Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale
Libera associazione che si vuole occupare di tutte
quelle violazioni dei diritti delle persone, per aiutare
coloro ai quali viene impedito di esercitare i diritti
sanciti dalla Carta Costituzionale, in ogni espressione
e settore dell'esistenza a partire dalla libertà di
pensiero e di parola.
DELEGATO PER
PROVINCE BOLOGNA E FERRARA
COSE
DA RIDERE
E DA
PIANGERE
PRESENTAZIONI PPS
INTRATTENIMENTO
SATIRA POLITICA
FATTI DI CRONACA
VOLA IN
ED ALTRI POSTI
SOLO
PER RIDERE
BARZELLETTE SU PRODI
STRETTAMENTE PERSONALE
LE MIE
CANZONI
LETTERA DI GATTO
FELIX
In questo
blog trovate la mia raccolta di lettere inviate
a quotidiani e siti internet e schede dove esprimo i miei
pensieri e le mie opinioni su politica o fatti di
attualità e di cronaca.
Chiunque può
inviare liberamente i propri commenti rimanendo
nell'ambito dell'educazione e del rispetto. Le lettere
di commento riceveranno risposta.
Qualunque
cittadino può fare politica vera senza
essere necessariamente legato ad un partito
o ad una corrente di pensiero. E' così che
l'individuo diventa soggetto e non rimane
oggetto.
OGGI INAUGURIAMO UNA NUOVA SCHEDA
L'ITALIA E' PRONTA PER UN PRIMO MINISTRO GAY
Queste
parole, pronunciate da Nicki Vendola, sono
la prima pietra posata per la sua scalata al
potere.
VENDOLATE ovvero piccola raccolta di
dichiarazioni strampalate destinate a
superare quelle del maestro di Pietro.
"Bisogna
vincere per le donne e gli eroi dei nostri
giorni: Falcone, Borsellino e Carlo
Giuliani"
(Carlo Giuliani, per chi non lo sapesse, è
il balordo che voleva assalire i
carabinieri. Evidentemente Nicki ha una
visione degli eroi "diversa")
Definito l'Obama Bianco, Nicki
accetta il paragone e aggiunge che Obama:
"viene da una certa periferia"
(Nicki non sa che Obama si è diplomato in
una prestigiosa scuola privata e che ha
frequentato la Columbia University e
Harvard?)
"Io concepisco la politica come
danza della vita. Mentre spesso è danza
della morte, perché ha semplicemente un
codice di potere. Questo è più normale a
destra. Mentre per la sinistra è un
suicidio. Oggi destra e sinistra appaiono
come due copioni shakesperiani quasi
identici"
(Chiarissimo vero? Eppure ci assicurano che
non era sbronzo, né fatto, ma nel pieno
delle sue facoltà mentali)
"Berlusconi è la proiezione sulla
scena pubblica dell'Italia Grande Fratello.
Ma questa proiezione è giunta ai titoli di
coda. Per sconfiggere il centrodestra
bisogna avere un contratto con gli italiani"
(Magari firmato in diretta nel salotto di
Vespa? Molto originale e soprattutto una
novità)
Chiudendo a Bari la tre giorni delle
"Fabbriche di Nicki" ha spiegato che sono
l'equivalente dei meeting di Comunione e
Liberazione.
(A me sembrano la copia della Fabbrica di
Prodi a Bologna. Molto originale e
soprattutto una novità)
"Prodi ha rovesciato alcuni
modelli di lotta politica. A me piaceva il
tono elevato del suo discorso antipopulista.
Mi piaceva la costruzione di una leadership
per strada rompendo l'autoreferenzialità del
ceto politico.
(Ecco la novità, la leadership per strada:
Non so che cosa sia, ma Nicki lo sa di certo
e magari poi ce lo spiegherà)
"Il mio compito è quello di
agevolare un cambio generazionale e del
linguaggio"
(Quindi dovrebbe rinunciare visto che è in
politica dal 1985, mentre Berlusconi lo è
dal 1994. Per il linguaggio direi che con
lui sarebbe più "gaio")
"Siamo comunisti non per replicare,
nei secoli dei secoli, una storia
codificata, una liturgia monotona, una forma
statica che contiene una verità rivelata: ma
per liberarci dai fantasmi e dai feticci di
un mondo che strumentalizza la vita,
mercifica il lavoro, distrugge la
socialità."
(Concetto che potrebbe essere prerogativa
dei liberali, visto che proprio il comunismo
è l'ideologia principe nella
strumentalizzazione della vita)
Mi sono seduto
in riva al fiume in attesa di veder
passare il cadavere di Gianfranco
Fini.
Ovviamente
in senso figurato.
In realtà
auguro tanta vita a Fini.
Abbastanza per poter subire le
conseguenze del suo modo di
agire subdolo ed ingrato.
Mi aspetto
a breve anche le sue dimissioni
da Presidente della Camera.
Sembra che
Francesco Storace voglia
presentare una denuncia sulla
sparizione dai beni di AN
dell'appartamento di Montecarlo
ora di proprietà di una società
off-shore.
In quanto
indagato, sempreché non venga
insabbiata la denuncia, dovrebbe
applicare la regola resa
pubblica due giorni orsono
secondo la quale chi è indagato
deve dimettersi dalle cariche
pubbliche.
Le gare
di Formula 1 hanno perso da anni il
fascino che avevano quando le
macchine erano guidate dai piloti.
Ora tutto
dipende dal livello tecnico
dell'automobile e le doti del pilota
sono sottomesse al budget di
investimento della scuderia.
Cosicché la gara è diventata un
monotono passaggio di automobili
senza emozioni o gesti di bravura. A
tutto ciò si aggiunge poi una
cervellotica ricerca di continui
cambiamenti che, secondo il Grande
Capo, dovrebbero rivitalizzare uno
sport in agonia.
Ecco
allora che abbiamo prima le ruote
slick, poi quelle scolpite e poi
ancora le slick; le gomme dure e le
gomme morbide da utilizzare
obbligatoriamente (come se al Giro
d'Italia ci fosse l'obbligo di usare
rampichino e bici da corsa nella
stessa gara); rifornimenti sì e
rifornimenti no, alettoni sì e
alettoni no; penalizzazioni gestite
a piacere e safety car a sorpresa.
Insomma un guazzabuglio di norme che
anziché valorizzare la bravura dei
piloti, li riduce a semplici
accessori.
Vorrei
infatti vedere Lewis Hamilton, primo
in classifica con la McLaren,
scambiare la sua macchina con la
Virgin di Timo Glock. Credo che
cambierebbe anche la classifica.
A tutto ciò si aggiunge la
regola che non si può fare il gioco
di squadra. Ma come, c'è il
campionato a squadre e si vieta il
gioco di squadra? In tutti gli sport
non individuali prevale l'interesse
del team. In Formula 1 no. Lo scopo?
Sconosciuto. E così
l'unica emozione di questo monotono
circo diventa la multa comminata
alla Ferrari.
Sembra che
una notizia, che definirei
inquietante, sia sfuggita a giornali
e telegiornali. Infatti non trovo
articoli né ascolto servizi sulle
mozzarelle blu della Granarolo di
Bologna trovate in un supermercato
di Rivoli a Torino. Ricordate la
pubblicità della Granarolo?
- Latte Alta Qualità - mucche
italiane selezionate - filiera
garantita e controllata - latte
garantito e certificato ogni giorno
con controlli più numerosi e
approfonditi di quelli di legge.
Se così fosse come si può
giustificare la presenza dello
pseudomonas fluorescens, il batterio
che colora di azzurro il latticino,
che normalmente vive e vegeta
nell’acqua delle fognature? La
pubblicità della Granarolo più che
un corretto messaggio informativo,
sembra proprio una truffa.
Infatti quello che è definito come
prodotto di «mucche italiane
selezionate» viene acquistato dalla
Milchwerk Jager, azienda tedesca da
dove risulta provenire il latte con
cui sono state confezionate le
mozzarelle colorate trovate fino ad
ora. Acquisti verificati anche dagli
inquirenti attraverso il
monitoraggio costante sul flusso di
queste materie prime ed ammessi dai
vertici della società. La direzione
della Granarolo ha anche ammesso
l'acquisto di provole in Germania.
Sorge
spontanea la domanda: con quale
marchio hanno venduto queste
provole? Forse con il marchio
Granarolo da "mucche italiane
selezionate"?
Cos'
tutte le balle raccontate nella
pubblicità che vengono
clamorosamente smascherate,
diventando di fatto una pubblicità
non solo ingannevole, ma
truffaldina.
Sembra che il presidente della
cooperativa Granarolo, in difficoltà
a spiegare l’incoerenza tra quello
che la società dice e quello che fa,
abbia dichiarato che la spiegazione
è molto semplice: la mozzarella è
blu perché il latte proviene da
vacche blu, come quelle raffigurate
all’esterno dello stabilimento.
Nell’immagine una mozzarella, le
vacche della Granarolo e....
La Metropolitana, il People Mover e il
Passante Nord sono in progetto e si prevede la loro
realizzazione entro 2050. Invece per il Civis
siamo alla partenza dei lavori dopo solo 15 anni di
progetti.
Civis è il
progetto di collegamento di San
Lazzaro con Borgo Panigale e
Corticella con il centro storico.
Certo che essendo nel 2010 ci si
attendeva qualche cosa di nuovo nel
settore trasporti urbani. Che so,
una monorotaia alla giapponese,
mezzi che si muovono su cuscinetti
d’aria o perlomeno mezzi ad energia
autonoma, con pannelli solari.
Insomma qualche cosa di innovativo
per dare a Bologna una immagine mano
vecchia e stantia. Ed invece sapete
che mezzi utilizza il Civis?
Il
VECCHIO FILOBUS in uso da
decenni in altre città dove è
ritenuto del tutto obsoleto e
sorpassato. Ma non a Bologna. Basta
una bella riverniciata e tutto è
risolto. Il costo? Solo 182,2
milioni di euro. I tempi?
Biblici. Il risultato? Mediocre.
Qualcuno se ne è accorto e questo ha
portato a 15 anni di scontri
sull’opportunità di realizzare
questa opera tanto odiato dai
cittadini. Però non tutti
conoscono la lungimiranza di Vasco
Errani, il presidente della regione
Emilia-Romagna che da qualche hanno
mette nelle spese 20.000 euro di
denaro pubblico per comperare dei
cammelli in Africa, ufficialmente
per dare latte ai bambini africani.
Certo in questo momento dove a tutti
sono richiesti dei sacrifici, vedere
dei soldi buttati così da un po’
fastidio. Ma gli stolti che si
lamentano non sanno che in realtà
Errani, conoscendo i tempi necessari
in Italia per realizzare qualsiasi
progetto, ha pensato bene di
utilizzare lo squadrone di cammelli
per dare il via al Civis Cammellato,
per i bolognesi CIVIS CAM.
Nelle
immagini potete vedere a sinistra il
progetto Civis come dovrebbe essere
realizzato e a destra il Civis Cam
durante l’inaugurazione in Piazza
Maggiore con Errani in testa un po’
preoccupato e il nostro caro Testa
quedra, ospite d’onore, molto più
rilassato. Dietro, il palazzo Re
Enzo dove sono state realizzate le
stalle.
PS: Per il corrente anno è
stata messa nuovamente in bilancio
la spesa di 20.000 euro per
l’acquisto di caprette. Vuoi vedere
che ce le troveremo ai Giardini
Margherita a tosare l’erba delle
aiuole?
«Dobbiamo
darci un profilo più
attrattivo, in grado di catturare
l’attenzione oltre che di
sviluppare un ragionamento. Posso
dirlo? Dobbiamo diventare più sexy».
Il vicesegretario del Pd Enrico
Letta, in un’intervista
all’Espresso, rispolvera per parlare
del Pd un’espressione che usò anche
l’ex premier Romano Prodi per
descrivere l’Unione. «Siamo
ancora legati – afferma Letta – ai
vecchi corpi intermedi. E invece
dobbiamo parlare in modo diretto,
presentare problemi e soluzioni».
Anche la Serracchiani e Ugo
Sposetti sono favorevoli a cambiare
il logo del PD che non piace un
granché. Non sono giunte proposte
ed allora mi permetto un
suggerimento: dopo il PCI, il PDS,
il DS ed il PD è giunta l'ora del SP
il Sexy Party.
Niki Vendola, il prossimo candidato
premier della sinistra, ha già
presentato un progetto per
l'ingresso delle feste dell'unità.
Eccolo:
La
giornata di sciopero dei giornalisti
RAI ci ha permesso di seguire una
tappa del Tour de France senza il
commento audio. Io sono un
cicloamatore al momento appiedato
per problemi di salute che segue
giornalmente il Tour e che, seppur
appassionato di bicicletta, è
costretto a cambiare di frequente
canale non riuscendo a sopportare a
lungo la penosa e logorroica
telecronaca. Una trasmissione di
5 o 6 ore da riempire di parole
diventa una ricerca di pettegolezzi
e aneddoti che nulla hanno a che
fare con il ciclismo della strada.
E così chi segue tutta la
trasmissione è costretto a
sopportare commenti patetici,
intercalari che non appartengono
alla lingua italiana, vocali
allungate fino a diventare rantoli,
ripetizioni di frasi e di parole per
enfatizzare il nulla, frasi con una
sintassi sconclusionata tale da
renderle incomprensibili. Il tutto
condito da uno sfoggio di sapienza
sportiva attinta direttamente da un
computer. Insomma un gran blaterare
con pochi momenti di interesse ed
ore di fastidioso cicaleccio.
Si potrebbe dire che basta
togliere l’audio, ma così si perdono
i fattori genuini e naturali che
fanno parte del fascino del
ciclismo. Infatti lo sciopero ha
permesso di vivere una giornata tra
i partecipanti alla corsa facendo
sentire tutti i suoni e le voci
reali con la sensazione di pedalare
nel gruppo. Così anche chi non
pratica il ciclismo ne ha potuto
capire l’essenza nella fatica di chi
sta davanti a tirare e nel relativo
relax di chi si nasconde nel gruppo,
dove si chiacchiera e si scherza, si
ride, si mangia e si beve. Tutto
questo mentre di fianco passa la
natura, si sente la gente che parla
ed urla, avvolti dal grande ronzio
delle biciclette che fanno sembrare
il gruppo uno sciame di api. E si
possono meglio capire gli stati
d’animo di chi pedala, dalla fatica
di chi non ce la fa più alla gioia
di essere in questo gruppo di
eletti. Si capisce la calma di chi
si sente forte e la tensione di chi
pensa di non potercela fare. Si
comprende l’orgoglio di chi è
davanti a dare tutto per il suo
capitano tra ali di folla che ti
incita e ti applaude. Si vive
anche la dura realtà e l’angoscia di
una caduta causata da una
distrazione, da una frenata o da una
curva sbagliata. Un momento di paura
seguito dall’ansia di non farcela a
rientrare in gruppo. E quando a
venti chilometri dall’arrivo il
gruppo comincia ad accelerare
finisce la pace. La velocità
aumenta, aumenta sempre di più di
pari passo con la tensione e la
fatica che lasciano senza respiro
fin dopo il traguardo non solo i
corridori, ma anche chi guarda.
Un insieme quindi di silenzi, di
voci, di rumori, di forza, di
sofferenza, di tensione e di paura
che portano ad amare questo sport.
Tutto questo senza nulla perdere.
Infatti le informazioni sulla
situazione della corsa venivano date
in sovrimpressione. Certamente un
commento opportuno e tempestivo può
far parte integrante di una
competizione a condizione che non
sia solo un riempitivo fine a se
stesso e prevaricante sul gesto
sportivo. Quindi vorrei dare un
consiglio ai commentatori
televisivi: se non avete nulla da
dire, tenete la bocca chiusa e
fateci ascoltare il ciclismo.
PS: Nel 2006 ho scritto questa
lettera ai giornali. Sembra che
nulla sia cambiato. «Con un
mio amico inglese guardavo una sera
la televisione. Ad un certo punto mi
ha chiesto che significato avevano
tutte quelle vocali tra le parole
che si sentono frequentemente
pronunciare da giornalisti e
presentatori e che gli rendevano
difficile capire la nostra lingua.
Si riferiva a quelle eeee, aaaaa,
ooo, che tante volte si sentono in
radio e televisione per unire le
parole o riempire le pause. In
effetti anch'io da tempo ho notato
che molti di questi professionisti
oltre a non avere molta padronanza
della lingua italiana, hanno una
dizione che lascia molto a
desiderare. Comunque gli ho risposto
che probabilmente c'erano due
spiegazioni possibili: in Italia si
dice che uno "se la tira" quando
ostenta sapienza e superiorità
intellettuale. Così facendo alcuni
di loro credono, in questo modo, di
dare peso a ragionamenti che valgono
poco. Altra spiegazione è che
abbiano dei problemi di collegamento
tra cervello e bocca. Succede anche
nel computer con l'elaborazione dei
dati. Infatti se il cervello non ha
la capacità di creare rapidamente
frasi di senso compiuto, la bocca si
trova priva di parole e quindi
infila queste cacofonie che servono
solo a mascherare il vuoto mentale.
Secondo il mio amico è preferibile
la bocca chiusa tra una parola e
l'altra ad un linguaggio "idiot"».
La vacanza è finita. Potendo scegliere, avrei
preferito le Maldive, ma ho ritenuto opportuno
seguire un buon consiglio: Clinica con aria
condizionata.
Ne ho approfittato per scrivere le mie
LETTERE DALLA
CORSIA
Ovvero, riflessioni semi-serie dal letto di
un ospedale.
IL TORO CHE E’ IN ME
Anche questa è fatta. Hanno
tolto la mia vecchia valvola aortica
che per 63 anni ha saputo soddisfare
le mie esigenze fisiche anche quando
andavo, spesso e volentieri, oltre i
miei limiti. Limiti che non sono mai
stato capace di accettare. L’ho
lasciata con un po’ di rimpianto
perché comunque, nel bene e nel
male, abbiamo fatto una bella vita
insieme. Ma ho accolto con
piacere e senza pregiudizi la mia
nuova valvola biologica che sembra
proveniente da un torello
sacrificato allo scopo. Mi spiace
per lui che non potrà più correre
libero nei prati, ma che in compenso
non sarà neanche più rinchiuso in
una stalla. Gli prometto che con me
non avrà una vita vuota e priva di
emozioni. Lo porterò nella natura
splendida del Trentino, nei boschi e
sulle cime, sull’acqua e sulla neve.
Sento che tra noi due ci sarà una
grande intesa collaborativa che ci
permetterà di fare ancora un lungo
percorso assieme. E quando nel
silenzio della notte mi sembrerà di
sentire un lontano e fievole muggito
non avrò paura. E’ il Toro che è
in Me.
