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...chi può darti di ... meno?

 

A norma dell'articolo 45 della Costituzione la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La cooperativa è un'impresa - in forma di società - nella quale il fine e il fondamento dell'agire economico è il soddisfacimento dei bisogni della persona (il socio): alla base della cooperativa c'è dunque la comune volontà dei suoi membri di tutelare i propri interessi di consumatori, lavoratori, agricoltori, operatori culturali, ecc. L'elemento distintivo e unificante di ogni tipo di cooperativa - a prescindere da ogni altra distinzione settoriale - si riassume nel fatto che, mentre il fine ultimo delle società di capitali diverse dalle coop è la realizzazione del lucro e si concretizza nel riparto degli utili patrimoniali, le cooperative hanno invece uno scopo mutualistico, che consiste – a seconda del tipo di cooperativa - nell'assicurare ai soci il lavoro, o beni di consumo, o servizi, a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato.


PIÙ DI OTTO MILIONI DI SOCI
Un colosso da oltre 50 miliardi di fatturato
Era finita nell’occhio del ciclone nel 2005, l’anno delle tentate scalate alle banche. Legacoop, la capofila delle cooperative rosse in Italia, era dietro il blitz della controllata Unipol alla Bnl. L’operazione non andò in porto, dopo la discesa in campo della magistratura che bloccò l’operazione. L’intervento a gamba tesa delle coop rosse nella finanza suscitò non poche polemiche: i detrattori accusavano il colosso bolognese di sfruttare i benefici fiscali - attribuiti alle coop - di concorrenza sleale, rispetto ad altri attori “costretti” a pagare le tasse per intero. La bufera è passata, così il gruppo guidato da Giuliano Poletti è tornato alle origini: raccogliere i risparmi dei soci per investire in grande distribuzione e immobiliare. I numeri sono sempre da capogiro: otto milioni e passa di soci, con un giro d’affari attorno ai 50 miliardi e quasi 500mila occupati in tutta Italia. Oggi il sistema Coop è costituito da 124 cooperative di consumatori, di diversa dimensione (9 grandi, 14 medie e 101 piccole) e diffusione territoriale (le grandi Coop sono interregionali, mentre le piccole operano a livello di frazioni comunali), giuridicamente e operativamente autonome, associate a livello interregionale (nei distretti) e nazionale (in ANCC-Coop): un unico marchio, riconosciuto da tutti i consumatori, che si inserisce nel podio degli attori economici italiani.

 
 COOP CONTRO DIPENDENTI
gennaio 2011 
 Manca ancora soltanto la fustigazione cercasi schiavo 
 
La Coop ha dato il via al nuovo modello di relazioni sindacali.
Il contratto nazionale di lavoro è stato seppellito senza clamori, con il silenzio della Fiom, senza chiamare in causa i diritti dell’uomo.
A Ferrara si leggono manifesti come questi: «La Coop vuole introdurre la “Pagellina”. Una scheda di valutazione individuale, a completa discrezione del capo negozio, che comporterà l’elargizione del salario variabile solo per alcuni. Con questa operazione si consegue un elevato risparmio economico e un controllo sul monte salari erogato».
A Firenze la Coop sta pensando di creare un bad company dove far confluire i punti vendita meno redditizi. Sono diciassette negozi. O i lavoratori accettano di cambiare punto vendita, o verranno riassunti dal nuovo gruppo con contratti peggiori.
I liberali nell’Ottocento stavano a sinistra. Combattevano i padroni delle ferriere. Forse, quei padroni, erano gli antenati di quelli che oggi dicono: la Coop sei tu.

