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CALOGERO
Mannino innocente. Dopo 16 anni
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gennaio 2010 |
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La
Suprema corte ha assolto
definitivamente l’ex ministro Dc
dall’accusa di collusioni mafiose:
è stato 23 mesi agli arresti.
E ucciso politicamente dai
magistrati
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Lo avevo
annunciato; e oggi è accaduto. Un
lieto fine, e insieme una storia
amara e triste. Difficile uscirne a
testa alta per chi ha cercato con
tenacia di piegarla a un innocente.
Riconosciuto da un tribunale, in
nome del popolo italiano. Calogero
Mannino è stato assolto dalle accuse
di associazione mafiosa con
sentenza definitiva della
Cassazione. Un caso esemplare perché
l’illustre esponente democristiano
fu prima inquisito dalla Procura
della Repubblica di Palermo, il 24
febbraio 1994, e poi arrestato un
anno dopo e privato della libertà
per ventitré mesi. Dopo diverse
vicissitudini processuali,
innumerevoli udienze, quattrocento
testimoni, di cui duecentocinquanta
dell’accusa, con incredibile
dispendio di denaro, una sentenza di
assoluzione in primo grado, una
condanna in secondo grado e poi
l’annullamento da parte della
Cassazione con rinvio ad un altro
procedimento della Corte d’appello
concluso con l’assoluzione, si
arriva finalmente dopo sedici anni
alla sentenza definitiva. E adesso,
pover’uomo, si potrebbe dire di
Mannino. Sedici anni di gogna e di
menzogne, di umiliazioni, di
mortificazioni, una parte di vita
perduta. E perché? Chi paga? Io
posso essere soddisfatto, e Mannino
sollevato.
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Ma
Giancarlo Caselli come starà? Da
qualche tempo, dopo l’esemplare
vicenda Andreotti, soprattutto, si è
affermata la formula elegante: «Ci
si difende nei processi, non dai
processi». E perché mai questa
visione penitenziale? Perché io devo
farmi processare da chi mi accusa
senza prove per dimostrare un suo
teorema? Questo non è giustizia. È
un morboso rapporto tra vittima e
carnefice, tra sadici e masochisti;
e non per il divertimento di un
giorno, ma per un lungo tempo di
pena e, in casi clamorosi come
quello di Calogero Mannino, con una
interminabile privazione
della libertà che, se immotivata,
corrisponde a un sequestro di
persona. L’errore è di un uomo, ma
se compiuto in nome della legge, il
responsabile è garantito da uno
scudo ben più forte dell’immunità
parlamentare (oggi di fatto
inesistente). In sostanza se io dico
«mafioso» a uno che non lo è, posso
essere perseguito per diffamazione;
se lo dice un pubblico ministero con
la presunzione di un’indagine
motivata, io devo difendermi
dall’accusa, magari «nel processo»,
e il pubblico ministero che mi ha
accusato ingiustamente non compie
diffamazione. Cosa fa allora?
Sbaglia, infanga, priva della
libertà.
E la vittima,
se mai, viene risarcita dallo Stato.
Mannino ha perso «nel» processo
sedici anni. Caselli si scuserà? Si
vergognerà? La questione è prima di
tutto, etica. Perché accusare
qualcuno di mafia vuol dire crearsi
l’aura di combattenti e intoccabili.
(...) E adesso che cosa si dirà? Che
la sentenza della Cassazione è
sbagliata? Ma la parola d’ordine non
è: difendersi nei processi,
rispettare le sentenze? E Caselli,
dunque, avrà la coerenza di
rispettare la sentenza e la dignità
di scusarsi con Calogero Mannino? E
Travaglio? L’ammiratore
incondizionato di Caselli, il
principale sostenitore della
necessità di aspettare e rispettare
le sentenze, anche sopportando
sedici anni di ingiustificata pena
...
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Vittorio Sgarbi
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NOTA:
Chi lo ripagherà della gogna e delle
umiliazioni? E Caselli e Travaglio
si scuseranno? OVVIAMENTE NO! |
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A SUBIACO VERDETTO DOPO 20 ANNI:
TUTTI ASSOLTI |
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gennaio 2010 |
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ROMA - Tangenti, manette, carriere
politiche rovinate, una bufera sul
Comune di Subiaco, a 70 chilometri
dalla capitale. Era il 1990, agli
albori di Tangentopoli, e solo
adesso che siamo nel 2010 il
processo è finito. Per di più con
una sentenza di primo grado che è di
assoluzione: «Il fatto non
sussiste», ha stabilito lunedì la
seconda sezione del tribunale. Dei
32 imputati rinviati a giudizio 13
anni fa, sono sopravvissuti soltanto
i sei che hanno rinunciato alla
prescrizione: gli ex sindaci Paolo
Mecci e Giovanni Sbraga (Dc), gli ex
assessori Alberto Foppoli (Dc),
Giancarlo Scattone (Pri) e Bruno
Sbardella (Psdi) e Giuseppe Lattanzi.
Con i loro avvocati Michele
Gentiloni, Roberto Rampioni,
Pasquale Gennaro ed Eugenio De
Propris hanno sempre giurato di non
aver intascato tangenti in cambio di
appalti a imprese amiche. E hanno
vinto. L' inchiesta, la prima a Roma
per mazzette, era iniziata quando un
«pentito» aveva rivelato l'
esistenza di una «cupola» nata per
spartirsi gli appalti. Dopo due anni
di indagini a vuoto, vengono
disposte le intercettazioni
telefoniche e scattano dieci arresti
(fra cui quelli degli ex imputati,
tranne Mecci e Lattanzi).
Ci vogliono altri cinque anni perché
inizi il dibattimento, ma è a questo
punto che il processo si impantana
davvero. L'esame dei 48 faldoni
della Procura non inizia neppure. Le
prime sei udienze se ne vanno per il
calendario, poi si passa da un
rinvio all' altro. In dieci anni
viene interrogato un solo testimone:
un capitano dei carabinieri che fa
in tempo a diventare colonnello.
