima e fiducia.»

 
DACIA MARAINI SCRIVE A VERONICA LARIO
 
Questa è la lettera aperta che Dacia Maraini ha scritto a Veronica Lario:

"Cara Veronica, questa lettera giace sul mio tavolo da settimane. Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona riservata come lei. Ma quando ho letto che si sente sola e abbandonata ho pensato che era giusto comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai giornali vicini a suo marito, è feroce, rancoroso e punitivo. Vorrei ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a colpire lei, ferisce tutte le donne.
 

Perché denuncia una mentalità razzista, un atteggiamento culturale offensivo nei riguardi dell’altro sesso. Come a dire: tacete e state a casa.
Qualsiasi prepotenza o abuso denunciate certamente sarà per ragioni volgari: gelosia, invidia, paura di perdere potere e denaro.
Purtroppo non si tratta di una novità: sta montando di questi tempi una nuova misoginia, fatta di una falsa ammirazione per le bellezze femminili che nasconde aggressività e disprezzo.

Un virus insinuante che ha contagiato, oltre una quantità di settimanali e di giornali anche molto linguaggio della classe politica, e appare tutti i giorni, brillante e festosa, in tante trasmissioni che entrano nelle case italiane.

Come interpretare questa rabbiosa intolleranza verso il genere femminile? Forse le donne stanno diventando troppo brave: le migliori nelle università, le migliori nella pedagogia scolastica, le migliori in tante professioni. Questo certamente mette in discussione la supremazia culturale maschile che per molti deve rimanere alla base del rapporto fra i sessi. Altrimenti «botte», come strillano i prepotenti. Anche nel suo caso si sta ricorrendo alle «botte» mediatiche. Perché taccia.

Cosa conta la sua dignità, il suo pensiero, le sue preoccupazioni di fronte a un marito che, secondo lei, è caduto in preda a una erotomania senile?

Più i giorni passano e più risulta chiaro che le parole dure ma limpide da lei pronunciate non solo dichiarano il vero, ma rivelano solo una parte della gravità della situazione. Un uomo dalla grande responsabilità politica che si è esposto gridando e minacciando la propria moglie che lo redarguisce e gli chiede con fermezza il divorzio non è né dignitoso né onorevole. Qualcuno ha strillato al tradimento, qualcuno alla calunnia, qualcun altro al moralismo bigotto. Ma tutti sanno che un uomo che rappresenta una nazione non può comportarsi come un cittadino qualsiasi.

La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza. Doppiezza e menzogna sono pericolosi per un governante, in quanto si prestano ai ricatti. I cittadini hanno il diritto di sapere se un loro governante sia in condizioni gravi di doppiezza e ricattabilità. Questo non significa fare del moralismo, come è stato scritto, ma credere in una tenuta pubblica che deve suscitare stima e fiducia.

 

Dacia Maraini"

Il mio commento:
Vomitevole. Veronica è sola e abbandonata? Stiamo parlando della signora che possiede appartamenti in tutto il mondo ed ha una disponibilità finanziaria riservata a pochi?
La signora Maraini si spreca solo per le donne importanti? Evidentemente le ali della sua poesia l'hanno portato fuori dalla realtà.
Vorrei farle presente che ci sono altre donne sole e abbandonate che non hanno il privilegio della sua attenzione.
Basta che scenda in strada magari di sera e troverà tante donne sfruttate e brutalizzate.
Oppure potrebbe fare un viaggio didattico nei paesi islamici dove le donne vengono considerate meno degli animali.
La signora Maraini, come tutti cialtroni, lancia il sasso e nasconde la mano.
Infatti ho provato a scriverle ciò che penso direttamente sul suo sito. Non è stato pubblicato.

 
AFFIDERESTI TUO FIGLIO AD UN UOMO COME QUESTO?
 
 
PALMIRO
TOGLIATTI

IL MIGLIORE

Questo signore è Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1927 al 1964, a suo tempo definito il «migliore» uomo comunista.
Aldo è il figlio di Palmiro Togliatti e Rita Montagnana. Quando ha appena 10 anni, i genitori, che da tempo vivono in Urss, lo depositano nell’Istituto di Ivanovo, una sorta di laboratorio per forgiare l’homo novus staliniano, avendo come cavie i figli della nomenklatura.

Aldo è un bambino intelligente, dolce, delicato, sensibile, introverso. Avrebbe bisogno del calore della famiglia e, invece, si ritrova in mezzo a compagni aggressivi e violenti. C’è, ad esempio, il figlio di Tito, bullo nato che s’impone a furia di sberle, mentre altri non sono da meno con chi appare inerme. Vinca Berti, sua compagna di collegio, ricorda Aldo sempre in balìa dell’altrui fisicità, fragile fanciullo in mezzo a birbanti ferrigni. Un giorno, Palmiro e Rita lo vanno a trovare e gli promettono di ritornare dopo due settimane. Passeranno anni e Aldino, orfano di fatto, non è per nulla compensato dall’essere «figlio del partito». Scrive lettere disperate in francese a mamma e papà. Tutto inutile e la sua sofferenza emotiva diviene psichica.

Aldo nel 1945 torna in Italia, giusto in tempo per subire un altro shoc: sua padre tradisce sua madre con Nilde Iotti.

Nel 1951 Togliatti lo rispedisce in Urss dove è confinata la mamma Rita Montagnana che ha il divieto di tornare in Italia per non disturbare il «migliore».

Morta Rita il Pci lo relega in una casa di cura di Modena. Non è dato sapere come sia finita: è scomparso nel nulla.
(da Libero del 29.05.09)

AFFIDERESTI TUO FIGLIO AD UN UOMO COME QUESTO?

 
«Talis patris ...
 
I Padri della Patria sono arrabbiati: SIAMO IN UN DESERTO PRIVO DI LEGALITA’.
Armano Cossutta, Dario Fo, Margherita Hack, Marco Pannella, Giorgio Bocca, Pietro Ingrao, Giorgio Ruffolo; questi secondo l’Unità i padri della patria:
Armando Cossutta, che ha passato tutta la vita in parlamento «Dieci legislature, 36 anni consecutivi». Di questa sua opera ininterrotta a favore del popolo italiano ricordiamo, ricordiamo, ricordiamo... non ricordiamo nulla.
Margherita Hack, quella che si vergogna di essere italiana ma non ha nessun pudore a dichiararsi comunista.
Giorgio Bocca, quello che ha firmato, con la Hack, il manifesto che incitava all’assassinio di Calabresi. Bocca, il fascista, razzista e antisemita tutto di un pezzo, ora comunista a pezzi.
Pietro Ingrao che è rimasto alla legalità comunista che lui ha conosciuto in Unione Sovietica e da li non si è più mosso.
Giorgio Ruffolo, ex ministro, fondatore di Micromega e scrittore di numerosi saggi. Tanto rumore per nulla.
Marco Pannella, che a volte digiuna e a volte si sostiene con il piscio, ridotto ad una caricatura di se stesso.
Dario Fo, il fascista convertito al comunismo per questioni di portafoglio. Un premio Nobel che ha declassato tutti i premi Nobel.

Ecco questi sarebbero i padri della patria. Tutta gente che non ha mai fatto un c.... in vita sua.
Ovvio che da tali padri non possiamo avere che tali figli.
... talis filii»
 
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