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SCOSSE IN PUGLIA |
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Dall'estero
arrivano invece
badilate di letame |
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giugno 2009 |
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La
magistratura barese apre una indagine su
Gianpaolo Tarantini e sull'azienda di
famiglia, la "Tecno Hospital di Tattoli srl"
fornitrice della Asl di Bari.
Il
Tarantini sembra utilizzi da tempo le escort
per far breccia negli appalti per le
forniture di materiale sanitari facendole
transitare dalle camere dei politici e dei
medici "giusti".
L'ultimo tentativo è quello di agganciare
Berlusconi. Con degli espedienti si fa
conoscere in Sardegna e continua la sua
strategia fino ad arrivare a Palazzo
Grazioli con le sue escort munite di
registratore con evidenti scopi.
La
notizia arriva ai sinistri che partono
all'attacco guidati da Repubblica e l'Unità.
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La
Repubblica
carica quotidianamente le prime pagine di
palate di letame come questa:
Una pista milanese
porta alle ragazze che vengono dall’est: La
Guardia di Finanza, che indaga
sull’imprenditore barese Gianpaolo
Tarantini, amico di Silvio Berlusconi,
avrebbe reclutato anche ragazze straniere,
con base a Milano, per le sue feste e
probabilmente anche per quelle del
presidente del Consiglio Berlusconi, a
Palazzo Grazioli e a Villa Certosa.
Neanche
l'Unità
risparmia palate di letame tipo:
Eccola là l’Ape Regina. Da Villa Certosa
a Palazzo Grazioli fino al mare di Bari
c’è sempre il profilo elegante e il
tailleur d’alta moda di Sabina Began a
spuntare fra i segreti più
inconfessabili della via privata del
presidente del Consiglio.
Ed i giornali esteri
si lasciano scappare il ghiotto scandalo
italiano? Neppure per sogno. Ecco
l'opera di informazione di alcune grandi
testate:
Il
Times:
Lo scandalo
sessuale rischia di rovesciare
Berlusconi. Che poi si chiede:
"Quanto
può durare?"
Il
Telegraph
intervista James Walston, un professore
di scienze politiche all'American
University of Rome, che predice uno
«stillicidio di rivelazioni» e afferma
che «questo non darà a Berlusconi
un'aria molto da statista quando
tratterà con Obama e Merkel».
Va all'attacco anche
il
Daily Mail, che
parla di «Un potente leader italiano
che invita belle ragazze ad un sontuoso
banchetto a tarda notte presso la sua
villa. Nelle sale affrescate, il cibo è
squisito e vengono serviti regali
costosi». Il banchetto si trasforma in
un «quasi-orgia».
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Le Figaro:
Nuovo scandalo nella vita privata di
Berlusconi.
El Pais è
quello che più si impegna nell'opera
distruttiva. Si dedica anima e corpo
allo scandalo Berlusconi con pagine,
foto e testimonianze (?). In un titolo
arriva addirittura a scrivere: "L'ombra
della cocaina plana su Berlusconi".
Non bastasse questo
il tabloid inglese
News of the world
offre alla transessuale Manila Gorio,
amica della D'Addario, la escort ospite
a palazzo Grazioli, un importo di €
2.500 per rivelare le cronache delle
feste berlusconiane con particolare
riferimento all'uso di droghe. (vedi
l'accordo a lato)
Badilate di letame
sono state riversate su Berlusconi e
sugli italiani da altri "autorevoli"
giornali stranieri che hanno fatto
dell'informazione solo un riporto di
pregiudizi e maldicenze.
Neanche i sinistri
nostrani si sono sottratti alla cagnara.
D'Alema,
che aveva preannunciato delle
scosse
che faranno saltare il governo, chiede a
Berlusconi di «fornire chiarimenti sui
suoi comportamenti privati».
Franceschini chiede
pateticamente le dimissioni.
Altri autorevoli
esponenti di sinistra sparano
dichiarazioni indignate sulla moralità
del premier .
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Alla luce dei fatti
più recenti sembra però che il Times
e tutta l'astiosa combriccola debba
attendere ancora a lungo la caduta di
Berlusconi. |
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Anzi, la grande inchiesta
barese che avrebbe dovuto abbattere
Berlusconi si è girata indietro ed ha
scoperto che in realtà è la regione Puglia
guidata da
Vendola al centro dello
scandalo.
Si parla di illeciti
nella fornitura di protesi ortopediche,
appalti per servizi e prodotti preceduti da
feste e festini, di un appartamento al
centro di Bari utilizzato come garconniere
da politici di sinistra.
Tutto ciò ipotizza
i reati di corruzione, turbativa d'asta,
false dichiarazioni, associazione per
delinquere e ovviamente sfruttamento della
prostituzione.
Ora
Vendola cercando di
salvare il salvabile ha dimesso tutta la
giunta regionale ed il capo della Asl
barese. Ma i giudici lo aspettano al varco.
Lui sarà il prossimo
caduto. Ma
non doveva cadere Berlusconi?
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Speriamo!!! |
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NOTA: Questo schifo di
informazione sui giornali esteri porta i
suoi lettori a credere che gli italiani
siano alla disperazione sotto il giogo di
una dittatura. Riporto alcune lettere dei
lettori de El Pais: Alice - 24-06-2009 -
20:28:20h que verguenza tener un jefe de
gobierno como Berlusconi...Giorgio Gaber en
una cancion dice: "yo no me siento
italiano,pero por suerte o desgraciadamente
lo soy"..bueno..yo no me siento italiana
porque no quiero ser representada por él,y
no lo he elejido. giallu - 24-06-2009 -
20:00:24h Muchas gracias a los periodicos
espanoles por que podemos saber lo que en
italia no se puede decir!!! vanni -
24-06-2009 - 18:35:24h En Italia se habla
poco acerca de este escándalo, los
periódicos (en manos de la primera
Berlusconi) negar la información. Repugnante.
Maria - 24-06-2009 - 17:06:38h Este
personaje ademàs de ridìculo es un
pervertido. ¿Que atractivo puede tener para
que le voten? Le adornan las peores
cualidades, y sin embargo ahì està. Es
incomprensible porque Italia es un gran pais
que merece otro Presidente. aquellas
historias - 24-06-2009 - 12:15:29h Sólo
faltaba la introducción de la droga en la
fiesta de Berlusconi para ser un escándalo
perfecto. Este hombre no tiene remedio.
Invito tutti coloro che mi leggono a
scrivere sul sito online di questo giornale
per spiegare che devono avere un po' più di
rispetto nei nostri confronti. |
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BURLE TRAGICHE |
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luglio 2009 |
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Un avvocato scrive a
Libero di voler smettere con la sua
professione perché dopo 30 anni di lavoro
non riesce più a sopportare tutte le
storture e i disservizi che gli impediscono
di svolgere la sua attività di avvocato
civilista nel modo migliore.
Non elenca il cumulo di
episodi negativi che ha conosciuto in
trent'anni ma si limita ad un episodio
significativo: Al termine di una udienza,
il giudice rinvia la causa a tre anni di
distanza. L'avvocato della controparte
chiede se sia possibile anticipare tale data
per sue esigenze personali. Il giudice ci
pensa un po', rivede la sua agenda ed alla
fine concede un anticipo di UN QUARTO D'ORA!
Questi sono altri due
sconcertanti episodi tratti dal libro
"Magistrati l'ultracasta" di Stefano
Livadiotti: Una 83enne di Vicenza che
aveva fatto causa alla Cassa Rurale si è
vista fissare la prossima udienza nel 2014.
La signora ha dichiarato: "Vedrò di
riguardarmi, di evitare ogni eccesso, così
da esser ancora in salute per presentarmi
all'udienza". Due settantenni di Foggia
nel 2007 hanno chiesto all'INPS il ricalcolo
della pensione. La prima udienza è stata
fissata nel 2020. Per il 2030 sperano di
arrivare a sentenza, a 90 anni, se ci
arrivano.