LA MIA TERZA VITA
Sono passati dieci giorni dal
mio ricovero ospedaliero per una
stenosi aortica. L’intervento è
riuscito e mi chiedo quale sia stato
il passaggio più significativo di
questa nuova esperienza. Dunque
vediamo. Dell’operazione non ho
visto e sentito nulla. Il taglio
delle costole vicine allo sterno non
mi ha lasciato alcun dolore
(ovviamente stando sdraiato e senza
tossire). E’ vero che il dolore
provocato dai due tubi in PVC del
drenaggio toracico, quando mi hanno
sollevato in sala di rianimazione,
ha raggiunto il primo posto nella
mia personale Hit Parade della
sofferenza, ma alla cosa è stato
posto rimedio velocemente. La
tachicardia era prevista. Quindi
quando è arrivata l’infermiera un
po’ trafelata avvisandomi che il mio
cuore viaggiava a 140 battiti al
minuto, le ho detto che ero abituato
a correre e così si è un po’
calmata. La flebite al braccio,
causata dal farmaco che doveva
calmare la tachicardia, non era
prevista. Ma sono cose che succedono
e poi abbiamo rimediato. Catarro,
dolori da postura, ecc. Tutto nella
norma post operatoria. Qual è
dunque il fatto che più mi ha
sorpreso? Un fatto fisico di cui
poco si parla ma di cui tutti
usufruiscono. Parlo di un fenomeno
causato dall’attività della carica
batterica intestinale che svolge al
meglio le sue funzioni. Ho fatto
un peto. E poi un altro ed un altro
ancora. E non mi sembravano più i
soliti rumori molesti e vergognosi,
ma messaggi positivi che mi
comunicavano di essere tornato alla
normalità. Ed allora ho capito.
Era incominciata la mia Terza Vita.
STATISTICHE OTTIMISTE
Nello studio medico mi era stato
confermato che l’operazione al cuore
era inevitabile. E dopo la bastonata
era arrivata anche una
rassicurazione: una operazione di
routine che, secondo le statistiche,
solo l’uno per mille non riusciva a
superare e normalmente per
situazioni negative già esistenti
nel paziente. Il cardiologo mi aveva
consigliato una valvola biologica
che, seppure meno duratura, mi
avrebbe garantito una vita migliore,
salvo imprevisti. E devo dire che al
momento ho un decorso posto
operatorio ottimale. Solo che
durante la settimana di
riabilitazione nel reparto
cardiologia ho assistito a dei fatti
che hanno stravolto le statistiche
su cui io contavo e mi hanno
lasciato qualche perplessità. In
pratica ogni giorno un paziente
veniva accompagnato fuori disteso in
una cassa con i piedi davanti.
Forse è solo un periodo sfigato, ma
comunque considerando che non
eravamo più di trenta nel reparto,
direi che la statistica era stata
molto ottimistica e largamente
disattesa. Comprensibile,
l’ottimismo fa parte della cura e
poi non è «il sale della vita»?
Comunque io sono uscito a piedi e la
cosa, posso assicurare, al di là di
ogni statistica, mi ha fatto un
Estremo Piacere.
DELL’ALDILA’, NESSUNA
NOTIZIA
Considerando
che ho subito una operazione a cuore
aperto con circolazione
extracorporea e respirazione
forzata, non si può negare che sono
rimasto per non meno di mezzora
praticamente morto. Ma in sala
di rianimazione al risveglio non
ricordavo nulla. Avevo letto di
persone recuperate dalla morte che
testimoniavano la loro esperienza
parlando di un tunnel con una luce
in fondo. Io non ho visto nessuna
luce, nessuno che mi veniva
incontro, neanche per dirmi che ci
saremo rivisti più avanti, molto più
avanti. Buio pesto.
Logicamente non posso escludere
nulla, magari sono arrivato troppo
presto, magari sapevano che era una
morte provvisoria o magari avevano
cose più importanti da fare.
Comunque dell’Aldilà, nessuna
notizia. Nel dubbio consiglio a
tutti di godersi la Vita Aldiqua.
Dopo si vedrà.
BERLUSCONI
è a Sofia ospite di Boyko Borisov, capo del
governo bulgaro, per inaugurare una statua
di Garibaldi. Durante il discorso di rito
non dimentica di citare i 35 bulgari che
facevano parte dei mille e l’amicizia tra i
nostri popoli con un eccellente rapporto nei
campi economico, culturale e politico.
Riceve un ringraziamento da Borisov ed un
caloroso applauso dal pubblico con qualche
"Forza Silvio".
BERSANI
è a Bettola di Piacenza, suo paese natale,
per il giusto riposo dopo una settimana di
massacrante lavoro. Sveglia comoda e ritrovo
al Bar dell’Avvenire per la bicchierata con
amici e simpatizzanti. Proclama
l’imminente fine di Berlusconi e chiude con
un: «compagni, ci dobbiamo preparare a
prendere in mano l’Italia». "Vengo anch'io"
dice un ex sindacalista. Bersani lo fulmina
con il suo famoso sguardo brezneviano.
Ore 12,30:
Dopo il rituale bagno di
folla con strette di mano e
autografi, si dirige con le
autorità al ristorante per
gli ultimi scambi di
opinioni in un clima di
serenità. Ricorda gli ottimi
rapporti con Israele, ma si
rammarica di ciò che è
accaduto davanti a Gaza e
ammette un eccesso di
legittima difesa. Ore 15:
Trasferimento in aeroporto:
direzione Libia. Ore 18:
Faccia a faccia di due ore
con Muhammar Gheddafi nella
sua tenda all’interno della
caserma Bad el Azyzya. È a
un passo dalla conclusione
positiva la vicenda del
cittadino svizzero Max
Goeldi trattenuto dalle
autorità di Tripoli per
avere violato le leggi
sull’immigrazione.
Ore 12,30:
Pranzo non ufficiale al Bar
Ristorante Pizzeria Tavola
calda l’Arzdoura con susézza
in gradèla e burtlèina
offerto dalla ditta
«Culatello e non solo».
Con l’occasione ha voluto
inviare un messaggio di
condanna a Zaia, il
governatore del Veneto, reo
di aver fatto intonare il Va
pensiero di Verdi anziché
l’Inno di Mameli
all’inaugurazione di una
scuola. Se proprio si vuol
cambiare, ha detto Bersani,
perché non fa suonare «Bella
ciao»? Scroscio di applausi
e pugni chiusi. Ore 14:
Nella Sala Lenin nel palazzo
del Municipio, Bersani
riceve una delegazione dell’Anpi
di Piacenza che in suo onore
intona proprio Bella ciao.
In
realtà era stato solo un
atto di ritorsione contro il
governo svizzero che aveva
permesso l'arresto di suo
figlio Hannibal per i
maltrattamenti inferti al
personale di servizio.
Berlusconi riesce a
sbloccare la situazione
avendo rassicurazioni da
Gheddafi sul ritorno in
patria del cittadino
svizzero. Ore 19,30:
Gheddafi informa Berlusconi
che la pubblicazione sulla
stampa delle foto
segnaletiche scattate dalla
polizia ginevrina ad
Hannibal Gheddafi, dovrebbe
comportare il risarcimento
di quasi un milione e mezzo
di euro dal Cantone di
Ginevra. L’accordo prevede
che i responsabili della
trasmissione delle foto
siano processati. Un
documento indica che una
procedura penale è già in
corso nel canton Ginevra.
Evidentemente questi
svizzeri non capiscono
niente di diritto
all'informazione e chissà
perché fanno ancora
prevalere i diritti umani
sul diritto di
sputtanamento. Con
l'occasione Berlusconi
riesce ad ottenere la
liberazione anche di tre
pescherecci di Mazzara del
Vallo che erano stati
trattenuti a Bengasi per
violazione delle acque
territoriali tunisine. Ore 20:
Cena offerta da Gheddafi
durante la quale si
esibiscono ballerine e
coriste in costumi tipici.
Nello stesso momento Max
Goeldi lascia il paese con
un aereo di linea. Ore 20:
Bagdad Ali al Mahmoudi, capo
del governo libico, dichiara
che «il ruolo del premier
Silvio Berlusconi per
risolvere il contenzioso tra
Libia e la Svizzera è stato
determinante».
Bersani non sa resistere e
si lascia andare ad un canto
liberatorio mentre una
lacrima nostalgica scende
sulla guancia. Nessuno fa
caso alle stonature per la
solennità del momento. Dopo
il rituale omaggio ai valori
della resistenza ed una
bicchierata a base di
Lambrusco, Bersani dedica il
pomeriggio allo svago. Ore 15:
Una sana e proletaria
partita a bocce al Circolo
Cuba Libre in coppia con un
ottantenne in ottima forma.
Siccome fa molto caldo,
Luigi si esibisce a petto
nudo mettendo in mostra dei
bicipiti niente male. Perde
di misura, ma non ne fa un
dramma, è abituato. Ore 17:
Riesce a riconciliare due
giocatori che stavano per
venire alla mani con una
parola franca e chiara: «Ragazuol,
pr avair l ôv, biṡåggna
mantgnîr la galéṅna ch’la
chèga. Intimoriti da queste
parole criptiche,
chiaramente di matrice
sovietica, i due contendenti
si sono subito baciati sulla
bocca. Ore 18:
Bersani si ritira nello
studio del sindaco per
buttar giù una lettera
perentoria al Corriere della
Sera dove scrive:
«Non
si può assistere al degrado
della Rai. Non si può
avallare una gestione
irresponsabile che
squalifica il servizio
pubblico...
Vogliamo una Rai che non
dipenda più dalle segreterie
dei partiti, vogliamo
un'azienda che sia gestita
il più possibile dal codice
civile». Ore 20:
Cena conviviale dove Bersani
legge l'anteprima della
lettera ai commensali. Un
infiltrato urla: "Perché non
l'hai detto quando le nomine
le faceva Prodi?" Il
servizio d'ordine ha
cacciato immediatamente la
spia berlusconiana.
Per i giudici di primo grado Lorena e
Delfino Covezzi erano pedofili e stupratori. La
corte di Appello li ha assolti perché INNOCENTI.
Da quando la polizia portò via i
loro quattro figli, era il 12
novembre 1998, per i coniugi Covezzi
è iniziato un calvario destinato a
non chiudersi mai. Per 12 anni hanno
dovuto rispondere di accuse tanto
infamanti, quanto inverosimili, che
oltretutto non avevano nessun
riscontro nella realtà dei fatti, ma
si basavano solo sulle testimonianze
dei figli talmente condizionati da
psicologi e giudici, da non
distinguere più tra realtà e
fantasia. Figli che non hanno più
potuto rivedere e che sono stati
affidati ad altre famiglie. Una
manipolazione ed un condizionamento
tale che anche loro si sono
schierati alla fine contro i
genitori nella convinzione che siano
colpevoli.
All' epoca dell'allontanamento i
bambini avevano dai 4 ai 10 anni.
Al processo di primo grado i coniugi
Covezzi erano stati condannati a 12
anni di reclusione. Ora in quello di
appello sono stati assolti. Una
vergognosa pagina di malagiustizia
che non avrà un lieto fine,
nonostante l'assoluzione. Don
Giorgio, coinvolto in questa
inchiesta, il 19 maggio 2000, dopo
aver ancora una volta proclamata la
sua innocenza, è morto d’infarto
nello studio del suo avvocato. Enzo
Morselli il nonno, anche lui
indagato e condannato per pedofilia
in primo grado, è morto di dolore
poche settimane fa. La madre è
emigrata in Francia ed i figli non
potranno più riavere la loro
famiglia.
NOTA:
Cosa faranno ora i coniugi Covezzi,
chiederanno i danni? Verranno
ripagati con una manciata di denaro
o con una nuova vita a cui hanno
diritto e che nessuno può garantire
loro? E la tanto zelante
compagnia di assistenti sociali,
psicologi, pubblici ministeri, forze
dell'ordine e giudici che hanno
creato questo mostro giuridico, come
pagheranno? Con una promozione, un
aumento di stipendio o che altro?
E non dimentichiamo il ruolo del
contribuente a cui verrà fatto
carico delle spese, prima per 12
anni di sperpero di denaro pubblico
ed ora per ripagare i danni.
Ultima considerazione: in effetti un
abuso di minori c'è stato, ma non da
parte dei genitori, bensì da parte
di chi li ha strumentalizzati per
avallare le sue malsane teorie.
La Procura di Milano
sottovalutò (?) il dossier sui fondi
esteri della Quercia.
«Fatto non
costituente reato»: con questa
formula la Procura di Milano liquidò
la traccia dei conti esteri dei Ds,
quando vi si imbatté nell’ambito
dell’inchiesta sui dossier Telecom.
La traccia che poteva permettere di
scavare sugli affari occulti della
Quercia venne sottovalutata e
ibernata (guarda caso) per sei mesi:
fino a quando, cioè, entrò in vigore
la legge Mastella, approvata a tempo
di record dal Parlamento durante il
governo Prodi, che prevedeva la
distruzione di tutti i dossier
illegalmente raccolti. Compreso
quello sull’Oak Fund (letteralmente,
in inglese, il «Fondo della
quercia»), la misteriosa entità che
controllava una quota della Bell.
A
raccontare come venne lasciata
raffreddare la traccia che portava -
secondo alcuni testimonianze - in
direzione di Massimo D’Alema è il
giudice milanese Mariolina Panasiti,
nelle motivazioni depositate ieri
della prima sentenza sul caso
Telecom.
NOTA:
Ci sono fondi e fondi: se sono
NERI (vedi
Berlusconi) sin daga a fondo per
anni con rogatorie, trasferte dei
magistrati, e spreco di denaro
pubblico a iosa, se invece sono
ROSSI
allora il fatto non costituisce
reato. Anche per le leggi vale
lo stesso principio: diverse se ad
personam che ad partitodisinistra.
«Il
ruggito del coniglio» è una
trasmissione radiofonica di
scemenze, a volte anche divertenti,
che ogni tanto mi accompagna nei
miei viaggi. Dose e Presta si sono
calati nel personaggio spiritoso e
arguto al punto tale che ormai è
diventato autocelebrativo e dove,
inebriati dal successo e dai
consensi, non si limitano più a fare
intrattenimento, ma sono passati
alla politica attiva, per la quale
sembrano convinti di poter dire cose
autorevoli.
Compito
per il quale non credo vengano
pagati.
Ma
tant’è, è un classico delle piccole
persone confondere il talento con
l’intelligenza.
Oggi ad
esempio hanno annunciato con la
dovuta enfasi il terribile dramma
politico dell’Olanda dove sembra
abbia prevalso il partito liberale.
Poco dopo hanno aggiunto che la
legge sulle intercettazioni era
stata approvata e che in capo a tre
ore in Italia non si sarebbe potuto
fare più intercettazioni
telefoniche.
Ignoranza
o malafede?
Solo una
cosa è chiara: anche un coniglio
imbecille può lavorare in Rai.
Mi spiace per Pansa che pure ha
scritto cose egregie, ma dovrebbe
conoscere meglio l’indole degli
italiani. Se spera nella rivolta
fiscale degli onesti contro gli
evasori, credo che, come me, non
arriverà a vederla. Quando gli
italiani vengono a sapere che ci
sono molti evasori, l’unica
valutazione che fanno è quella, se è
possibile, di evadere a loro volta
visto che, nel marasma generale che
coinvolge soprattutto coloro che
dovrebbero dare il buon esempio per
creare un coscienza sociale, il
controllo è considerato solo un
colpo di sfortuna e chi paga tutto
soltanto un allocco. E mi spiace
anche per Draghi, che svolge la sua
professione in modo impeccabile, ma
che credevo molto più sottile nel
ragionamento. Addossare in pratica
la colpa della crisi all’evasione
fiscale è una visione molto miope e
di facciata. In realtà dovrebbe
farci sapere non a quanto ammontano
le evasioni, cosa che periodicamente
ci viene evidenziata, ma a quanto
ammontano gli sprechi, gli abusi, il
ladrocinio del denaro pubblico, i
furti legalizzati come certi
stipendi o emolumenti e tutte le
attività che comportano un uso
vergognoso del denaro raccolto con
le tasse. Ogni giorno veniamo a
conoscenza di stipendi che gridano
vendetta, di opere pubbliche
abbandonate, di costi di gestione
che farebbero fallire ogni impresa
privata. Tutto questo viene
accettato con l’italico fatalismo e
anziché considerarlo nella giusta
visione e importanza, viene solo
scalfito occasionalmente.
Certo che se si pensa che parte
delle tasse vengono usate per pagare
un numero di auto blu che è dieci
volte quello americano, che i
dipendenti pubblici da mantenere
corrispondono all’esercito di una
potenza mondiale, che Luis
Durnwalder guadagna più di Obama, e
così via continuando all’infinito,
un evasore si chiede: se pago
anch’io il dovuto che cosa faranno,
si ridurranno gli stipendi o
voteranno per un congruo aumento
magari al rimborso spese? Anche
Draghi dovrebbe sapere che una falsa
pensione, cosa da eliminare, in
ultima analisi mette comunque del
denaro in circolazione. Ci spieghi
invece quale fattore positivo
possono portare all’economia
italiana le rimesse all’estero che
fanno i lavoratori stranieri o gli
investimenti e gli stipendi che
aziende italiane pagano nelle loro
imprese estere. Questo si è
denaro che scompare ed atrofizza il
circolo economico nazionale,
nell’indifferenza della Banca
d’Italia.
Mio malgrado devo dichiararmi
d’accordo con Emilio Fede. Premesso
che ho letto il libro di Gomorra
scritto da Saviano e che mi è
piaciuto, premesso che non seguo i
TG di Fede perché non lo reggo per
più di qualche minuto, sottoscrivo
quanto Emilio Fede ha dichiarato in
uno dei suoi interventi: Saviano non
è un eroe. E non sono d’accordo
con Pietrangelo Buttafuoco, secondo
il quale Roberto Saviano sta facendo
una rivoluzione per liberare il Sud
dalla Mafia. Ma di quale rivoluzione
stiamo parlando? Se bastasse un
libro per sconfiggere la mafia,
allora la mafia sarebbe sparita da
tempo. Quanti libri di denuncia sono
stati scritti? Quanti film e
sceneggiati di denuncia sono stati
realizzati? Eppure mafia e camorra
sono ancora attivi e al loro posto.
Non dimentichiamo che la
denuncia Saviano non la fa ai
magistrati, ma scrivendo un libro di
successo che gli garantisce grandi
rientri economici e di immagine. Se
il suo intento era quello di
combattere, poteva limitarsi a
portare il materiale raccolto a chi
di dovere. Del resto ha scritto cose
note e arcinote aggiungendo dei
particolari che si è procurato con i
contatti giusti (?) o copiando
lavoro altrui. Ora viene minacciato
ed è seguito da una scorta.