 
 CIGL CONTRO COOP
gennaio 2011
"basta sfruttare il lavoro dei cinesi"
  melograno
Il sindacato denuncia appalti a una società che utilizza lavoratori orientali a 4,50 euro all'ora con un contratto pirata. Stiamo parlando della Coop Adriatica che sfrutta indirettamente i lavoratori cinesi. Secondo la GCIL Emilia Romagna "anche in Coop la dignità dei lavoratori ed il rispetto dei contratti nazionali sono un optional". Questi i fatti: la Coop Adriatica utilizzerebbe quotidianamente le fornitura della ditta Melograno, che fornisce verdura fresca, la quale appalta la produzione ad un'altra cooperativa, la Coop Work Group di Rimini, che occupa 80 soci lavoratori cinesi ai quali non viene applicato il contratto nazionale di lavoro.
Secondo la CGIL questi lavoratori percepiscono 4,50 euro all'ora poiché viene applicato un contratto "pirata" siglato da sindacati autonomi e l'Unci, associazione di cooperative costituita appositamente per derogare le norme contrattuali. Ed aggiunge: "prima ci si riempie la bocca di responsabilità etica e sociale e poi si permette che sul mercato possano operare impunemente soggetti come Melograno e Work Group".
 
Niente di nuovo: la Coop sfrutta i cinesi da oltre 20 anni
 
In realtà la Coop sfrutta il lavoro sotto pagato dei cinesi da oltre 20 anni. All'epoca ero fornitore di alcune Coop dell'Alta Italia (Adriatica compresa) ed in tale occasione sono venuto a sapere che tutto il tessile, gestito dalla sede centrale di Firenze, veniva fatto realizzare in Cina, dove venivano inviati tessuti, cerniere, bottoni e tutto ciò che serve per confezionare camicie e vestiti.
Forse i dirigenti Coop non sapevano che in Cina venivano fatti lavorare gli operai con stipendi da fame? Ne dubito.

 
 COOP FAVORITA DAL COMUNE DI LIVORNO
   
È storia di questi giorni ma è storia vecchia. In Toscana, regione rossa per eccellenza, i supermercati Esselunga non possono lavorare.
E così per l’acquisto di 41000 metri quadrati di un terreno destinato all’area commerciale, il cui proprietario è l’armatore Marcello Fremura già in accordo con il Comune livornese per gestire l’operazione di destinazione del suo terreno (appartamenti e uffici oltre alla zona commerciale), la Coop offre 30 milioni di euro.
Caprotti, il patron di Esselunga, il 9 aprile 2010, ne offre 40.
Ma inspiegabilmente il 1° luglio la Coop il comune firma il rogito con la Coop.
livorno
Forse non è proprio inspiegabile dal momento che il comune è gestito da una giunta di sinistra.
L’amministratore delegato di Unicoop Tirreno due anni fa aveva dichiarato: «Siamo determinati a non lasciare spazio a nessun concorrente in Toscana», e un anno dopo aveva detto: «L’importante è che non si insedi la concorrenza».
Un altro dirigentissimo della società, pochi mesi or sono, aveva ribadito: «Livorno è nostra». Solo avvertimenti o siamo già all'intimidazione?
Alla faccia delle regole del libero mercato, alla faccia delle lezioncine di economia che da sinistra si sprecano contro il governo; e alla faccia dell’onestà che i compagni rivendicano continuamente per se stessi, gabellandosi come moralmente migliori degli altri.

 
LA COOP TI SPIA

                                                                                                      gennaio 2010

Telecamere nascoste, intercettazioni ambientali per ascoltare i dipendenti, audio e dossier sui lavoratori
di GIANLUIGI NUZZI    