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NOTA: Da questi fatti si
possono trarre due conclusioni: un giudice
che dovrebbe fare della serietà una
prerogativa fondamentale si permettere di
dileggiare chi gli si rivolge per avere
giustizia; altri giudici denotano una
mancanza di coerenza rimandando le
udienze probabilmente a dopo le esequie. |
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D'ALEMA, TROOOPPO FUUURBO |
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Lascia molto perplesso l’impegno
pubblico di D’Alema negli ultimi
tempi. La sua uscita televisiva
che prospettava guai per Berlusconi,
che poi sappiamo si riferiva agli
incontri di Palazzo Grazioli, denota
scarso acume. Lui sa benissimo
che quando era Presidente del
Consiglio sono state insabbiate
inchieste che si riferivano proprio
ad incontri piccanti e non in case
private ma addirittura nei palazzi
istituzionali, da parte dei suoi
collaboratori. E che cosa fa?
Solleva un polverone morale? Una
persona dotata di un briciolo di
intelligenza, in un momento in cui
si aprono non solo gli armadi ma si
scoprono pure le tombe, si sarebbe
astenuto dal lanciare un sasso che
con molta probabilità gli sarebbe
tornato in faccia come un macigno.
Per la cronaca Guido Rossi definiva
Palazzo Chigi ai tempi di D’Alema
«l’unica merchant bank in cui non si
parla inglese». Ora il nostro
baffetto ha chiesto a Berlusconi di
«fornire chiarimenti sui suoi
comportamenti privati che offrono un
desolante spettacolo che ha poco a
che fare con l’etica condivisa dagli
italiani». Va a finire che questo
cose le chiederanno a lui. |
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Nell’inchiesta a luci rosse durante
le gestione del Governo di D’Alema
il capo della Mobile che svolgeva le
indagini scriveva di incontri a luci
rosse «finalizzati a ottenere
benefici economici nella forma di
ghiotti appalti o incarichi ben
remunerati» Ed è provato che
questi «incontri di bassa politica»
si svolgevano negli uffici della
Camera dei deputati. Come è
finita? Tutto insabbiato ovviamente,
erano affari di sinistra. C’è stata
solo una lieve condanna per la
maîtresse. Ma per gli «utilizzatori
finali», niente. Certo, rivangare
nella melma non è il modo migliore
di fare battaglia politica, ma anche
per baffino vale la regola «chi la
fa, l’aspetti». E siccome le
notizie le leggono anche quelli di
sinistra, è probabile che al
prossimo congresso del PD la
«scossa» la riceverà lui. |
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Continuando con la consolidata
tradizione di fare delle domande,
che in realtà sono delle
insinuazioni neanche nascoste, come
Repubblica insegna, queste sono otto
nuove domande rivolte al nostro
grande politico in pectore:
1 - Perché
l’inchiesta sui D’Alema boys è stata
chiusa così frettolosamente?
2 - Che cosa
ha esattamente ricevuto in cambio
dei suoi servizi la maîtresse che
forniva le ragazze?
3 - È vero che
appalti che riguardavano anche
società partecipate dallo Stato sono
stati inquinati da questo vorticoso
giro di squillo a Montecitorio e
dintorni?
4 - Come mai
la nostra solerte magistratura (che
a Bari sta facendo sfilare in
Procura lucciole, escort e trans per
stabilire quante feste si tengono a
Cortina) non ha sentito l’esigenza
di appurare chi era quel «politico
molto influente » che ha goduto dei
favori di una prostituta all’interno
della Camera dei deputati?
5 - Perché
nessun investigatore è stato punto
dalla curiosità di approfondirei
rapporti tra la famosa maîtresse e
l’onorevole Lorenzo Cesa, cattolico,
attuale segretario dell’Udc, visto
che i due erano in società insieme?
6 - Come mai
in quel caso nessuno si affrettò a
passare le «carte» agli organi di
informazione?
7 - Qualcuno
crede davvero che l’indagine
rivelata dal Giornale non contenga
elementi molto più seri di quella
che sta avvelenando la vita del
Paese da settimane?
8 - Qualcuno
crede davvero che quella vicenda si
sarebbe risolta in modo così rapido
e indolore se al posto di D’Alema ci
fosse stato Berlusconi?
D’Alema risponderà? Certamente
no, troooppo fuuurbo. |
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(fonte: Massimo de’ Manzoni per il
Giornale) |
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ELEZIONI PROVINCIALI 2009 |
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ALLE ELEZIONI PROVINCIALI IL
CENTRODESTRA VINCE 25-1 |
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E AL CENTROSINISTRA? |
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UN CONSIGLIO A BERLUSCONI DA
VENEZIANI |
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Voler bene ad una persona non
significa accettare tutto senza
critica. A volte anche la critica
è una forma di amore. Per questo
trovo che la lettera aperta che
Marcello Veneziani ha voluto
indirizzare al premier non sia da
cestinare. Come si suol dire,
non basta essere onesti,
bisogna anche sembrarlo.
Ecco il testo della lettera:
Supplica al
premier: sciolga subito la corte
Presidente
Berlusconi sciolga la corte e mandi
a farsi benedire i cortigiani. È
urgente, ne va della sua
sopravvivenza al governo e della sua
credibilità in giro. Va bene, c’è un
complotto o meglio una manovra
contro di lei. C’è un triangolo
insidioso tra sinistra, giudici e
stampa che vuol farla cadere,
nonostante il voto. Bari ha un
sindaco magistrato che sta sparando
le sue ultime cartucce per il
ballottaggio. Accadde la stessa cosa
ai tempi del match Vendola-Fitto;
Nikita era veggente come D’Alema e
aveva premonizioni (...) (...) sulle
inchieste giudiziarie. La Puglia ha
una forte sinistra giudiziaria
approdata anche in politica. Tutto
vero. Però non basta denunciare la
manovra. I fatterelli che emergono
non intaccano il governo e non hanno
nulla di penale o criminale, ma sono
un brutto segno di malcostume e
leggerezza. Viene fuori, intorno a
lei, una porca Italia di papponi e
di puttane che ronzano intorno al
potere, in cerca di soldi e
popolarità e pronte a tutto, dal
sesso alla coca, pur di incastrare
il pollo. Vuole lei, Silvio
Berlusconi, vestire le penne del
pollo e farsi rosolare dai suddetti?
Se non vuole, faccia tre cose, oltre
la denuncia del complotto. Primo,
smetta di negare tutto, è poco
credibile, ammetta la sua leggerezza
e il suo punto debole, pur
circoscrivendo il danno ad una zona
privata e non scabrosa, che non
influisce sulle sue attività e
responsabilità di governo e che è
decisamente estranea a giri di coca
e di prostituzione. Ma lo dica che
ha sbagliato. Secondo, chiuda
Palazzo Grazioli e Villa Certosa o
alle visite di Stato o a quelle di
piacere; scelga lei. Capisco che già
Clinton non distingueva alla Casa
Bianca tra statisti e stagiste ma
non è una buona ragione per
imitarlo. D’ora in poi riceva visite
istituzionali a Palazzo Chigi, torni
al senso dello stato e lasci lo
stato dei sensi. E per la
ricreazione si affidi a
selezionatori seri, che attivino una
rigorosa sorveglianza. È assurdo che
nella residenza del presidente del
consiglio fotografi possano
tranquillamente scattare migliaia di
foto e squinzie e papponi possano
fare porcate e magari sniffate. Ma è
ancora più inconcepibile che non si
selezioni lo stoccaggio di gnocche;
crei una dogana, un filtro, li
ricacci in Libia come fa con i
clandestini, si affidi ad una seria
società o a fidati trainer che sanno
distinguere tra innocue veline e
infide puttane. E loro pari grado
maschili.