Negli anni cambiano 13 collegi e 16
pubblici ministeri. Si perde un
fascicolo che contiene
intercettazioni telefoniche.
Di udienza in udienza, 51 in tutto,
i figli degli ex imputati crescono e
diventano amici. Si conta qualche
morto tra i testimoni e i
consulenti. «In sostanza - spiega l'
avvocato Gentiloni - il processo
comincia nel 2007, quando viene
affidato al collegio presieduto da
Raffaele Condemi, a cui va dato atto
di aver fatto uno sforzo enorme».
Ora è finita, ma non per lo Stato,
che dovrà pagare le parcelle agli
avvocati (è la regola, se i
funzionari pubblici vengono assolti)
e i risarcimenti su tre fronti:
ingiusta detenzione per gli
arrestati, durata del processo
(legge Pinto) e danni materiali e
morali.
Lavinia Di Gianvito
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NOTA: Perché il "processo
breve"? Forse perché in mancanza di
giustizia, almeno non buttiamo i
nostri soldi per pagare giudici e
danni. |
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SEI UN CATTIVO GIUDICE? ALLORA PUOI
INSEGNARE. |
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gennaio 2010 |
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In questi giorni va in scena la
nomina del consiglio direttivo della
scuola della magistratura.
Gli eletti saranno delegati a
scegliere gli insegnanti più idonei
a formare i nuovi giudici. Quelli
che dovranno insegnare ai neofiti un
comportamento irreprensibile legato
alla loro professione oltre alla
giusta interpretazione delle leggi
ed alla loro applicazione.
Persone quindi di alto livello
morale e professionale. Persone che
hanno svolto il loro lavoro in modo
ineccepibile.
Ebbene tra i candidati troviamo il
giudice Margherita Cassano.
La signora Cassano è il giudice che
negli anni '90 in Toscana raccolse
le dichiarazioni di alcuni pentiti
che accusarono il bancario Roberto
Giannoni di appartenere a Cosa
Nostra, di estorsione, usura,
traffico di armi ed eroina. Un
grosso delinquente secondo il
giudice, che lo fece prontamente
incarcerare.
Dopo dieci anni, di cui uno in
carcere, e dopo aver dilapidato
tutte le sue proprietà per
difendersi, perso i genitori, morti
di crepacuore, perso la fidanzata
per la vergogna ..... E' STATO
ASSOLTO.
Lo stato lo ha risarcito con 200 dei
nostri milioni. La signora non ha
versato neanche un centesimo.
In compenso ora è una illustre
candidata ad una carica di
prestigio.
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NOTA: Mi sorge un dubbio.
Forse il suo compito non sarà quello
di insegnare ad essere un buon
giudice, visto i precedenti.
Potrebbe però dimostrare come non
diventare cattivi giudici. Chi
meglio di lei può farlo? |
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SEI GENETICAMENTE DIVERSO? HAI
UNO SCONTO SULLA PENA. |
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ottobre 2009 |
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Trieste - Condannato con rito
abbreviato a nove anni e due mesi di
reclusione dal giudice per l’udienza
preliminare del Tribunale di Udine
il 10 giugno 2008, per omicidio
volontario, con interdizione
perpetua dai pubblici uffici, si è
visto scontare la pena di un anno in
secondo grado dalla Corte d’Assise
d’appello di Trieste perché ritenuto
“vulnerabile geneticamente”.
E’ quanto accaduto – per la prima
volta in Italia – al cittadino
algerino Abdelmalek Bayout, accusato
di aver ucciso a coltellate nel
2007, a Udine, durante una rissa, il
colombiano Walter Felipe Novoa Perez,
di 32 anni.
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Attraverso un’indagine cromosomica
innovativa, Bayout è stato trovato
in possesso di alcuni geni, che lo
renderebbero più incline a
manifestare aggressività se
provocato o espulso socialmente.
Tale “vulnerabilità genetica” si
sarebbe incrociata, nel momento
immediatamente precedente
all’omicidio, con “lo
straniamento dovuto all’essersi
trovato nella necessità di coniugare
il rispetto della propria fede
islamica integralista con il modello
comportamentale occidentale”,
così da determinare
nell’uomo “un importante deficit
nella sua capacità di intendere e di
volere”.
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NOTA: Sbaglio o qui si fa una
chiara differenza basata su un
fattore genetico? Quindi sulla
razza? Ma la Costituzione non lo
vieta? Se continua così, tanto vale
far fare le leggi ai giudici. |
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PM DIMENTICA DI CHIEDERE IL RINVIO A
GIUDIZIO: SCARCERATI |
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ottobre 2009 |
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Il 22 gennaio scorso, a Guidonia,
una ragazza è aggredita e stuprata,
cinque giorni dopo i carabinieri
arrestano i presunti autori ed i
complici, che ne hanno agevolato la
fuga. Ci sono le confessioni, perché
uno racconta che erano ubriachi e
che avevano già provato, poche ore
prima, ad aggredire un’altra coppia.
Ci sono le prove, perché alla
ragazza portarono via il cellulare,
con il quale uno dei criminali aveva
chiamato casa.
Caso chiuso? No!
Il pubblico ministero di Tivoli è lo
stesso pm che ha gestito l’accusa
contro le maestre di Rignano,
sospettate di pedofilia, in modo
esemplare.
A giugno il nostro giudice
dichiara di avere terminato
l’inchiesta. Passano i giorni, le
settimane, i mesi. Ci sono le
vacanze e, per giunta, lui chiede ed
ottiene il trasferimento a Roma. Si
arriva alla fine di ottobre e
scadono i termini della custodia
cautelare. Purtroppo il nostro
servitore della legge non ha avuto
il tempo e la memoria per chiedere
il rinvio a giudizio dei due
favoreggiatori, che vengono
scarcerati.
Si ricorderà di rinviare a giudizio
i violentatori prima che scadano i
termini a gennaio?
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NOTA: Da gennaio a giugno per
terminare un'inchiesta già conclusa.