Direttori di supermercati, manager, sindacalisti e poi giù sino a cassieri e persino i magazzinieri. Emerge una nuova inquietante vicenda di microspie nei luoghi dove si lavora. In diverse coop in Lombardia sono state piazzate telecamere nascoste e sistemi di registrazioni audio per spiare i movimenti, le parole, i segreti, la vita privata di decine e decine di dipendenti. Occhi nascosti,piazzati negli uffici, nei box office, nei punti vendita, persino ai piani nobili della direzione centrale di Coop Lombardia. Ma non solo filmati sui dipendenti. Venivano installati anche impianti di intercettazione nei centralini dei supermercati che registravano ogni telefonata. Centinaia e centinaia di conversazioni che venivano ascoltate, filtrate e vagliate. Da quelle innocenti sull’influenza dei figli di qualche dipendente sino alle storie di amori e amanti tra colleghi, di scontri tra cordate avverse di manager. Libero ha raccolto prove di quanto accaduto. Ha sentito quasi un migliaio di file audio, visionato decine di filmati girati da telecamere nascoste in numerosi punti vendita. Il materiale inevitabilmente sarà a disposizione dell’autorità giudiziaria che vorrà valutare la rilevanza penale di quanto accaduto, sempre che qualche inchiesta non sia già avviata. Individuare chi ha autorizzato, organizzato e predisposto questo monitoraggio sui dipendenti delle coop. Da quanto Libero è in grado di ricostruire l’idea di monitorare l’attività dei dipendenti con ricognizioni audio e video risale agli inizi del 2004. All’epoca, da quanto affermano tre diversi testimoni, l’allora responsabile sicurezza di Coop Lombardia, Massimo Carnevali, avrebbe contattato un’azienda di intercettazioni dell’hinterland milanese per predisporre un progetto pilota affinché tutte le conversazioni venissero registrate. L’idea di partenza era quella di estendere poi l’iniziativa a tutti i 50 punti vendita della regione. In modo che rimanessero custodite tutte le conversazioni che passavano dai centralini.

 
Unicoop Firenze già condannata: controllava illegalmente i lavoratori
di FILIPPO MANFREDINI

C’erano già cascati, in questa storia dei controlli illegali alle spalle dei lavoratori. Con tanto di condanna. Pronunciata dalla Corte d’Appello di Firenze giusto lo scorso novembre, dopo la causa intentata da due vittime delle “spiate”, cui i giudici in primo grado avevano dato torto. Risultato ribaltato nel secondo grado di giudizio: in sostanza, il Tribunale toscano ha stabilito che il sistema di videoterminali collegati in radiofrequenza utilizzato da Unicoop Firenze violava l’articolo 4 dello statuto dei lavoratori. In questo modo, infatti, i dipendenti venivano controllati illegittimamente e a loro insaputa. In particolare, si tratta di quelli occupati nel magazzino di Scandicci, incaricati di caricare su camioncini e furgoni la merce da inviare ai punti vendita. Il sistema in questione si basava su particolari sensori elettronici installati sui grandi carrelli, quelli per mezzo dei quali la merce veniva spostata dagli scaffali ai mezzi di trasporto. Sensori che inviavano informazioni a un videoterminale - vale a dire un computer - attraverso il quale la direzione del magazzino era in grado di tenere sotto controllo i movimenti dei prodotti: il lavoratore azionava il sensore sfiorandolo con un badge, e così era possibile anche accoppiare una determinata operazione a una persona precisa.

 
E Bersani tace
di FRANCO BECHIS

Pier Luigi Bersani non ha nulla da dire sugli spioni delle Coop. Non una parola per smentire, non una per spiegare i suoi incontri con gli imprenditori della security incaricati di spiare i dipendenti di Coop Lombardia. Nulla da dire su quanto raccontato da Libero anche sui suoi successivi incontri rivelati da Gianluigi Nuzzi con esponenti di primo piano del mondo della Coop. Eppure una risposta è quanto mai urgente. L’attuale segretario del Pd era o no a conoscenza del sistema illegale di spionaggio dei dipendenti della Coop? Questo è stato o no il contenuto dei colloqui avuti con i due imprenditori che avevano in appalto il sistema di sicurezza dei supermercati? E dopo quei colloqui ce ne sono stati altri sulla stessa materia fra Bersani e i massimi dirigenti della Lega coop? Che cosa ha fatto il futuro segretario del Pd? Ha cercato di verificare con loro i fatti e poi invitato tutti a identificare i responsabili e denunciarli alla magistratura? C’è qualcuno che invece ha pensato fosse meglio lavare i panni sporchi in famiglia, più attento ad evitare uno scandalo che rischiava di diventare politico che ai diritti di quei lavoratori calpestati in modo così clamoroso? Bersani oggi tace e identico silenzio forse imbarazzato sta gelando i suoi. Tutti zitti perfino di fronte alla levata di scudi della Cgil che almeno non ha venduto a superiori ragioni politiche la sua missione principale, quella di difendere i diritti dei lavoratori. Questo silenzio del segretario del Pd è francamente inspiegabile. Perché la vicenda degli spioni Coop in Lombardia non è un piccolo caso di cronaca archiviabile come la polemichetta del politico di turno. Basta leggere nell’edizione di oggi qualche passaggio dei file che contengono, oltre alle immagini rubate, le telefonate intercettate a cassiere, magazzinieri e altri dipendenti dei supermercati. Colloqui evidentemente privati, anche personalissimi come quelli a luci rosse che oggi Libero è in grado di rivelare. Sono contenuti insieme ai file di telefonate dove - come può accadere in privato- si sparla di questo o quel dirigente, si esprimono le proprie idee magari assai diverse da quelle del manager o del datore di lavoro.