Se bastasse questo per essere eroe,
l’Italia sarebbe ingombra di eroi.
Molto magistrati devo sottostare a
questa limitazione della libertà
personale. Eppure non vengono
definiti eroi, non godono delle
prime file, non vengono lautamente
retribuiti, si accontentano di uno
stipendio. Non vengono definiti eroi
neanche agenti e carabinieri che
sono costretti ad operare con il
passamontagna per non subire
ritorsioni sulle famiglie, e questo
sempre per uno stipendio. Ha
ragione anche Berlusconi: le grandi
opere sulla mafia, non fanno che
diffondere nel mondo la parte
peggiore del nostro popolo al punto
tale che per molti siamo ancora e
solo dei mafiosi. Queste belle opere
oscurano le altre mafie sparse nel
mondo, seppur peggiori della nostra,
ed in definitiva servono solo a far
arricchire autori e registi, e a far
pavoneggiare quegli attori che si
atteggiano a difensori della
legalità dentro e fuori le fiction,
da perfetti idioti. Gli eroi sono
quelli che si oppongono alla mafia
mettendo a repentaglio il loro
lavoro, la loro famiglia e la loro
vita, normalmente nell’ombra e
nell’indifferenza dei media.
Saviano al massimo si può
considerare un buon scrittore,
mentre per definirlo grande
aspetterei di leggere un altro
romanzo di successo, visto che le
opere successive a Gomorra, sono
rimaste qualche gradino sotto.
Checché ne dicano i grandi pensatori
italiani la lotta alla mafia è
questa: - Negli ultimi due anni
oltre 5.000 arresti di malavitosi
delle varie cosche. - Arrestati
360 latitanti di cui 24 tra i 30 più
pericolosi. - Sequestrati 22.000
beni di proprietà di camorristi,
mafiosi e loro prestanome per un
importo mostruoso: 11 miliari di
euro. - Agenzia per la gestione
dei beni sequestrati con la finalità
di realizzare capitali da destinare
alle forze dell'ordine per
incrementare la lotta alla mafia.
Questi sono fatti, questa è la vera
rivoluzione, tutto il resto è
«cipria e belletto». A dire il
vero, un contributo, penso
involontario, alla lotta alla mafia
l’ha dato anche Saviano. Infatti nel
film tratto dal suo libro, hanno
recitato anche Salvatore Fabbricino,
Bernardino Terracciano e Giovanni
Venosa: attori nel film anticamorra
per eccellenza. Infatti sono stati
arrestati perché braccia operative
del clan. Comunque un contributo
modesto di fronte al lavoro della
magistratura, delle forze
dell’ordine e del governo in carica,
che si è nettamente staccato dalle
connivenze politiche mafiose
precedenti, le quali campavano sullo
status quo, e ha dato via libera
agli organismi preposti alla lotta
mafiosa normalmente abbandonati a
loro stessi e puntualmente con le
ali tarpate. Il ministro
dell’Interno, Roberto Maroni, ha
ricevuto al Viminale, il Premio
'Gerbera Gialla 2010' per l'impegno
nella lotta alla criminalità
organizzata. La ‘Gerbera Gialla’ è
il riconoscimento assegnato dal
coordinamento nazionale antimafia
‘Riferimenti’ - fondato nel ’95 dal
giudice Antonino Caponnetto - agli
esponenti della magistratura, delle
forze dell’ordine, delle professioni
e della società civile, che nel loro
lavoro e nelle loro attività si sono
distinti per l’impegno contro la
criminalità organizzata. Il premio
viene per la prima volta attribuito
ad un politico. Ho cercato fra i
premiati anche Saviano, ma non l’ho
trovato. Forse una mia svista, o
forse una svista del coordinamento
nazionale antimafia, o forse loro lo
conoscono bene. Forse perché non
premiano gli eroi di carta ma solo
coloro che combattono sul campo.
La ventilata
proposta governativa di rendere
obbligatorio l’uso del casco
anche in bicicletta mi trova
d’accordo. Sono quindi in
disaccordo con Sgarbi che
critica aspramente questa
possibilità alludendo al fatto
che ciò toglierebbe l’ebbrezza
del vento nei capelli e la
possibilità di sentire i rumori
che ci circondano. Anch’io
rimpiango l’ebbrezza dei
duecento all’ora in macchina, ma
pensandoci bene, l’incoscienza
non è libertà. Io sono ciclista
da sempre, bici da corsa, e
quando è stato introdotto
l’obbligo del casco per questo
sport ero molto perplesso e
pensavo proprio alla riduzione
delle emozioni che si provano
pedalando. Poi ho cambiato idea.
Ora mi sento più sicuro e
protetto e non potrei più uscire
senza casco. Quando sono per
strada ed un TIR mi passa a
venti centimetri dal manubrio,
la paura resta, ma il casco
aiuta a dare tranquillità. Del
resto conosco più casi in cui il
casco ha salvato la pelle al
ciclista. Per il vento nei
capelli, è evidente che Sgarbi
parla di un argomento che non
conosce. Lui confondo il casco
integrale per le moto con quello
ridotto delle bici. Nel
caschetto dei ciclisti,
alveolare e leggero ma robusto,
l’aria scorre sui capelli e le
orecchie non sono coperte. Unica
concessione che ritengo
possibile è quella di permettere
la circolazione senza casco solo
nei centri abitati chiusi al
traffico dove il rischio è
limitato.
La morte di Raimondo Vianello mi
ha riportato alla mente la verve
dei nostri grandi attori comici
e brillanti di cui lui forse è
stato l’ultimo rappresentante.
Poi l’ho paragonato a quelle
persone che calcano i
palcoscenici facendosi passare
per attori comici e che in
realtà non sono capaci di far
delle battute se non sparlano e
beffeggiano Berlusconi.
Questi saltimbanchi non
arriveranno mai al suo livello
ma resteranno sempre dei poveri
imitatori che scompariranno con
l’unico soggetto delle loro
recite e non lasceranno ricordo.
Poveretti loro e grande lui
che ricorderemo per sempre.
Fidel Castro ha intenzione di
concedere ai barbieri di Cuba la
libertà di impresa: pagheranno
affitto spese e tasse e si terranno
gli utili. Ha scoperto il
capitalismo?
Ho difficoltà a
trovare parole di commento
all'intervento di Daniele Luttazzi
alla serata di Bologna dal titolo
Raiperunanotte diretta da Santoro.
Non è che certi termini mi siano
sconosciuti, ma se questo è uno
spettacolo o peggio una propaganda
politica, è facile capire perché la
sinistra è destinata a perdere per
l'eternità. Fin che la
sinistra scende i piazza a fianco
dei balordi di turno, si oppone alla
politica di Berlusconi con il NOBDay
e avalla queste schifezze è
difficile che gente "normale" come i
cittadini che normalmente non vanno
in piazza a bruciare i cassonetti,
che mettono su famiglia e pensano a
mantenerla dignitosamente, che vanno
tutti i giorni umilmente al lavoro,
che rispettano le leggi e i loro
concittadini, possano votare per
questi cialtroni. Lo
spettacolo di Luttazzi ed il
consenso che riceve da alcune
"signore" è significativo del
livello di superiorità della
sinistra italiana. Eccolo:
PS: Dopo aver
mangiato merda in TV e questa
artistica e sublime descrizione
della sodomizzazione di una donna a
Bologna, mi chiedo a quali
celestiali livelli potrà arrivare
Luttazzi. Forse vedremo la
pittoresca sceneggiatura di una
violenza carnale oppure l'esplicita
performance di un pedofilo? E'
questa la superiorità morale tanto
ostentata? Sono questi i riferimenti
della sinistra italiana? E' questo
il punto di arrivo dell'ideologia
esasperata e accecata dall'odio?
A mio parere è
solo la strada maestra che porta
alla violenza sociale ed alla
negazione della democrazia.
Evidentemente il fallimento del
progetto delle BR non ha insegnato
nulla.
Un
amico che pende
a sinistra, ha avuto la bella idea
di inviarmi una
email che circola su internet. Si
intitola “POVERI
NOI…”.Eccola:
Salve, sono un
cittadino dell'Italianistan.
Vivo a Milano 2,
in un quartiere costruito dal
Presidente del Consiglio.
Lavoro a Milano
in un'azienda di cui è principale
azionista il Presidente del
Consiglio.
Anche
l'assicurazione dell'auto con cui mi
reco a lavoro è del Presidente del
Consiglio, come del Presidente del
Consiglio è
l'assicurazione
che gestisce la mia previdenza
integrativa.
Mi fermo tutte
le mattine a comprare il giornale di
cui è proprietario il Presidente del
Consiglio.
Quando devo
andare in banca, vado in quella del
Presidente del Consiglio.
Al pomeriggio,
quando esco dal lavoro, vado a far
la spesa in un ipermercato del
Presidente del Consiglio, dove
compro prodotti
realizzati da
aziende partecipate dal Presidente
del Consiglio.
Alla sera, se
decido di andare al cinema, vado in
una sala del circuito di proprietà
del Presidente del Consiglio, e
guardo un film prodotto e
distribuito da una società del
Presidente del Consiglio: questi
film godono anche di finanziamenti
pubblici elargiti dal governo
presieduto dal Presidente del
Consiglio.
Se invece la
sera rimango a casa, spesso guardo
la TV del Presidente del Consiglio,
con decoder prodotto da società del
Presidente del Consiglio, dove
i film realizzati da società del
Presidente del Consiglio sono
continuamente interrotti da spot
realizzati dall'agenzia
pubblicitaria del Presidente del
Consiglio.
Seguo molto il
calcio, e faccio il tifo per la
squadra di cui il Presidente del
Consiglio è proprietario.
Quando non
guardo la TV del Presidente del
Consiglio guardo la RAI, i cui
dirigenti sono stati nominati dai
parlamentari che il Presidente del
Consiglio ha fatto eleggere.
Quando mi stufo
navigo un po' in internet, con
provider del Presidente del
Consiglio.
Se però non ho
proprio voglia di TV o di navigare
in internet leggo un libro, la cui
casa editrice è di proprietà del
Presidente del Consiglio.
Naturalmente,
come in tutti i paesi democratici e
liberali, anche in Italianistan è il
Presidente del Consiglio che
predispone le leggi che vengono
approvate da un Parlamento dove
molti dei deputati della maggioranza
sono dipendenti ed avvocati del
Presidente del Consiglio, che
governa nel mio esclusivo interesse,
per fortuna!
PS.: Tutte le
persone che ricevono la presente
comunicazione hanno l'obbligo civile
e morale di trasmetterla ad almeno
altre cinque persone: non sia mai
che qualcuno lo votasse di nuovo...
Molto
divertente vero? Mi sono divertito
così tanto che ho pensato, per par
condicio, di scriverne una vista
dall’altra parte. Si intitola
“POVERI LORO…”Eccola:
Salve, sono un
cittadino cubano.
Vivo a l'Havana,
in un quartiere tappezzato di grandi
immagini del Leader Maximo.
Lavoro a
l'Havana in un'azienda dello stato
che prende ordini diretti dal Leader
Maximo.
Non pago
l'assicurazione dell'auto perché non
ce l'ho e vado a lavorare a piedi.
Il Leader Maximo
gestisce la mia previdenza che mi
garantisce una pensione
di ben 5 dollari al mese.
Mi fermo tutte
le mattine a comprare il Granma,
l’unico giornale cubano, che
pubblica solo articoli approvati dal
Leader Maximo, dove si racconta che
in Europa si vive male e ci sono
molti poveri.
In banca non
vado mai perché non ho un dollaro
cubano. Qui a L'Havana ci vanno solo
i ricchi turisti e i funzionari di
partito del Leader Maximo.
Al pomeriggio,
quando esco dal lavoro, vado a far
la spesa con la tessera annonaria.
Purtroppo non si trova quasi niente.
Ci sono solo prodotti locali
scadenti e sotto controllo dei
funzionari di partito del Leader
Maximo che prendono la loro parte su
tutto ciò che si muove a Cuba.
Alla sera, se
decido di andare al cinema, vado in
una sala del popolo dove proiettano
film di propaganda politica e vecchi
film occidentali passati alla
censura del regime. Ci sono anche
film locali ma parlano soltanto del
Leader Maximo, della sua bontà,
intelligenza, magnanimità, della
rivoluzione che ha liberato il
popolo e del grande progresso
cubano.
Se invece la
sera rimango a casa, guardo la TV in
bianco e nero ed ogni sera le
trasmissioni iniziano con un comizio
di un paio di ore del nostro Leader
Maximo. Ieri sera, per esempio
spiegava che è finita la carta
igienica e che non sarà disponibile
per qualche mese. Consigliava di
usare le foglie. Chi invece usa il
Granma va a finire dritto in galera
fin che farà piacere al nostro
Leader Maximo.
Seguo molto il
baseball e faccio il tifo per la
nazionale cubana che spesso ha fatto
soffrire gli yankees. Il nostro più
grande stratega di gioco, la mente
che guida i nostri giocatori e che
da loro la forza per vincere è il
nostro Leader Maximo.
La nostra
televisione è gestita come
l'esercito. I dirigenti sono tutti
militari e non sono ammessi commenti
di giornalisti o conduttori ma solo
la lettura delle veline del partito
scritte su indicazione del nostro
Leader Maximo.
Mi piacerebbe
anche navigare in internet, ma la
maggior parte dei siti sono bloccati
e sotto controllo del partito. Chi
scrive qualche critica al Leader
Maximo viene escluso dall'accesso e
rischia, come è successo di recente,
di prendersi un sacco di bastonate
dalle guardie del popolo oppure di
finire in galera.
Qui a Cuba non
ci sono leggi. O meglio, ci
sarebbero, ma la differenza non la
fa la ragione o il torto, ma la
forza e la debolezza. I funzionari
politici e i militari hanno la
forza. Il popolo, la debolezza.
Abbiamo anche un
parlamento dove sono stati ospitati
tutti i comandanti che hanno fatto
la rivoluzione. E poi ci sono tutti
i parenti e gli amici del Leader
Maximo.
Non tutti i
cubani hanno capito che il nostro
Leader Maximo, anche se a volte è
costretto a castigare con violenza
coloro che si oppongono alle sue
idee rivoluzionarie, anche se ci fa
soffrire un po' la fame, anche se ci
fa vivere un po' in miseria, anche
se nei negozi ben forniti e negli
alberghi di lusso possono entrare
solo gli ospiti stranieri che
vengono a Cuba per scopare
le nostre mogli, le nostre sorelle e
le nostre figlie, fa tutto questo
per il bene dei suoi sudditi.
PS.: Tutte le
persone che ricevono la presente
comunicazione hanno l'obbligo civile
e morale di trasmetterla ad almeno
altre cinque persone: non sia mai a
che qualcuno venisse in mente di
fare una rivoluzione anche in
Italia...
Sul Corriere della Sera,
Giovanni Sartori, noto politologo ed
ora anche tuttologo, ci da una buona
notizia: l’Himalaya non si sta
sciogliendo. Meno male. Le sue
precedenti affermazioni ci davano
per spacciati, in pratica morti per
annegamento nel giro di una
generazione.
Quella del catastrofista è
diventata una professione largamente
diffusa ed accettata. Questo perché
di allocchi in giro non ne mancano e
quindi si trova costantemente
terreno fertile per diffondere
previsioni tragiche tra persone
disposte a pagare profumatamente per
farsi predire disastri imminenti.
Alcuni
italiani hanno uno strano concetto
di DEMOCRAZIA. Credono nel popolo
sovrano, ma ad una condizione: CHE LA
PENSI COME LORO Chi
liberamente fa delle scelte che non
corrispondono al loro credo politico
vengono considerate persone stupide
e per quelli che hanno eletto
giustificano anche l'eliminazione
fisica. Eppure costoro sono convinti
di essere . . . . .
ORA SONO L'ONDA VIOLA
MA SONO STATI L'ONDA (e
basta)
Ma chi sono
questi "sinceri democratici"?
Sono sempre
quelli.
Solo cambiano
nome periodicamente per far credere di
essere il NUOVO CHE AVANZA.
Per costoro il luogo dove far valere le
proprie scelte politiche non è il seggio
elettorale ma la
PIAZZA.
VEDI ANCHE LE ALTRE IMMAGINI
Ponte sullo Stretto di Messina - Video
Progetto Costruttivo
La tecnologia italiana nel settore delle grandi
costruzione è tra le prime al mondo. Grandi
opere sono state realizzate in tutti continenti
e sono diventate vanto della capacità
imprenditoriale delle aziende italiane. Grandi
opere in tutto il mondo, ma non in Italia. Ora
forse, dopo cinquant'anni di tentennamenti, sarà
realizzato il Ponte sullo Stretto di Messina.
Questo è un video che illustra l'alta tecnologia
che verrà impiegata per realizzare l'opera.
oggi ho visto una inchiesta al TG
dove venivano intervistati dei
clienti di un mercato
ortofrutticolo. Veniva loro chiesto
che cosa sono gli OGM. Quasi
nessuno lo sapeva spiegare, ma in
linea di massima erano comunque
contrari.
Dubbi sui bilanci della Connex Card, la
società di Mirco Divani, possessore del
bancomat affidato
dal sindaco di Bologna
all’ex amante.
L’azienda è in affanno, ma ottiene senza
appalto varie commesse dalla Regione.
E il
fatturato schizza ad oltre 350mila euro
Bersani dopo la sVENDOLA ricevuta dal PD con le
primarie in Puglia
Flavio Delbono, sotto inchiesta per peculato,
abuso d’ufficio e truffa, ha rassegnato le
dimissioni da sindaco di Bologna
LA COOP TI SPIA
gennaio 2010
Telecamere nascoste, intercettazioni ambientali per
ascoltare i dipendenti, audio e dossier sui lavoratori
di
GIANLUIGI NUZZI
Direttori di supermercati, manager,
sindacalisti e poi giù sino a cassieri e
persino i magazzinieri. Emerge una nuova inquietante
vicenda di microspie nei
luoghi dove si lavora. In diverse coop
in Lombardia sono state piazzate telecamere
nascoste e sistemi di registrazioni
audio per spiare i movimenti,
le parole, i segreti, la vita privata di
decine e decine di dipendenti. Occhi
nascosti,piazzati negli uffici, nei box
office, nei punti vendita, persino
ai piani nobili della direzione
centrale di Coop Lombardia.
Ma non solo filmati sui dipendenti.
Venivano installati
anche impianti di intercettazione
nei centralini dei supermercati
che registravano ogni
telefonata. Centinaia e centinaia
di conversazioni che venivano
ascoltate, filtrate e vagliate.
Da quelle innocenti sull’influenza dei figli di qualche
dipendente
sino alle storie di
amori e amanti tra colleghi, di
scontri tra cordate avverse di
manager.