Ha tempo fino a fine ottobre per il
rinvio a giudizio. Ma non ce la fa.
Troppo impegnativo. Va oltre le sue
capacità. Mi chiedo: se questa gente
dovesse aprire bottega tutte le
mattine dopo quanti giorni si
farebbe ricoverare? |
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ABBIAMO ANCHE I GIUDICI
PSICO-VEGGENTI |
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settembre 2009 |
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Era uscito di carcere il 30 giugno
Fation Dine, l'albanese di 21 anni
che sabato ha accoltellato e ucciso
Leonardo Rusciano, 18, a Borgo San
Lorenzo.
L'albanese, lo scorso 24 gennaio,
era stato arrestato per una violenza
sessuale consumata ai danni di una
ragazza sempre del posto e per
questo era stato condannato a due
anni e nove mesi di carcere. Tre
mesi fa era uscito per sospensione
della pena.
Nel concedere le attenuanti che
avevano portato alla sospensione, il
tribunale di Firenze spiegava che,
fra l'altro, "il prolungato stato di
detenzione cautelare fa ritenere che
abbia ricevuto un monito sufficiente
ed adeguato rispetto al rischio di
reiterazione dei reati della stessa
specie o di altra natura".
Dine, regolare in Italia ma senza
occupazione, ha colpito il
diciottenne con una coltellata al
cuore sabato sera in una piazza a
Borgo San Lorenzo.
Venerdì tra i due c'era stato un
alterco.
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Il Dine era conosciuto come un
violento ed un bullo, come conferma
il sindaco di Borgo, ma un giudice,
certamente superiore alla media ed
in grado di capire la psicologia dei
delinquenti, ha stabilito che il
Dine aveva capito la lezione e che
non c'era "rischio di simili o altri
reati".
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NOTA: Questi fatti accadono
quando delle persone investite di
compiti molto importanti, si montano
la testa e credono di essere dotati
di proprietà divinatorie. Ecco
allora che anziché applicare le
leggi, cosa a cui sono demandati,
entrano nella psiche del
delinquente, capiscono che cosa è
buona e giusta da fare e poi si
permettono di emettere sentenze
tragiche e dissennate di cui non
renderanno mai conto alla comunità. |
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LIBERA LA BANDA DELLE VILLETTE |
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settembre 2009 |
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Trieste. Torna a piede libero la
Banda (albanesi) delle ville per un
errore della Procura Con il
loro arresto, i residenti nelle case
e ville che punteggiano il Carso
triestino avevano tirato un bel
sospiro di sollievo. Ora si ritorna
nella paura, a distanza di soli 6
mesi: tre albanesi, componenti di
una banda (ben presto ribattezzata
la Banda delle ville) responsabile
di decine di furti in ville e
abitazioni nella provincia di
Trieste oltre che in Veneto e in
Lombardia, hanno lasciato ieri il
carcere del Coroneo «per decorrenza
dei termini di custodia cautelare».
La Procura della Repubblica non
avrebbe infatti chiesto il rinvio a
giudizio dei tre nei termini
previsti dalla legge. L'equivoco,
stando a fonti locali, sarebbe nato
dal passaggio del fascicolo tra
l'ufficio del Gip di Treviso e la
Procura di Trieste.
Elvis Mercina, Artan Mercina e
Blerim Reci - questi i nomi degli
albanesi - sono usciti dal carcere e
hanno già raggiunto le rispettive
famiglie in Albania. Il gruppo si
era reso responsabile di furti anche
in Veneto e Lombardia. Elvis Mercina
era stato fermato nel febbraio
scorso dopo un inseguimento
conclusosi a Monfalcone. I suoi due
complici, Artan Mercina e Reci,
erano riusciti a fuggire salvo poi
essere catturati due settimane dopo
a Treviso in uno dei covi che la
banda utilizzava nel Nord Italia. In
altri due alloggi in Lombardia era
stato trovato il bottino dei furti
nella ville e negli appartamenti e
gli attrezzi del mestiere: trapani,
cacciavite e punte di diamante per
forare i vetri.
«Il pm aveva sei mesi di tempo - ha
spiegato al Piccolo di Trieste
l'avvocato trevigiano Fabio Crea,
difensore dei tre albanesi tornati
in libertà - ora i sei mesi sono
scaduti e per questo ho chiesto al
Tribunale l'applicazione della legge
e la liberazione dei miei clienti.
Subito dopo la scarcerazione sono
stati espulsi dall'Italia. In base
alle nuove norme non saranno nemmeno
processati». L'avvocato difensore ha
fatto bene il suo lavoro, sfruttando
le falle del sistema e l'abominevole
Decreto Sicurezza, ma resta comunque
l'amaro in bocca per non essere
riusciti a fare giustizia.
Veramente un beffa poi il fatto che
i loschi figuri potranno rientrare
in Italia, magari sono anche già
rientrati, attraverso i "soliti"
canali dell'immigrazione clandestina
ma non potranno poi più essere
processati per i delitti fin qui
compiuti.
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NOTA: Nessun decreto può
rimediare all'inefficienza della
nostra magistratura. |
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UNA STORIA CHE GRIDA VENDETTA |
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agosto 2009 |
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La storia riguarda il carabiniere
Carmelo Canale “braccio destro” di
Paolo Borsellino che lo chiamava
“fratello”.
Canale è imputato di mafia. La sua
vicenda processuale comincia nel
1996. Il 4 marzo del 1995 suo
cognato, il maresciallo Antonino
Lombardo, si era suicidato dopo che
Leoluca Orlando Cascio lo aveva
accusato di mafia, nel corso di una
trasmissione televisiva condotta da
Michele Santoro. Il vero scopo di
quell’attacco consisteva
nell’impedire a Lombardo di andare a
prelevare, negli Stati Uniti, il
mafioso Tano Badalamenti, che
prometteva di smontare le accuse
rese da Tommaso Buscetta contro
Giulio Andreotti.