Terzo, sciolga
la corte, si liberi di quel bavoso e
squallido giro di cortigiani. Divido
la corte in tre gradi. Al gradino
più infimo sta quel pessimo giro di
zoccole e papponi che oscillano tra
lo spettacolo e la prostituzione. Li
cacci via, di corsa, e lasci ad
altri il compito di negoziare senza
danni la loro fuoruscita.
Nel girone
intermedio ci sono invece gli sghignazzatori di corte, animatori e
compagnoni, quelli che per
compiacerla plaudono alle sue
imprese, al suo eros, alle sue
barzellette, e alle sue compagnie.
La buttano sulla goliardia, sul
cazzeggio, liquidando la serietà con
la cupezza, la sobrietà con la
tristezza. Infine nel grado più alto
c’è la squadra di parlanti,
dirigenti, nominati, legali, che la
difendono in pubblico in modo
imbarazzante, a volte irritante e un
po’ arrogante, se non sguaiato,
comunque servile.
Mi riferisco
alle tecniche usate nei dibattiti,
che sembrano il frutto di scuole
serali e corsi accelerati di
furbizia. Mi riferisco pure a chi la
definisce in materia di gnocche
“utilizzatore finale”, un termine
mostruoso che la raffigura tra
Moloch e Terminator, e riduce
perfino il piacere ad un piano
aziendale. E mi riferisco a certi tg,
anche della Rai, che sono davvero
imbarazzanti, compiacenti verso il
capo e fanno pendant con la stampa
livorosa e ostile: ma non si cura la
cirrosi alimentando il diabete. Una
malattia non lava l’altra ma si
aggiunge; e aggrava il paziente,
l’informazione.
Infine provo a
chiedermi cosa la spinge a tutto
questo. Non voglio buttarla sul
maiale, ma su due spiegazioni
diverse, una un po’ frivola ed una
un po’ tragica. La prima è la sua
mania di fare casting, il gusto di
convocare, di fare squadra, team,
carosello, esibizione. Nella
monarchia ludica del Re Seduttore
c’è l’intrattenimento tv e c’è il
Milan, c’è pure l’idea commerciale
di far provvista di squinzie,
accaparrarsi derrate erotiche, farsi
grossista di gnocche. Retaggio
adolescenziale coltivato poi con le
crociere, la tv, il calcio, il
commercio.
Ma dall’altra
parte c’è il terrore della
vecchiaia, l’orrore della morte, la
resistenza estrema ad ambedue; una
disperata vitalità che vuol
dimostrare d’essere sempre giovane.
Lo capisco, è vissuto nel culto
della giovinezza perenne, è il
messaggio delle sue tv; ora si trova
proiettato negli anni e nei malanni
avuti, assai seri, che lo hanno
spinto sull’orlo della notte. Per
lui, vissuto tra le luci, è ancora
più terribile la notte... E allora
si attacca famelicamente a quel
mondo luccicante di sorrisi e
tettone. L’orrore del viso senza
trucco, gli acciacchi, la vecchiaia,
la calvizie...
Ricordo una
volta, anni fa, lo invitai a un
programma tv che conducevo; ad un
certo punto, in diretta, ebbe un
forte attacco di tosse. Durante la
pausa pubblicitaria era disperato:
sarò sembrato un vecchio, ripeteva
mentre si faceva ripassare il
cerone. Cercai di consolarlo dicendo
che era apparso più autentico, più
umano ed era epoca di raffreddori
diffusi perciò, dissi ha
rappresentato anche in questo caso
l’italiano medio... Non sorrise.
Ora però,
presidente, dia un segnale al Paese,
sciolga la corte e chiuda questo
casino. Certo, Villa Certosa o
Palazzo Grazioli non sono il
Castello di Silling dove il marchese
de Sade faceva le sue orge sinistre;
ma eviti la confusione dei generi.
Ho sempre glissato gli inviti che
comuni amiche mi hanno rivolto anche
a suo nome, proprio per evitare la
corte e la cortigianeria. Preferisco
adottarla a distanza, e senza mai
chiedere né ricevere nulla, neanche
un pelo. Gli italiani sono ancora
con lei. Però non abusi della nostra
benevolenza. E mostri risultati veri
e tangibili della sua azione di
governo, senza lifting. E se vuol
distrarsi, a volte può bastare un
libro; ma che non sia il book delle
veline, mi raccomando.
Marcello
Veneziani
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Libero - 20
giu 2009 |
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SCOOP - DOCUMENTO RISERVATO |
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Siamo venuti in possesso del
verbale di una riunione che si è
svolta giorni fa in una sede
imprecisata dove erano presenti noti
esponenti politici. Qui riportiamo
uno stralcio del verbale della
seduta che indica chiaramente lo
scopo della riunione. A suffragio
della veridicità del testo, in caso
di smentite, si possono esibire
documentazione inoppugnabile e
testimonianze inequivocabili.
omissis....
cari compagni,
care compagne, vi invito a
riflettere.
Il nostro progetto che
prevedeva la stabile conquista del
governo italiano non ha ottenuto gli
esiti previsti.
Vi illustro
quindi la situazione elencando
l’opera svolta:
- Indagine per
evasione
fiscale - FATTO
- Indagine per
corruzione
di magistrati - FATTO
- Indagine per
esportazione
illegale di capitali - FATTO
- Indagine per
costituzione
di fondi neri all’estero - FATTO
- Indagine per
collusione
con la mafia - FATTO
-
Manifestazioni antigovernative -
FATTO
- Indagine per
corruzione
in RAI - FATTO
- Campagna
denigratoria nazionale - FATTO
- Scandalo
veline - FATTO
- Indagine per
corruzioni
di testimoni - FATTO
- Campagna
denigratoria internazionale - FATTO
- Costruzione
di gaffes pubbliche - FATTO
- Corruzione
di minori - FATTO
- Accuse di pedofilia -
FATTO
- Divorzio -
FATTO
- Indagine per inceneritori - FATTO
-
Esibizionismo e nudismo - FATTO
- Indagine per
uso illecito
di beni pubblici - FATTO
-
Favoreggiamento della prostituzione
- FATTO
- Uso e
spaccio di stupefacenti - IN CORSO
D’OPERA
Queste ed
altre sono le iniziative già
intraprese ed anche a livello locale
i nostri virtuosi rappresentanti
appoggiano in tutti i modi la nostra
azione democratica verso la libertà.
Nonostante
tutti i lodevoli sforzi però
non abbiamo ottenuto condanne, l’Italia è ancora nelle mani
sbagliate e ormai restano poche
frecce al nostro arco.
Qualcuno ha proposto il
ritorno alla fase operativa delle
BR. Vi informo che le nostre BR non
sono mai state liquidate e che
attualmente sono in stand bay in
attesa di ordini.
Valuteremo se, come e quando
utilizzarle per eliminare il
problema qualora fosse
indispensabile.
Al momento
comunque abbiamo ancora in cantiere:
traffico di armi, blasfemia,
mandante di lesioni personali,
omicidio colposo.
In seconda
istanza, se ancora non si fosse
ottenuto lo scopo, restano solo:
furto di frutta, conto impagato al
ristorante, rutto in chiesa,
scaccolamento di naso, grattata di
sedere in un convegno
internazionale.
Il tutto con
ampie testimonianze e prove.
Se avete altre idee vi
invito a presentarle subito e
comunque esorto tutti a non
interrompere l’indispensabile opera
denigratoria.
E ricordate
compagni e compagne: «Qui ci
prendiamo l’Italia o andiamo verso
l’estinzione».