Libero
ha raccolto
prove di quanto accaduto. Ha
sentito quasi un migliaio di file
audio, visionato decine di filmati
girati da telecamere nascoste
in numerosi punti vendita.
Il materiale inevitabilmente
sarà a disposizione
dell’autorità giudiziaria che
vorrà valutare la rilevanza penale
di quanto accaduto, sempre
che qualche inchiesta non
sia già avviata. Individuare chi
ha autorizzato, organizzato e
predisposto questo monitoraggio
sui dipendenti delle coop.
Da quanto
Libero
è in grado
di ricostruire l’idea di monitorare
l’attività dei dipendenti
con ricognizioni audio e video
risale agli inizi del 2004.
All’epoca, da quanto affermano
tre diversi testimoni, l’allora responsabile
sicurezza di Coop
Lombardia, Massimo Carnevali,
avrebbe contattato un’azienda di intercettazioni
dell’hinterland milanese per predisporre
un progetto pilota affinché
tutte le conversazioni venissero
registrate. L’idea di partenza
era quella di estendere
poi l’iniziativa a tutti i 50 punti
vendita della regione. In modo
che rimanessero custodite tutte
le conversazioni che passavano dai centralini.
Unicoop Firenze già condannata: controllava
illegalmente i lavoratori
di FILIPPO MANFREDINI
C’erano già cascati, in questa
storia dei controlli illegali alle spalle
dei lavoratori. Con tanto di condanna.
Pronunciata dalla Corte d’Appello di Firenze giusto lo
scorso novembre,
dopo la causa intentata da due
vittime delle “spiate”, cui i giudici in
primo grado avevano dato torto. Risultato
ribaltato nel secondo grado
di giudizio: in sostanza, il Tribunale
toscano ha stabilito che il sistema di
videoterminali collegati in radiofrequenza
utilizzato da Unicoop Firenze
violava l’articolo 4 dello statuto
dei lavoratori. In questo modo, infatti,
i dipendenti venivano controllati
illegittimamente e a loro insaputa. In
particolare, si tratta di quelli occupati
nel magazzino di Scandicci, incaricati
di caricare su camioncini e furgoni
la merce da inviare ai punti
vendita.
Il sistema in questione si basava
su particolari sensori elettronici installati
sui grandi carrelli, quelli per
mezzo dei quali la merce veniva
spostata dagli scaffali ai mezzi di trasporto.
Sensori che inviavano informazioni
a un videoterminale - vale a
dire un computer - attraverso il quale
la direzione del magazzino era in
grado di tenere sotto controllo i movimenti
dei prodotti: il lavoratore
azionava il sensore sfiorandolo con
un badge, e così era possibile anche
accoppiare una determinata operazione
a una persona precisa.
E Bersani tace
di FRANCO
BECHIS
Pier Luigi Bersani non ha nulla da dire
sugli spioni delle Coop. Non una parola
per smentire, non una per spiegare i suoi
incontri con gli imprenditori della security
incaricati di spiare i dipendenti di
Coop Lombardia. Nulla da dire su quanto
raccontato da Libero anche sui suoi successivi
incontri rivelati da Gianluigi Nuzzi
con esponenti di primo piano del mondo
della Coop. Eppure una risposta è quanto
mai urgente. L’attuale segretario del Pd
era o no a conoscenza del sistema illegale
di spionaggio dei dipendenti della Coop?
Questo è stato o no il contenuto dei colloqui
avuti con i due imprenditori che
avevano in appalto il sistema di sicurezza
dei supermercati? E dopo quei colloqui
ce ne sono stati altri sulla stessa materia
fra Bersani e i massimi dirigenti
della Lega coop? Che cosa
ha fatto il futuro segretario del
Pd? Ha cercato di verificare
con loro i fatti e poi invitato
tutti a identificare i responsabili
e denunciarli alla magistratura?
C’è qualcuno che invece
ha pensato fosse meglio
lavare i panni sporchi in famiglia,
più attento ad evitare
uno scandalo che rischiava di
diventare politico che ai diritti
di quei lavoratori calpestati in
modo così clamoroso?
Bersani oggi tace e identico
silenzio forse imbarazzato sta
gelando i suoi. Tutti zitti perfino
di fronte alla levata di
scudi della Cgil che almeno
non ha venduto a superiori
ragioni politiche la sua missione
principale, quella di difendere
i diritti dei lavoratori.
Questo silenzio del segretario
del Pd è francamente inspiegabile.
Perché la vicenda degli
spioni Coop in Lombardia
non è un piccolo caso di cronaca
archiviabile come la polemichetta
del politico di turno.
Basta leggere nell’edizione di oggi qualche passaggio
dei file che contengono, oltre
alle immagini rubate, le telefonate
intercettate a cassiere,
magazzinieri e altri dipendenti
dei supermercati. Colloqui
evidentemente privati,
anche personalissimi come
quelli a luci rosse che oggi Libero
è in grado di rivelare. Sono
contenuti insieme ai file di
telefonate dove - come può
accadere in privato- si sparla
di questo o quel dirigente, si
esprimono le proprie idee
magari assai diverse da quelle
del manager o del datore di
lavoro.
Cambiamo la COSTITUZIONE
gennaio 2010
L’ipotesi di
Brunetta di cambiare
anche la prima parte
della Costituzione
Italiana conferma
ciò che da tempo
considero una cosa
opportuna ed
auspicabile.
Si sente
infatti spesso e
volentieri parlare
della nostra
Costituzione come di
un testo sacro ed
intoccabile.
Addirittura c’è chi
lo paragona alla
Bibbia.
A me sembrano
affermazioni del
tutto retoriche e
piene di supponenza.
Sappiamo
benissimo che la
Costituzione
italiana è stata
scritta con la mano
sinistra in un
momento carico di
sentimenti e di
risentimenti che non
consentivano la
serenità necessaria
per stilare un testo
veramente obiettivo
e democratico. Le
esigenze del tempo
forse lo esigevano,
ma dopo sessant’anni
ritengo sia giunto
il momento di
rimetterci mano.
E che sia il
caso di farlo lo
testimoniano le
tante incongruenze
che contiene. Già
all'Articolo 1 siamo
completamente fuori
dalla realtà:
"L'Italia è una
Repubblica
democratica, fondata
sul lavoro". Qui la
matrice comunista
che esalta il totem
del lavoratore è
evidente. E' anche
evidente il fatto
che una nazione non
si può fondare sul
lavoro, comune in
tutto il mondo, ma
su dei fattori molto
più aggreganti come
la lingua, il
territorio, la
religione, la
storia, la volontà
del suo popolo.
Ecco perché
ritengo che
aggiornare la
Costituzione non sia
un atto criminale,
come alcuni
ritengono, ma un
segno di progresso,
di stabilizzazione e
di pacificazione
rivolto a tutti i
cittadini italiani
ed un riconoscimento
di maturità
democratica del
nostro Paese.
Perché ODIANO Berlusconi
dicembre 2009
Mario Giordano
risponde ad un
lettore di Libero
Berlusconi chiede
ripetutamente:
«Perché c'è qualcuno
che mi odia a tal
punto da volermi
sfasciare la
testa?».
Penso che oltre alle
ragioni politiche,
alla base di quest'odio
ci siano
frustrazioni
personali:
Berlusconi
rappresenta una
persona che ha avuto
successo, che ha
realizzato i suoi
sogni, è diventato
ricco, s'è comprato
la squadra del cuore
e l'ha fatta
foltissima,
suggerisce le
formazioni agli
allenatori, si
circonda di belle
donne, ha super-case
e tutto ciò che
serve per renderle
meravigliose. È un
vincente, non solo
un uomo del fare, ma
un uomo che ha
fatto, che ha
scalato la montagna,
è arrivato in vetta.
Dietro di lui gli
altri arrancano,
divisi in due
categorie: quelli
che vorrebbero
imitarlo e quelli
che muoiono dall'invidia.
L'invidia è un
brutto sentimento. E
si nutre di
frustrazione, di
desideri inespressi
e
repressi,
di sogni
malinconicamente
spezzati. Sono
convinto che buona
parte di coloro che
in piazza Duomo
contestavano
Berlusconi in cuor
loro vorrebbero
essere come lui. O,
almeno, vorrebbero
realizzare le loro
aspirazioni tanto
quanto le ha
realizzate lui.
Ma non ci riescono,
non lo sanno fare,
sono
incapaci
o
incostanti,
non hanno i mezzi o
la voglia. E dunque
sentono sulle loro
spalle il peso del
fallimento,
e diventano
cattivi,
rancorosi,
pieni d'odio.
Se uno non riesce a
realizzarsi, se uno
si sente
infelice,
perdente,
sconfitto,
è difficile che
ammetta il suo
fallimento. È più
facile, per lui,
riversare odio sul
vincente: «Non è
vero che è più
bravo, è che ruba»,
«Non è vero che ha
più talento di me, è
che usa mezzi
illegali», «Non è
vero che è stato più
determinato, è stato
solo più scorretto».
Il partito degli
odiatori è il
partito dei
malmostosi,
il partito dei
vendicatori
è il partito dei
falliti,
di quelli che
scaricano la
frustrazione
dell'insuccesso
contro il successo
altrui. Non è una
novità, sia chiaro,
è sempre esistito.
L'unica cosa grave
oggi in Italia è che
ci siano politici
(come Di Pietro) e
giornali (come il
Fatto) che di
quest'onda di
invidia feroce sono
diventati i
rappresentanti
ufficiali e i
portavoce. E cercano
pure di
contrabbandarcela
come voglia di
giustizia e di
verità.
SCALFARI, il maestro di pensiero dei
COGLIONI
dicembre 2009
Questa pagina è
dedicata ai
politici, ma per
Scalfari facciamo
una seconda eccezione
Sulla Repubblica di
domenica 20.12.2009
nel suo settimanale
inserto
filosofico-cultural-mistico
Eugenio
Scalfari
definisce il
coordinatore del Pdl
Denis Verdini
co-fondatore di
Forza Italia ed ex
capo di Publitalia
con un ruolo
determinante nella
fondazione del
partito di
Berlusconi.
Questo nell'ambito
del solito ed ormai
patetico tentativo
di denigrare il
governo e tutti
coloro che sono nel
suo ambito.
Purtroppo (per lui)
Scalfari è incorso
nell'ennesima
cantonata che
contraddistingue da
un po' di tempo le
tesi dei suoi
scritti.
Infatti Denis
Verdini non è uno
dei fondatori di
Forza Italia e non è
mai stato in
Publitalia.
Al tempo della
fondazione del
partito di
Berlusconi, lui era
con Spadolini.
Se le spara così a
casaccio, senza
curarsi di
verificare,
significa che
o considera i suoi
lettori solo dei
poveri
coglioni,
oppure, ad essere
benevoli, che la
senilità ha preso il
sopravvento.
CLIMATE CONFERENCE 2009
dicembre 2009
COPENHAGEN
NELLA MORSA DEL GELO
La Conferenza
sul riscaldamento globale (Global
Warming) è stata abbandonata dai
rappresentanti di tutto il mondo a
causa del gelo.
Nell’immagine i
delegati lasciano il Cento
Conferenze e si dirigono verso il
bar per un vin brulé.
Purtroppo questo
è l’unico accordo che è stato
raggiunto all’unanimità.
La MAGISTRATURA ITALIANA fa un’altra
figura di merda.
dicembre 2009
Un'altra
bella pagina di MALAGIUSTIZIA diffusa nel
mondo.
Si poteva evitare la
pagliacciata in mondovisione di un
pluriomicida che per sfuggire all’ergastolo
accusa il capo del governo di essere il
mandante delle stragi di mafia del 1993? Sì,
la sceneggiata poteva, anzi doveva, essere
risparmiata all’Italia e all’estero. Sarebbe
bastato che i pm ne avessero verificato in
silenzio i racconti per impedire che Gaspare
Spatuzza utilizzasse un tribunale della
Repubblica come megafono per ottenere
benefici e sconti di pena. Invece, alla
ricerca di una prova regina che sorreggesse
un’accusa barcollante contro Marcello Dell’Utri,
la Procura ha giocato la carta dello
smemorato di Brancaccio, un assassino
seriale che in seguito a un pentimento
dubbio ricorda con 12 anni di ritardo i nomi
dei suoi referenti politici.
A chiunque la storia
appariva strampalata, perfino a inguaribili
antiberlusconiani come D’Avanzo, punta
d’attacco di Repubblica, il quale infatti
s’è dichiarato scettico sulla possibilità di
una prova che collegasse il presidente del
consiglio alle bombe. A tutti il racconto
puzzava di bufala, tranne ai pm, i quali
hanno lasciato che un presunto pentito
potesse testimoniare in TV le sue panzane.
Eppure, prima
d'essere sbugiardato in aula da
Filippo Graviano, suo referente
dentro Cosa Nostra, Spatuzza s'era
già smentito da solo. Molte delle
rivelazioni da lui rilasciate ai
magistrati erano infatti balle così
evidenti che, non dico un pubblico
ministero, ma anche un semplice
cronista era in grado di smontarle
senza troppa difficoltà. Prendete
per esempio il collegamento tra
Berlusconi e i Graviano. Secondo
Spatuzza era certo perché il
Cavaliere aveva affittato da loro i
locali dove collocare la filiale
palermitana della Standa. Sarebbe
bastata una banale verifica al
catasto per confutare l'elemento
cardine delle accuse di U'tignusu:
quegli immobili infatti non sonò mai
appartenuti ad alcun capobastone, ma
a un normale istituto di credito.
L'imbianchino
che spera di tinteggiarsi la
coscienza ha anche raccontato ai pm
che i Graviano avevano messo i soldi
in Fininvest, presumibilmente
finanziando le imprese di
Berlusconi. Da quel che si è capito,
l'investimento risalirebbe agli anni
Settanta. Ma a quell'epoca Giuseppe
e Filippo Graviano avevano
rispettivamente 14 e 12 anni e al
massimo potevano investire in cicche
e sparare biglie, non certo
comprarsi le azioni del Cavaliere.
Per convincere i
procuratori di Firenze che indagano
sulla strage di via dei Georgofili,
il rivelatore di minchiate dice che
il suo boss controllava ogni giorno
le quotazioni di Fininvest, Telecom,
Fiat e Piaggio e parlava di
Colaninno, pur essendo interessato
soprattutto al gruppo del Biscione.
Nessuno si è preso la briga di
verificare che nel 1993 Fininvest
non era quotata, la Telecom ancora
non esisteva (si chiamava Sip) e
Colaninno al massimo era noto ai
costruttori di filtri per auto,
perché la sua fama data 1999, anno
della scalata a Telecom. Come faceva
dunque Graviano a parlare di tutto
ciò nel 1993? Misteri palermitani.
Insomma, che U'tignusu
fosse un contafrottole non c'era
mica bisogno di sentirselo dire in
diretta da Filippo Graviano: bastava
passare mezz'ora davanti al
computer, in collegamento con un
paio di banche dati. O, se proprio
non si ha dimestichezza con il
computer, era sufficiente convocare
i due boss di Brancaccio e metterli
a confronto con Gaspare sparapalle.
Invece no, si è preferito dare al
superpentito un palcoscenico
giudiziario, così che le sue
ricostruzioni avessero ampia eco sui
media nazionali e internazionali.
Un errore? Una
strategia? Non lo so. Penso soltanto
che nessuno pagherà per questo e che
i magistrati impegnati nelle
svariate inchieste sul premier
continueranno la loro brillante e
ingegnosa carriera. Giustizia è
fatta.
Gli Stati
Uniti difendono Amanda e ora s'accorgono che
in Italia si fanno processi indiziari.
Così un killer può
fare il pentito e un innocente può finire
nei guai.
di MAURIZIO BELPIETRO
L'America ha scoperto la giustizia italiana.
Finché c'era da attaccare Berlusconi, i
corrispondenti dei grandi giornali
d'oltreoceano se la prendevano comoda,
accontentandosi della vulgata
preconfezionata da Repubblica. Le veline del
quotidiano di sinistra bastavano per far
finta d'aver capito cosa succede nelle aule
di tribunale della penisola quando si parla
del presidente del Consiglio. Un po' di
luoghi comuni e due battute di Marco
Travaglio andavano bene, consentendo di
scrivere un pezzo adatto al palalo dei
lettori di provincia e anche di città, e poi
via a godersi la dolce vita in una delle
simpatiche trattorie di Trastevere, tra
amatriciana e scottadito, innaffiati dal
vino dei castelli.
Ora che c'è di mezzo
Amanda Knox (nell'immagine) la vita dei
corrispondenti dei grandi giornali a stelle
e strisce è un po' meno dolce: i lettori non
sono più disposti a sorbirsi articoli un
tanto al chilo sul sistema giudiziario
nazionale, ma vogliono capire come sia stata
condannata la ragazzina di Seattle e
soprattutto quali prove esistano a carico di
una giovane partita per laurearsi a Perugia
e finita in una cella dove ha la probabilità
di restare un quarto di secolo.
Ci sono le sue
impronte sull'arma del delitto? C'è
qualcuno che l'ha vista uscire di
casa subito dopo l'omicidio? Oppure
altri che possono testimoniare che
Amanda è l’assassina? Vagli a
spiegare, agli americani che i
nostri sono processi indiziari,
ovvero che non sempre c'è la prova
alla base di una condanna, a volte
c'è un teorema, il convincimento
dell'accusa che il colpevole non
possa essere altri che l'imputalo.
Vagli a dire, agli americani, che da
noi l'accusa conta sempre più della
difesa, che non c'è parità di fronte
alla legge, che qui il Perry Mason
pronto a inchiodare l'assassino,
anche se non piace al pm, non c'è.
Per Amanda si è
scomodato perfino un nobel del
giornalismo come il premio Pulitzer
Thimoty Egan, che sul New York Times
ha scritto parole di fuoco contro il
processo umbro e il pm che lo
conduce. E anche una senatrice
democratica americana si è
preoccupata di capire quel che è
successo a Perugia, rivolgendo
direttamente a Hillary Clinton un
appello contro i magistrati
ideologizzati, ponendo seri dubbi
sul sistema giudiziario italiano.
Nemmeno il segretario di stato, l'ex
first lady Usa, ha fatto mancare la
risposta e l'interesse del governo
americano. A differenza di altri
Paesi, gli Stati Uniti non
dimenticano i propri cittadini,
anche quando questi sono all'estero
e sono accusati di gravi reati. Gli
americani da questo punto di vista
sono un grande popolo. Non deve
però trarre in inganno il loro
interesse sul caso Knox. Quasi
certamente nei posti che contano di
Washington e New York sono stati più
colpiti da un altro processo che si
è tenuto in Italia, a oltre 400
chilometri di distanza dall'Umbria.
