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Flavio Berlanda

 

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Dall'estero arrivano invece badilate di letame

giugno 2009

La magistratura barese apre una indagine su Gianpaolo Tarantini e sull'azienda di famiglia, la "Tecno Hospital di Tattoli srl" fornitrice della Asl di Bari.

Il Tarantini sembra utilizzi da tempo le escort per far breccia negli appalti per le forniture di materiale sanitari facendole transitare dalle camere dei politici e dei medici "giusti".

L'ultimo tentativo è quello di agganciare Berlusconi. Con degli espedienti si fa conoscere in Sardegna e continua la sua strategia fino ad arrivare a Palazzo Grazioli con le sue escort munite di registratore con evidenti scopi.

La notizia arriva ai sinistri che partono all'attacco guidati da Repubblica e l'Unità.

La Repubblica carica quotidianamente le prime pagine di palate di letame come questa:

Una pista milanese porta alle ragazze che vengono dall’est: La  Guardia di Finanza, che indaga sull’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, amico di Silvio Berlusconi, avrebbe reclutato anche ragazze straniere, con base a Milano, per le sue feste e probabilmente anche per quelle del presidente del Consiglio Berlusconi, a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa.  

Neanche l'Unità risparmia palate di letame tipo: Eccola là l’Ape Regina. Da Villa Certosa a Palazzo Grazioli fino al mare di Bari c’è sempre il profilo elegante e il tailleur d’alta moda di Sabina Began a spuntare fra i segreti più inconfessabili della via privata del presidente del Consiglio.

Ed i giornali esteri si lasciano scappare il ghiotto scandalo italiano? Neppure per sogno. Ecco l'opera di informazione di alcune grandi testate:

Il Times: Lo scandalo sessuale rischia di rovesciare Berlusconi. Che poi si chiede: "Quanto può durare?"

Il Telegraph intervista James Walston, un professore di scienze politiche all'American University of Rome, che predice uno «stillicidio di rivelazioni» e afferma che «questo non darà a Berlusconi un'aria molto da statista quando tratterà con Obama e Merkel».

Va all'attacco anche il Daily Mail, che parla di «Un potente leader italiano che invita belle ragazze ad un sontuoso banchetto a tarda notte presso la sua villa. Nelle sale affrescate, il cibo è squisito e vengono serviti regali costosi». Il banchetto si trasforma in un «quasi-orgia».

Le Figaro: Nuovo scandalo nella vita privata di Berlusconi.

El Pais è quello che più si impegna nell'opera distruttiva. Si dedica anima e corpo allo scandalo Berlusconi con pagine, foto e testimonianze (?). In un titolo arriva addirittura a scrivere: "L'ombra della cocaina plana su Berlusconi".

Non bastasse questo il tabloid inglese News of the world offre alla transessuale Manila Gorio, amica della D'Addario, la escort ospite a palazzo Grazioli, un importo di € 2.500 per rivelare le cronache delle feste berlusconiane con particolare riferimento all'uso di droghe. (vedi l'accordo a lato)

Badilate di letame sono state riversate su Berlusconi e sugli italiani da altri "autorevoli" giornali stranieri che hanno fatto dell'informazione solo un riporto di pregiudizi e maldicenze.

Neanche i sinistri nostrani si sono sottratti alla cagnara.

D'Alema, che aveva preannunciato delle scosse che faranno saltare il governo, chiede a Berlusconi di «fornire chiarimenti sui suoi comportamenti privati».

Franceschini chiede pateticamente le dimissioni. 

Altri autorevoli esponenti di sinistra sparano dichiarazioni indignate sulla moralità del premier .

Alla luce dei fatti più recenti sembra però che il Times e tutta l'astiosa combriccola debba attendere ancora a lungo la caduta di Berlusconi.  

Anzi, la grande inchiesta barese che avrebbe dovuto abbattere Berlusconi si è girata indietro ed ha scoperto che in realtà è la regione Puglia guidata da Vendola al centro dello scandalo.

Si parla di illeciti nella fornitura di protesi ortopediche, appalti per servizi e prodotti preceduti da feste e festini, di un appartamento al centro di Bari utilizzato come garconniere da politici di sinistra.

 Tutto ciò ipotizza i reati di corruzione, turbativa d'asta, false dichiarazioni, associazione per delinquere e ovviamente sfruttamento della prostituzione.

Ora Vendola cercando di salvare il salvabile ha dimesso tutta la giunta regionale ed il capo della Asl barese. Ma i giudici lo aspettano al varco.

Lui sarà il prossimo caduto.
Ma non doveva cadere Berlusconi?


Speriamo!!!
 
NOTA: Questo schifo di informazione sui giornali esteri porta i suoi lettori a credere che gli italiani siano alla disperazione sotto il giogo di una dittatura. Riporto alcune lettere dei lettori de El Pais:
Alice - 24-06-2009 - 20:28:20h
que verguenza tener un jefe de gobierno como Berlusconi...Giorgio Gaber en una cancion dice: "yo no me siento italiano,pero por suerte o desgraciadamente lo soy"..bueno..yo no me siento italiana porque no quiero ser representada por él,y no lo he elejido.
giallu - 24-06-2009 - 20:00:24h
Muchas gracias a los periodicos espanoles por que podemos saber lo que en italia no se puede decir!!!
vanni - 24-06-2009 - 18:35:24h
En Italia se habla poco acerca de este escándalo, los periódicos (en manos de la primera Berlusconi) negar la información. Repugnante.
Maria - 24-06-2009 - 17:06:38h
Este personaje ademàs de ridìculo es un pervertido. ¿Que atractivo puede tener para que le voten? Le adornan las peores cualidades, y sin embargo ahì està. Es incomprensible porque Italia es un gran pais que merece otro Presidente.
aquellas historias - 24-06-2009 - 12:15:29h
Sólo faltaba la introducción de la droga en la fiesta de Berlusconi para ser un escándalo perfecto. Este hombre no tiene remedio.

Invito tutti coloro che mi leggono a scrivere sul sito online di questo giornale per spiegare che devono avere un po' più di rispetto nei nostri confronti.
 
BURLE TRAGICHE
luglio 2009

Un avvocato scrive a Libero di voler smettere con la sua professione perché dopo 30 anni di lavoro non riesce più a sopportare tutte le storture e i disservizi che gli impediscono di svolgere la sua attività di avvocato civilista nel modo migliore.

Non elenca il cumulo di episodi negativi che ha conosciuto in trent'anni ma si limita ad un episodio significativo:
Al termine di una udienza, il giudice rinvia la causa a tre anni di distanza. L'avvocato della controparte chiede se sia possibile anticipare tale data per sue esigenze personali. Il giudice ci pensa un po', rivede la sua agenda ed alla fine concede un anticipo di UN QUARTO D'ORA!

Questi sono altri due sconcertanti episodi tratti dal libro "Magistrati l'ultracasta" di Stefano Livadiotti:
Una 83enne di Vicenza che aveva fatto causa alla Cassa Rurale si è vista fissare la prossima udienza nel 2014. La signora ha dichiarato: "Vedrò di riguardarmi, di evitare ogni eccesso, così da esser ancora in salute per presentarmi all'udienza".
Due settantenni di Foggia nel 2007 hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione. La prima udienza è stata fissata nel 2020. Per il 2030 sperano di arrivare a sentenza, a 90 anni, se ci arrivano.