.....omissis
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D'ALEMA, TROOOPPO INTELLIGEEENTE |
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E’ un luogo comune considerare
D’Alema una persona molto
intelligente. Qualcuno ha
addirittura scritto che ha più
intelligenza che capelli intesta.
Esaminando la sua carriera politica
però, a me sembra che la sua dote
sia ampiamente sopravvalutata.
Infatti l’intelligenza dovrebbe
consentire, a chi ne fa buon uso, di
raggiungere i propri obiettivi.
Dovrebbe permettergli di gestire al
meglio un «lieve» eccesso di boria,
supponenza e presunzione, per fare
in modo di non alienarsi l’appoggio
necessario alla sua carriera
politica. Dovrebbe dargli il
coraggio di esporsi in prima persona
e di affrontare il confronto
politico anziché rimanere sempre
nell’ombra a tramare progetti
fallimentari. Anche la sua
passata comparsata come primo
ministro è frutto di subdoli
intrighi più che di chiara
intelligenza. Tant’è vero che è
durato poco anche li. Ora se ne
esce con un’altra sparata in cui di
acume non v’è traccia. Per
buttare giù Berlusconi forse non
basta neanche un pugno da KO. Ma ci
voleva almeno un colpo a sorpresa da
parte della magistratura. Ma che
cosa fa il nostro baffino
intelligeeente? Anticipa in TV,
forse per darsi l’importanza che non
ha, un imminente attacco a
Berlusconi che potrebbe sbalzarlo di
sella, facendo una indiretta
ammissione di uno strano
ammanicamento con la magistratura di
Bari, e trasforma un maldestro
tentativo in un altro colpo basso
costruito ad arte. |
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Se poi aggiungiamo anche
l’anticipazione, o meglio fuga di
notizie, sul Corriere, probabilmente
lo sperato ribaltone si trasformerà
in un’altra zaffata putrida. Se
continua così, il nostro D’Alema
passerà alla storia non per la sua
intelligeeenza ma solo come un ex
lanciatore di molotov. |
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Visto che ora
è molto trendy fare domande senza
risposta ai personaggi pubblici, il
deputato Giorgio Stracquadanio ha
rivolto a Massimo D’Alema queste
dieci domande:
1 - Signor
Presidente, come ha fatto a
“prevedere” le imminenti scosse di
cui ha parlato domenica scorsa?
2 - Signor
Presidente, perché ha sostenuto che
“Berlusconi è animato dal mito
dell'eterna giovinezza” e perché ha
sostenuto che si tratta di “un mito
pericoloso”?
3 - Signor
Presidente, come spiega che la
giornalista a cui ha rilasciato le
dichiarazioni di cui sopra, Lucia
Annunziata, ha detto il giorno dopo,
al “Corriere della Sera”, che Lei,
Presidente, si riferiva
espressamente a questioni
giudiziarie?
4 - Signor
Presidente, perché ha aspettato solo
mercoledì per sostenere il contrario
e cioè che Lei si riferiva a fatti
politici e non giudiziari; quali
sono le ragioni di una smentita
tanto tardiva della dottoressa Lucia
Annunziata?
5 - Signor
Presidente, lei è stato a lungo
responsabile del Suo partito in
Puglia, può dirci quali rapporti ha
stabilito e mantenuto con la procura
della Repubblica di Bari?
6 - Signor
Presidente, può raccontarci come ha
conosciuto l'attuale sindaco di
Bari, Michele Emiliano?
7 - Signor
Presidente, può raccontarci per
quale ragione il Suo partito decise
di candidare il dottor Michele
Emiliano a sindaco della città?
8 - Signor
Presidente, Lei ritiene che la
cosiddetta inchiesta “Arcobaleno”,
relativa alla Missione Arcobaleno,
voluta nel ’99 in Albania dal
governo da Lei presieduta fosse
infondata?
9 - Signor
Presidente, come mai il suo partito
ha favorito la carriera politica di
più di un magistrato pugliese?
10 - Signor
Presidente, può spiegare perché nel
1994, nel 1998 e oggi si
attribuiscono a Lei piani politici
la cui finalità è il rovesciamento
dei governi espressi dalle urne? |
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L'EREDITA' BASSOLINO |
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Sembra che la carriera politica di
Bassolino a capo della Regione
Campania sia giunta al capolinea.
Si può già quindi iniziare a
tracciare il bilancio quella che
sarà l’eredità che Bassolino lascia
ai cittadini campani in particolare
ed a quelli Italiani in generale.
Difficile trattare tutte le
negatività che sono mano a mano
scaturite dal suo operato. Mi
limito quindi ad esaminare la
vicenda «Ufficio di Rappresentanza a
New York». Il nostro Bassolino
ebbe la bella e malaugurata idea di
allestire una sede di rappresentanza
della Regione Campania a New York.
Sede che fu inaugurata il 14 ottobre
2003 sulla 54th Street nell’East
side di New York a trecento metri
dalla prestigiosa 5th Avenue. Una
sede faraonica in un elegante
palazzo in stile liberty alla modica
spesa di 500 mila dollari all’anno
di affitto. Allo scopo veniva
fondata la società «Regione Campania
ltd» che si doveva occupare della
diffusione delle produzioni «made in
Campania». Al costo dell’affitto
si sono aggiunti i costi della
gestione, del personale, di
trasferte e soggiorni dei funzionari
che dall’Italia si recavano la per
prestare la loro indispensabile
opera, oltre ai costi delle
manifestazioni, mostre ed eventi. |
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Scaduto il contratto di affitto,
dopo anni di «utile inattività», è
stato deliberato lo scioglimento
della società che dopo meno di
cinque finisce di funzionare. Ad
annunciare la chiusura è stato lo
stesso governatore Antonio Bassolino
dopo che è stata aperta una
inchiesta della procura della
Repubblica di Napoli non sull’entità
dell’affitto ma su tangenti e
presunte irregolarità nella gestione
dell’ufficio di rappresentanza a New
York. Sembra che la «Promozione
Campania» avesse dei lati che si
configurano come associazione per
delinquere, corruzione e frode nelle
pubbliche forniture e nelle
manifestazioni culturali. Costo
dell’impresa? Nel 2004 si stima un
costo di un milione e duecentomila
euro. Quindi facciamo 6 milioni
di euro? E che cosa hanno avuto
in cambio le imprese partenopee? Io
non lo so, e voi?
In attesa
che scada il mandato di Bassolino,
possiamo trarre da questa vicenda la
morale: «Chi di immondizia ferisce,
nell’immondizia finisce». |
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SCANDALO A FIRENZE |
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Sembra che l'enfant
prodige della sinistra non
sia proprio virtuoso come
sembra. Matteo Renzi,
già presidente della
provincia si è candidato
come sindaco di Firenze.
Non avendo superato al primo
turno lo sfidante Giovanni
Galli, si appresta a
sostenere i ballottaggi.
Nel frattempo il senatore
Pdl Achille Totaro e il
consigliere provinciale
Guido Sensi hanno depositato
un dossier in procura sugli
sprechi (diversi milioni di
euro) dell’amministrazione
provinciale targata Renzi.
Già si sapeva che
l’allora presidente voleva
portare con sé in America i
giornalisti a spese
dell’ente pubblico per avere
«buona stampa». |
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Ora si scopre che ha sborsato
154mila euro in tre anni per pranzi
e cene di rappresentanza e si è
assegnato una carta di credito con
copertura mensile di 10mila euro.