Ho infatti la sensazione che alla
Casabianca interessi di più il
giudizio sommario subito a Milano da
agenti della CIA impegnati nella
lotta al terrorismo. L'idea che
uomini in missione in un Paese
alleato vengano condannati a molti
anni di carcere per aver catturato
un imam vicino al fondamentalismo è
per gli Usa inconcepibile. Semmai
l'Italia avrebbe dovuto ringraziare.
E invece i pm hanno perfino messo
sotto controllo le conversazioni dei
capi dei servizi segreti. Del resto
si sa: sulla sicurezza dello stato
l'America non scherza. Ma
probabilmente, se non si lasciasse
depistare da articoli con obiettivi
politici ben noti in Italia, la
diplomazia di Obama non scherzerebbe
neppure su altre vicende giudiziarie
del nostro Paese. Sicuramente molti
dei grandi quotidiani d'oltreoceano
eviterebbero di prenderle
sottogamba. Se per esempio volessero
trovare una prova, un appiglio
concreto, nel mare di chiacchiere
che Gaspare Spatuzza ha reso l'altro
giorno di fronte ai giudici di
Torino, scoprirebbero che non ne
esistono. Allora, potrebbero
domandarsi com'è possibile che un
pentito venga portato a testimoniare
in un processo prima che ne siano
state vagliate con molta cura le
confessioni. Se lo facessero,
giornali e diplomazia americani
forse, per la prima volta,
scoprirebbero che Silvio Berlusconi
forse non ha sempre ragione, ma
quando parla di giudici quasi sempre
c'azzecca.
di DAVIDE
GIACALONE (omissis) Si prenda
Spatuzza e si ragioni formalmente:
questo signore, killer di
professione, arriva in aula e si
prostra innanzi al suo padrino,
deponendo non su cose che conosce,
ma che gli hanno raccontato. "De
relato", si dice, e significa: per
sentito dire. In un'aula
statunitense il presidente avrebbe
chiamato a sé l'avvocato della
difesa e quello dell'accusa (l'idea
che possa essere un suo collega
neanche lo sfiora, supponendo sia
un'ipotesi tribale, mentre è la
legge italiana) e avrebbe detto
loro: quanto dura, questa buffonata?
Ritenete che il teste abbia qualche
cosa da dire, su cose che conosce
direttamente, o avete scambiato la
mia aula per un teatro? Dopo di che,
si sarebbe rivolto alla giuria ed
avrebbe detto: di quel che avete
sentito non dovete tenere alcun
conto, è stato un errore dell'accusa
presentare un simile teste, che non
aveva nulla di pertinente da dire.
Ammonisco tutti ad attenersi alla
procedura. Noi, invece, ne
parliamo da giorni, con le menti che
si pensan pensanti tutte pronte a
dire la più colossale delle
scemenze: ci vogliono i riscontri.
Ma di che? Se non c'erano di già
quello neanche avrebbe dovuto
parlare! Leggendo la stampa
internazionale, del resto, la stessa
Clinton avrà trovato traccia di
questa roba, che, ora, la aiuterà a
capire quanto il problema consiste
nell'essere un Paese nel quale
ancora può circolare chi sostiene
che "il sospetto è l'anticamera
della verità", anziché della
barbarie.
NOTA: Certo si
trovano sempre degli ingenui
disposti a scendere in piazza per
manifestare contro il governo.
Purtroppo costoro non si rendono
conto che stanno solo facendo il
gioco della mafia. Ma questa è
un'altra storia.
BERLUSCONI sarà indagato per mafia e
gli porteranno via il patrimonio
novembre 2009
Berlusconi sarà
indagato per mafia e gli porteranno via il
patrimonio.
E’ il titolo di un
articolo del Giornale che continua:
«Dalla Sicilia in arrivo un avviso di
garanzia a Berlusconi per concorso esterno.
Subito dopo gli verrà requisito l'intero
patrimonio. Per la legge, infatti, basta il
sospetto».
Questa notizia è una
ipotesi legata alle dichiarazioni del
pentito Gaspare Spatuzza, braccio destro dei
boss mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano,
che chiamano in causa il senatore del Pdl
Marcello Dell'Utri, grande amico di
Berlusconi e già al vertice di Pubblitalia,
la società che raccoglie pubblicità per il
gruppo Mediaset. C’è la possibilità che i
giudici accusino Dell'Utri di rapporti con
Cosa Nostra per coinvolgere anche il premier
con l'accusa di «concorso esterno» in
associazione mafiosa. Un passaggio che
potrebbe poi portare al sequestro dei beni
patrimoniali di cui il Cavaliere non fosse
eventualmente in grado di spiegare la
provenienza e che potrebbero essere dunque
attribuiti, nelle accuse, ad attività legate
alle organizzazioni criminali. Tutto questo
senza tener conto che altri processi hanno
già scagionato Berlusconi da ogni contatto
con la mafia.
Adesso Spatuzza
spara delle accuse che, sono portato
a credere, i giudici vorrebbero
sfruttare per indicare Berlusconi
come il referente della mafia ai
tempi delle stragi del 1992-'93.
Tanto per capirci, Spatuzza «U
tignusù» è quel signore che si è
macchiato di decine di omicidi
compreso quello di don Puglisi e per
tale motivo condannato a più
ergastoli. E’ solo l’ennesimo
pentito che «sa tutto» sulle stragi
e che contraddice altri precedenti
pentiti che sono stati ritenuti
credibili e che ora vengo rinnegati.
Proprio una storia tra furbi ed
allocchi.
Forse è meglio
rassegnarsi: la verità sulla morte
di Falcone e Borsellino non si saprà
mai. Al massimo avremo delle verità
in sostituzione di altre verità che
saranno sostituite da nuove verità.
Questi giudici
con la voglia di protagonismo
vorrebbero passare alla storia per
aver svelato l’arcano. E impiegano
vent’anni di indagini per non
concludere nulla. Poi ovviamente
non resta il tempo per celebrare i
processi dei comuni mortali che
devono attendere anni e anni per
ottenere un po’ di giustizia.
Con questa bella
iniziativa la magistratura italiana
ci da un ottimo esempio di quanto
sia caduta in basso. E’ disposta a
far accordi con sanguinari assassini
pur di dimostrare delle tesi
ampiamente superate dalla realtà.
In Italia l’indagine sui reati più
gravi si è ristretta alle
intercettazioni ed alle delazioni.
Le capacità investigative si vedono
solo a CSI mentre nella nostra
pratica quotidiana assistiamo
all’inadeguatezza del sistema che
dovrebbe assicurare chi delinque
alla giustizia. Pressapochismo,
dilettantismo, incompetenza e
goffaggine sono il «life-motive» dei
servizi sui casi di cronaca nera più
eclatanti trasmessi dal
telegiornale.
Ora, una persona
dotata di un normale quoziente
intellettivo riesce a capire che i
pentimenti tardivi (in questo caso
sono 12 anni dopo l'arresto) sono
solo un espediente per poter godere
dei benefici di una legge molto
discutibile, ma soprattutto mal
usata.
Con questa legge
il pentito spera di uscire di
galera, di essere mantenuto e
stipendiato dallo stato, magari in
un bel residence protetto dai
carabinieri. Non male per una
falsità creata su fatti conosciuti e
reali ad uso e consumo di magistrati
senza scrupoli.
Questo signore
era solo la manovalanza armata della
mafia, un esecutore materiale degli
assassinii, uno che non aveva
accesso agli alti livelli. Ora
parla come se fosse al corrente di
tutte le trame mafiose italiane.
Che Berlusconi
sia una affarista non c'è dubbio. Un
affarista che in USA sarebbe
considerato un esempio del sogno
americano da emulare.
In Italia
purtroppo l'ammirazione per i
risultati viene sempre superata
dall'invidia, il rancore e la rabbia
nei confronti di un uomo di
successo.
C'è gente che
gode all'idea che venga spogliato un
ricco e buttato sulla strada. Idea
cara alla persone meschine. I
giudici però devono fare attenzione
a non tirare troppo la corda perché
ci si potrebbero impiccare. Non
devono scordare mai che Berlusconi è
al suo posto non per una nomina più
o meno meritata ma perché eletto dal
popolo.
Il popolo
potrebbe stancarsi dei magistrati
che non si limitano ad esercitare il
loro compito che è quello di
applicare le leggi e nient'altro.
Potrebbe
stancarsi dei magistrati
politicizzati e sindacalizzati che
costituiscono una casta di
intoccabili e irresponsabili.
Potrebbe
stancarsi di magistrati che vogliono
sindacare ogni lavoro dei
legislatori ed applicare le leggi a
loro comodo. Tempo fa era stato
approvato un referendum che
istituiva la responsabilità dei
giudici nello svolgimento del loro
lavoro, come succede ad ogni altro
cittadino italiano. Quella legge non
fu mai applicata perché giudice non
morde giudice.
E' giunto il
momento che anche in Italia venga
attuato un sistema giudiziario dove
il pubblico ministero viene nominato
dal governo (visto che rappresenta
lo stato) ed i giudici vengono
eletti dal popolo.
Forse ciò
metterà fine ad un vergognoso
privilegio che offende il principio
della nostra Costituzione che vuole
tutti i cittadini italiani con
parità diritti e doveri.
Se PREVITI è assolto, BOCCASSINI e
COLOMBO sono disonesti.
novembre 2009
I magistrati
Boccassini e Colombo svolgono la
loro funzione di pubblici ministeri
in modo disonesto. Una affermazione
simile, dal momento che non è una
calunnia, può essere solo la verità.
Ciò viene
confermato dalla sentenza di
assoluzione di Cesare Previti nei
confronti dei magistrati Ilda
Boccassini e Gherardo Colombo del
noto pool Mani Pulite. La coppia
togata di Milano lo aveva messo
sotto accusa per calunnia, in
concorso con Giacomo Borrione,
presidente del Comitato Nazionale
per la Giustizia. La vicenda
riguarda l’iter procedurale del
famoso “fascicolo 9520” datato 1995,
ovvero le carte che a Milano diedero
il via a due grandi processi:
Imi-Sir, Lodo Mondadori e
Sme-Ariosto.
Secondo Cesare
Previti, finito alla sbarra nei
procedimenti scaturiti da quelle
indagini, i pm Ilda Boccassini e
Gherardo Colombo avevano commesso
una serie di irregolarità nei suoi
confronti: abuso e omissione di atti
d’ufficio, falso ideologico in atto
pubblico, omesso deposito e
occultamento di atti utili alla
difesa.
L’indagine promossa per stabilire la
veridicità delle accuse aveva ovviamente portato
al proscioglimento dei due magistrati e questi,
in tutta risposta, lo avevano querelato insieme
con Borrione. La grave denuncia di Previti
era scaturita dal famigerato fascicolo n. 9520
che doveva essere reso pubblico ma che i due pm
non vollero mai fare perché poteva aiutare alla
difesa del Previti.
> Si parla di una cassetta di
registrazione falsificata e manipolata
(Perizia di un Tribunale).
> Si parla della registrazione originale
riversata su un cd che però, al momento
della consegna al Tribunale per una
ulteriore perizia, si ruppe nel cadere dal
tavolo sbriciolandosi in maniera da non
poter recuperare nulla.
> Si parla dell’utilizzo di fazzoletti di
carta per scrivere appunti rilevati dall’ascolto
di tre uomini che parlavano in un bar pieno di
gente ad un tavolo distante tre metri.
> Si parla di trascrizioni
successivamente arricchite da ricordi
riaffiorati miracolosamente a distanza di
anni. Evidentemente i giudici che hanno
emesso la sentenza di assoluzione non ci
sono stati a farsi prendere in giro dai due
PM. Ciò dimostra che ci sono anche giudici
seri e onesti. Sfido chiunque a far
cadere a terra una CD e romperlo in mille
pezzi. Certo di Previti ne sono state
dette di tutti i colori e è stato pure
condannato. Personalmente non credo sia
uno stinco di santo. Di certo so che una
persona deve essere condannata con le prove
e non in base a delle convinzioni. Ma
soprattutto non accetto che un PM che opera
in nome dello stato sia disposto ad usare
dei mezzi indegni dell’organo che
rappresenta pur di arrivare ad un obiettivo
prefissato che nulla ha a che vedere con la
giustizia e la ricerca della verità. Da
tempo in Italia alcuni magistrati hanno
adottato un sistema incivile di amministrare
la giustizia: prima di individuano il
colpevole e poi cercano le prove o, in
mancanza, fanno diventare tali dei fatti del
tutto estranei alla realtà. La
sentenza di assoluzione di Previti è
irrevocabile, non più impugnabile e
definitiva. Questo mi permette di
affermare che la Boccassini e il Colombo
sono disonesti.
ROBERTO SAVIANO: Un altro caso di
talento e stupidità.
novembre 2009
Roberto Saviano ha scritto il libro Gomorra.
L’ho letto e mi è piaciuto perché descrive
una situazione molto significativa del
degrado della società campana.
Direi che è un
ottimo reporter. Ma un romanzo è
un’altra cosa, ci vuole genialità,
non basta un elenco di fatti.
Ecco perché, pur
riconoscendo della bravura a Saviano,
andrei cauto a definirlo uno
scrittore di successo o meglio di
talento.
In attesa del
secondo libro però, che mi potrà
smentire, il nostro ha pensato di
essere ormai talmente autorevole da
poter dare dei consigli, anzi da
poter inviare una pubblica e
perentoria esortazione al capo del
governo.
E’ del tutto
umano e comprensibile che un signor
nessuno, improvvisamente giunto alla
ribalta nazionale e coperto di elogi
sperticati possa montarsi un po’ la
testa ed assumere un ruolo che non
gli spetta. Comprensibile ma non
giustificabile.
Infatti scrive:
«Signor Presidente del Consiglio, io
non rappresento altro che me stesso,
la mia parola, il mio mestiere di
scrittore. Sono un cittadino. Le
chiedo: ritiri la legge sul
"processo breve" e lo faccia in nome
della salvaguardia del diritto. Il
rischio è che il diritto in Italia
possa distruggersi, diventando uno
strumento solo per i potenti, a
partire da lei.»
Non penso che un
cittadino qualsiasi, come Saviano
vuole definirsi, possa fare una
richiesta così pretenziosa. Se così
fosse, e qualcuno me lo conferma,
intendo anch’io fare una richiesta:
«Signor Presidente, capisco che la
legge sul cosiddetto «processo
breve» non abbia i carismi della
perfezione. Ma siccome questa
prerogativa non può essere vantata
da nessuna delle leggi italiane che
si prestano spesso e volentieri alle
«interpretazioni dei giudici», direi
che sia meglio valutare la volontà
che la ispira. Vada quindi avanti,
la faccia approvare e se serve ne
faccia pure un referendum. Sono
convinto che troverà più adesioni
delle 40.000 vantate dall’appello di
Saviano».
A Saviano invece vorrei
dire che prima di permettersi di tranciare
un giudizio così negativo è opportuno
riflettere sulle priorità che lo rendono
necessario, abbandonando i principi fatui e
le motivazioni dettate dai pregiudizi e
dalla superficialità, per soddisfare il
bisogno di giustizia che tutti definiscono
necessario ed impellente. Tenga presente
il signor Saviano, e questo vale anche per
tutti coloro che appoggiano ed approvano la
sua iniziativa, che le leggi che regolano la
società vengono promulgate in nome di un
valore primario: LA TUTELA DEL
CITTADINO.
Ricordi Saviano, e tutti
coloro che si stracciano le vesti
terrorizzati dalla paura che la legge possa
favorire Berlusconi, che il nostro sistema
giudiziario calpesta sistematicamente i
diritti di chi ha subito dei torti mentre da
ampie garanzie a chi i torti li ha commessi.
Anziché la scritta
«La legge è uguale per tutti»,
nelle aule di tribunale scriverei:
«Giustizia ritardata è giustizia negata».
Questo perché il cittadino che ha subito un
torto ha il sacrosanto diritto di ottenere
il riconoscimento delle proprie ragioni nel
minor tempo possibile.
D’accordo che è
necessaria la condanna del reo e la certezza
della pena. Ma anche questo principio è
comunque esercitato sempre per la
salvaguardia del cittadino. La giustizia non
può essere una punizione fine a se stessa,
ma la punizione viene applicata soprattutto
per la tutela del cittadino onesto.
Quindi la legge sul
processo breve va esattamente nella
direzione della prima regola che deve essere
alla base di ogni legge. Visto che la
nostra magistratura non ha mai provveduto,
non provvede e, stando così le cose, non
provvederà mai ad applicare questo diritto,
l’unica strada da percorrere è quella di
obbligarla a farlo per legge e magari con
qualche sanzione per chi non provvede.
Non ci sono i mezzi? La
giustizia italiana batte ogni record (in
negativo): un numero di tribunali
spropositato, 1.300, che ci costa ogni anno
quasi 4 miliardi di euro. Segno evidente che
il rimedio non lo si può trovare nei
richiesti finanziamenti a pioggia, ma in un
più oculato uso del denaro pubblico ed in
regole di lavoro che siano più simili a
quelle che svolgono altri lavoratori meno
pagati e forse più utili.
Saviano si preoccupa
forse che non vengano sottoposti a processo
dei delinquenti che la farebbero quindi
franca? Sorvolando sull’ultima amnistia che
i suoi compagni hanno approvato con la
conseguente liberazione di migliaia di delinquenti, ma
che non ha visto nessun suo reclamo scritto,
vorrei dargli una piccola informazione: nel
2008 in Italia circa 200 mila reati sono
caduti in prescrizione per il prolungarsi
dei processi. Un esercito di imputati che
invece di essere punito, se ne è andato
tranquillamente a spasso. L’informazione
proviene dall’Associazione nazionale per la
Giustizia.
Il sistema attuale porta
a questi risultati. Quindi di che si
preoccupa, peggio non è possibile.
Qualcuno ha mai sentito dire in un disputa.
«Fammi causa»? Questa sfida presuppone
chiaramente che chi ha la sventura di
avviare una causa, soprattutto civile, non
fa che offrire a chi è in torto la
possibilità di evitare ogni conseguenza alle
sue malefatte e che se proprio verrà una
sentenza negativa sarà a babbo morto.
Chi invece, ciò
nonostante, ricorre alla magistratura per
ottenere giustizia si ritrova normalmente
beffato. Non solo dai giudici che fissano le
udienze a cadenza annuale ma anche dagli
avvocati che di questa dilazione a oltranze
traggono grandi benefici economici (a quando
una legge sul patrocinio breve?).
Questa è l’immagine
della nostra giustizia che viene oggi
percepita dalla popolazione e i sondaggi lo
confermano. Forse Saviano non ha
esperienze personali in materia di
giustizia. Gli auguro di non aver mai
bisogno di far valere i propri diritti.
Probabilmente gli passerebbe la voglia di
fare simili appelli.