Canale fu chiarissimo: lo
hanno ammazzato. Non gliela
perdonarono, così anche lui finì nel
tritacarne. Fu accusato prima di
concorso esterno in associazione
mafiosa. Poi, fra il primo ed il
secondo grado, di essere
direttamente affiliato alla mafia,
curandone gli interessi.
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l 15 novembre 2004, otto anni dopo
le prime accuse, Canale è assolto in
primo grado, perché il fatto non
sussiste. Il 17 luglio 2008, dodici
anni dopo, è assolto in secondo
grado. La corte fissa in novanta
giorni (come prevede la legge) i
termini per il deposito delle
motivazioni, che, però, arrivano
solo in questo agosto 2009. Tredici
anni dopo. Con ogni probabilità la
procura ricorrerà in cassazione.
Tanto a loro non costa, e perdere
tempo è già un successo. Già, perché
con la carriera bloccata, essendo
imputato, Canale è stato posto a
riposo.
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NOTA: E Leoluca Orlando? Era
candidato alla direzione RAI. |
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IL MAGISTRATO SCRISSE "NON LO RIFARA'" |
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luglio 2009 |
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Luca Bianchini, il presunto
stupratore seriale, a 19 anni tentò
il suo primo stupro.
Era il 28 maggio del 1996 quando
aggredì la vicina di casa di 49
anni, e tentò di violentarla davanti
al figlio piccolo della donna.
Era il 24 settembre del 1997 quando
il gip di Roma, Antonio Trivellini,
scagionò Bianchini dall’accusa di
tentata violenza sessuale «perché al
momento dei fatti non era imputabile
per capacità di intendere e di
volere».
Dopo il reato il giovane venne
fermato e accompagnato all’ospedale
Pertini, dove il medico di guardia
decise di sottoporre Bianchini a una
consulenza psichiatrica, dalla quale
emerse una «psicosi acuta di natura
da diagnosticare con gravi disturbi
del comportamento». Psicosi che
poteva "rappresentare il primo
segnale di un disturbo
schizofrenico".
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Secondo lo psichiatra però non vi
erano elementi che facevano pensare
alla probabilità di commettere altri
simili reati.
Per questo motivo il giudice decise
di assolvere Luca Bianchini.
Il Partito Democratico, che come
noto raccatta ogni genere di
"compagni che sbagliano" ha pensato
bene di affidargli la direzione di
un circolo romano del partito.
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NOTA: Sembra che gli stupri
siano stati più di quindici. Se così
fosse siamo di fronte ad una bella
QUESTIONE MORALE. |
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GUIDA UBRIACO, ROMENO UCCIDE 16ENNE:
RILASCIATO |
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luglio 2009 |
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Tragedia sulle strade di Todi.
Ieri notte Ioan Munteanu, ubriaco,
ha falciato con la sua auto uno
scooter sul quale viaggiavano due
ragazzi. Uno dei due ha perso la
vita. Immediatamente arrestato, il
romeno di 41 anni è stato rilasciato
dopo poche ore dalla magistratura
"per la mancanza dei presupposti di
legge per procedere alla richiesta
di convalida dell’arresto".
La vittima è Riccardo
Fiaschini, 16 anni, mentre un
quindicenne che era con lui è stato
ricoverato con riserva di prognosi
nell’ospedale di Terni. Entrambi
sono residenti ad Avigliano Umbro.
Dagli accertamenti svolti dai
carabinieri è emerso che il
conducente dell’auto, Ioan Munteanu,
romeno di 41 anni, si trovava alla
guida in stato di ebbrezza alcolica.
Dagli esami medico-sanitari è
infatti risultato un tasso
alcolemico di 1,54 g/l. È stato
quindi arrestato per omicidio
colposo aggravato dallo stato di
ebbrezza alcolica e denunciato
poiché sprovvisto di patente di
guida perché mai conseguita. I
carabinieri hanno inoltre accertato
che l’auto non risultava revisionata
secondo i termini di legge.
Ioan Munteanu però è stato rimesso
in libertà: il sostituto procuratore
Gabriele Paci ha, infatti, deciso di
non chiedere la convalida del
provvedimento restrittivo.
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NOTA: Dunque: senza patente,
auto non revisionata, ubriaco,
assassino. In effetti perché
arrestarlo? |
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BURLE TRAGICHE |
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luglio 2009 |
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Un avvocato scrive a
Libero di voler smettere con la sua
professione perché dopo 30 anni di lavoro
non riesce più a sopportare tutte le
storture e i disservizi che gli impediscono
di svolgere la sua attività di avvocato
civilista nel modo migliore.
Non elenca il cumulo di
episodi negativi che ha conosciuto in
trent'anni ma si limita ad un episodio
significativo: - Al termine di una udienza,
il giudice rinvia la causa a tre anni di
distanza. L'avvocato della controparte
chiede se sia possibile anticipare tale data
per sue esigenze personali. Il giudice ci
pensa un po', rivede la sua agenda ed alla
fine concede un anticipo di UN QUARTO D'ORA!
Questi sono altri due
sconcertanti episodi tratti dal libro
"Magistrati l'ultracasta" di Stefano
Livadiotti: - Una 83enne di Vicenza che
aveva fatto causa alla Cassa Rurale si è
vista fissare la prossima udienza nel 2014.
La signora ha dichiarato: "Vedrò di
riguardarmi, di evitare ogni eccesso, così
da esser ancora in salute per presentarmi
all'udienza". - Due settantenni di Foggia
nel 2007 hanno chiesto all'INPS il ricalcolo
della pensione. La prima udienza è stata
fissata nel 2020. Per il 2030 sperano di
arrivare a sentenza, a 90 anni, se ci
arrivano.