Nel 2007 è andato due volte negli
Usa spendendo 70mila euro (da una
denuncia ai carabinieri parrebbe che
la documentazione sia andata
perduta). E poi le erogazioni a
Florence Multimedia, i costi della
manifestazione Genio Fiorentino (in
buona parte per banchetti), la
carissima Fondazione Strozzi. «È
la provocazione di un fascistello»,
ha tagliato corto Renzi. Ma la
magistratura ha già aperto un
fascicolo. |
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In attesa di eventi, possiamo trarre
da questa vicenda la morale: "Chi di
passaggi aerei in Sardegna ferisce,
di passaggi in America perisce" |
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SCANDALO A BOLOGNA |
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dopo le 10 domande a
Berlusconi ecco le 7 domande a
Delbono |
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La
campagna elettorale tra
Delbono e Cazzola per
l’elezione del nuovo sindaco
di Bologna ha avuto un
triste epilogo. Flavio
Delbono ha querelato per
diffamazione Alfredo Cazzola
e annullato tutti i faccia a
faccia programmati in questa
settimana in vista del
ballottaggio. La
decisione del candidato
sindaco del centrosinistra a
Bologna è arrivata dopo che
l’avversario sostenuto da
Pdl e Lega Nord aveva
sollevato a Radio Città del
Capo una “questione morale”
nei suoi confronti,
accusando il candidato Pd di
un “non corretto utilizzo di
denaro pubblico”.
Delbono ha respinto tutte le
accuse, ed è scattata la
querela. |
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Cazzola ha confermato ai
giornalisti che Delbono, durante il
suo mandato di vicepresidente della
Regione Emilia Romagna, si è portato
in giro la fidanzata Cinzia a spese
nostre. Informa che la signora
Cinzia, ex compagna di Delbono e sua
collaboratrice in Comune e Regione,
è una persona che ha convissuto con
lui e con lui ha fatto viaggi
importanti. Poi, affonda il colpo:
“Come cittadino bolognese, il
pensiero di avere un futuro sindaco
che va in giro per il mondo a spasso
con i soldi dell’amministrazione
francamente lo trovo inaccettabile”.
E poi aggiunge: “La compagna di
Delbono è venuta presso i miei
uffici e ha dichiarato con grande
serenità che ha fatto questo, con
tutto quello che ne consegue”.
Per Delbono si tratta di “un modo
squallido e vigliacco, perché
allude, mette sospetti, tira in
ballo la vita privata, va a parlare
della famiglia e dei figli”. Parole
che ricordano in modo incredibile il
caso Silvio-Veronica. Insiste
Delbono, “il modo di interpretare la
politica da parte di Cazzola va
sullo squallido, va sulle
vigliaccate". Parole che ricordano
in modo incredibile il sistema di
propaganda del PD in campagna
elettorale. Ma Delbono, come
Berlusconi, è un personaggio
pubblico che si candida a guidare
una delle più importanti città
italiane. Ed allora le regole sulla
trasparenza nella vita privata e
sull’uso di beni pubblici per fini
personali tanto reclamata dai
sinistri non ha valore anche per
questo signore? In risposta alla
querela, Cazzola ha diffuso
pubblicamente 7 domande a cui
certamente Delbono, anima candida di
quelle sinistra della superiorità
morale non vorrà sottrarsi. |
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Ecco le 7 domande: -
Perché Delbono si sottrae fin
dall'inizio della campagna
elettorale al confronto con Alfredo
Cazzola, ha qualcosa da nascondere?
- Flavio Delbono ha mai
distratto fondi pubblici favorendo
persone a lui vicino?. - Flavio
Delbono ha mai fatto uso improprio
quotidiano di auto pubbliche pagate
dalla Regione Emilia Romagna? -
Ha mai usato foresterie della
Regione Emilia Romagna per uso
abitativo privato? - Delbono è lo
stesso professore accusato di plagio
nell'unico manuale che ha scritto
sollevando sconcerto e proteste nel
suo stesso mondo accademico come
riportato dal Corriere della Sera in
prima pagina nel 1996? - Flavio
Delbono ha mai ricevuto
finanziamenti 'occulti' da persone o
società vicine alla signora
Nicoletta Mantovani vedova
Pavarotti? - Quanto e' costata
ai cittadini bolognesi la campagna
elettorale di Flavio Delbono in
termini di manifesti, spot
elettorali, volantini e costosissime
sedi di comitati elettorali? |
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In attesa di risposte, possiamo
trarre da questa vicenda la morale
della favola: "Chi di Noemi ferisce,
di Cinzia perisce" |
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GHEDDAFI, UN BEDUINO SCOMODO |
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Non avendo responsabilità
istituzionali posso tranquillamente
dichiarare che per me Gheddafi è un
bandito, un dittatore, un despota e
probabilmente anche un assassino,
uno stupratore ed un pedofilo.
Detto questo si tratta di stabilire
se sono sbagliate le prese di
posizione di Napolitano, Berlusconi,
D'Alema e tanti altri nostri
parlamentari, compresa la direzione
dell'Università La Sapienza. Sono
50 anni che subiamo direttamente o
indirettamente le angherie di questo
energumeno e nessuno, ONU compresa,
ha saputo o voluto tutelare la
nostra sovranità. Io ritengo che
ci sia differenza tra la
manifestazione del libero pensiero
di un cittadino e l'accollamento
della responsabilità per tutta la
cittadinanza italiana con le proprie
opere e con le proprie decisioni.
Ecco perché una valutazione
obiettiva deve essere libera dalla
rabbia per le ingiustizie subite. |
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Un buon capo di stato deve sapersi
alleare anche con il nemico se
questo comporta un beneficio per la
propria nazione. Ho visto gente
in piazza che manifestava contro
Gheddafi. Presumo che questi non
sarebbero disposti a rinunciare al
riscaldamento in inverno oppure alla
benzina nella loro macchina.
Forse sono andati in automobile o in
motocicletta a manifestare proprio
con il petrolio di Gheddafi, visto
che ci fornisce il 30% di petrolio e
di gas. Ora qualcuno sta cercato
di rimediare al tragico errore che
ci ha privato delle centrali
nucleari e che oggi ci vede presi
letteralmente per le palle da
Gheddafi come dalla Francia e dagli
altri paesi fornitori di energia.
Mi piacerebbe leggere delle proposte
alternative per risolvere i nostri
problemi energetici in modo da poter
prendere Gheddafi a calci come si
merita. Ma non ho letto nessuna
soluzione su nessun giornale.
Altro presunto scandalo è il
rimborso previsto per i danni da
occupazione: 5 miliardi di dollari
da versare in 20 anni.
Corrispondono a 180 milioni di euro
all'anno. Non sono bruscolini, ma
a ben pensare è un bel risparmio.
Il Gheddafi, che ha l'astuzia di un
beduino, per anni ha lasciato
partire dal suo territorio
colpevolmente, se non con vera e
propria volontà, i clandestini che
sbarcano in Italia. Quanti? E
quante migliaia di clandestini
avremmo potuto risparmiarci con un
accordo precedente? Secondo l'
associazione nazionale funzionari di
polizia (Anfp), le spese vive
sostenute dallo Stato per un
clandestino vanno dai 2.300 ai 3.000
euro, dal momento in cui l'
immigrato illegale viene sorpreso
nel nostro territorio fino
all'attimo in cui raggiunge,
volontariamente o meno, il suo
Paese, mediamente 28 giorni.
Esclusi, però, vitto e alloggio nei
centri di permanenza, oltre a una
serie di altre voci che potrebbero
far raddoppiare il computo finale.
La Corte dei Conti a maggio ha
definito i costi sostenuti per il
biennio 2002-2003 (230 milioni di
euro per attività di contrasto e
sicurezza, 102 milioni per
iniziative di sostegno
all'immigrazione). I costi di
mantenimento degli immigrati nei
centri di permanenza, dove il
clandestino viene portato in attesa
di espulsione, secondo «Medici senza
frontiere» vanno da un minimo di 43
euro al giorno a un massimo di 185.