PS: Ciò che
scrivo è frutto di una amara esperienza
vissuta vent’anni fa sulla mia pelle. Dopo
anni di attività imprenditoriale sono caduto
in un raggiro commerciale. Allora ero ancora
ingenuo e per me la giustizia era una cosa
seria su cui si poteva fare affidamento. Ho
fatto quindi ricorso al tribunale con la
richiesta di un risarcimento danni
ampiamente quantificato e provato. Era
fondamentale per me ottenere una sentenza
veloce o meglio un «processo breve». Era
necessario per poter coprire gli impegni
finanziari che mi ero accollato nella
realizzazione del mio progetto. Ero
tranquillo: vinta la causa, recuperato il
danno, sistemato i conti. Ho attesa quasi
cinque anni. Ho resistito con tutte le mie
forze in attesa di giustizia. Ho preso degli
impegni senza ritorno contando di far fronte
con il risarcimento. E la sentenza è
arrivata, ma dopo 16, dico sedici, anni. A
babbo morto. O meglio dopo la morte della
mia azienda che è fallita e la perdita di
ogni mia proprietà oltreché della mia
immagine e della mia posizione sociale. Cosa
che mi ha costretto ad allontanarmi dalla
mia terra dove non sono ancora tornato.
Dimenticavo di dire che la causa vinta
prevedeva un risarcimento molto ma molto
consistente. E’ servito per pagare
l’onorario di 16 anni di duro lavoro del
curatore fallimentare.
ULTIMA ORA
(dicembre 2009)
Questo è uno stralcio di ciò che Saviano ha
dichiarato in una intervista rilasciata a
Panorama: "Maroni? Sul fronte
antimafia è uno dei migliori ministri
dell'Interno di sempre". "Ho sempre
fatto riferimento alla tradizione che fu
della destra antimafia: Borsellino si
riconosceva in questa tradizione". "Il
centrosinistra ha responsabilità enormi
nella collusione con le organizzazioni
criminali: le due regioni con più comuni
sciolti per mafia sono Campania e Calabria.
E chi le ha amministrate negli ultimi 12
anni? Il centrosinistra".
Evidentemente Saviano non ha perso
completamente il ben dell'intelletto e
riesce a capire le cose andando oltre i
pregiudizi e le ideologie. Gliene va dato
merito.
ENZO IACCHETTI: Un altro caso di
talento e stupidità.
novembre 2009
E’ simpatico, Enzo Iacchetti. Forse
definirlo un grande talento, un grande
comico, un grande attore è esagerato, ma
comunque piace e piace anche a me.
In un certo
senso è anche una persona coerente.
Era comunista del PRC, poi
diventando ricco si è convertito a
persone libera, come afferma in una
intervista a Libero del 14.11.09,
con un’ottima motivazione: la
sinistra lo ha deluso.
Forse il denaro
di Berlusconi, invece, lo ha
gratificato. Ora afferma che la
sinistra è bolscevica (una
illuminazione tardiva ma meritevole)
e che a Mediaset ci sono più
comunisti che in Rai.
E di Berlusconi
dice: «lo adoravo quando gestiva
la TV. Politicamente, invece, non
sono in linea. Lo trovo però molto
simpatico quando svicola alle
domande sulle sue alcove. Non so se
un premier può permetterselo o se
debba essere un bacchettone come la
Merkel, ma non m’interessa. So che
qualcosa di buono l’ha fatto, lo fa
e speriamo che lo faccia sempre di
più. Ero più in disaccordo con
Prodi. Comunque, alla sua età, farsi
un mazzo così e non godere quello
che ha, dimostra un carattere
straordinario. Io starei alle
Bahamas a pescare su una barca di
lusso e la sera aprirei i cancelli
della mia megavilla a meravigliose
ragazze».
E per essere più
chiaro aggiunge: «Non voglio
rinunciare a un bravo presidente del
Consiglio o di Regione per storie di
squillo o di trans».
Fin qui tutto bene, sono
disposto a sottoscrivere tutto. Forse un
piccolo appunto per l’impegno sociale che
assumerebbe un ex comunista diventato ricco,
lo farei, ma si sa, neanche i comunisti duri
e puri disdegnano i vantaggi del denaro.
E lui non è certo il
primo a cui il denaro lava gli ideali.
La mia scarsa
considerazione della sua capacità di
discernimento sorge invece quando dichiara
di non essere POLITICAMENTE IN LINEA con
Berlusconi.
Ora, forse il nostro
Enzo, tanto preso a farci ridere, non
conosce il significato di Politica. E’
comune definirla come l'Arte di governare le
società. Secondo Aristotele significa
l'amministrazione della città "polis" per il
bene di tutti.
Iacchetti, affermando
che i fatti privati di Berlusconi non sono
per lui sindacabili e che «qualcosa di buono
l’ha fatto, lo fa e speriamo che lo faccia
sempre di più», sta dicendo di essere
proprio in linea con la politica di
Berlusconi.
Probabilmente non se ne
è accorto.
Meglio quindi che
continui a farci ridere lasciando stare
ragionamenti per lui forse troppo complessi.
I personaggi dello spettacolo per far ridere
devono apparire ridicoli. Molti lo fanno per
capacità recitative, altri per doti
naturali. Non conoscendo personalmente
Iacchetti, non so quale sia il caso suo.
FIORELLA MANNOIA: Un altro caso di
talento e stupidità.
ottobre 2009
Roma, 30 ott - Con una lettera che
apparira' su 'Micromega' la nota
cantante Fiorella Mannoia (politicamente
di sinistra) scrive al presidente della
Camera Gianfranco Fini per esortarlo a
fondare un partito conservatore di gente
onesta che instauri anche in Italia un
confronto civile tra schieramenti di
destra e di sinistra come avviene
normalmente in altri paesi.
''Onorevole Fini, (mi sono chiesta a
lungo come cominciare una lettera come
questa, non ho mai scritto ad un
parlamentare prima d'ora, mi sembra che
questo possa andare bene: diretto e
conciso). Non le nascondo, per
onesta' -scrive la Mannoia-, che non mi
sono mai trovata d'accordo con lei, anzi
spesso le sue opinioni mi irritavano, le
nostre posizioni, evidentemente e
naturalmente distanti, mi impedivano di
trovare qualche argomento condivisibile.
Ma da un po' di tempo a questa parte
alcune sue dichiarazioni mi sorprendono,
mi pare di trovare in lei quel buon
senso di cui abbiamo cosi' tanto
bisogno, i suoi interventi spesso
lasciano trasparire una volonta' di
dialogo, un'apertura su temi che ci
hanno visti contrapposti per cosi' tanto
tempo. Mi chiedo: che cosa sta
succedendo? Ed ecco che la diffidenza
riprende il sopravvento: e' una
strategia?
Lei e' un uomo intelligente, uno
dei pochi politici puri di quel panorama, me
lo lasci dire, desolante che e' la sua
coalizione di governo. Sicuramente ha
capito (e ahinoi non ci vuole molto) che a
sinistra c'e' un vuoto, e che gli elettori
sono giustamente disorientati, arrabbiati,
disillusi e allora forse cerca di blandirli
con dichiarazioni piu' vicine al pensiero di
sinistra per indurli a dirottare i voti
degli indecisi su di lei. Ecco mi dico:
sara' cosi', sta preparando il terreno per
una nuova coalizione! E rimango, sempre per
onesta', piu' propensa per questa teoria,
non per diffidenza ideologica, ma perche' ho
sempre pensato che le persone cambiano
raramente. Tuttavia voglio lasciare uno
spiraglio all'ottimismo e voglio pensare che
anche per lei la misura e' colma e che anche
lei comincia, come noi, a vergognarsi di
essere rappresentato cosi' male agli occhi
del mondo intero e che, come noi, e' stanco
di questo populismo da quattro soldi, di
questa retorica da bar, di questo senso
dell'umorismo da caserma, di questo clima di
intolleranza e di violenza che si respira,
di questa decadenza culturale, etica,
storica. Onorevole Fini, io non lo so, ma
la prego, se lei e' davvero in buona fede,
ci aiuti a venirne fuori. Si liberi della
sua attuale coalizione, vada avanti, formi
un partito conservatore di gente onesta, e
ce n'e' tanta che non si riconosce in questa
destra, con la quale si possa dialogare in
maniera democratica e civile, come in tutti
i paesi europei. Magari ci scontreremo
ancora sui temi che ci vedranno in
contrapposizione, come in tutte le
democrazie, in un clima appassionato si',
(la politica e' passione), ma civile. Dia
il suo contributo a restituire dignita' a
questo paese che non si merita di essere
rappresentato in questo modo, e da sinistra,
(facendo anche noi il nostro dovere di
pulizia laddove ce ne sara' bisogno), le
daremo il benvenuto. Distinti saluti,
Fiorella Mannoia''.
Questo invece il mio
commento che che ho inviato per conoscenza
anche al sito della Mannoia
http://www.fiorellamannoia.it:
Un altro evidente caso
di talento e stupidità. Un peccato,
perché Fiorella mi piace molto come
cantante. La sua vena malinconica, forse
dovuta al fallimento nelle sue aspirazioni
di moglie e mamma (come ha dichiarato un una
intervista) a volte tocca la mia
sensibilità. Un peccato perché la sua
presa di posizione così plateale (sapevo che
era di sinistra ma speravo rimanesse
nell’ambito dei diritti di opinione) la fa
sembrare ancora di più una presuntuosa che,
pur non avendo mai lavorato in vita sua,
ritiene di poter giudicare altri che hanno
fatto molto più di lei per la comunità.
Aggrapparsi a Fini, poi,
è il colmo per un comunista. Non sono
passati molti anni da quando lui parlava
nelle piazze con la mano tesa e Fiorella non
è così giovane da non ricordarlo. Ciò
significa che ormai i sinistri sono arrivati
in fondo al barile. E l'antiberlusconismo
non è sufficiente a coprire il loro totale
fallimento a livello italiano e mondiale.
Gente come lei campa
ancora di utopie che canta con voce
struggente ma vive completamente al di fuori
della realtà. Quella realtà che ha
trasformato da tempo la sua ideologia in
miseria e discriminazione, in corruzione e
arretratezza civile.
Fiorella parla
dell'esigenza di un partito conservatore di
gente onesta. Ci vorrebbe anche un partito
democratico di gente onesta. Non si è forse
accorta del degrado politico ed
istituzionale dei suoi compagni?
Non legge i giornali?
Ormai è un bollettino giornaliero di
malaffare nella gestione pubblica della
sinistra. Per non parlare dei comportamenti
personali di alcuni suoi rappresentanti.
Io vivo a Bologna ed un
amico comunista mi ha detto che oggi
Berlinguer si vergognerebbe di loro. E si
riferiva alla corruzione, agli intrallazzi,
alle clientele, insomma al marcio totale che
permea da tempo (o forse da sempre ma non se
ne era accorto) la sinistra italiana.
E questa mi guarda
Berlusconi. Talento e stupidità (nel
senso di ottusità mentale). Confermo.
Dice che la formazione
di governo è desolante? Ma dove viveva
quando c'erano i Luxuria, i Pecoraro e tutta
l'accozzaglia di cialtroni che ha sfasciato
tutto per imporre delle utopie fregandosene
delle esigenze degli italiani che li hanno
eletti.
Certo si è accorta che a
sinistra c'è il vuoto e che «gli «elettori
sono giustamente disorientati, arrabbiati,
disillusi». Non si è chiesta il perché?
Forse perché anche loro
si vergognano di essere «rappresentati così
male», perché sono stanchi di
populismo da terzo mondo, di retorica da
casa del popolo, di senso dell'umorismo da
intellighenzia di sinistra, del clima di
intolleranza e di violenza che si respira
grazie al permissivismo ed al buonismo dei
capipartito di sinistra, della decadenza
culturale, etica, storica che la sinistra ha
gestito per decenni con i risultati che ora
attribuisce ad altri?
Chi dovrebbe vergognarsi
della sua appartenenza?
Evidentemente lei vive
in un'altra dimensione che non è di questa
terra. Forse farebbe meglio a scendere dal
pulpito dei creatori del nulla a cui lei
appartiene.
E visto che riconosce
che anche a sinistra c'è bisogno di pulizia
la sua lettera la invii ad altri
destinatari, quelli più vicini al suo
pensiero ma tanto lontani dalle esigenze
degli italiani. Continui a cantare,
l'ascolterò sempre volentieri, ma la smetta
di fare politica da palcoscenico e se
proprio ha tempo da perdere
incominci le pulizie a casa sua.
Televisione, radio e giornali abbondano di
satira di sinistra.
Questa è una piccola raccolta per
bilanciare le risate.
ottobre 2009
D - Rosy Bindi,
dopo il battibecco con Berlusconi, si è
presentata con una maglietta con su scritto
“Io, donna, non sono disponibile “. Che ne
pensi? R -
Che per una volta tanto a Berlusconi gli è
andata bene.
D
- Mentre Franceschini passeggiava nel
parco con la Rosy Bindi, i vigili gli hanno
preso la multa. Come mai ? R - Perché la
Bindi era senza museruola.
D - Mesiano ha
regalato i calzini azzurri a Franceschini e
lui li ha indossati. R - E Bersani
gli ha fatto le scarpe.
D - Marrazzo ha
smesso con i Trans e si è ritirato in un
convento religioso.
R - Tranquillo, Boffo ha già detto
che ci penserà lui a consolarlo.
D - Dopo il caso
Marrazzo, a Montecitorio non si vedono più
deputati a passeggio nel grande corridoio. R - Hanno paura
di essere sorpresi nel Trans-atlantico.
Il Partito Democratico ha eletto il
nuovo segretario. E’ Luigi Bersani, il
quale ha subito dichiarato che il su
obiettivo primario è quello di formare
una nuova coalizione per sostituire il
governo in carica. Direi un obiettivo
modesto, visto che la sinistra le
coalizioni le ha provate ormai tutte,
dai sinistri estremi ai giustizialisti
di Di Pietro, ed i risultati sono sotto
gli occhi di tutti. Certo non si
poteva pretendere di più da un
veterocomunistra che vuole presentarsi
come nuovo, ma che rappresenta ciò che
di più vecchio e stantio ci sia nella
politica italiana. E se non bastasse,
ha già lanciato un’altra novità: Rosi
Bindi Presidente del partito.
Un’alternativa di governo credibile non
si può basare su questi minestroni
ribolliti e stracotti. Bersani, se
proprio voleva incarnare il nuovo che
avanza, avrebbe potuto parlare di
progetti per l’Italia con un programma
che spazza via lo statalismo, il
buonismo ed i poteri forti che hanno
immobilizzato la nostra società. Le
nuove coalizioni di Bersani potranno
essere solo un surrogato delle vecchie.
L’unica alleanza possibile per
ridare credibilità alla sinistra è
quella con Berlusconi. Se avesse il
coraggio di stringere un patto con il
governo per fare le riforme
costituzionali e dare un nuovo impulso
alla nostra democrazia, certamente
perderebbe il sostegno di quelli che
vogliono ammazzare Berlusconi, ma
dimostrerebbe una apertura mentale più
attenta ai bisogni dell’Italia che del
partito.
Una presa di posizione come questa lo
farebbe diventare, quando sarà il momento di
votare un nuovo governo, un candidato
credibile e serio. Ma questa è solo
fantapolitica.
PRESIDENTE NAPOLITANO, FACCIA
OUTING!
ottobre 2009
Le recenti vicende che hanno coinvolto in
una polemica il Presidente della Repubblica
ed il Presidente del Consiglio, hanno
riportato alla luce una situazione celata
sotto una patina di apparente indifferenza,
che tale non è. Napolitano è stato eletto
presidente da una maggioranza di sinistra
che oggi non rappresenta più la maggioranza
degli italiani. Analogamente la maggioranza
degli italiani non si sente pienamente
rappresentata da Napolitano. Questo
perché quando è stato nominato non ha avuto
il coraggio di parlare chiaro ma si è
arroccato dietro una patina di muto
perbenismo che non ha cancellato i suoi
trascorsi comunisti. Oggi sembra uno di
quei fascisti della prima ora, ancora in
circolazione, che dopo aver osannato per
anni Mussolini, adesso fanno finta di essere
dei grandi antifascisti. Purtroppo per
Napolitano, gli italiani non hanno
dimenticato i suoi trascorsi da comunista
convinto che ha avuto la sfacciataggine di
dichiarare che l’invasione di Budapest con i
carri armati da parte dell’Unione Sovietica
è stato un atto di pace. E lui non ha mai
avuto il coraggio di affrontare serenamente
i suoi trascorsi in un aperto dialogo con
gli italiani.
L’ultima esternazione di Berlusconi, pur
indelicata, non è una voce nel deserto, ma
rispecchia il pensiero di tanti italiani che
non ritengono il nostro presidente super
partes, neanche quando si sforza di agire
per il bene della nazione. Napolitano
farebbe bene a cogliere l’occasione per
dichiarare apertamente come la pensa.
Vorrei vederlo presentarsi in televisione ed
ammettere che in gioventù ha preso delle
posizioni che oggi non sono più sue e che
quando ha assunto la carica di Presidente
della Repubblica ha totalmente abbandonato
ogni ideologia o partito politico per
cercare di essere il presidente di tutti.
Solo allora potrò affermare che
Napolitano è il mio Presidente.
ROSI BINDI E LA DEMOCRAZIA
ottobre 2009
A Porta a Porta Rosi Bindi ha dato una bella
lezione di democrazia. A chi obiettava al
suo accanimento contro Berlusconi che lui è
stato votato dalla maggioranza del popolo
italiano, la stessa replicava che anche
Hitler è stato eletto. Secondo lei quindi
Berlusconi potrebbe essere paragonato a
Hitler e il popolo è sovrano solo quando gli
eletti sono graditi dalla Bindi.
Complimenti, ora abbiamo capito che cosa è
democrazia. Io pensavo che Hitler, come
Mussolini, siano andati legittimamente al
potere e che il popolo non possa essere
sindacato nelle proprie scelte. Anche perché
normalmente chi si permette di giudicare gli
eletti non ha né la capacità, né il potere
per farlo, chiunque esso sia, ed è sempre e
comunque di parte. Forse Rosi Bindi
confonde le elezioni con l’operato degli
eletti. Ma anche in questo caso, salvo
degenerazioni hitleriane, è sempre il popolo
delegato a decidere, quindi non credo sia il
caso di esaltarsi in condanne verbali a cui
potrebbero seguire, come è già successo,
delle condanne in piazza.
Anche Chàvez e Ahmadinejad sono stati
eletti. Uno vuole fare il dittatore a vita e
l’altro vuole la bomba atomica per
distruggere Israele. Perché la nostra Bindi
non si adopera per abbattere questi due
personaggi democraticamente eletti?