 
NOTA: Da questi fatti si possono trarre due conclusioni: un giudice che dovrebbe fare della serietà una prerogativa fondamentale si permettere di dileggiare chi gli si rivolge per avere giustizia; altri giudici denotano una mancanza di coerenza  rimandando le udienze probabilmente a dopo le esequie.
 
D'ALEMA, TROOOPPO FUUURBO
 
Lascia molto perplesso l’impegno pubblico di D’Alema negli ultimi tempi.
La sua uscita televisiva che prospettava guai per Berlusconi, che poi sappiamo si riferiva agli incontri di Palazzo Grazioli, denota scarso acume.
Lui sa benissimo che quando era Presidente del Consiglio sono state insabbiate inchieste che si riferivano proprio ad incontri piccanti e non in case private ma addirittura nei palazzi istituzionali, da parte dei suoi collaboratori.
E che cosa fa? Solleva un polverone morale?
Una persona dotata di un briciolo di intelligenza, in un momento in cui si aprono non solo gli armadi ma si scoprono pure le tombe, si sarebbe astenuto dal lanciare un sasso che con molta probabilità gli sarebbe tornato in faccia come un macigno.
Per la cronaca Guido Rossi definiva Palazzo Chigi ai tempi di D’Alema «l’unica merchant bank in cui non si parla inglese».
Ora il nostro baffetto ha chiesto a Berlusconi di «fornire chiarimenti sui suoi comportamenti privati che offrono un desolante spettacolo che ha poco a che fare con l’etica condivisa dagli italiani». Va a finire che questo cose le chiederanno a lui.
Nell’inchiesta a luci rosse durante le gestione del Governo di D’Alema il capo della Mobile che svolgeva le indagini scriveva di incontri a luci rosse «finalizzati a ottenere benefici economici nella forma di ghiotti appalti o incarichi ben remunerati»
Ed è provato che questi «incontri di bassa politica» si svolgevano negli uffici della Camera dei deputati.
Come è finita? Tutto insabbiato ovviamente, erano affari di sinistra. C’è stata solo una lieve condanna per la maîtresse. Ma per gli «utilizzatori finali», niente.
Certo, rivangare nella melma non è il modo migliore di fare battaglia politica, ma anche per baffino vale la regola «chi la fa, l’aspetti».
E siccome le notizie le leggono anche quelli di sinistra, è probabile che al prossimo congresso del PD la «scossa» la riceverà lui.
 
Continuando con la consolidata tradizione di fare delle domande, che in realtà sono delle insinuazioni neanche nascoste, come Repubblica insegna, queste sono otto nuove domande rivolte al nostro grande politico in pectore:

1 - Perché l’inchiesta sui D’Alema boys è stata chiusa così frettolosamente?
2 - Che cosa ha esattamente ricevuto in cambio dei suoi servizi la maîtresse che forniva le ragazze?
3 - È vero che appalti che riguardavano anche società partecipate dallo Stato sono stati inquinati da questo vorticoso giro di squillo a Montecitorio e dintorni?
4 - Come mai la nostra solerte magistratura (che a Bari sta facendo sfilare in Procura lucciole, escort e trans per stabilire quante feste si tengono a Cortina) non ha sentito l’esigenza di appurare chi era quel «politico molto influente » che ha goduto dei favori di una prostituta all’interno della Camera dei deputati?
5 - Perché nessun investigatore è stato punto dalla curiosità di approfondirei rapporti tra la famosa maîtresse e l’onorevole Lorenzo Cesa, cattolico, attuale segretario dell’Udc, visto che i due erano in società insieme?
6 - Come mai in quel caso nessuno si affrettò a passare le «carte» agli organi di informazione?
7 - Qualcuno crede davvero che l’indagine rivelata dal Giornale non contenga elementi molto più seri di quella che sta avvelenando la vita del Paese da settimane?
8 - Qualcuno crede davvero che quella vicenda si sarebbe risolta in modo così rapido e indolore se al posto di D’Alema ci fosse stato Berlusconi?

D’Alema risponderà? Certamente no, troooppo fuuurbo.
(fonte: Massimo de’ Manzoni per il Giornale)
 
ELEZIONI PROVINCIALI 2009
ALLE ELEZIONI PROVINCIALI IL CENTRODESTRA VINCE 25-1
 
 
E AL CENTROSINISTRA?
 
 
UN CONSIGLIO A BERLUSCONI DA VENEZIANI
 

Voler bene ad una persona non significa accettare tutto senza critica.
A volte anche la critica è una forma di amore.
Per questo trovo che la lettera aperta che Marcello Veneziani ha voluto indirizzare al premier non sia da cestinare.
Come si suol dire, non basta essere onesti, bisogna anche sembrarlo.
Ecco il testo della lettera:

Supplica al premier: sciolga subito la corte

Presidente Berlusconi sciolga la corte e mandi a farsi benedire i cortigiani. È urgente, ne va della sua sopravvivenza al governo e della sua credibilità in giro. Va bene, c’è un complotto o meglio una manovra contro di lei. C’è un triangolo insidioso tra sinistra, giudici e stampa che vuol farla cadere, nonostante il voto. Bari ha un sindaco magistrato che sta sparando le sue ultime cartucce per il ballottaggio. Accadde la stessa cosa ai tempi del match Vendola-Fitto; Nikita era veggente come D’Alema e aveva premonizioni (...) (...) sulle inchieste giudiziarie. La Puglia ha una forte sinistra giudiziaria approdata anche in politica. Tutto vero. Però non basta denunciare la manovra. I fatterelli che emergono non intaccano il governo e non hanno nulla di penale o criminale, ma sono un brutto segno di malcostume e leggerezza. Viene fuori, intorno a lei, una porca Italia di papponi e di puttane che ronzano intorno al potere, in cerca di soldi e popolarità e pronte a tutto, dal sesso alla coca, pur di incastrare il pollo. Vuole lei, Silvio Berlusconi, vestire le penne del pollo e farsi rosolare dai suddetti? Se non vuole, faccia tre cose, oltre la denuncia del complotto. Primo, smetta di negare tutto, è poco credibile, ammetta la sua leggerezza e il suo punto debole, pur circoscrivendo il danno ad una zona privata e non scabrosa, che non influisce sulle sue attività e responsabilità di governo e che è decisamente estranea a giri di coca e di prostituzione. Ma lo dica che ha sbagliato. Secondo, chiuda Palazzo Grazioli e Villa Certosa o alle visite di Stato o a quelle di piacere; scelga lei. Capisco che già Clinton non distingueva alla Casa Bianca tra statisti e stagiste ma non è una buona ragione per imitarlo. D’ora in poi riceva visite istituzionali a Palazzo Chigi, torni al senso dello stato e lasci lo stato dei sensi. E per la ricreazione si affidi a selezionatori seri, che attivino una rigorosa sorveglianza. È assurdo che nella residenza del presidente del consiglio fotografi possano tranquillamente scattare migliaia di foto e squinzie e papponi possano fare porcate e magari sniffate. Ma è ancora più inconcepibile che non si selezioni lo stoccaggio di gnocche; crei una dogana, un filtro, li ricacci in Libia come fa con i clandestini, si affidi ad una seria società o a fidati trainer che sanno distinguere tra innocue veline e infide puttane. E loro pari grado maschili.