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NOTA: Da questi fatti si
possono trarre due conclusioni: un
giudice che dovrebbe fare della
serietà una prerogativa fondamentale
si permettere di dileggiare chi gli
si rivolge per avere giustizia;
altri giudici denotano una mancanza
di coerenza rimandando le udienze
probabilmente a dopo le esequie. |
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PER I GIUDICI VIENE USATO UN ALTRO
CODICE |
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Due casi, uno remoto e uno recente,
molto
significativi sui pesi e misure che
utilizza la magistratura italiana
nel giudicare i giudici. |
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Un giudice del Tribunale di Milano
colto mentre consumava un rapporto
orale con un quattordicenne nei
bagni del tribunale, viene
condannato nei tre gradi di giudizio
ma la scampa grazie all’amnistia.
Pretende allora di essere riammesso
nei ranghi della magistratura dai
quali era stato sospeso.
Sorprendentemente, ignorando le
sentenze del tribunale, la sezione
disciplinare del Csm non solo lo
reintegra ma lo promuove a
consigliere di Cassazione.
Motivazione: al momento
dell’adescamento il pedofilo ha
agito in stato di «transeunte
capacità di volere».
In pratica tre anni prima d’esser
colto in flagrante aveva battuto la
testa contro l'architrave di una
porta.
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Una magistrata non
ha depositato in tempo (cioè entro
15 mesi) le motivazioni della
sentenza di condanna di una ventina
di mafiosi.
A causa di questo
i mafiosi sono tornati liberi e sono
scomparsi dalla circolazione.
Ciò non ostante il
Csm la promosse a presidente del
Tribunale dei minori perché secondo
la magistrata risulta titolare di
una «elevata laboriosità», di
«grande attaccamento al lavoro»
oltreché in possesso di «particolari
doti organizzative».
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NOTA: Quisquiglie. Ci vuole
ben altro per condannare un giudice
(vedi sopra nei titoli). |
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FA RICORSO CONTRO IL COMUNE E VINCE
LA CAUSA ... DOPO 30 ANNI |
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giugno 2009 |
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Il
titolare di una pizzeria di Ponzano
(Treviso) ha fatto ricorso contro il
Comune ritenendo di aver versato
ingiustamente del denaro per
ottenere la concessione edilizia
necessaria per i lavori di
ristrutturazione del suo locale. Ha
vinto il ricorso e si è visto
restituire la somma sborsata... dopo
30 anni.
Sì,
perché la vicenda prende le mosse
nell'anno 1979 e la giustizia
lumaca, in questo caso quella
amministrativa, ha dovuto
attraversare tutti i gradi di
giudizio: dal Tar del Veneto che
dopo undici anni di studio ha
rigettato la richiesta di rimborso,
fino al Consiglio di Stato che in 14
anni è arrivato a ribaltare la
sentenza del tribunale di Venezia.
La somma depositata in municipio
alla fine degli anni ’70, a titolo
di oneri di urbanizzazione per il
rinnovamento del fabbricato,
ammontava a poco più di quatto
milioni di lire. Ora è stato
restituito al proprietario il
corrispettivo in euro, più gli
interessi, per un totale di quasi 14
mila euro.
La
ristrutturazione riguardava - ironia
del caso - la pizzeria “Al
municipio”, proprio davanti al
Comune. L’amministrazione di allora
aveva dato il via libera per
l’ammodernamento interno del locale,
imponendo però la concessione
edilizia e il pagamento degli oneri
di urbanizzazione per poter metter
mano al fabbricato diviso in parti
commerciali e residenziali.
Per
questo il proprietario, Livio
Zanatta, pur di cominciare i lavori,
aveva depositato un libretto
bancario contenente poco più di
quattro milioni di lire,
riservandosi il diritto di
riprendersi i soldi se questi non
fossero stati dovuti. Per gli uffici
municipali però, nonostante gli
inviti a rivedere le pratiche, la
concessione era necessaria, e poteva
essere rilasciata solo dietro
pagamento. Zanatta non si è perso
d'animo è ha presentato ricorso al
Tar. La giustizia ha fatto il suo
corso e ha riconosciuto le sue
ragioni.
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NOTA:
Dopo
trent'anni. |
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CHIEDE AIUTO AL COMUNE, IL
TRIBUNALE LE TOGLIE LA FIGLIA |
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La signora C.P. è
una donna di 47 anni che, dopo
essere rimasta vedova, è stata
colpita da un tumore che la
costringe a continui ricoveri e
dolorose terapie. Impossibilitata a
seguire i due figli, una di 8 anni
ed un altro di 17, ha chiesto aiuto
al Comune. Gli assistenti sociali
hanno valutato la situazione ed
interessato il giudice dei minori,
che ha deciso di affidare la piccola
al "Sorriso Francescano" di Salita
Padre Umile, a Coronata.
Lei non ha retto
al pensiero di perdere la sua
bambina di 8 anni ed ha accoltellato
l'educatrice del "Sorriso
Francescano" a cui la piccola è
affidata da un anno con un
provvedimento del Tribunale dei
Minori. Fortunatamente l'ha ferita
solo superficialmente.
La mamma,
gravemente malata di tumore al seno,
è stata arrestata dagli agenti delle
Volanti e rinchiusa nel carcere di
Pontedecimo.
Se avesse avuto la
sorte di ammazzarla, ora oltre alla
vedovanza, al tumore, alla perdita
della figlia, dovrebbe sommare anche
il carcere a vita.
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NOTA: Attenzione, se siete in
una situazione gravissima state
attenti a chiedere aiuto alle
istituzioni. Potreste passare dal
danno alla beffa. Considerando che
l'Istituto viene retribuito, sarebbe
stata una decisione più umana quella
di aiutare la madre a casa sua. Ma
questo richiede buon senso, cosa che
nei nostri tribunali a volte è
carente. |
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E' DEPRESSO, BOSS AI
DOMICILIARI |
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Il presunto boss
Giacomo Maurizio Ieni è fortemente
depresso e allora lascia il regime
del 41 bis, il carcere duro
riservato ai mafiosi, per finire ai
domiciliari. A decidere gli arresti
in casa per “Nuccio” Ieni, al secolo
Giacomo, capomafia della cosca
Pillera di Catania, è stato il
presidente della terza sezione
penale del Tribunale etneo. Il
giudice Filippo Milazzo, coadiuvato
nel suo lavoro dai suoi colleghi
Riccardo Pivetti e Cinzia Sgrò,
lunedì ha firmato l'ordinanza di
trasferimento per «gravi motivi di
salute», ritenendo che l'«ambiente
familiare appare allo stato
insostituibile» e che l'affetto dei
suoi casi sarà per lui la terapia
migliore per riprendersi e guarire.