 
LAVORARE CON LA COOP? MEGLIO DI NO!
 
Riporto l'esperienza di un imprenditore che pensava di "sistemarsi" con la Coop
novembre 2009

Sono presidente di una holding che consta, anche, di una srl, oggi in liquidazione, che per quattro anni ha avuto il privilegio (dispiacere) di essere annoverata tra i  fornitori ufficiali Coop.

Nonostante il miraggio dei volumi commerciali auspicati da Coop ho avuto, con i miei soci, il buon senso di non abbandonare la tipologia di mercato che ha permesso la creazione dell'azienda di famiglia e  il suo sviluppo attraverso tre generazioni (io faccio parte della terza). Abbiamo così differenziato la nostra attività "isolando" in una newco, appositamente creata, la fornitura Coop.

Premesso che confermo tutto quello che ho letto sullo"sfruttamento" delle Coop, preciso che esso non è solo limitato ai dipendenti che si muovono nelle strutture dei negozi o ipernegozi ma si estende, anche, a tutte le tipologie dei fornitori.

Con la mia azienda mi sono adeguato a tutti i parametri che Coop richiedeva (e vi assicuro che in alcuni settori come quello del fresco rispettare tutte le loro richieste assicura solo la loro "legalità" e costa solo ai fornitori) in cambio solo di un "tira e molla" commerciale che nel settore in cui mi muovo non permette nessun tipo di programmazione.

Nessun contratto a garanzia. Lavori programmati e pagati in anticipo andati persi nel niente, magari per l'incapacità di qualche responsabile Coop messo lì senza nessun tipo di specializzazione per chissà quali canali o motivi. Ho visto crollare intere filiere di produttori agricoli incappati nelle maglie della grande distribuzione con la promessa che la loro intera produzione sarebbe stata messa in risalto e onorata per quello che valeva, strappandola ai mercati generali di commercializzazione cittadina che da sempre assorbivano i loro prodotti pagandoli in base al loro effettivo valore.

La fine della storia?

Io ed i miei soci dopo anni di gastriti e dolori addominali e ore di sonno perse per rispettare le regole Coop ci siamo visti privare dell'intera fornitura senza una motivazione né scritta né verbale, semplicemente non inviando più nessun ordine di fornitura che nel nostro settore era giornaliero, in concomitanza di questo venivano alternati i piccoli vertici della Coop regionale che avevano improvvisamente deciso di cambiare fornitori.

Il mio pensiero va adesso ai commercianti, che conosco, che invece di differenziare il loro lavoro tra piccola, media e grande distribuzione,anni fa si gettarono a corpo morto con tutte le loro risorse nel miraggio Coop e che, oggi, possono solo ricordare la denominazione sociale dell'azienda che avevano.


 
L'AQUILA SENZA COOP?
 