Terzo, sciolga la corte, si liberi di quel bavoso e squallido giro di cortigiani. Divido la corte in tre gradi. Al gradino più infimo sta quel pessimo giro di zoccole e papponi che oscillano tra lo spettacolo e la prostituzione. Li cacci via, di corsa, e lasci ad altri il compito di negoziare senza danni la loro fuoruscita.

Nel girone intermedio ci sono invece gli sghignazzatori di corte, animatori e compagnoni, quelli che per compiacerla plaudono alle sue imprese, al suo eros, alle sue barzellette, e alle sue compagnie. La buttano sulla goliardia, sul cazzeggio, liquidando la serietà con la cupezza, la sobrietà con la tristezza. Infine nel grado più alto c’è la squadra di parlanti, dirigenti, nominati, legali, che la difendono in pubblico in modo imbarazzante, a volte irritante e un po’ arrogante, se non sguaiato, comunque servile.

Mi riferisco alle tecniche usate nei dibattiti, che sembrano il frutto di scuole serali e corsi accelerati di furbizia. Mi riferisco pure a chi la definisce in materia di gnocche “utilizzatore finale”, un termine mostruoso che la raffigura tra Moloch e Terminator, e riduce perfino il piacere ad un piano aziendale. E mi riferisco a certi tg, anche della Rai, che sono davvero imbarazzanti, compiacenti verso il capo e fanno pendant con la stampa livorosa e ostile: ma non si cura la cirrosi alimentando il diabete. Una malattia non lava l’altra ma si aggiunge; e aggrava il paziente, l’informazione.

Infine provo a chiedermi cosa la spinge a tutto questo. Non voglio buttarla sul maiale, ma su due spiegazioni diverse, una un po’ frivola ed una un po’ tragica. La prima è la sua mania di fare casting, il gusto di convocare, di fare squadra, team, carosello, esibizione. Nella monarchia ludica del Re Seduttore c’è l’intrattenimento tv e c’è il Milan, c’è pure l’idea commerciale di far provvista di squinzie, accaparrarsi derrate erotiche, farsi grossista di gnocche. Retaggio adolescenziale coltivato poi con le crociere, la tv, il calcio, il commercio.

Ma dall’altra parte c’è il terrore della vecchiaia, l’orrore della morte, la resistenza estrema ad ambedue; una disperata vitalità che vuol dimostrare d’essere sempre giovane. Lo capisco, è vissuto nel culto della giovinezza perenne, è il messaggio delle sue tv; ora si trova proiettato negli anni e nei malanni avuti, assai seri, che lo hanno spinto sull’orlo della notte. Per lui, vissuto tra le luci, è ancora più terribile la notte... E allora si attacca famelicamente a quel mondo luccicante di sorrisi e tettone. L’orrore del viso senza trucco, gli acciacchi, la vecchiaia, la calvizie...

Ricordo una volta, anni fa, lo invitai a un programma tv che conducevo; ad un certo punto, in diretta, ebbe un forte attacco di tosse. Durante la pausa pubblicitaria era disperato: sarò sembrato un vecchio, ripeteva mentre si faceva ripassare il cerone. Cercai di consolarlo dicendo che era apparso più autentico, più umano ed era epoca di raffreddori diffusi perciò, dissi ha rappresentato anche in questo caso l’italiano medio... Non sorrise.

Ora però, presidente, dia un segnale al Paese, sciolga la corte e chiuda questo casino. Certo, Villa Certosa o Palazzo Grazioli non sono il Castello di Silling dove il marchese de Sade faceva le sue orge sinistre; ma eviti la confusione dei generi. Ho sempre glissato gli inviti che comuni amiche mi hanno rivolto anche a suo nome, proprio per evitare la corte e la cortigianeria. Preferisco adottarla a distanza, e senza mai chiedere né ricevere nulla, neanche un pelo. Gli italiani sono ancora con lei. Però non abusi della nostra benevolenza. E mostri risultati veri e tangibili della sua azione di governo, senza lifting. E se vuol distrarsi, a volte può bastare un libro; ma che non sia il book delle veline, mi raccomando.

Marcello Veneziani

Libero - 20 giu 2009
 
SCOOP - DOCUMENTO RISERVATO
 

Siamo venuti in possesso del verbale di una riunione che si è svolta giorni fa in una sede imprecisata dove erano presenti noti esponenti politici. Qui riportiamo uno stralcio del verbale della seduta che indica chiaramente lo scopo della riunione. A suffragio della veridicità del testo, in caso di smentite, si possono esibire documentazione inoppugnabile e testimonianze inequivocabili.

omissis....
cari compagni, care compagne, vi invito a riflettere.

Il nostro progetto che prevedeva la stabile conquista del governo italiano non ha ottenuto gli esiti previsti.

Vi illustro quindi la situazione elencando l’opera svolta:

- Indagine per evasione fiscale - FATTO
- Indagine per corruzione di magistrati - FATTO
- Indagine per esportazione illegale di capitali - FATTO
- Indagine per costituzione di fondi neri all’estero - FATTO
- Indagine per collusione con la mafia - FATTO
- Manifestazioni antigovernative - FATTO
- Indagine per corruzione in RAI - FATTO
- Campagna denigratoria nazionale - FATTO
- Scandalo veline - FATTO
- Indagine per corruzioni di testimoni - FATTO
- Campagna denigratoria internazionale - FATTO
- Costruzione di gaffes pubbliche - FATTO
- Corruzione di minori - FATTO
- Accuse di pedofilia - FATTO
- Divorzio - FATTO
- Indagine per inceneritori - FATTO
- Esibizionismo e nudismo - FATTO
- Indagine per uso illecito di beni pubblici - FATTO
- Favoreggiamento della prostituzione - FATTO
- Uso e spaccio di stupefacenti - IN CORSO D’OPERA

 
Queste ed altre sono le iniziative già intraprese ed anche a livello locale i nostri virtuosi rappresentanti appoggiano in tutti i modi la nostra azione democratica verso la libertà.
Nonostante tutti i lodevoli sforzi però non abbiamo ottenuto condanne, l’Italia è ancora nelle mani sbagliate e ormai restano poche frecce al nostro arco.

 
Qualcuno ha proposto il ritorno alla fase operativa delle BR. Vi informo che le nostre BR non sono mai state liquidate e che attualmente sono in stand bay in attesa di ordini.
Valuteremo se, come e quando utilizzarle per eliminare il problema qualora fosse indispensabile.
 
Al momento comunque abbiamo ancora in cantiere: traffico di armi, blasfemia, mandante di lesioni personali, omicidio colposo.
In seconda istanza, se ancora non si fosse ottenuto lo scopo, restano solo: furto di frutta, conto impagato al ristorante, rutto in chiesa, scaccolamento di naso, grattata di sedere in un convegno internazionale.
Il tutto con ampie testimonianze e prove.

 
Se avete altre idee vi invito a presentarle subito e comunque esorto tutti a non interrompere l’indispensabile opera denigratoria.