Nella precedente
udienza di uno stralcio del processo
Atlantide, Ieni era scoppiato in
lacrime davanti ai giudici
sostenendo di "essere fortemente
depresso e di non riuscire a stare
in carcere". Subito dopo, il suo
difensore, l'avvocato Giuseppe
Lipera, aveva chiesto gli arresti
domiciliari, che sono stati
accordati.
A sostegno della
sua richiesta l’avvocato di Ieni,
Giuseppe Lipera, ha presentato una
corposa documentazione redatta da
Marco Lipera che nella vita fa lo
psicologo e chiede la scarcerazione,
in subordine i domiciliari. Arriva
la decisione del giudice Milazzo che
l'avvocato Lipera, commenta così:
«Al di là di ogni ragionevole dubbio
i giudici hanno fatto buon uso delle
norme processuali. Per ultimo
abbiamo prodotto il diario clinico e
la consulenza psico-forense redatta
dal dottor Marco Lipera».
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NOTA: Lo psicologo che ha
presentato la perizia che attesta lo
stato depressivo è il figlio
dell'avvocato. |
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PASSERELLA MAGISTRALE |
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maggio 2009 |
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Questo non è un fotomontaggio ma una immagine reale.
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E’ tempo di elezioni e conseguentemente è tempo di azioni
giudiziarie contro Berlusconi.
Il lodo Alfano questa volta ha intralciato la campagna
elettorale della nostra magistratura che ha quindi ha trovato un
sistema furbesco e subdolo per attaccare Berlusconi: condannare
un’altra persona perché si è lasciata corrompere dal Presidente
del Consiglio. Il quale ovviamente non ha avuto modo di
difendersi. Una sentenza di condanna di quattrocento pagine che si
riassumono, tolta la crusca, in questa frase: «Mills ha agito
certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a
Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse,
o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati
attraverso il compimento delle operazioni societarie e
finanziarie illecite compiute fino a quella data. Dall’altro,
lato per perseguire il proprio vantaggio economico». I giudici non hanno dubbi: Mills fu corrotto. E, di conseguenza,
Silvio Berlusconi fu il corruttore.
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La motivazione «ha
agito certamente da falso testimone»
non equivale a «ha agito da falso
testimone come dimostrano le prove»
ma sottintende che è una conclusione
dettata da convinzioni personali.Tre
cose portano a dubitare della
serietà della sentenza:
1 - Il signor Mills questo denaro
l’ha denunciato e ha pagato le tasse
in Inghilterra. Se fosse frutto di
corruzione versata in nero pensate
che l’avrebbe fatto?
2 - E’ stata fornita prova che i
soldi incriminati provenivano
dall’armatore napoletano Diego
Attanasio (che inspiegabilmente non
è stato denunciato per complicità).
3 - La condanna si basa sulle
dichiarazioni rilasciate a suo tempo
da Mills che secondo i giudici
Berlusconi ha pagato per farsi
condannare.
E’ quindi evidente
che MANCANO LE PROVE.
Altro fattore ambiguo che mette in
dubbio tutto il castello accusatorio
è la mancata ammissione di testimoni
e prove a discarico che
evidentemente rischiavano di
smontare le accuse.
Anche questo caso
dimostra che la nostra magistratura
è troppo sbilanciata dalla parte
dell’accusa e questo porta
inevitabilmente alla creazione di
posizioni di potere che contrastano
l’esigenza di sentenze equilibrate e
super partes.
Per questo sono molto favorevole
alla nomina dei Pubblici Ministeri
con elezioni pubbliche. Avremo, come
negli stati più avanzati, un giudice
che esce dai concorsi di
abilitazione (con esami
attitudinali) che sia all’altezza
del compito (con carriera sul merito
e non sull’anzianità), un PM che
risponde del suo operato agli
elettori ed un difensore che tutela
il giudicato.
Sono anche
favorevole, come la maggioranza
degli italiani, che lo ha confermato
con un referendum, all’applicazione
della responsabilità civile dei
giudici. Credo che in Italia sia
l’unica casta che può creare danni
senza doverne rispondere. Quando il
giudice sbaglia, paghiamo noi.
Cane non morde cane e CSM non morde
giudice. Al massimo gli fa un
buffetto e lo trasferisce a far
carriera da un’altra parte.
Tornando al caso
Mills, non s’illudano i sinistri e i
dipietristi. Anche questo «scandalo»
farà la fine di quello di Veronica:
nel nulla.
Per concludere, non so se Berlusconi
sia colpevole o innocente. Sono però
convinto che questa sentenza non sia
frutto di ricerca della verità ma
solo di pregiudizio, se non peggio.
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NOTA: Ma siamo sicuri che i
nostri giudici siano persone serie
di cui ci si può fidare? Dalla foto
si direbbe che la vanità è
prevalente. |
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Il gregge dei fannulloni cacciati
dalla polizia e riassunti dal
giudice |
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A Portici, comune
napoletano, in Comune, 58 dipendenti
su 70 risultavano assenteisti.
Lavorava uno su sette e gli altri si
facevano timbrare il cartellino dai
colleghi più ligi al dovere. Morale?
Ci fu un blitz
della polizia, accadde in marzo, che
ne arrestò 36 e indagò altri 22.
L’accusa: truffa ai danni dello
Stato e falso. Tutto documentato,
tutto rigorosamente certificato
dagli occhi di due telecamere che
per settimane avevano ripreso
l’allegro via vai. Anzi, più via che
vai, dei signori e delle signore del
Palazzo comunale. Che se ne andavano
a far shopping o passeggiare
lasciando l’anagrafe e gli altri
uffici, dove la gente stava in coda,
in mano a una dozzina di colleghi
costretti a sudare.