La Coop sei tu, ma non se sei un terremotato abruzzese
luglio 2009
 Non è giustificabile in alcun modo la scelta della Coop Centro Italia, che ha annunciato la chiusura dei tre punti vendita della città, mettendo in mobilità 90 dipendenti, ai quali esprimo la piena solidarietà. La motivazione è scandalosa: l'esproprio dei terreni dove sarebbe dovuto sorgere un ipermercato della stessa azienda, per la realizzazione dei moduli abitativi per chi è rimasto senza casa, a causa del terremoto.
Innanzitutto, il Comune non ha espropriato nulla. Inoltre, il terreno acquisito dalla Protezione civile era da sempre destinato a scopo sanitario e posto all'ingresso della città, in uno dei punti più caotici, dunque non certo da utilizzare per un ipermercato.
L'annuncio dei licenziamenti è tanto più ingiustificabile, se si considera che il centro vendita del Torrione è agibile, mentre il supermercato di L'Aquila-Pettino è risultato di tipo B (e potrebbe quindi riaprire in uno-due settimane). Per quanto riguarda la sede di Pile, inizialmente classificata come E (totalmente inagibile), la stessa proprio questa mattina è stata rivisitata dai tecnici della Protezione civile, alla presenza dei vigili del fuoco - procedura inusuale per tutti i sopralluoghi, ma pretesa dalla Coop - è stato indicato come B. E quindi anch'esso può riaprire in poche settimane.
Temo che, come accaduto con la Transcom, nella fase del terremoto si utilizzano i lavoratori come scudi umani, umiliando persone già duramente colpite dalla tragedia, per esercitare pressioni ora sul Governo centrale, ora - come nel caso Coop - sul Comune, per ricatti nel campo urbanistico. Se è odioso che ciò sia fatto da imprese private, trovo ancora più esecrabile che questo comportamento sia praticato da chi si richiama al movimento cooperativo e che dietro a questi valori sociali, storici e culturali, gode, tra l'altro, di particolari privilegi nel nostro Paese.
Ancora una volta ribadisco che è vero che siamo terremotati, ma tutti gli aquilani esigono rispetto e non cedono, nessuno, a cominciare dal Sindaco, ad alcun tipo di ricatto.
Massimo Cialente sindaco dell'Aquila eletto con il PD

 

LA FINANZIARIA

 

Sembra sia stato scoperto dove finiscono i soldi

 

Uno dei dilemmi della Finanziaria era quello di sapere perchè è stata fatta da 30 miliardi quando ne servivano 15.

Sembra sia stato individuato uno dei canali dove verrà fatta confluire parte del surplus della Finanziaria
Gli interventi a favore delle COOP ROSSE sono inseriti o meglio dissimulati nei 1300 commi di cui è composta. Eccoli.
- Comma 331: Aumento dello spettro dei vantaggi accordati in materia di detrazioni IVA.
- Cooperative agricole: variazione a loro favore per il credito d'imposta.
- Rinvio al 31.12.2007 dei termini per adeguare le imprese alle nuove leggi di settore.
- Articolo 15: Alle cooperative sociali (Ipercoop comprese) possono essere assegnati immobili pubblici (palazzi, capannoni industriali) a titolo gratuito.
- Articolo 108: Agevolazioni nell'ottenimento dei fidi con interventi nei consorzi e nelle cooperative di garanzia.
- Comma 883: Finanziamento e creazione di un fondo consortile per il credito cooperativo.
Il presidente della Lega delle cooperative ha accolto favorevolmente tali iniziative con un solo appunto sulle mancate esenzioni ICI per i fabbricati delle cooperative e sulla fiscalizzazione (esenzione) degli oneri sociali per le imprese agricole. Siamo certi che a breve saranno soddisfatte anche queste legittime richieste.......
Tutto ciò in aggiunta  alle esenzioni gia vigenti in materia di IRES (ex Irpeg).
Certo fare l'imprenditore "normale" diventa sempre più difficile. Perchè non fare una bella COOPERATIVA?
A proposito, sembra che questa manovrina venga a costare uno di quei miliardini che ci sfileranno dalle tasche.

 

ESSELUNGA

 

COOP vorrebbe assorbire l'Esselunga

 

L'ipotesi che Esselunga venga venduta ad una società straniera preoccupa molto la presidenza di COOP perchè, secondo loro, verrebbero messi in vendita prodotti agroalimentari di provenienza estera al posto di quelli nazionali.

"Se l'Esselunga fosse messa in vendita. sarebbe un diritto e un dovere per noi acquistarla".

Evidentemente alla COOP non basta essere il maggior distributore nazionale di prodotti di largo consumo, ma vorrebbe probabilmente arrivare al monopolio.