E ricordate compagni e compagne: «Qui ci prendiamo l’Italia o andiamo verso l’estinzione».
.....omissis

 
D'ALEMA, TROOOPPO INTELLIGEEENTE
 
E’ un luogo comune considerare D’Alema una persona molto intelligente. Qualcuno ha addirittura scritto che ha più intelligenza che capelli intesta.
Esaminando la sua carriera politica però, a me sembra che la sua dote sia ampiamente sopravvalutata.
Infatti l’intelligenza dovrebbe consentire, a chi ne fa buon uso, di raggiungere i propri obiettivi. Dovrebbe permettergli di gestire al meglio un «lieve» eccesso di boria, supponenza e presunzione, per fare in modo di non alienarsi l’appoggio necessario alla sua carriera politica.
Dovrebbe dargli il coraggio di esporsi in prima persona e di affrontare il confronto politico anziché rimanere sempre nell’ombra a tramare progetti fallimentari.
Anche la sua passata comparsata come primo ministro è frutto di subdoli intrighi più che di chiara intelligenza. Tant’è vero che è durato poco anche li.
Ora se ne esce con un’altra sparata in cui di acume non v’è traccia.
Per buttare giù Berlusconi forse non basta neanche un pugno da KO. Ma ci voleva almeno un colpo a sorpresa da parte della magistratura. Ma che cosa fa il nostro baffino intelligeeente?
Anticipa in TV, forse per darsi l’importanza che non ha, un imminente attacco a Berlusconi che potrebbe sbalzarlo di sella, facendo una indiretta ammissione di uno strano ammanicamento con la magistratura di Bari, e trasforma un maldestro tentativo in un altro colpo basso costruito ad arte.
DALEMA
Se poi aggiungiamo anche l’anticipazione, o meglio fuga di notizie, sul Corriere, probabilmente lo sperato ribaltone si trasformerà in un’altra zaffata putrida.
Se continua così, il nostro D’Alema passerà alla storia non per la sua intelligeeenza ma solo come un ex lanciatore di molotov.
 
Visto che ora è molto trendy fare domande senza risposta ai personaggi pubblici, il deputato Giorgio Stracquadanio ha rivolto a Massimo D’Alema queste dieci domande:

1 - Signor Presidente, come ha fatto a “prevedere” le imminenti scosse di cui ha parlato domenica scorsa?
2 - Signor Presidente, perché ha sostenuto che “Berlusconi è animato dal mito dell'eterna giovinezza” e perché ha sostenuto che si tratta di “un mito pericoloso”?
3 - Signor Presidente, come spiega che la giornalista a cui ha rilasciato le dichiarazioni di cui sopra, Lucia Annunziata, ha detto il giorno dopo, al “Corriere della Sera”, che Lei, Presidente, si riferiva espressamente a questioni giudiziarie?
4 - Signor Presidente, perché ha aspettato solo mercoledì per sostenere il contrario e cioè che Lei si riferiva a fatti politici e non giudiziari; quali sono le ragioni di una smentita tanto tardiva della dottoressa Lucia Annunziata?
5 - Signor Presidente, lei è stato a lungo responsabile del Suo partito in Puglia, può dirci quali rapporti ha stabilito e mantenuto con la procura della Repubblica di Bari?
6 - Signor Presidente, può raccontarci come ha conosciuto l'attuale sindaco di Bari, Michele Emiliano?
7 - Signor Presidente, può raccontarci per quale ragione il Suo partito decise di candidare il dottor Michele Emiliano a sindaco della città?
8 - Signor Presidente, Lei ritiene che la cosiddetta inchiesta “Arcobaleno”, relativa alla Missione Arcobaleno, voluta nel ’99 in Albania dal governo da Lei presieduta fosse infondata?
9 - Signor Presidente, come mai il suo partito ha favorito la carriera politica di più di un magistrato pugliese?
10 - Signor Presidente, può spiegare perché nel 1994, nel 1998 e oggi si attribuiscono a Lei piani politici la cui finalità è il rovesciamento dei governi espressi dalle urne?
 
L'EREDITA' BASSOLINO
 
Sembra che la carriera politica di Bassolino a capo della Regione Campania sia giunta al capolinea.
Si può già quindi iniziare a tracciare il bilancio quella che sarà l’eredità che Bassolino lascia ai cittadini campani in particolare ed a quelli Italiani in generale.
Difficile trattare tutte le negatività che sono mano a mano scaturite dal suo operato.
Mi limito quindi ad esaminare la vicenda «Ufficio di Rappresentanza a New York».
Il nostro Bassolino ebbe la bella e malaugurata idea di allestire una sede di rappresentanza della Regione Campania a New York.
Sede che fu inaugurata il 14 ottobre 2003 sulla 54th Street nell’East side di New York a trecento metri dalla prestigiosa 5th Avenue. Una sede faraonica in un elegante palazzo in stile liberty alla modica spesa di 500 mila dollari all’anno di affitto.
Allo scopo veniva fondata la società «Regione Campania ltd» che si doveva occupare della diffusione delle produzioni «made in Campania».
Al costo dell’affitto si sono aggiunti i costi della gestione, del personale, di trasferte e soggiorni dei funzionari che dall’Italia si recavano la per prestare la loro indispensabile opera, oltre ai costi delle manifestazioni, mostre ed eventi.
Scaduto il contratto di affitto, dopo anni di «utile inattività», è stato deliberato lo scioglimento della società che dopo meno di cinque finisce di funzionare.
Ad annunciare la chiusura è stato lo stesso governatore Antonio Bassolino dopo che è stata aperta una inchiesta della procura della Repubblica di Napoli non sull’entità dell’affitto ma su tangenti e presunte irregolarità nella gestione dell’ufficio di rappresentanza a New York.
Sembra che la «Promozione Campania» avesse dei lati che si configurano come associazione per delinquere, corruzione e frode nelle pubbliche forniture e nelle manifestazioni culturali.
Costo dell’impresa? Nel 2004 si stima un costo di un milione e duecentomila euro.
Quindi facciamo 6 milioni di euro?
E che cosa hanno avuto in cambio le imprese partenopee? Io non lo so, e voi?

In attesa che scada il mandato di Bassolino, possiamo trarre da questa vicenda la morale: «Chi di immondizia ferisce, nell’immondizia finisce».
 
SCANDALO A FIRENZE
 
Sembra che l'enfant prodige della sinistra non sia proprio virtuoso come sembra.
Matteo Renzi, già presidente della provincia si è candidato come sindaco di Firenze.
Non avendo superato al primo turno lo sfidante Giovanni Galli, si appresta a sostenere i ballottaggi.
Nel frattempo il senatore Pdl Achille Totaro e il consigliere provinciale Guido Sensi hanno depositato un dossier in procura sugli sprechi (diversi milioni di euro) dell’amministrazione provinciale targata Renzi.
Già si sapeva che l’allora presidente voleva portare con sé in America i giornalisti a spese dell’ente pubblico per avere «buona stampa».
Ora si scopre che ha sborsato 154mila euro in tre anni per pranzi e cene di rappresentanza e si è assegnato una carta di credito con copertura mensile di 10mila euro.
Nel 2007 è andato due volte negli Usa spendendo 70mila euro (da una denuncia ai carabinieri parrebbe che la documentazione sia andata perduta).
E poi le erogazioni a Florence Multimedia, i costi della manifestazione Genio Fiorentino (in buona parte per banchetti), la carissima Fondazione Strozzi.
«È la provocazione di un fascistello», ha tagliato corto Renzi. Ma la magistratura ha già aperto un fascicolo.
 