Peccato che tutti
i dipendenti sotto accusa hanno
riavuto il loro posto di «lavoro» e
torneranno allegramente in Comune
entro una decina di giorni, quando
il provvedimento di riammissione
diventerà esecutivo.
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NOTA: Sono stati pagati
durante le assenze. Ora vengono
pagati anche per tutto il tempo che
non hanno lavorato in attesa di
giudizio. |
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SI E' DIFESO DAI BANDITI, SI E'
ARRESO AI GIUDICI |
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2009 |
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9 MAGGIO 2003
Massimo Mastrolorenzi, gioielliere
romano, è immobilizzato nel suo
negozio di via Marmorata da due
rapinatori. Riesce a liberarsi e
spara cinque colpi ai due banditi,
uccidendoli. È indagato per omicidio
volontario.
11 MARZO 2005
II gup di Roma proscioglie
Mastrolorenzi dall'accusa di
omicidio per eccesso colposo di
legittima difesa.
20 OTTOBRE 2006
In seguito all'annullamento della
sentenza per vizi di forma da parte
della Corte d'Appello di Roma, il
gup di Roma dispone il rinvio a
giudizio per il gioielliere.
23 OTTOBRE 2007
Mastrolorenzi è condannato a 8 mesi
di reclusione e 400 euro di multa
per detenzione e porto abusivo di
armi.
20 FEBBRAIO 2009
La Procura di Roma, sollecitata dal
giudice monocratico Ranalli, cambia
il capo di imputazione nei confronti
di Mastrolorenzi non più eccesso di
legittima difesa ma omicidio
volontario. |
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NOTA: Dopo 6 anni di tortura
giudiziaria, il 27 FEBBRAIO 2009
Mastrolorenzi si è suicidato. Il
trionfo della Giustizia. |
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prese le belve DI SAN VALENTINO.
Arrestati i due romeni . Bene,
però... |
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2009 |
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E' finita la fuga delle due belve
della Caffarella, che il giorno di
san Valentino avevano aggredito una
coppia di fidanzati adolescenti e
violentato la ragazza. Ieri
pomeriggio la polizia aveva fermato
il primo uomo, Alexandru Isztoika
Loyos, 20 anni.
Il secondo violentatore, un rumeno
di 30 anni, è stato preso all'alba
di oggi a Livorno, dove aveva
provato a rifugiarsi. In giornata il
pm - che pare sospetti i due anche
di un precedente stupro avvenuto a
Primavalle - chiederà la convalida
dei fermi.
Tutto bene quindi.
E INVECE
NO!
Il romeno ventenne che ha
confessato, era stato infatti già
espulso. Detenuto nel carcere di
Viterbo fino al 12 luglio, dove ha
scontato una condanna per furto, a
fine pena è stato trasferito nel
centro identificazione di Bologna
con la richiesta di rimpatrio in
Romania perché soggetto pericoloso e
con precedenti penali di rapina,
furto e ricettazione.
Il tribunale di Bologna stabilì che
non c'erano i presupposti per
l'espulsione e dispose la sua
liberazione.
Da quel giorno di Loyos si erano
perse le tracce, fino a San
Valentino quando ha barbaramente
violentato una bambina di 14 anni. |
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NOTA: Il giudice di Bologna
Mariangela Gentile, che aveva deciso
la sua liberazione, informata
dell'accaduto, ha detto che le
dispiace. Non ha dato le dimissioni.
Nessuno l'ha presa a schiaffi. Può
perseverare. |
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UN APPROFONDIMENTO DELLE INDAGINI HA
STABILITO CHE LOYOS NON E' COLPEVOLE
DELLO STUPRO. SE FOSSE STATO ESPULSO
QUANDO LO HA DECRETATO UN TRIBUNALE
SI SAREBBERO RISPARMIATI TEMPO E
DENARO. |
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la giustizia veloce vale
solo per Di Pietro |
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Il
vilipendio di Tonino?
«Cancellato» in 13 giorni
Due settimane dopo la
denuncia delle Camere Penali
per oltraggio
al Colle, già chiesta
l’archiviazione per il
leader Idv |
Violentata
e massacrata aspetta un gip
da 7 mesi
La vicenda opposta: a luglio
un’ucraina viene quasi
uccisa.
Il gip non l’ha ancora
sentita e i suoi assalitori
sono fuori |
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RECORD Il pm di
Roma lo «assolve» per le
parole su Napolitano:
«Il silenzio mafioso? Non
era riferito al Quirinale»
L’ex toga: «Ora mi dovete
delle scuse». |
INCUBO Marya
scaraventata dal 6˚ piano:
due mesi in coma
poi riconosce e denuncia gli
aguzzini.
Ma nessuno la interroga e i
carnefici restano liberi. |
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Clandestino tunisino violenta 15enne
- Era fuori per decorrenza dei
termini |
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2009 |
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A
Bologna, alle dieci di sera, una
ragazzina di 15 anni viene aggredita
e stuprata sotto casa.
E
guarda caso lui è un tunisino
clandestino. Ed è già noto alle
forze dell'ordine. Ed è già stato in
galera per spaccio. Ma, sempre
guarda caso, il 15 gennaio, un mese
fa, è stato rilasciato per
decorrenza dei termini.
Jamel
Moamid ha scelto una bambina che
aspettava gli amici sotto casa, l'ha
presa a schiaffi e pugni, l'ha
trascinata in mezzo alle erbacce, le
ha tolto i vesti, le si è buttato
addosso e l'ha stuprata. Lei ha
urlato, ha chiesto aiuto, ha tentato
di scappare, ma cosa può fare una
ragazzina bloccata da un uomo di 33
anni?