Perché non va in Venezuela o in Iran per
paragonarli a Hitler? Farebbe una gran
favore all’umanità certo di più che ha
urlare nel salotto di Vespa. E chissà che in
quei posti non facciano un favore anche a
noi. Il suo intervento migliore però l’ha
riservato a Napolitano. Berlusconi ha detto
di non aspettarsi nulla di positivo da un
Presidente che sappiamo da quale parte
proviene. La signora ha cominciato ad
inveire come una ossessa, dimenticando che
il nostro Napolitano, quando nel ‘56 i carri
armati sovietici hanno invaso Budapest, dove
un popolo sovrano ed oppresso tentava di
ripristinare la libertà e la democrazia, si
profondeva in elogi ai sovietici. L'Unione
Sovietica, infatti, secondo lui, sparando
con i carri armati sulle folle inermi e
facendo fucilare i rivoltosi di Budapest,
avrebbe addirittura contribuito a rafforzare
la «pace nel mondo». Certamente
Napolitano invecchiando è diventato più
saggio, ma la matrice resta quella e certe
prese di posizione totalmente
antidemocratiche non vanno mai in
prescrizione. Ecco perché la signora
Bindi può risparmiarci queste ipocrite
lezioni di democrazia lasciando al popolo
ciò che è del popolo.
DUE LETTERE A
Don Sciortino usa Famiglia Cristiana
come Repubblica?
lettera inviata il 3 ottobre 2009 a Famiglia
Cristiana
Spett.le Redazione,
ho avuto occasione di leggere il
vostro articolo n. 39 del 27 settembre
2009dal titolo “UNA STAMPA
IMBAVAGLIATA AGLI ORDINI D’UNA SCUDERIA”
http://www.sanpaolo.org/fc/0939fc/0939fc03.htm
dove vi dichiarate a favore della
manifestazione per la libertà di
informazione del 3 ottobre.
Affermate anche che i giornalisti
non sono “farabutti”. Certamente non tutti
lo sono, ma ci sono come in tutte le
categorie. E chi ha scritto questo articolo
forse lo è, perché non ha il coraggio di
firmare le falsità che scrive.
Complimenti a lui e a chi lo
pubblica.
Certo che per essere una rivista
che rappresenta una religione ecumenica
direi che siete abbastanza e vergognosamente
schierati a livello politico.
Scrivere che viene impedito ai
cittadini di farsi delle opinioni il più
soggettive possibile dei fatti e che vengono
indotti a ragionare per slogan, significa
considerare i cittadini italiani degli
imbecilli. Forse non ci crederete, ma da
cittadino italiano consapevole e convinto
delle proprie scelte, credo che l’incapacità
di ragionare serenamente si avverta proprio
tra le righe del vostro articolo.
Ed è facile scoprire il perché.
Lamentate una richiesta di un
risarcimento milionario da parte del
ministro Maroni, rei d’aver espresso una
libera opinione su un provvedimento
governativo. Dov’è il problema? Se avete
detto la verità, nessun tribunale vi negherà
la ragione. Se invece avete offeso qualcuno
trovo giusta una condanna. Se tutte le
milioni di cause che giacciono presso i
tribunali fossero da considerare una
minaccia anziché l’espressione di un diritto
sancito dalla Costituzione di appellarsi
alle autorità per ottenere giustizia,
resterebbe solo l’alternativa della
vendetta. Non credo sia questo il vostro
obiettivo. Come ben sapete la vendetta è di
Dio.
Anche ciò che ha scritto don Sandro
Vigani, direttore di Gente Veneta: «I
respingimenti e il reato di clandestinità,
ad esempio, appaiono come risposte
sbagliate. Invece, la maggioranza degli
italiani li approva sull’onda di una
demagogia che impedisce di pensare», è
offensivo per me e per tutti gli italiani
che la pensano come me. Ma come si permette
questo Vignani? L’impedito sarà lui.
Impedito di capire che se altri non la
pensano come lui, non sono necessariamente
in torto.
Troppo facile citare un Andreotti
che non ha mai fatto denunce e sorvolare su
Prodi, D’Alema ed altri rappresentanti, che
evidentemente godono della vostra simpatia,
che di denunce ne hanno fatte. Scommetto che
non avete pubblicato nulla su queste azione
intimidatorie. Sbaglio?
Parlare poi di minacce di alcuni
poteri forti presenti sia nell’informazione
televisiva, dove si fatica a trovare voci
che non rispondano agli ordini di una
scuderia politica, sia nella carta stampata,
dove le intenzioni di schieramento e di
lobby prevalgono ormai sull’autonomia delle
imprese editoriali, mi sembra una
affermazione proprio ridicola. La RAI è da
sempre controllata dai poteri politici, non
ve ne eravate accorti? I giornali sono da
sempre schierati politicamente (c’è scritto
in molte testate). Neanche di questo vi
eravate accorti? E voi come siete messi?
Siete schierati o imbavagliati? Da ciò che
scrivete mi sembrate abbastanza liberi di
scrivere ciò che vi pare.
Comunque la più grande
contraddizione del giornalista anonimo del
vostro articolo è nella affermazione che lo
speciale Porta a Porta sulla consegna delle
prime case a Onna, nonostante il tentativo
di evitare ogni concorrenza sia stato
superato da una fiction di Mediaset. In
pratica Berlusconi avrebbe oscurato se
stesso.
Voi citate Giorgio Montini, padre
del futuro Paolo VI, secondo cui la stampa
va concepita «come una splendida missione a
servizio della verità, della democrazia, del
progresso e del bene pubblico». Perfetto.
Questa frase dovreste metterla in bella
evidenza nella vostra redazione, perché da
ciò che scrivete la vostra sembra piuttosto
una missione al servizio del pregiudizio e
del risentimento.
Scrivete anche “Per tutti, un esame
di coscienza su un’informazione libera e
responsabile”. Bene, incominciate da voi.
Preti in conflitto di interesse
lettera inviata il 3 ottobre 2009 a Famiglia
Cristiana
Le recenti esternazioni di don Don Giorgio
de Capitani da Lecco sui parà morti a Kabul,
dal pulpito della sua chiesa, riporta alla
mente la categoria dei «preti ribelli» che
in Italia sta proliferando nell’indifferenza
e nel silenzio imbarazzato dell’autorità
ecclesiastica. Questi preti usano il
luogo sacro delle chiese loro assegnate non
per diffondere la parola di Dio, ma per
trasformarle in piazze da comizio politico
dove esternare tutto il loro furore contro
ciò che non approvano della società civile.
Un sistema di condanna dal pulpito che
ricorda da vicino i tempi bui della Chiesa
Cattolica. Tempi che si ritenevano ormai
retaggio di un lontano passato ma che invece
ora si ripresentano nell’esaltazione
fondamentalista di questi preti. Il
problema, che probabilmente contribuisce a
renderli così astiosi, è che cercano di
servire contemporaneamente due padroni: le
Regole della Chiesa ed i Codici della
Repubblica.
Purtroppo questi non sono compatibili
perché partono da presupposti e perseguono
obiettivi diversi e ciò può portare a follia
da conflitto mentale. Un semplice e
banale esempio può far capire il dilemma: il
prete che giudica un assassino reo confesso
e pentito è tenuto ad assolverlo. Ma se
assume il ruolo di giudice popolare che
predica dal pulpito, allora lo deve
condannare. Ecco perché quando i
rappresentati ecclesiastici a tutti i
livelli si permettono di giudicare i
rappresentanti politici ed il loro operato,
non con il metro della Chiesa ma con quello
della Politica, escono totalmente dal loro
ruolo e dalla loro missione per assumere
quello del giustiziere. Il modo sguaiato
e volgare di parlare dal pulpito di alcuni
preti lascia sconcertati molti di coloro che
si recano in chiesa per ascoltare la parola
di Dio e non quella di un esagitato. In
compenso questo tipo di propaganda attira
coloro che normalmente sono usi manifestare
nelle piazze in modo violento e ritrovano in
chiesa chi avalla le loro incivili
rivendicazioni. Questi «preti
progressisti» stanno trasformando le loro
chiese da riparo per gli agnelli in tane per
i lupi. Ed il fenomeno negativo non si
limita alle loro parrocchie perché tutti
sono a conoscenza di queste degenerazioni.
La Chiesa da troppo tempo tollera ed i
cattocomunisti lo interpretano come una
approvazione. Tutto questo a che cosa
porta? Secondo me una parte dell’8 per
mille prenderà altre strade, molti fedeli
diserteranno le loro chiese ed anche le
vocazioni non potranno migliorare il trend
negativo. La Chiesa svolge un ruolo molto
importante nella società civile occidentale
ed è fondamentale che mantenga un ruolo
apolitico. Mai come in questo momento è
necessaria una granitica presenza, spoglia
da interessi materiali, come baluardo alla
sempre più aggressiva presenza sul nostro
territorio di una religione per niente
conciliante che vuole sradicare i nostri
principi cristiani. E se proprio vuole
vedere la situazione solo a livello
utilitaristico, si convinca che è meglio
perderne 10 (preti) che 1000 (fedeli).
LA MORALITA' DEL MORALISTA
Campagna dipietrista per eliminare i
pregiudicati dalla politica
23 febbraio 2006 Antonio di
Pietro ha scritto nel
suo sito: "Nel mio programma elettorale è
presente un punto che ritengo fondamentale
per il rilancio del nostro Paese: la
credibilità dei parlamentari, la
reputazione di chi ci rappresenta. Per
questo ho inserito nel programma, cito
testualmente: “Impedire
la candidatura alla Camera e al Senato e al
Parlamento Europeo di persone condannate in
via definitiva“. Il
Parlamento non può essere, come è invece
oggi, un luogo dove le regole non valgono
allo stesso modo che per gli altri cittadini
italiani.
Un luogo in cui
l’accesso alla carica di parlamentare è
consentito a chi ha mentito, corrotto,
truffato, frodato il fisco e per questi
reati è stato condannato in via definitiva.
Un requisito per accedere a un posto
pubblico è la mancanza di condanne,
ma questo non vale per il ruolo di
parlamentare. Da oggi ho deciso di
pubblicare, riprendendolo dal blog di Beppe
Grillo, l’elenco dei condannati in
via definitiva con i reati per i
quali hanno ricevuto una condanna con
un’immagine permanente su questo sito dal
titolo: “Parlamento Pulito!”. Chi è
condannato non può fare il parlamentare.
L'Italia dei Valori applica a se stessa
questa regola a prescindere dall'esistenza
di una legge. Non è possibile che le
leggi siano scritte da chi le ha
violate."
settembre 2009
La rivista MicroMega diretta da Paolo
Flores D’Arcais mette sotto inchiesta il
partito personale di Tonino Di Pietro. E
si scopre, così, che Italia dei valori è
una sorta di vaso di Pandora di tutte le
nequizie da prima Repubblica e da
cattiva politica rinfacciate
instancabilmente agli avversari. Un
partito pieno di voltagabbana,
transfughi politici di ogni stagione e
schieramento, inquisiti,
sospetti camorristi, ras locali,
tesserati fantasma, federazioni
commissariate, amanti di dirigenti poi
candidate alle elezioni. Ce
n’è per tutti i gusti. Paride
Martella,
ex presidente della Provincia di Latina
arrestato nell'ambito dell'Inchiesta su
appalti truccati della Acqua latina: un
giro da 15 milioni di euro, anch'esso
esponente di Italia dei Valori ed
indagato per concussione e associazione
mafiosa. Franco La
Rupa, nel 2005 è stato
indagato dalla Procura di Paola per
presunti brogli elettorali e illeciti
nell’utilizzo di fondi della legge 488,
mentre l’estate scorsa lo ritroviamo
coinvolto nell’operazione «Omnia»,
indagato per concorso esterno in
associazione mafiosa. Gustavo
Garifo, capogruppo
provinciale dell'IDV di Genova,
ammanettato a ottobre per aver lucrato
sugli incassi delle multe. Andrea
Proto, consigliere
comunale, reo confesso, ha incassato una
condanna a un anno e nove mesi per aver
raccolto la firma di un morto. Giuliana
Carlino, consigliere
comunale Idv, indagata per averne
falsificato migliaia di firme. Gaetano
Vatiero,
incarcerato
per corruzione aggravata perché secondo
i magistrati favoriva alcune Spa in
cambio di quote societarie. Mario
Buscaino, già sindaco di
Trapani, nel luglio del 1998 accusato di
concorso in associazione mafiosa per
voto di scambio. Maurizio
Feraudo, consigliere
regionale calabrese, indagato per
concussione (per anni avrebbe preteso la
corresponsione di un tot sullo stipendio
da un suo autista) e truffa, causa
domande di rimborso su missioni mai
compiute. Orazio Schiavone,
ex assessore ai Lavori pubblici e
coordinatore provinciale del partito, è
stato condannato a un mese e dieci
giorni per esercizio abusivo della
professione odontoiatrica.
Alla conferenza mondiale sul cambiamento
climatico del nostro pianeta sembra che
l’obiettivo principale sia quello di far
pressione sui paesi industrializzati, USA in
primis, affinché si impegnino a ridurre le
emissioni urbane e industriali che inquinano
l’atmosfera. Trovo però del tutto
fuorviante l’immagine del mappamondo
presentata dall’IEA, l'Agenzia
internazionale per l'Energia, che evidenzia
gli stati canaglia, quelli cioè che più
contribuiscono all’inquinamento. In
particolare sembra che il primato negativo
sia appannaggio di Usa, Canada, E.A.U. e
Australia segnati in NERO,
mentre Cina e India risultano «VERDI».
Questo perché l’inquinamento viene calcolato
pro abitante. Quando però si parla di
combattere l'inquinamento globale ciò che
conta non è la media, ma il totale di ogni
stato. Ecco quindi che secondo il calcolo
reale risulta che: - la Cina
inquina con quasi 6.000
milioni di tonnellate di anidride carbonica
(4,57 tonnellate pro-capite annuo di CO2 per
1.306 milioni di abitanti); - gli
Usa arrivano a
5.730 milioni (19,1 x 300 milioni
di abitanti); - l’India
ne produce ben 1.380
milioni (1,2 x 1.150 milioni); - il
Canada inquina con
570 milioni di tonnellate (17,19 x
33 milioni); - l'Australia
ne produce 392 milioni
(18,7 x 21 milioni); - gli E.A.U.
producono 137 milioni di
tonnellate di CO2 (29,9 x 4,6 milioni).
Come si vede i maggiori colpevoli
dell'inquinamento globale sono proprio
quelli segnati in VERDE.
Considerando poi che il potenziale di
sviluppo e quindi di inquinamento di Cina e
India è mostruoso, forse sono questi i
territori che costituiscono le vere zone
nere del mondo con le quali dovremo fare i
conti in futuro.
ASSOCIAZIONE DEI
MANGIAPANEATRADIMENTO
settembre 2009
L'associazioneradici è diventata portavoce
dei fannulloni italiani. Ora anche loro,
dopo aver depredato le casse pubbliche per
decenni, avranno una associazione che si
dedica a preservare i loro privilegi. Il
cartellone che vediamo qui sopra farà il
giro di Roma a sostegno dei
MANGIAPANEATRADIMENTO (a
Roma ce ne sono tanti) con un raduno ed una
conferenza stampa. Hanno già dato la loro
adesione parassiti, fannulloni, mantenuti
(politici compresi), pensionati fasulli,
falsi invalidi, lavoratori socialmente
(in)utili e tutti gli altri rappresentanti
delle categorie che hanno contribuito a
creare quel debito pubblico che dovremo
pagare nei secoli dei secoli. La
associazione sostiene: -
gli impiegati
fannulloni. Quelli che ti
lasciano attendere intanto che bevono il
caffè oppure si fanno timbrare da altri.
- gli studenti
guerriglieri. Quelli che
tutto fanno meno che studiare ed escono
diplomati ma ignoranti ed ai quali dovremmo
affidare la nostra salute e la nostra
società. -
i poliziotti panzoni. Quelli
che lavorano in ufficio a far passare il
tempo mentre nelle nostre città impazzano i
delinquenti e dove la criminalità è in
aumento. -
la sinistra golpista. Quella
delle brigate rosse che vogliono trasformare
l'Italia nella Cambogia di Pol Pot. -
gli italiani
che non sopportano più Brunetta.
Quelli che campano senza fare nulla. Chi
ritiene di campare senza fare nulla o crede
che lavorare significa timbrare il
cartellino all'entrata e all'uscita, si può
iscrivere gratuitamente.
ARABIA SAUDITA: LUI HA
80 ANNI, LEI NE HA 10
agosto 2009
Nel gennaio
scorso il grande Mufti saudita aveva
decretato una fatwa che autorizza il
matrimonio di bambine di dieci anni
Al-Laith:
Una sposa fuggitiva di 10 anni è stata
resa domenica scorsa al suo marito di 80
anni da suo padre scoprendola nella casa
di una sua zia che l'aveva nascosta per
circa 10 giorni.
Un giornale locale ha
detto che il marito, che nega essere di
ottanta anni nonostante le dichiarazioni
della famiglia della giovane ragazza, ha
accusato la zia d'ingerenza nei suoi
affari. “Il mio matrimonio
non è proibito dalla charia. Ho in più
ottenuto l'approvazione di suo padre„
dice.
Ha aggiunto che era
stato precedentemente fidanzato con
la sorella maggiore di sua moglie ma che
ha rotto poiché lei desiderava
proseguire gli studi. “E'
per questo che, suo padre ha offerto sua
figlia più giovane. Sono stato
autorizzato a gettare un colpo d'occhio
su essa come lo permette la charia ed io
l'ho trovata accettabile “,
dice.
Maatouq Al-Abdullah
membro della società nazionale dei
diritti dell'uomo (NSHR), dice che non
ci sono sistemi in vigore che
regolamentano il matrimonio di bambine,
cosa che ha effetti psicologici,
sanitari e sociali negativi.
“Questi
matrimoni sono considerati come una
violazione flagrante della carta dei
diritti dell'infanzia, che il regno
saudita ha firmato e che fissano l'età
adulta a 18 anni", ha
aggiunto.
Secondo alcune persone presenti a
Jamkaran, uno dei luoghi supposti del
ritorno del Mahdi, l' ayatollah Mesbah
Yazdi che d'altra parte anima
regolarmente la preghiera del venerdì a
Teheran avrebbe espresso le seguenti
opinioni dinanzi ad un'assemblea
composta da suoi partigiani ......
Secondo questo religioso, che è il
padre spirituale di Ahmadinejad,
violentare, drogare, battere o qualsiasi
altra estorsione è perfettamente legale
ed islamicamente corretta dal momento
che si ha a che fare ad un oppositore al
regime islamico che è allo stesso tempo
considerato come un oppositore
all'islam. Ecco dunque la
trascrizione di ciò che riportano dei
siti di oppositori iraniani delle
opinioni di Mesbah Yazdi:
Domanda: Servirsi di
metodi di pressione psicologici,
emozionali o fisici può essere
considerato come "halal" (lecito
islamicamente)?