Ai costi dell' ospitalità, però,
occorre aggiungere quelli di
gestione dei centri. Abbiamo poi i
clandestini in carcere che ci
costano circa 250 euro al giorno
ciascuno. Se facciamo bene i
conti penso sia conveniente versare
180 milioni di euro all’anno e
bloccare gli sbarchi provenienti
dalla Libia. Ecco i calcoli che
un buon amministratore dello stato
deve fare. Berlusconi può essere
simpatico oppure no. Ciò non toglie
che sia stato l'unico personaggio
politico riuscito a risolvere la
decennale questione. E non mi
venite a dire che Napolitano e
D'Alema sono completamente
rimbecilliti. Forse vedono le
cose in modo diverso e con
cognizioni certo più ampie delle
nostre. Come diceva Sun-Tzu se il
tuo nemico ti è inferiore
annientalo, se ti è di pari valore
combattilo e se ti è superiore
alleati con lui !!! |
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NON C'E' NULLA DA FESTEGGIARE |
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Non c’è nulla da festeggiare, per il
momento. C’è invece un buon
motivo per commemorare la scomparsa
di due partiti storici che hanno
segnato la storia dell’Italia dal
dopoguerra fin quasi alla fine del
secolo scorso. L’esperienza del
«compromesso storico» tra Democrazia
Cristiana e Partito Comunista si è
conclusa con la fusione in un unico
soggetto politico denominato Partito
Democratico. Così facendo due
partiti, che assieme detenevano la
maggioranza assoluta delle
preferenze politiche, sono oggi
scomparsi non solo nella loro
identità, ma soprattutto sono
scomparsi a livello numerico. Il
Partito democratico dispone oggi del
26% della preferenza degli elettori.
Ciò significa che il vecchi partiti
DC e PCI oggi possono contare solo
sul 13% dell’elettorato italiano.
Tutto passa. Panta rei.
Nell’immagine la lapide
commemorativa. |
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IL COMMIATO A FRANCESCHINI |
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Dario Franceschini ha concluso il
suo mandato che prevedeva il
traghettamento del PD fino al dopo
le elezioni europee e si appresta a
lasciare il posto al suo successore.
Ufficialmente non è cambiato nulla
almeno fino alla fine dei
ballottaggi. Il direttivo del
Partito Democratico si è comunque
riunito per ringraziare Franceschini
per il compito svolto, seppur con
modesti risultati, ed un saluto
particolare gli è stato riservato da
Massimo D’Alema. Nell'immagine
D'Alema porge il suo saluto
personale. |
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SIGNOR DE BORTOLI, NON FACCIA COME
MIELI |
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Alla luce dell'evidenza che il
Corriere della Sera ha dato ai fatti
riguardanti la vita privata di
Berlusconi, ho inviato una lettera
al suo Direttore. |
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giugno 2009 |
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Egr. Signor
Ferruccio De Bortoli – Direttore del Corriere della Sera
Ho atteso un po’ di tempo prima di scriverle, cosa che era nelle mie
intenzioni al momento del suo
insediamento al vertice del
Corriere.
Volevo però prima attendere di vedere se era in grado di rimettere
dritta la barra del timone del
Corriere.
Debbo purtroppo constatare che, pur non arrivando ai livelli di
bassezza de la Repubblica, si sia
comunque buttato a capofitto sulle
polemiche riguardanti Berlusconi
senza sottilizzare sulla veridicità
di quanto pubblica.
Capisco che i lettori del Corriere non siano tutti degli estimatori
del Giornalismo con la G maiuscola,
e che molti di loro sappiano gustare
anche del sano e pecoreccio gossip.
Tenga però presente che questi
ultimi non costituiscono lo “zoccolo
duro” dei suoi lettori ma sono
quelli più volubili e facili a
cambiare.
Io ho letto il Corriere per 30 anni e poi un giorno ho smesso.
Ho smesso perché, a mio avviso, il suo predecessore Mieli l’ha fatta
fuori dal vaso.
Allora si chiederà: perché le scrivo? Perché nonostante tutto, e
nonostante non legga più il
Corriere, non ho perso la speranza
che un giorno torni ad essere il
giornale che una volta leggevo
volentieri.
In pratica la mia è una raccomandazione a non ripetere gli stessi
errori del suo predecessore.
E ancora meno a usare i mezzucci del gossip per risalire la china del
consenso perduto. Ricordi Veltroni
che, per rilanciare l’Unità,
allegava film pornografici e
figurine, snaturando completamente
l’identità del quotidiano e
portandolo al fallimento.
A titolo informativo le allego i testi degli scambi epistolari - in
pratica a senso unico - che ho avuto
con il signor Mieli.
Buona lettura e che buon pro le faccia.
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Alla c.a. Signor Mieli - 8
marzo 2006
Egregio direttore, la informo che
sono un lettore del Corriere da
trent’anni poiché lo considero il
quotidiano italiano più equilibrato
e meno politicizzato. L’ho sempre
difeso da chi lo voleva schierato
spiegando che ospitava pezzi di vari
orientamenti: il meglio per potersi
creare una opinione personale.
Oggi leggo il suo articolo che si
augura la vittoria della sinistra e
la considero una grave caduta di
stile. Logicamente lei può votare
chi le pare a titolo privato, ma il
suo ruolo di direttore esige il
rispetto dei lettori. Non dimentichi
che il suo compito primario è quello
di far vendere il giornale e non di
divulgare il suo “pensiero”.
Dice di esprimersi a titolo
personale ma usa il “noi”, pur
dichiarando di non impegnare il
corpo di editorialisti e
commentatori. Quindi il suo è un
plurale majestatis, prova che la
presunzione ha portato in superficie
la stupidità. Certe prese di
posizione sono accettabili dagli
opinionisti, ma non dal direttore
che, a mio parere, dovrebbe rimanere
super partes. Penso che
smetterò, a malincuore, di
acquistare il Corriere e mi auguro
lo facciano altri lettori, almeno
finché lei ne sarà direttore. Mi
aspetto comunque che in caso di
successo elettorale della destra
lei, coerentemente, rassegni le
dimissioni. |
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LETTERA DI RISPOSTA DI PAOLO
MIELI - 09 marzo 2006
Caro lettore,
La ringrazio per la e-mail e per l’opinione ancorché critica che ha voluto
esprimere.
Spero che con un’ulteriore riflessione Lei possa apprezzare una scelta di
trasparenza che accomuna il Corriere
a tutti i più grandi giornali del
mondo libero. E questo le assicuro
conta più di un’indicazione di voto
per Berlusconi o Prodi.
Un cordiale
saluto.
Paolo Mieli
LETTERA ALLA
REDAZIONE DEL CORRIERE
Mielilungimiranza - 23 agosto 2006
Spett.le Redazione, sono un
ex lettore del Corriere a causa
della presa di posizione del vostro
direttore in occasione delle ultime
elezioni. In risposta al mio
netto dissenso avevo ricevuto questa
lettera (vedi sopra) A distanza
di tempo ed alla luce di "ulteriori
riflessioni" e dei fatti recenti,
sono arrivato alla conclusione che
la lungimirante presa di posizione
del Signor Mieli, oltre alla perdita
di lettori a favore di Libero e del
Giornale (ed io sono uno di loro) si
è risolta con uno schiaffo in faccia
da parte di coloro che aveva
contribuito ad eleggere (Padoa
Schioppa non è stato eletto, ma
Visco la pensa come lui).
Complimenti. Se a questo
aggiungiamo la sua attuale precaria
posizione in seno al Consiglio di
Amministrazione che, probabilmente,
porterà al suo cambio di attività,
ho la conferma che la mia
affermazione "la presunzione ha
preso il sopravvento ..." era più
valida della sua giustificazione.