In attesa di eventi, possiamo trarre da questa vicenda la morale: "Chi di passaggi aerei in Sardegna ferisce, di passaggi in America perisce"
 
SCANDALO A BOLOGNA
dopo le 10 domande a Berlusconi ecco le 7 domande a Delbono
 
La campagna elettorale tra Delbono e Cazzola per l’elezione del nuovo sindaco di Bologna ha avuto un triste epilogo.
Flavio Delbono ha querelato per diffamazione Alfredo Cazzola e annullato tutti i faccia a faccia programmati in questa settimana in vista del ballottaggio.
La decisione del candidato sindaco del centrosinistra a Bologna è arrivata dopo che l’avversario sostenuto da Pdl e Lega Nord aveva sollevato a Radio Città del Capo una “questione morale” nei suoi confronti, accusando il candidato Pd di un “non corretto utilizzo di denaro pubblico”.
Delbono ha respinto tutte le accuse, ed è scattata la querela.
 Cazzola ha confermato ai giornalisti che Delbono, durante il suo mandato di vicepresidente della Regione Emilia Romagna, si è portato in giro la fidanzata Cinzia a spese nostre.
Informa che la signora Cinzia, ex compagna di Delbono e sua collaboratrice in Comune e Regione, è una persona che ha convissuto con lui e con lui ha fatto viaggi importanti. Poi, affonda il colpo: “Come cittadino bolognese, il pensiero di avere un futuro sindaco che va in giro per il mondo a spasso con i soldi dell’amministrazione francamente lo trovo inaccettabile”.
E poi aggiunge: “La compagna di Delbono è venuta presso i miei uffici e ha dichiarato con grande serenità che ha fatto questo, con tutto quello che ne consegue”.
Per Delbono si tratta di “un modo squallido e vigliacco, perché allude, mette sospetti, tira in ballo la vita privata, va a parlare della famiglia e dei figli”. Parole che ricordano in modo incredibile il caso Silvio-Veronica.
Insiste Delbono, “il modo di interpretare la politica da parte di Cazzola va sullo squallido, va sulle vigliaccate". Parole che ricordano in modo incredibile il sistema di propaganda del PD in campagna elettorale.
Ma Delbono, come Berlusconi, è un personaggio pubblico che si candida a guidare una delle più importanti città italiane. Ed allora le regole sulla trasparenza nella vita privata e sull’uso di beni pubblici per fini personali tanto reclamata dai sinistri non ha valore anche per questo signore?
In risposta alla querela, Cazzola ha diffuso pubblicamente 7 domande a cui certamente Delbono, anima candida di quelle sinistra della superiorità morale non vorrà sottrarsi.
 
Ecco le 7 domande:
- Perché Delbono si sottrae fin dall'inizio della campagna elettorale al confronto con Alfredo Cazzola, ha qualcosa da nascondere?
- Flavio Delbono ha mai distratto fondi pubblici favorendo persone a lui vicino?.
- Flavio Delbono ha mai fatto uso improprio quotidiano di auto pubbliche pagate dalla Regione Emilia Romagna?
- Ha mai usato foresterie della Regione Emilia Romagna per uso abitativo privato?
- Delbono è lo stesso professore accusato di plagio nell'unico manuale che ha scritto sollevando sconcerto e proteste nel suo stesso mondo accademico come riportato dal Corriere della Sera in prima pagina nel 1996?
- Flavio Delbono ha mai ricevuto finanziamenti 'occulti' da persone o società vicine alla signora Nicoletta Mantovani vedova Pavarotti?
- Quanto e' costata ai cittadini bolognesi la campagna elettorale di Flavio Delbono in termini di manifesti, spot elettorali, volantini e costosissime sedi di comitati elettorali?
 
In attesa di risposte, possiamo trarre da questa vicenda la morale della favola: "Chi di Noemi ferisce, di Cinzia perisce"
 
GHEDDAFI, UN BEDUINO SCOMODO
 
Non avendo responsabilità istituzionali posso tranquillamente dichiarare che per me Gheddafi è un bandito, un dittatore, un despota e probabilmente anche un assassino, uno stupratore ed un pedofilo.
Detto questo si tratta di stabilire se sono sbagliate le prese di posizione di Napolitano, Berlusconi, D'Alema e tanti altri nostri parlamentari, compresa la direzione dell'Università La Sapienza.
Sono 50 anni che subiamo direttamente o indirettamente le angherie di questo energumeno e nessuno, ONU compresa, ha saputo o voluto tutelare la nostra sovranità.
Io ritengo che ci sia differenza tra la manifestazione del libero pensiero di un cittadino e l'accollamento della responsabilità per tutta la cittadinanza italiana con le proprie opere e con le proprie decisioni.
Ecco perché una valutazione obiettiva deve essere libera dalla rabbia per le ingiustizie subite.
Un buon capo di stato deve sapersi alleare anche con il nemico se questo comporta un beneficio per la propria nazione.
Ho visto gente in piazza che manifestava contro Gheddafi.
Presumo che questi non sarebbero disposti a rinunciare al riscaldamento in inverno oppure alla benzina nella loro macchina.
Forse sono andati in automobile o in motocicletta a manifestare proprio con il petrolio di Gheddafi, visto che ci fornisce il 30% di petrolio e di gas.
Ora qualcuno sta cercato di rimediare al tragico errore che ci ha privato delle centrali nucleari e che oggi ci vede presi letteralmente per le palle da Gheddafi come dalla Francia e dagli altri paesi fornitori di energia.
Mi piacerebbe leggere delle proposte alternative per risolvere i nostri problemi energetici in modo da poter prendere Gheddafi a calci come si merita.
Ma non ho letto nessuna soluzione su nessun giornale.
Altro presunto scandalo è il rimborso previsto per i danni da occupazione: 5 miliardi di dollari da versare in 20 anni.
Corrispondono a 180 milioni di euro all'anno.
Non sono bruscolini, ma a ben pensare è un bel risparmio.
Il Gheddafi, che ha l'astuzia di un beduino, per anni ha lasciato partire dal suo territorio colpevolmente, se non con vera e propria volontà, i clandestini che sbarcano in Italia.
Quanti? E quante migliaia di clandestini avremmo potuto risparmiarci con un accordo precedente?
Secondo l' associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp), le spese vive sostenute dallo Stato per un clandestino vanno dai 2.300 ai 3.000 euro, dal momento in cui l' immigrato illegale viene sorpreso nel nostro territorio fino all'attimo in cui raggiunge, volontariamente o meno, il suo Paese, mediamente 28 giorni. Esclusi, però, vitto e alloggio nei centri di permanenza, oltre a una serie di altre voci che potrebbero far raddoppiare il computo finale. La Corte dei Conti a maggio ha definito i costi sostenuti per il biennio 2002-2003 (230 milioni di euro per attività di contrasto e sicurezza, 102 milioni per iniziative di sostegno all'immigrazione).
I costi di mantenimento degli immigrati nei centri di permanenza, dove il clandestino viene portato in attesa di espulsione, secondo «Medici senza frontiere» vanno da un minimo di 43 euro al giorno a un massimo di 185. Ai costi dell' ospitalità, però, occorre aggiungere quelli di gestione dei centri. Abbiamo poi i clandestini in carcere che ci costano circa 250 euro al giorno ciascuno.
Se facciamo bene i conti penso sia conveniente versare 180 milioni di euro all’anno e bloccare gli sbarchi provenienti dalla Libia.
Ecco i calcoli che un buon amministratore dello stato deve fare.
Berlusconi può essere simpatico oppure no. Ciò non toglie che sia stato l'unico personaggio politico riuscito a risolvere la decennale questione.
E non mi venite a dire che Napolitano e D'Alema sono completamente rimbecilliti.
Forse vedono le cose in modo diverso e con cognizioni certo più ampie delle nostre.
Come diceva Sun-Tzu se il tuo nemico ti è inferiore annientalo, se ti è di pari valore combattilo e se ti è superiore alleati con lui !!!
 