E' del tutto falsa l'affermazione che i gruppi stranieri che operano in Italia mettono in vendita prodotti alimentari stranieri. Una ricerca di mercato ha evidenziato le percentuali di prodotti non italiani.

 

Assortimento prodotti francesi: confronto settembre 2006

 

CATENE FRANCESI

Totale prodotti censiti

Prodotti francesi

% sul totale
AUCHAN di CESANO BOSCONE - MI 13.988 410 2,93%
CARREFOUR di ASSAGO - MI 17.437 513 2,94%
GS corso Lodi - MI 8.033 228 2,84%
 

CATENE ITALIANE

Totale prodotti censiti

Prodotti francesi

% sul totale
IPERCOOP di ROZZANO - MI 11.564 235 2,03%
IPERCOOP di VIGNATE - MI 11.597 242 2,09%
BENNET di BRUGHERIO - MI 10.070 236 2,34%
ESSELUNGA via Ripamonti - MI

11.014

316 2,87%
 

Confronto prezzi tra Esselunga  di Milano e Coop varie (su alcuni campioni)

 

Punti vendita

Articoli rilevati

Articoli in comune

Differenza prezzo in %
ESSELUNGA via Ripamonti MILANO 11.191 -  
COOP TORRI D'EUROPA TRIESTE 9.855 2.688 +10,7%
IPERCOOP DORA TORINO 11.149 3.075 +9,2%
COOP LODI 6.729 2.481 +6,6%
COOP VERCELLI 6.051 2.240 +11,5%
IPERCOOP GENOVA 12.285 3.523 +7,5%
COOP FAENTINA RAVENNA 7.506 2.405 +9,1%
IPERCOOP LIVORNO 10.267 2.939 +5,1%
COOP via Laurentina ROMA 7.259 2.352 +10,5%
IPERCOOP APRILIA 11.319 3.074 +8,1%
IPERCOOP AVELLINO 7.631 2.196 +13,2%
IPERCOOP LECCE 11.277 3.302 +8,2%
IPERCOOP TARANTO

11.897

3.518 +7,5%

 

ALLA COOP SI SPENDE MENO?

 

Così dovrebbe essere, ma non è vero!

 

E' abbastanza logico pensare che Coop e Ipercoop, avendo un trattamento fiscale agevolato, pratichino dei prezzi al pubblico inferiore a quelli che possono applicare le altre società della grande distribuzione che devono pagare le tasse come tutte le altre aziende.

Ho raccolto la testimonianza di un consumatore che si è preso la briga di confrontare i prezzi di una Coop con quelli di un supermercato Despar e questo è stato lo sconcertante risultato.

 
   

Prezzi Coop

Prezzi Despar

Pasta Barilla   € 0,70 € 0,52
Maionese Calvé   € 0,80 € 0,77
Yogurt Danone   € 1,53 € 1,49
Lamette Gillette Mac3  

€ 9,35

€ 8,90
 

 

LAVORI 8 MESI A 540 EURO

 

Negli Ipercoop si assume solo con contratto a termine.

 

Come noto le cooperative di consumo sono nate per garantire il controllo dei beni primari sul mercato con chiara ispirazione ed appoggio dei partiti che si ispirano all'ideologia comunista. Ideologia che mette al primo posto il diritto dei lavoratori ed ultimamente porta avanti una forte istanza a favore del lavoro indeterminato, decisa a combattere il lavoro precario.