Resto quindi in attesa che si compia
l'inevitabile per poter essere uno
dei pochi che torna sui suoi passi
riprendendo ad acquistare il
Corriere. Nel frattempo esorto il
Signor Mieli a fare "ulteriori
riflessioni" sul suo operato ed a
valutare quanto sia stata apprezzata
"la trasparenza (?) che accomuna
tutti i più grandi giornali del
mondo libero".
SIGNOR MIELI, HA RIFLETTUTO?
- 23 marzo2008
Egr. Sig Mieli Le riporto la
lettera che lei ricorderà molto bene
e che mi scrisse il 9 marzo 2006,
quando l’accusai di aver permesso
alla sua presunzione di prevalere
sulla ragione, avendo smaccatamente
appoggiato la campagna elettorale
della sinistra. “Caro lettore,
............” Successivamente,
quando ha potuto constatare la
gestione fallimentare del governo da
lei appoggiato dichiarò al convegno
dei Giovani Industriali di
Capri.”Oggi alla guida del convoglio
non c’è nessuno e lo dice uno che a
favore della maggioranza molto si è
speso”. E ancora, rivolto al
governo: “Pensate di essere la parte
migliore del paese ma non è così”.
Questo a mio avviso dimostrava che
si stava già preparando al
trasloco..... Giorni fa ho letto
il suo intervento su “Libero” (non
su l’Unità) dove dichiarava con una
bella dose di faccia tosta che “Il
pezzo pro-Unione non lo rifarei e
questa volta scommetto su Silvio”. A
questo punto il trasloco sull’altra
sponda si può dire concluso.
Come vede i nodi arrivano al pettine
e a quanto pare la “ulteriore
riflessione” l’ha fatta lei con una
retromarcia che nulla depone a
favore del suo acume, purtroppo non
all’altezza della sua cultura.
Sa che cosa le dico? Anche il suo
attuale incensamento di Berlusconi,
che ora definisce uomo di enormi
meriti, grandissimo personaggio
della politica, grande e
sorprendente, dimostra solo che
l’arte del leccapiedi non sia per
lei una materia sconosciuta.
Vuole un consiglio? Non parteggi per
nessuno. Mantenga il suo giornale
libero e pubblichi le opinioni di
tutti gli schieramenti politici. La
sua opinione personale non ha
nessuna importanza.
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NOTA: la segretaria del signor De
Bortoli mi ha chiesto un contatto
telefonico diretto con lui. Sono in
attesa di una telefonata. |
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Oggi 8 giugno
2009 ho comperato il Corriere.
Se non altro
perché il nuovo direttore, il signor
Ferruccio De Bortoli, mi ha
telefonato.
Avevo previsto
tre possibilità: una minaccia di
querela, un sereno scambio di
opinioni, nessuna telefonata.
La seconda è
quella giusta.
Mi ha detto di
aver letto con attenzione il mio
scritto e di aver preso in
considerazione i miei suggerimenti.
Ha anche
aggiunto di contattarlo quando
ritengo di aver altri appunti da
fargli.
Ovviamente gli
ho chiarito il mio punto di vista
che ha incontrato la sua
approvazione.
Devo dire che
ho avuto una piacevole conversazione
e sono sorpreso che, in questi
momenti di esiti elettorali, abbia
trovato il tempo di chiamarmi.
Certamente non
ho riscontrato l'arroganza e la
presunzione di uno Scalfari ma
piuttosto la modestia di una persona
intelligente. Penso che al
Corriere farà bene.
Ed io da oggi
ho ripreso a leggere il Corriere
della Sera. |
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LA RAI MI HA MANDATO UN DIFFIDA |
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Tempo fa ho
riportato sul mio sito uno schema
che riassumeva le posizioni
politiche dei dirigenti della RAI.
In questi giorni
ho ricevuto dalla stessa RAI questa
lettera che riporto per conoscenza:

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DACIA SCRIVE A VERONICA ED IO SCRIVO
A SILVIO |
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Dopo la lettera
aperta di Dacia Maraini a Veronica
mi sento in dovere di scrivere
anch’io una lettera aperta a Silvio
Berlusconi:
"Caro Silvio,
questa lettera giace sul mio tavolo
da tempo. Mi tratteneva il riserbo
di fronte a una persona importante
come lei. Ma quando ho letto che si
sente solo e abbandonato ed è stata
resa pubblica la notizia che la sua
consorte frequenta da anni il signor
Alberto Orlandi, di 47 anni, capo
del servizi di sicurezza di Villa
Macherio, con cui condivide
progetti, interessi e vacanze, ho
pensato che era giusto comunicarle
pubblicamente la mia solidarietà.
Che le assicuro è la solidarietà di
molti italiani, sicuramente più di
quanti lei sospetta. La mia è una
solidarietà impregnata di
indignazione. Il linciaggio nei suoi
riguardi, soprattutto dai giornali
vicini a sua moglie, è feroce,
rancoroso e punitivo. Vorrei
ricordare loro che la brutalità che
usano, oltre a colpire lei, ferisce
tutti gli uomini che la pensano come
lei.
Perché denuncia
una mentalità ottusa e
discriminante, un atteggiamento
culturale offensivo nei riguardi di
chi la pensa in modo diverso. Come a
dire: noi siamo giusti, voi siete
sbagliati.
E tutto questo
non nasce dalla necessità di
assicurare all’Italia il benessere e
la pace sociale a cui ha diritto, ma
nasconde solo ragioni volgari:
gelosia, invidia, paura di perdere
posizione e denaro.
Purtroppo non si
tratta di una novità: sta montando
di questi tempi l’ennesima caccia
alle streghe che ha l’unico
obiettivo di distruggerla
politicamente ed anche fisicamente,
se possibile.
Si sta
diffondendo un falso moralismo fatto
di ipocrisia e superbia.
Un virus
insinuante che ha contagiato, oltre
una quantità di settimanali e di
giornali anche molto linguaggio
della classe politica, e appare
tutti i giorni, brillante e festosa,
in tante trasmissioni che entrano
nelle case italiane.
Come interpretare
questa rabbiosa intolleranza verso
di lei e verso chi rappresenta?
Forse il totalitarismo che ha
fallito l’obiettivo nel dopoguerra
vuole riprendere il ruolo che gli è
stato negato dal popolo italiano?
Questo certamente
mette in discussione la supremazia
della libertà e della democrazia che
deve rimanere alla base di una
società civile.
Nel suo caso si
sta ricorrendo alle bastonate
mediatiche. Per distruggerla a
livello familiare, sperando che lo
scandalo travolga anche la sua vita
politica.
Cosa conta la sua
dignità, il suo pensiero, le sue
preoccupazioni di fronte a una
moglie che, come sappiamo, è caduta
in preda a una erotomania da
menopausa?
Più i giorni
passano e più risulta chiaro che le
parole da lei pronunciate non solo
dichiarano il vero, ma rivelano solo
una parte della gravità della
situazione. Una donna dalla grande
responsabilità sociale che si è
esposta gridando e minacciando il
proprio marito, che la ha sempre
tenuta in palmo di mano ed
accontentata in tutto, e gli chiede
con fermezza il divorzio non è né
dignitosa né riconoscente. Qualcuno
ha strillato al tradimento, qualcuno
alla calunnia, qualcun altro al
moralismo bigotto. Ma tutti sanno
che una donna che sta al fianco di
un uomo che rappresenta una nazione
non può comportarsi come una
cittadina qualsiasi.
La sua condotta
deve, non dico essere esemplare,
tutti possono sbagliare, ma non può
trascurare la trasparenza. Doppiezza
e menzogna sono pericolosi per una
first lady, in quanto si prestano ai
ricatti. I cittadini hanno il
diritto di sapere se un loro
governante ha al fianco una persona
degna. Questo non significa fare del
moralismo, come è stato scritto, ma
credere in una tenuta pubblica che
deve suscitare stima e fiducia.»