NON C'E' NULLA DA FESTEGGIARE
 
Non c’è nulla da festeggiare, per il momento.
C’è invece un buon motivo per commemorare la scomparsa di due partiti storici che hanno segnato la storia dell’Italia dal dopoguerra fin quasi alla fine del secolo scorso.
L’esperienza del «compromesso storico» tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista si è conclusa con la fusione in un unico soggetto politico denominato Partito Democratico.
Così facendo due partiti, che assieme detenevano la maggioranza assoluta delle preferenze politiche, sono oggi scomparsi non solo nella loro identità, ma soprattutto sono scomparsi a livello numerico.
Il Partito democratico dispone oggi del 26% della preferenza degli elettori.
Ciò significa che il vecchi partiti DC e PCI oggi possono contare solo sul 13% dell’elettorato italiano.
Tutto passa. Panta rei.

Nell’immagine la lapide commemorativa.
 
IL COMMIATO A FRANCESCHINI 
 
Dario Franceschini ha concluso il suo mandato che prevedeva il traghettamento del PD fino al dopo le elezioni europee e si appresta a lasciare il posto al suo successore.
Ufficialmente non è cambiato nulla almeno fino alla fine dei ballottaggi.
Il direttivo del Partito Democratico si è comunque riunito per ringraziare Franceschini per il compito svolto, seppur con modesti risultati, ed un saluto particolare gli è stato riservato da Massimo D’Alema.
Nell'immagine D'Alema porge il suo saluto personale.
 
SIGNOR DE BORTOLI, NON FACCIA COME MIELI
 
Alla luce dell'evidenza che il Corriere della Sera ha dato ai fatti riguardanti la vita privata di Berlusconi, ho inviato una lettera al suo Direttore.
giugno 2009

Egr. Signor Ferruccio De Bortoli – Direttore del Corriere della Sera

Ho atteso un po’ di tempo prima di scriverle, cosa che era nelle mie intenzioni al momento del suo insediamento al vertice del Corriere.

Volevo però prima attendere di vedere se era in grado di rimettere dritta la barra del timone del Corriere.

Debbo purtroppo constatare che, pur non arrivando ai livelli di bassezza de la Repubblica, si sia comunque buttato a capofitto sulle polemiche riguardanti Berlusconi senza sottilizzare sulla veridicità di quanto pubblica.

Capisco che i lettori del Corriere non siano tutti degli estimatori del Giornalismo con la G maiuscola, e che molti di loro sappiano gustare anche del sano e pecoreccio gossip. Tenga però presente che questi ultimi non costituiscono lo “zoccolo duro” dei suoi lettori ma sono quelli più volubili e facili a cambiare.

Io ho letto il Corriere per 30 anni e poi un giorno ho smesso.

Ho smesso perché, a mio avviso, il suo predecessore Mieli l’ha fatta fuori dal vaso.

Allora si chiederà: perché le scrivo? Perché nonostante tutto, e nonostante non legga più il Corriere, non ho perso la speranza che un giorno torni ad essere il giornale che una volta leggevo volentieri.

In pratica la mia è una raccomandazione a non ripetere gli stessi errori del suo predecessore.

E ancora meno a usare i mezzucci del gossip per risalire la china del consenso perduto. Ricordi Veltroni che, per rilanciare l’Unità, allegava film pornografici e figurine, snaturando completamente l’identità del quotidiano e portandolo al fallimento.

A titolo informativo le allego i testi degli scambi epistolari - in pratica a senso unico - che ho avuto con il signor Mieli.

Buona lettura e che buon pro le faccia.

 
Alla c.a. Signor Mieli - 8 marzo 2006

Egregio direttore,
la informo che sono un lettore del Corriere da trent’anni poiché lo considero il quotidiano italiano più equilibrato e meno politicizzato. L’ho sempre difeso da chi lo voleva schierato spiegando che ospitava pezzi di vari orientamenti: il meglio per potersi creare una opinione personale.
Oggi leggo il suo articolo che si augura la vittoria della sinistra e la considero una grave caduta di stile. Logicamente lei può votare chi le pare a titolo privato, ma il suo ruolo di direttore esige il rispetto dei lettori. Non dimentichi che il suo compito primario è quello di far vendere il giornale e non di divulgare il suo “pensiero”.
Dice di esprimersi a titolo personale ma usa il “noi”, pur dichiarando di non impegnare il corpo di editorialisti e commentatori. Quindi il suo è un plurale majestatis, prova che la presunzione ha portato in superficie la stupidità.
Certe prese di posizione sono accettabili dagli opinionisti, ma non dal direttore che, a mio parere, dovrebbe rimanere super partes.
Penso che smetterò, a malincuore, di acquistare il Corriere e mi auguro lo facciano altri lettori, almeno finché lei ne sarà direttore.
Mi aspetto comunque che in caso di successo elettorale della destra lei, coerentemente, rassegni le dimissioni.
 
LETTERA DI RISPOSTA DI PAOLO MIELI - 09 marzo 2006

Caro lettore,

La ringrazio per la e-mail e per l’opinione ancorché critica che ha voluto esprimere.

Spero che con un’ulteriore riflessione Lei possa apprezzare una scelta di trasparenza che accomuna il Corriere a tutti i più grandi giornali del mondo libero. E questo le assicuro conta più di un’indicazione di voto per Berlusconi o Prodi.

        Un cordiale saluto.                                               Paolo Mieli



LETTERA ALLA REDAZIONE DEL CORRIERE Mielilungimiranza - 23 agosto 2006

Spett.le Redazione,
sono un ex lettore del Corriere a causa della presa di posizione del vostro direttore in occasione delle ultime elezioni.
In risposta al mio netto dissenso avevo ricevuto questa lettera (vedi sopra)
A distanza di tempo ed alla luce di "ulteriori riflessioni" e dei fatti recenti, sono arrivato alla conclusione che la lungimirante presa di posizione del Signor Mieli, oltre alla perdita di lettori a favore di Libero e del Giornale (ed io sono uno di loro) si è risolta con uno schiaffo in faccia da parte di coloro che aveva contribuito ad eleggere (Padoa Schioppa non è stato eletto, ma Visco la pensa come lui). Complimenti.
Se a questo aggiungiamo la sua attuale precaria posizione in seno al Consiglio di Amministrazione che, probabilmente, porterà al suo cambio di attività, ho la conferma che la mia affermazione "la presunzione ha preso il sopravvento ..." era più valida della sua giustificazione. Resto quindi in attesa che si compia l'inevitabile per poter essere uno dei pochi che torna sui suoi passi riprendendo ad acquistare il Corriere.
Nel frattempo esorto il Signor Mieli a fare "ulteriori riflessioni" sul suo operato ed a valutare quanto sia stata apprezzata "la trasparenza (?) che accomuna tutti i più grandi giornali del mondo libero".