LOGICAMENTE QUESTI PRINCIPI VALGONO SOLO PER GLI ALTRI

 
Ecco come funzionano le assunzioni negli Ipercoop
 
CREMONA
 
Durata del contratto? «Otto mesi». Tipo di contratto? «Part-time». Stipendio? «546 euro». Prospettive di assunzione definitiva? «Nessuna». Ma non eravate di sinistra? «Avanti il prossimo».
Sono colloqui di lavoro come questi che stanno sollevando la polemica sul centro commerciale delle cooperative rosse di imminente apertura a Cremona, il decimo in Lombardia. Una polemica da destra, con Forza Italia che porterà il caso in Consiglio comunale, e da sinistra, con la Cgil che condanna «le flessibilità più spinte, da qualsiasi parte provengano».
Il nuovo Ipercoop non ha mai avuto vita facile. La Casa delle Libertà ha accusato la giunta di centrosinistra d'aver spianato la strada, nel nome della contiguità politica, allo sbarco di Coop Lombardia e ignorato il rischio che l'avvento di quel colosso alle porte della città avrebbe fatto chiudere i negozi di periferia. Ma le ruspe stanno lavorando a pieno ritmo per arrivare puntuali al taglio del nastro, il 23 settembre.
Per mettere insieme l'esercito di dipendenti necessari le Coop si sono rivolte a una società per la selezione del personale che ha riunito i primi 200 aspiranti magazzinieri, commessi e cassiere. Le persone interessate hanno dovuto presentarsi a un secondo colloquio, stavolta singolo e a Milano. «È lì - racconta l'operaia di una fabbrica chiusa da poco - che hanno avanzato la proposta per quelli sopra i 29 anni come me: assunzione a tempo determinato per 6, 9 o 12 mesi. Mi aspettavo il tempo determinato ma non quello che avrei ascoltato dopo». Ossia? «Il part-time. Logico che poi lo stipendio sia di 546 euro. Ho chiesto se alla fine c'erano possibilità di un contratto definitivo. Risposta: le Coop non assicurano niente. Ci sono rimasta male due volte, perché speravo in un'offerta migliore e perché non me l'aspettavo da chi predica contro la flessibilità».
Testimonianze come queste sono arrivate, paradossalmente, all'orecchio di un consigliere comunale di Forza Italia, Carlo Malvezzi, che ha sollevato il caso: «Non dubito che le Coop si muovano nella legalità, ma non è il mondo di cui fanno parte a stracciarsi le vesti contro la precarietà?». Forza Italia porterà il caso in Consiglio comunale: «La giunta che ha concesso molto alle Coop potrebbe ora chiedere qualche garanzia in più per i giovani».
Protestano anche i sindacati: «Il denaro non puzza, a destra come a sinistra. Il problema è quando lo si fa sulla pelle dei lavoratori», dice il segretario generale della Cisl cremonese Mario Daina. Duro anche il suo collega della Cgil, Massimiliano Dolci: «Contrasteremo tutte le forme di flessibilità più spinta, da qualsiasi parte provengano».
«Non capisco la polemica - si sorprende della sorpresa altrui il coordinatore della Lega delle cooperative di Cremona, Cesare Mainardi -. Le Coop sono aziende».
Già, basta saperlo.

Gilberto Bazoli - Libero - 9 luglio 2006


 

CONCORRENZA SLEALE

 

Prima il fisco leggero ed ora anche la beffa-Borsa?

 
Le 146 mila società rosse operanti in Italia godono di importanti agevolazioni.
Innanzitutto non pagano le tasse sui quattrini che mettono da parte.
Le Coop a "mutualità prevalente" deducono il 70% dell'Ires (la vecchia Irpeg) dalla base imponibile, il 70% degli utili destinati a riserva volontaria e il 100% di quelli destinati a riserve obbligatorie.
Non solo. Le Coop possono anche raccogliere fondi dai propri soci a condizioni nettamente più favorevoli rispetto a un normale prestito bancario (ritenuta del 12,5% invece che 27%).
Secondo gli esperti fiscali mettendo a paragone una Spa e una Coop con lo stesso fatturato è possibile calcolare le agevolazioni della seconda: oltre il 60%. Si calcola che le agevolazioni fiscali valgono per le Coop 750 milioni di euro all'anno. Denaro che viene sottratto alla disponibilità pubblica e crea una discriminazione ed una concorrenza sleale verso le aziende che operano negli stessi settori e che devono pagare le tasse per intero.
Ora l'Europa ha avviato un procedimento per violazione del Trattato Europea che vieta gli aiuti statali alle imprese.
Ed ora dopo le scalate a vari settori dell'impresa privata, le Coop vorrebbero essere quotate in borsa per raccogliere ulteriore capitale
Ricordando che le Cooperative erano nate per dare mutuo soccorso tra lavoratori, mi chiedo se quelle che conosciamo oggi non siano in realtà Spa ad evasione fiscale autorizzata.