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DACIA MARAINI SCRIVE A VERONICA LARIO |
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Questa è la lettera aperta che Dacia Maraini ha scritto a
Veronica Lario:
"Cara Veronica, questa lettera giace sul mio tavolo da
settimane. Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona
riservata come lei. Ma quando ho letto che
si sente sola e abbandonata ho pensato che era giusto
comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le
assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di
quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di
indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai
giornali vicini a suo marito, è feroce, rancoroso e punitivo.
Vorrei ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a
colpire lei, ferisce tutte le donne. |
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Perché denuncia una mentalità razzista, un atteggiamento
culturale offensivo nei riguardi dell’altro sesso. Come a dire:
tacete e state a casa.
Qualsiasi prepotenza o abuso denunciate certamente sarà per
ragioni volgari: gelosia, invidia, paura di perdere potere e
denaro.
Purtroppo non si tratta di una novità: sta montando di questi
tempi una nuova misoginia, fatta di una falsa ammirazione per le
bellezze femminili che nasconde aggressività e disprezzo.
Un virus insinuante che ha contagiato, oltre una quantità di
settimanali e di giornali anche molto linguaggio della classe
politica, e appare tutti i giorni, brillante e festosa, in tante
trasmissioni che entrano nelle case italiane.
Come interpretare questa rabbiosa intolleranza verso il genere
femminile? Forse le donne stanno diventando troppo brave: le
migliori nelle università, le migliori nella pedagogia
scolastica, le migliori in tante professioni. Questo certamente
mette in discussione la supremazia culturale maschile che per
molti deve rimanere alla base del rapporto fra i sessi.
Altrimenti «botte», come strillano i prepotenti. Anche nel suo
caso si sta ricorrendo alle «botte» mediatiche. Perché taccia.
Cosa conta la sua dignità, il suo pensiero, le sue
preoccupazioni di fronte a un marito che, secondo lei, è caduto
in preda a una erotomania senile?
Più i giorni passano e più risulta chiaro che le parole dure ma
limpide da lei pronunciate non solo dichiarano il vero, ma
rivelano solo una parte della gravità della situazione. Un uomo
dalla grande responsabilità politica che si è esposto gridando e
minacciando la propria moglie che lo redarguisce e gli chiede
con fermezza il divorzio non è né dignitoso né onorevole.
Qualcuno ha strillato al tradimento, qualcuno alla calunnia,
qualcun altro al moralismo bigotto. Ma tutti sanno che un uomo
che rappresenta una nazione non può comportarsi come un
cittadino qualsiasi.
La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono
sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza. Doppiezza e
menzogna sono pericolosi per un governante, in quanto si
prestano ai ricatti. I cittadini hanno il diritto di sapere se
un loro governante sia in condizioni gravi di doppiezza e
ricattabilità. Questo non significa fare del moralismo, come è
stato scritto, ma credere in una tenuta pubblica che deve
suscitare stima e fiducia.
Dacia Maraini"
Il mio commento:
Vomitevole. Veronica è sola e abbandonata? Stiamo parlando della
signora che possiede appartamenti in tutto il mondo ed ha una
disponibilità finanziaria riservata a pochi?
La signora Maraini si spreca solo per le donne importanti?
Evidentemente le ali della sua poesia l'hanno portato fuori
dalla realtà.
Vorrei farle presente che ci sono altre donne sole e abbandonate
che non hanno il privilegio della sua attenzione.
Basta che scenda in strada magari di sera e troverà tante donne
sfruttate e brutalizzate.
Oppure potrebbe fare un viaggio didattico nei paesi islamici
dove le donne vengono considerate meno degli animali.
La signora Maraini, come tutti cialtroni, lancia il sasso e
nasconde la mano.
Infatti ho provato a scriverle ciò che penso direttamente sul
suo sito. Non è stato pubblicato.
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AFFIDERESTI TUO FIGLIO AD UN UOMO
COME QUESTO? |
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PALMIRO
TOGLIATTI
IL MIGLIORE |
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Questo signore è
Palmiro Togliatti, segretario del
Partito Comunista Italiano dal 1927
al 1964, a suo tempo definito il
«migliore» uomo comunista.
Aldo è il figlio di Palmiro
Togliatti e Rita Montagnana. Quando
ha appena 10 anni, i genitori, che
da tempo vivono in Urss, lo
depositano nell’Istituto di Ivanovo,
una sorta di laboratorio per
forgiare l’homo novus staliniano,
avendo come cavie i figli della
nomenklatura.
Aldo è un bambino
intelligente, dolce, delicato,
sensibile, introverso. Avrebbe
bisogno del calore della famiglia e,
invece, si ritrova in mezzo a
compagni aggressivi e violenti. C’è,
ad esempio, il figlio di Tito, bullo
nato che s’impone a furia di sberle,
mentre altri non sono da meno con
chi appare inerme. Vinca Berti, sua
compagna di collegio, ricorda Aldo
sempre in balìa dell’altrui
fisicità, fragile fanciullo in mezzo
a birbanti ferrigni. Un giorno,
Palmiro e Rita lo vanno a trovare e
gli promettono di ritornare dopo due
settimane. Passeranno anni e Aldino,
orfano di fatto, non è per nulla
compensato dall’essere «figlio del
partito». Scrive lettere disperate
in francese a mamma e papà. Tutto
inutile e la sua sofferenza emotiva
diviene psichica.
Aldo nel 1945
torna in Italia, giusto in tempo per
subire un altro shoc: sua padre
tradisce sua madre con Nilde Iotti.
Nel 1951
Togliatti lo rispedisce in Urss dove
è confinata la mamma Rita Montagnana
che ha il divieto di tornare in
Italia per non disturbare il
«migliore».
Morta Rita il Pci
lo relega in una casa di cura di
Modena. Non è dato sapere come sia
finita: è scomparso nel nulla.
(da Libero del 29.05.09)
AFFIDERESTI TUO FIGLIO AD UN UOMO
COME QUESTO?
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«Talis patris ... |
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I Padri della Patria sono arrabbiati: SIAMO IN UN DESERTO PRIVO
DI LEGALITA’.
Armano Cossutta, Dario Fo, Margherita Hack, Marco Pannella,
Giorgio Bocca, Pietro Ingrao, Giorgio Ruffolo; questi secondo
l’Unità i padri della patria:
Armando Cossutta, che ha passato tutta la vita in parlamento
«Dieci legislature, 36 anni consecutivi». Di questa sua opera
ininterrotta a favore del popolo italiano ricordiamo,
ricordiamo, ricordiamo... non ricordiamo nulla.
Margherita Hack, quella che si vergogna di essere italiana ma
non ha nessun pudore a dichiararsi comunista.
Giorgio Bocca, quello che ha firmato, con la Hack, il manifesto
che incitava all’assassinio di Calabresi. Bocca, il fascista,
razzista e antisemita tutto di un pezzo, ora comunista a pezzi.
Pietro Ingrao che è rimasto alla legalità comunista che lui ha
conosciuto in Unione Sovietica e da li non si è più mosso.
Giorgio Ruffolo, ex ministro, fondatore di Micromega e scrittore
di numerosi saggi. Tanto rumore per nulla.
Marco Pannella, che a volte digiuna e a volte si sostiene con il
piscio, ridotto ad una caricatura di se stesso.
Dario Fo, il fascista convertito al comunismo per questioni di
portafoglio. Un premio Nobel che ha declassato tutti i premi
Nobel.
Ecco questi sarebbero i padri della patria. Tutta gente che non
ha mai fatto un c.... in vita sua.
Ovvio che da tali padri non possiamo avere che tali figli. |
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... talis filii» |
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