SIGNOR MIELI, HA RIFLETTUTO? - 23 marzo2008

Egr. Sig Mieli
Le riporto la lettera che lei ricorderà molto bene e che mi scrisse il 9 marzo 2006, quando l’accusai di aver permesso alla sua presunzione di prevalere sulla ragione, avendo smaccatamente appoggiato la campagna elettorale della sinistra.
“Caro lettore, ............”
Successivamente, quando ha potuto constatare la gestione fallimentare del governo da lei appoggiato dichiarò al convegno dei Giovani Industriali di Capri.”Oggi alla guida del convoglio non c’è nessuno e lo dice uno che a favore della maggioranza molto si è speso”. E ancora, rivolto al governo: “Pensate di essere la parte migliore del paese ma non è così”. Questo a mio avviso dimostrava che si stava già preparando al trasloco.....
Giorni fa ho letto il suo intervento su “Libero” (non su l’Unità) dove dichiarava con una bella dose di faccia tosta che “Il pezzo pro-Unione non lo rifarei e questa volta scommetto su Silvio”. A questo punto il trasloco sull’altra sponda si può dire concluso.
Come vede i nodi arrivano al pettine e a quanto pare la “ulteriore riflessione” l’ha fatta lei con una retromarcia che nulla depone a favore del suo acume, purtroppo non all’altezza della sua cultura.
Sa che cosa le dico? Anche il suo attuale incensamento di Berlusconi, che ora definisce uomo di enormi meriti, grandissimo personaggio della politica, grande e sorprendente, dimostra solo che l’arte del leccapiedi non sia per lei una materia sconosciuta.
Vuole un consiglio? Non parteggi per nessuno. Mantenga il suo giornale libero e pubblichi le opinioni di tutti gli schieramenti politici. La sua opinione personale non ha nessuna importanza.

 
NOTA: la segretaria del signor De Bortoli mi ha chiesto un contatto telefonico diretto con lui. Sono in attesa di una telefonata.
 
Oggi 8 giugno 2009 ho comperato il Corriere.
Se non altro perché il nuovo direttore, il signor Ferruccio De Bortoli, mi ha telefonato.
Avevo previsto tre possibilità: una minaccia di querela, un sereno scambio di opinioni, nessuna telefonata.
La seconda è quella giusta.
Mi ha detto di aver letto con attenzione il mio scritto e di aver preso in considerazione i miei suggerimenti.
Ha anche aggiunto di contattarlo quando ritengo di aver altri appunti da fargli.
Ovviamente gli ho chiarito il mio punto di vista che ha incontrato la sua approvazione.
Devo dire che ho avuto una piacevole conversazione e sono sorpreso che, in questi momenti di esiti elettorali, abbia trovato il tempo di chiamarmi.
Certamente non ho riscontrato l'arroganza e la presunzione di uno Scalfari ma piuttosto la modestia di una persona intelligente.
Penso che al Corriere farà bene.

Ed io da oggi ho ripreso a leggere il Corriere della Sera.
 
LA RAI MI HA MANDATO UN DIFFIDA
 

Tempo fa ho riportato sul mio sito uno schema che riassumeva le posizioni politiche dei dirigenti della RAI.

In questi giorni ho ricevuto dalla stessa RAI questa lettera che riporto per conoscenza:

 lettera RAI

lettera RAI
 
DACIA SCRIVE A VERONICA ED IO SCRIVO A SILVIO
 

Dopo la lettera aperta di Dacia Maraini a Veronica mi sento in dovere di scrivere anch’io una lettera aperta a Silvio Berlusconi:

 

"Caro Silvio, questa lettera giace sul mio tavolo da tempo. Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona importante come lei. Ma quando ho letto che si sente solo e abbandonato ed è stata resa pubblica la notizia che la sua consorte frequenta da anni il signor Alberto Orlandi, di 47 anni, capo del servizi di sicurezza di Villa Macherio, con cui condivide progetti, interessi e vacanze, ho pensato che era giusto comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai giornali vicini a sua moglie, è feroce, rancoroso e punitivo. Vorrei ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a colpire lei, ferisce tutti gli uomini che la pensano come lei.

Perché denuncia una mentalità ottusa e discriminante, un atteggiamento culturale offensivo nei riguardi di chi la pensa in modo diverso. Come a dire: noi siamo giusti, voi siete sbagliati.

E tutto questo non nasce dalla necessità di assicurare all’Italia il benessere e la pace sociale a cui ha diritto, ma nasconde solo ragioni volgari: gelosia, invidia, paura di perdere posizione e denaro.

Purtroppo non si tratta di una novità: sta montando di questi tempi l’ennesima caccia alle streghe che ha l’unico obiettivo di distruggerla politicamente ed anche fisicamente, se possibile.

 Si sta diffondendo un falso moralismo fatto di ipocrisia e superbia.

Un virus insinuante che ha contagiato, oltre una quantità di settimanali e di giornali anche molto linguaggio della classe politica, e appare tutti i giorni, brillante e festosa, in tante trasmissioni che entrano nelle case italiane.

Come interpretare questa rabbiosa intolleranza verso di lei e verso chi rappresenta? Forse il totalitarismo che ha fallito l’obiettivo nel dopoguerra vuole riprendere il ruolo che gli è stato negato dal popolo italiano?

Questo certamente mette in discussione la supremazia della libertà e della democrazia che deve rimanere alla base di una società civile.

Nel suo caso si sta ricorrendo alle bastonate mediatiche. Per distruggerla a livello familiare, sperando che lo scandalo travolga anche la sua vita politica.

Cosa conta la sua dignità, il suo pensiero, le sue preoccupazioni di fronte a una moglie che, come sappiamo, è caduta in preda a una erotomania da menopausa?

Più i giorni passano e più risulta chiaro che le parole da lei pronunciate non solo dichiarano il vero, ma rivelano solo una parte della gravità della situazione. Una donna dalla grande responsabilità sociale che si è esposta gridando e minacciando il proprio marito, che la ha sempre tenuta in palmo di mano ed accontentata in tutto, e gli chiede con fermezza il divorzio non è né dignitosa né riconoscente. Qualcuno ha strillato al tradimento, qualcuno alla calunnia, qualcun altro al moralismo bigotto. Ma tutti sanno che una donna che sta al fianco di un uomo che rappresenta una nazione non può comportarsi come una cittadina qualsiasi.

La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza. Doppiezza e menzogna sono pericolosi per una first lady, in quanto si prestano ai ricatti. I cittadini hanno il diritto di sapere se un loro governante ha al fianco una persona degna. Questo non significa fare del moralismo, come è stato scritto, ma credere in una tenuta pubblica che deve suscitare stima e fiducia.»