Mesbah Yazdi:Ottenere
una confessione di chiunque è contro il
Velayat-é-Faghih (regime islamico di
diritto divino) è islamicamente legale
in qualsiasi modo.
Domanda: Si può drogare
o dare sostanze oppiacee o qualsiasi
altro prodotto additivo per ottenere
confessioni?
Mesbah Yazdi:Vi
rispondo come precedentemente! Domanda:In occasione
di un interrogatorio per ottenere una
confessione si può violentare un
prigioniero?
Mesbah Yazdi:Prima di tutto occorre che
l'interrogatore faccia le sue abluzioni
rituali e preghi mentre violenta il
prigioniero. Se si
tratta di una prigioniera si può
commettere l'aggressione sia nella
vagina che nell' ano. È
auspicabile non disporre di
testimone-vedente mentre se si tratta di
un prigioniero allora ci può essere un
terzo che assiste.
Domanda: Lo stupro
degli uomini e di giovani adolescenti è
considerato come un atto di sodomia?
Mesbah Yazdi:Ovviamente no, poiché non c'é consenso.
Se il prigioniero prende piacere
nel farsi penetrare allora non bisogna
ricominciare.
Domanda:Ma nel caso di una
donna che sarebbe vergine?
Mesbah Yazdi: C'è una tolleranza nel caso di questa
violazione in nome dell'islam.
Se la pena è la morte allora colui che
conduce l'interrogatorio ha una
ricompensa (un'indulgenza in termine più
spirituale?) equivalente al grande
pellegrinaggio (quello della Mecca) ma
se non c'è pena di morte allora l'autore
è considerato come avente fatto il
pellegrinaggio di Karbala (luogo santo
d' Iraq dove è celebrato il martire
dell' imam Hussein dagli sciiti).
Domanda:Ma se avviene
che la donna prigioniera rimane incinta?
Il bambino è illegittimo?
Mesbah Yazdi: Il bambino nato da
qualsiasi femmina in lotta contro il
sistema del Valayat e Faghih è
considerato illegittimo, sia
quello di uno stupro o anche di suo
marito secondo il nostro sacro Corano.
Ma se il bambino è educato dal suo
carceriere allora sarà un musulmano
sciita legittimo.
Per chi non lo sapesse Mesbah Yazdi è
uno dei pilastri della rivoluzione, il
fondatore dei commando martire e gli
dobbiamo questa famosa frase: "Chiunque insulta i sacri musulmani,
l'islam ha permesso al sangue di essere
versato, non c'é bisogno di tribunali." E non siate stupiti poiché è
anche lo stesso uomo (posso ancora
chiamarlo con questa parola?) che ha
anche detto che per la grandore e
l'espansione dell'islam la schiavitù si
giustifica!
La madre (dello sposo) ed altre donne
della sua famiglia possono ispezionare i
capelli della sposa ed il suo collo, e
possono verificare l'odore delle sue parti
intime. È almeno ciò che spiega alla
televisione Egiziana Dream 2 TV, un eminente
professore della prestigiosa università
islamica Al-Azhar del Cairo. Il
giornalista:Sentire cosa?! Professor Sabri Abd Al-Rauf:le ascelle, ad esempio. Alcune donne o
ragazze sudano, e ci sono uomini a cui
questo disgusta. Il giornalista:Dunque, la madre può assicurarsi che… Professor Sabri Abd Al-Rauf:La madre può avvicinarsi alla sposa, per
verificare se ha un buon o cattivo odore.
Nulla può impedirglielo. Ma per lo sposa è
vietato vedere altre parti tranne il suo
viso e le sue mani. …
"L'opposizione al nuovo
codice della famiglia è un'altra
dimostrazione dello statuto inferiore delle
donne nell'islam. Da notare il commento
"divertente" dall'effetto che “le vere"
musulmane sono le donne povere ed
illetterate."
Decine di migliaia
di persone hanno protestato a Bamako, la
capitale del Mali, contro una nuova legge
che dà alle donne uguali diritti nel
matrimonio. La legge, adottata all'inizio di
questo mese, rafforza anche i diritti delle
donne e dei bambini nati fuori dal
matrimonio in materia d'eredità. Il
responsabile di un'associazione di donne
musulmane ha detto che solo una minoranza di
donne maliane - "le intellettuali" -
sostengono la legge. Molte altre
manifestazioni hanno avuto luogo in altre
regioni del paese. La legge è stata adottata
dal Parlamento maliano all'inizio del mese
d'agosto e deve essere firmata dal
presidente prima di entrare in vigore. I
manifestanti di sabato che vedono la mano
dell'Occidente dietro la riforma del codice
della famiglia, desiderano il mantenimento
dello statuto quo. "No a questo
codice che divide i maliani",
"la donna resta la donna e l'uomo
resta l'uomo","la
civilizzazione occidentale è un peccato",
si poteva leggere sulle loro bandierine e
certelli. Il presidente dell'alto consiglio
islamico del Mali, l' imam Mamadou Diko, ha
chiesto al presidente Amadou Toumani Touré
di non promulgare il testo, allo scopo, ha
detto, "di preservare la pace e la
quietudine nel nostro paese".
" La corte della sharia ha giudicato i due
imputati colpevoli di furto con effrazione
in una casa. Tutti e due hanno perorato
colpevoli, e come lo prevede la legge
coranica, sono stati condannati ad avere la
mano destra tagliata"
Questa la sentenza
emessa da Abdibasit Mohamed, il giudice che
ha pronunciato la sentenza. I radicali
islamisti in Somalia, i shebab,
hanno amputato pubblicamente mercoledì a
Mogadiscio due uomini accusati di furto,la
notizia viene dall'AFP da fonti concordanti.
La sentenza è stata applicata mercoledì nel
recinto di un vecchio campo militare del
nord di Mogadiscio, davanti a centinaia di
spettatori. I due uomini, Ali Husein Bilisow
e Muradi Mohamed Munye, di una ventina di
anni, sono stati portati sui luoghi verso le
8:30 dai combattenti shebab. La loro mano
destra è stata tagliata a colpi di coltello,
ed uno di loro "ha spinto terribili urla",
ha detto un testimone, Abdulahi Osmail. Sono
immediatamente stati presi in cura da un
medico e sono stati portati in un'ambulanza
verso l'ospedale, sempre secondo dei
testimoni. Numerose donne e bambini
assistevano alla scena. I giornalisti
presenti non sono stati autorizzati a
prendere fotografie.
Dopo rapimenti,
pestaggi, uccisioni per strada, adesso anche
la caccia su internet. Le milizie irachene
hanno moltiplicato gli attacchi contro la
comunità gay locale fino ad infiltrarne le
chat. Lo rivela il settimanale inglese
Observer.
“Abu Hamizi, 22 anni, tiene il suo notebook
sulle ginocchia e passa oltre 6 ore al
giorno alla ricerca di chat e siti
omosessuali. Non cerca nuovi amici, cerca le
sue vittime”, racconta il britannico The
Observer. “Quando le trova, Hamizi
prende appuntamento, poi li aggredisce,
talvolta li uccide”. ''E' il modo più
semplice - ha spiegato - per trovare coloro
che distruggono l'Islam". Il suo gruppo ha
ammazzato almeno 130 omosessuali nel solo
2009.
"A Montereale Valcellina vicino a
Pordenone. Sorpresa in auto con il giovane
che frequentava ha tentato di fuggire ma è
stata raggiunta e accoltellata alla gola.
Ferito il 31enne"
PORDENONE - Ha
ucciso la figlia di 18 anni. L'ha inseguita
per strada e l'ha finita con una coltellata
alla gola. Non sopportava che frequentasse
un uomo di 13 anni più grande di lei. In
Marocco, dove Sanaa Dafani era nata, la
tradizione non permette di convivere con un
uomo senza sposarsi. E invece sua figlia, da
tre mesi, era andata a vivere a Montereale
Valcellina con Massimo. Il padre della
ragazza, El Ketawi Dafani, 45 anni, è stato
fermato, imputato di omicidio. In ospedale è
finito il fidanzato, Massimo De Biasio, 31
anni, uno dei quattro soci del ristorante
Spia a Montereale dove la ragazza marocchina
lavorava come cameriera. El Ketawi
Dafani, è regolarmente residente in Italia
da 13 anni, e quindi "formalmente", per la
legge attuale (che offre accesso alla
cittadinanza in modo automatico dopo 10
anni) ha da tempo maturato i requisiti
richiesti per diventare "italiano". Sposato
e padre di tre figli fa da nove anni l`aiuto
cuoco in un ristorante di Pordenone.
L'AMMASSO
DEI CERVELLI
La denuncia di
Berlusconi per
diffamazione a
Repubblica e l'Unità
ha fatto uscire
dalle tane una
miriade di ipocriti.
Il 26 agosto, il
premier Silvio
Berlusconi ha
depositato una
citazione in
giudizio contro il
gruppo
L’Espresso-Repubblica
che si ostina da
mesi a pubblicare
insinuazioni sulla
sua vita privata
arrivando a
definirlo
ricattabile ed
inducendo altri
giornali a
ipotizzare
un’infiltrazione
della mafia russa al
vertice dello Stato
italiano.
Immediatamente è
partito l'APPELLO
DEI TRE GIURISTI TRE
Franco Cordero,
Stefano Rodotà,
Gustavo Zagrebelsky
per una raccolta di
firme contro il
TENTATIVO DI
RIDURRE AL SILENZIO
LA LIBERA STAMPA
Secondo i
promotori ed i
firmatari, non si
può denunciare un
giornale per
diffamazione e
nemmeno chiedere
risarcimenti dei
danni. Neanche se
questo dà della
battona a tua moglie
e a te
dell'impotente. In
pratica per costoro
la stampa dovrebbe
avere una specie di
LICENZA
DI UCCIDERE CON LE
PAROLE
chiunque non gli
va a genio. Se
questa è la libertà
che i promotori
dell'iniziativa
chiedono, non è la
mia.
Tra gli altri
hanno firmato:
Alessandro
Baricco,
Oliviero Toscani,
Nanni Moretti,
Claudio Abbado,
Salvatore Accardo,
Umberto Eco,
Massimo L. Salvadori,
Renzo Piano, Gae
Aulenti, Giorgio
Ruffolo,Sandra Bonsanti,
Luigi Ciotti, Nino
Rizzo Nervo, Dario
Fo, Franca Rame,
Andrea Camilleri,
Roberto Saviano, Vincenzo
Consolo,
Bernardo Bertolucci,
Luis Sepulveda,
Paolo Giordano,
Maurizio Porro,
Aldo, Giovanni e
Giacomo, Daniele
Silvestri,
Elio e le Storie
tese,
Beppe
Fiorello,
Samuele Bersani,
Roberto Benigni,
Nicoletta Braschi,
Mario Monicelli,
Paolo Villaggio,
Liliana Cavani,
Francesca
Archibugi,
Stefania Sandrelli,
Isabella Ferrari,
Laura Morante,
Paola Cortellesi,
Alessandro e
Giuseppe Laterza,
Lella Costa, Sandra
Petrignani, Clara
Sereni,
Tullio Pericoli,
Stefano Disegni
e Massimo
Caviglia, Giovanni
Soldini, Jovanotti,
Corrado Guzzanti,
Paolo Hendel,
Shel Shapiro,
Arnoldo Foà,
Giuseppe Piccioni,
Riccardo Milani,
Silvio Soldini,
Andrea Vianello,
Giovanni Floris,
Corrado Augias,
Maurizio Mannoni,
Ludina Barzini,
Fiorella Mannoia,
Sergio Staino,
Pippo Baudo,
Niccolò Ammanniti,
Claudio Bisio,
Sandra Bonzi,
Mariangela Melato,
Antonio Albanese,
Salvatore Settis,
Caterina Murino,
Filippo Timi,
Asia Argento,
Enzo D'Alò,
Arnoldo Foà, Adriano
Celentano, Claudia
Mori, Gino Strada,
Luigi Spaventa,
Franca Rame,
Carlo Verdone,
Elda Ferri,
Victoria Cabello,
Fabrizio Gifuni,
Francesca
Comencini,
Gabriele Salvatores,
Giulio Scarpati,
Pierfrancesco
Favino,
Ascanio Celestini,
Angelo Barbagallo,
Domenico Procacci,
Marco Risi,
Davide Ferrario,
Sandro Veronesi,
Carlo Lucarelli,
Antonio Scurati,
Erri De Luca,
Giuseppe
Montesano,
Enrico Deaglio,
Francesco Rosi,
Carla Fracci
e Beppe Menegatti,
Ornella Vanoni,
Miranda Martino,
Angela
Finocchiaro,
Michele Placido,
Renato De Maria,
Guido Rossi,
Carlo Ginzburg,
Rosario Villari,
Tullio Gregory,
Corrado Stajano,
Giovanni De Luna,
Miguel Gotor,
Sandro Petraglia,
Stefano Rulli,
Ottavia Piccolo,
Licia Maglietta,
Carlo Freccero,
Enrico Bertolino,
Dori Ghezzi,
Monica Guerritore,
Ferzan Ozpetek,
Milva,
Marco Bellocchio,
Teresa De Sio,
Maurizio Nichetti,
David Riondino,
Franco Battiato,
Saverio Costanzo,
Carlo Degli
Esposti,
Massimo Ghini,
Ettore Scola,
Furio Colombo,
Giacomo Marramao,
Stefania
Sandrelli,
Giovanni Soldati,
Valerio
Mastandrea,
Alessandro Gassman,
Stefano Accorsi,
Paolo Sorrentino,
Maurizio Crozza e
tanti altri.
Davanti a
contato
AMMASSO DI
CERVELLI
si potrebbe pensare
che probabilmente
hanno ragione loro.
Non credo però che
da una massa di
teste condizionate
dal pregiudizio o
dalla convenienza
possa uscire
intelligenza pura.
Tragici
precedenti lo
dimostrano. Infatti
questa iniziativa ne
ricorda un'altra
simile, presa sempre
dall'intellighenzia
imperante, che firmò
il manifesto contro
il Commissario
Calabresi ed indusse
qualche testa matta,
che li prese sul
serio, ad
assassinarlo. Mi chiedo se
lo scopo di questo
manifesto non sia lo
stesso.
Ovviamente la
maggioranza di
costoro, se fosse
attaccata sui
giornali non nella
professione, ma
nella vita privata,
non avrebbe scrupoli
a presentare
denuncie e richieste
di danni alla faccia
della libertà di
stampa. Lo hanno già
fatto. Ed allora
perché firma? Perché
è gente che vota a
sinistra e quindi
non importa se a
ragione o a torto,
ritiene giusto
seguire le
indicazioni dei
partiti che hanno la
parola d'ordine:
Antiberlusconismo,
a prescindere.
Ora io sono
d'accordo con la
libertà in generale,
ma non lo sono con
la libertà di
calunnia, la libertà
di sputtanamento, la
libertà di menzogna,
la libertà di
massacro delle
persone, la libertà
di invadere la sfera
e lo spazio privato.
Questo non è
giornalismo, questo
è il lato B del
giornalismo, quello
lercio. Un conto è
presentare un
documento, altro è
riportare voci senza
pezze di appoggio.
Comunque in linea di
massima ritengo che
ognuno possa
scrivere ciò che
vuole, salvo poi
risponderne. Per
questo esiste la
magistratura: per
distinguere tra
giornalismo e
immondizia cartacea.
E chi vi ricorre
deve poter avere il
riconoscimento del
torto subito, se ha
ragione, oppure no
indipendentemente
dal livello sociale
o dalle capacità
economiche.
Della discutibile
professionalità di
alcuni giornali non
mancano certo gli
esempi.
Abbiamo dimenticato
il caso dell’ingegner
Zornitta-Unabomber
che è stato
rivoltato come un
calzino dai giornali
indifferenti ai
diritti
costituzionali
calpestati perché
vendere giornali è
più importante? E
Alberto Stasi del
giallo di Garlasco è
colpevole perché
guarda i porno?
Quanti casi ci sono
stati di giornali e
giornalisti che
hanno distrutto la
vita alla gente? E' stato
fatto in nome della
libertà di stampa o
più prosaicamente
per vendere
giornali?
Tanti dei firmatari
di questo
manifesto-appello,
forse troppo presi a
tutelare le loro
posizioni
privilegiate con una
firma (tanto non
costa nulla),
evidentemente non
conoscono la
Costituzione
Italiana che
all'Art.3 recita:
Tutti i
cittadini hanno pari
dignità sociale e
sono eguali davanti
alla legge, senza
distinzione di
sesso, di razza, di
lingua, di
religione, di
opinioni politiche,
di condizioni
personali e sociali.
Quindi la libertà di
stampa viene sempre
e comunque dopo la
libertà di ogni
cittadino. Se un
cittadino ha diritto
a ricorrere alla
giustizia per
tutelare la propria
persona, non c'é
nessun principio che
glielo possa
impedire, sia esso
un operaio o un
presidente del
consiglio.
Altrimenti
possiamo prendere la
Costituzione e
buttarla nel cesso.
E poi questa
faccenda è tutta una
contraddizione: L'Avvenire
scrive: "La
presunta “sentenza”
è uno sconclusionato
e sgrammaticato
distillato di
falsità e di puro
veleno costruito a
tavolino per
diffamare. Feltri e
i suoi – prontamente
affiancati dal
manipolo di coloro
che su altre pagine
di giornale hanno
preso per oro colato
la loro
“rivelazione” –
l’hanno fatto. Hanno
diffamato".
E la libertà di
stampa? L'Unità:
"Stracci lerci,
veline confezionate
su commissione, si
dice, sembra che,
una fonte anonima ci
assicura. Esecutori
di gambizzazioni a
mezzo stampa
ingaggiati a suon di
milioni dal
presidente del
Consiglio".
E la libertà di
stampa? La
Repubblica:
"Il potere che
ci governa immagina
che i giornalisti
debbano trasformarsi
tutti in Brighella.
Un Brighella in giro
già c’è. Dirige “il
Giornale” di
Berlusconi. Si mette
al lavoro e cucina
l’aggressione
punitiva per il
dissidente.
E la libertà di
stampa? Il
Riformista: "Se notizie
presunte, non
verificabili, ad
usum delphini, anzi
ad usum proprietari,
sono usate in questo
modo, assumono
piuttosto il
carattere dell’olio
di ricino,
esattamente la
medicina che è stata
somministrata al
direttore
dell’“Avvenire”. E
questo configura un
giornalismo di
regime". Non
verificabili? Non
hanno letto la
sentenza del
Tribunale di Terni?
E la libertà
di stampa?