 
DACIA MARAINI SCRIVE A VERONICA LARIO
 
Questa è la lettera aperta che Dacia Maraini ha scritto a Veronica Lario:

"Cara Veronica, questa lettera giace sul mio tavolo da settimane. Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona riservata come lei. Ma quando ho letto che si sente sola e abbandonata ho pensato che era giusto comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai giornali vicini a suo marito, è feroce, rancoroso e punitivo. Vorrei ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a colpire lei, ferisce tutte le donne.
 

Perché denuncia una mentalità razzista, un atteggiamento culturale offensivo nei riguardi dell’altro sesso. Come a dire: tacete e state a casa.
Qualsiasi prepotenza o abuso denunciate certamente sarà per ragioni volgari: gelosia, invidia, paura di perdere potere e denaro.
Purtroppo non si tratta di una novità: sta montando di questi tempi una nuova misoginia, fatta di una falsa ammirazione per le bellezze femminili che nasconde aggressività e disprezzo.

Un virus insinuante che ha contagiato, oltre una quantità di settimanali e di giornali anche molto linguaggio della classe politica, e appare tutti i giorni, brillante e festosa, in tante trasmissioni che entrano nelle case italiane.

Come interpretare questa rabbiosa intolleranza verso il genere femminile? Forse le donne stanno diventando troppo brave: le migliori nelle università, le migliori nella pedagogia scolastica, le migliori in tante professioni. Questo certamente mette in discussione la supremazia culturale maschile che per molti deve rimanere alla base del rapporto fra i sessi. Altrimenti «botte», come strillano i prepotenti. Anche nel suo caso si sta ricorrendo alle «botte» mediatiche. Perché taccia.

Cosa conta la sua dignità, il suo pensiero, le sue preoccupazioni di fronte a un marito che, secondo lei, è caduto in preda a una erotomania senile?

Più i giorni passano e più risulta chiaro che le parole dure ma limpide da lei pronunciate non solo dichiarano il vero, ma rivelano solo una parte della gravità della situazione. Un uomo dalla grande responsabilità politica che si è esposto gridando e minacciando la propria moglie che lo redarguisce e gli chiede con fermezza il divorzio non è né dignitoso né onorevole. Qualcuno ha strillato al tradimento, qualcuno alla calunnia, qualcun altro al moralismo bigotto. Ma tutti sanno che un uomo che rappresenta una nazione non può comportarsi come un cittadino qualsiasi.

La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza. Doppiezza e menzogna sono pericolosi per un governante, in quanto si prestano ai ricatti. I cittadini hanno il diritto di sapere se un loro governante sia in condizioni gravi di doppiezza e ricattabilità. Questo non significa fare del moralismo, come è stato scritto, ma credere in una tenuta pubblica che deve suscitare stima e fiducia.

 

Dacia Maraini"

Il mio commento:
Vomitevole. Veronica è sola e abbandonata? Stiamo parlando della signora che possiede appartamenti in tutto il mondo ed ha una disponibilità finanziaria riservata a pochi?
La signora Maraini si spreca solo per le donne importanti? Evidentemente le ali della sua poesia l'hanno portato fuori dalla realtà.
Vorrei farle presente che ci sono altre donne sole e abbandonate che non hanno il privilegio della sua attenzione.
Basta che scenda in strada magari di sera e troverà tante donne sfruttate e brutalizzate.
Oppure potrebbe fare un viaggio didattico nei paesi islamici dove le donne vengono considerate meno degli animali.
La signora Maraini, come tutti cialtroni, lancia il sasso e nasconde la mano.
Infatti ho provato a scriverle ciò che penso direttamente sul suo sito. Non è stato pubblicato.

 
AFFIDERESTI TUO FIGLIO AD UN UOMO COME QUESTO?
 
 
PALMIRO
TOGLIATTI

IL MIGLIORE

Questo signore è Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1927 al 1964, a suo tempo definito il «migliore» uomo comunista.
Aldo è il figlio di Palmiro Togliatti e Rita Montagnana. Quando ha appena 10 anni, i genitori, che da tempo vivono in Urss, lo depositano nell’Istituto di Ivanovo, una sorta di laboratorio per forgiare l’homo novus staliniano, avendo come cavie i figli della nomenklatura.

Aldo è un bambino intelligente, dolce, delicato, sensibile, introverso. Avrebbe bisogno del calore della famiglia e, invece, si ritrova in mezzo a compagni aggressivi e violenti. C’è, ad esempio, il figlio di Tito, bullo nato che s’impone a furia di sberle, mentre altri non sono da meno con chi appare inerme. Vinca Berti, sua compagna di collegio, ricorda Aldo sempre in balìa dell’altrui fisicità, fragile fanciullo in mezzo a birbanti ferrigni. Un giorno, Palmiro e Rita lo vanno a trovare e gli promettono di ritornare dopo due settimane. Passeranno anni e Aldino, orfano di fatto, non è per nulla compensato dall’essere «figlio del partito». Scrive lettere disperate in francese a mamma e papà. Tutto inutile e la sua sofferenza emotiva diviene psichica.

Aldo nel 1945 torna in Italia, giusto in tempo per subire un altro shoc: sua padre tradisce sua madre con Nilde Iotti.

Nel 1951 Togliatti lo rispedisce in Urss dove è confinata la mamma Rita Montagnana che ha il divieto di tornare in Italia per non disturbare il «migliore».

Morta Rita il Pci lo relega in una casa di cura di Modena. Non è dato sapere come sia finita: è scomparso nel nulla.
(da Libero del 29.05.09)

AFFIDERESTI TUO FIGLIO AD UN UOMO COME QUESTO?

 
«Talis patris ...
 
I Padri della Patria sono arrabbiati: SIAMO IN UN DESERTO PRIVO DI LEGALITA’.
Armano Cossutta, Dario Fo, Margherita Hack, Marco Pannella, Giorgio Bocca, Pietro Ingrao, Giorgio Ruffolo; questi secondo l’Unità i padri della patria:
Armando Cossutta, che ha passato tutta la vita in parlamento «Dieci legislature, 36 anni consecutivi». Di questa sua opera ininterrotta a favore del popolo italiano ricordiamo, ricordiamo, ricordiamo... non ricordiamo nulla.
Margherita Hack, quella che si vergogna di essere italiana ma non ha nessun pudore a dichiararsi comunista.
Giorgio Bocca, quello che ha firmato, con la Hack, il manifesto che incitava all’assassinio di Calabresi. Bocca, il fascista, razzista e antisemita tutto di un pezzo, ora comunista a pezzi.
Pietro Ingrao che è rimasto alla legalità comunista che lui ha conosciuto in Unione Sovietica e da li non si è più mosso.
Giorgio Ruffolo, ex ministro, fondatore di Micromega e scrittore di numerosi saggi. Tanto rumore per nulla.
Marco Pannella, che a volte digiuna e a volte si sostiene con il piscio, ridotto ad una caricatura di se stesso.
Dario Fo, il fascista convertito al comunismo per questioni di portafoglio. Un premio Nobel che ha declassato tutti i premi Nobel.

Ecco questi sarebbero i padri della patria. Tutta gente che non ha mai fatto un c.... in vita sua.
Ovvio che da tali padri non possiamo avere che tali figli.
... talis filii»
 
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