Jamel
la farà franca ancora, ci
scommettiamo. La ragazzina ha una
vita distrutta: lui sarà libero di
rifarlo presto, lei sarà ferita per
sempre. |
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NOTA: Se qualcuno si azzarda
a dire che bisogna cacciare via
questa gentaglia facendo leggi più
severe, Famiglia Cristiana e Amnesty
International
scendono in campo con tutta la loro
idiozia classificando l'Italia come
xenofoba e razzista. |
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GLAXO: DOPO SEI ANNI DI FANGO,
TUTTI ASSOLTI |
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2009 |
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Sei anni fa, più o meno
di questi tempi,
venivano travolti tutti
da una tempesta
mediatico-giudiziaria.
Sei anni dopo cala il
sipario sull’intera,
sconcertante vicenda. E
anche gli ultimi 42
imputati, eccellenti
nomi come il professor
Umberto Tirelli,
primario di Oncologia
all’Istituto dei Tumori
di Aviano, scoprono, che
anziché in una tempesta
erano finiti dentro una
bolla di sapone. Che si
è puntualmente dissolta
dopo aver vagato, spinta
da correnti varie, nelle
aule giudiziarie
d’Italia. Tutti assolti.
«Perché il fatto non
sussiste».
La battezzarono
«Operazione Giove»
quell’inchiesta,
decisamente maxi, della
Guardia di Finanza del
Veneto, coordinata dal
pm di Verona Antonino
Condorelli:
2.974 persone,
soprattutto medici,
sotto accusa, in 15
regioni italiane.
In un normale controllo
sui bilanci della Glaxo,
leader del pianeta
farmaci, i finanzieri
s’insospettiscono per
100 milioni di euro
stanziati dall'azienda
nel 2001-2002 sotto le
voci di «Other
Promotion» e «Medical
Promotion» e il
contenuto di alcune
e-mail, lettere e
circolari interne in cui
si spiegava la filosofia
del contatto diretto col
medico, e si dettavano
ai rappresentanti
farmaceutici una serie
di regole
«comportamentali».
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Gli investigatori
vogliono vederci chiaro
finché intercettazione
dopo intercettazione,
verbale dopo verbale,
sono pronti per dare la
scossa di terremoto
nella «celebre»
conferenza stampa di
Mestre in cui il
colonnello della Gdf
Giovanni Mainolfi
dichiara: «Siamo di
fronte a un articolato
sistema di frode
realizzato dalla società
farmaceutica mediante la
conclusione di accordi
illeciti con gli
operatori sanitari». Il
direttore della Glaxo
Giuseppe Recchia
promette di collaborare
con le autorità: «Non
abbiamo alcun bisogno di
promuovere i nostri
prodotti se non nel modo
corretto».
Gli investigatori sono
convinti che i medici,
nessuno escluso, più
farmaci Glaxo ordinavano
più guadagnavano.
Mazzette da 5 milioni di
vecchie lire per il
camice bianco di medio
prestigio fino a 50
milioni per il primario,
o il «barone» della
clinica, pagate sotto
forma di collaborazioni
a una società di servizi
collegata alla Glaxo per
fittizi programmi di
ricerca, convegni
fasulli, inutili borse
di studio, banali
questionari. E poi
gadget, macchinari,
apparecchiature mediche,
e medical tours che in
realtà sono vacanze, a
Montecarlo (nei giorni
del gran premio
automobilistico), Sharm
El Sheikh, Damasco,
Berlino. «Tutti hanno
preso soldi» è il
refrain degli
investigatori che
rimbomba soprattutto
alla Procura di Verona.
Vengono denunciato per
corruzione l’ad Glaxo
Dipangrazio, 14 primari
(fra i più noti Tirelli
e il veneziano Giorgio
Paladini, responsabile
di Medicina
dell’Ospedale Maggiore
di Trieste), otto
docenti universitari.
L’inchiesta fa lievitare
numeri importanti: 80
perquisizioni, decine di
pc sequestrati,
controlli in 45 Asl,
13.200 ore di
intercettazioni
telefoniche.
Poi si sfilaccia in
mille brandelli ma si
respira già l’aria di
una mezza «bufala» nel
marzo del 2007, quando
nell’udienza preliminare
in Tribunale a Verona il
Gup decide che, dei 142
imputati per cui la
Procura di Verona aveva
chiesto il rinvio a
giudizio, solo 42
avrebbero dovuto
comparire in aula mentre
tutti gli altri vanno
prosciolti.
Altri 700 giorni e oggi
«la fine di un incubo -
si sfoga il professor
Tirelli - perché
nonostante gli
accertamenti nel mio
Istituto avessero
escluso ogni mio
illecito, la campagna
infamante contro di me
non si è mai fermata. Ho
subìto aggressioni
fisiche e verbali. Ho
dovuto cambiare una
macchina appariscente
perché la gente per
strada mi accusava di
averla comprata coi
soldi della Glaxo. La
mia vita è stata
sconvolta da titoli come
quello dell’Espresso:
«Camici sporchi». Mia
madre, ottantenne, ha
avuto un mezzo infarto
quando ha visto la mia
foto in prima pagina
sulla Gazzetta di
Reggio. Riconquisto la
serenità a duro prezzo.
La mia terribile
esperienza dovrebbe
suggerire alla
magistratura di
procedere con più
cautela. Si dovrebbero
sorteggiare giornalisti
e magistrati e far
passare loro esperienze
simili. Solo così
capirebbero come ci si
sente quando, sapendo di
essere innocenti,
nessuno ascolta la tua
voce».
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NOTA: E' cosa nota che i
grandi produttori di medicinali
"SPINGANO" i propri prodotti con
omaggio, regali, viaggi ed altro ai
medici che devono prescriverli ai
pazienti. Ma mettere assieme un
castello simile con dei costi
abnormi per poi emettere solo una
piccola scorreggia, è una vera
follia. |
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CLANDESTINO
RECORD |
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2009 |
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Chedly Ben Rebah, 49 anni, tunisino,
è clandestino in Italia almeno
dall’82 quando è stato fermato a
Milano per il primo borseggio.
Da allora in carcere ci è finito più
volte, per altri borseggi, furti e
rapine. Un andirivieni da San
Vittore durato fino al ’90, quando
dietro le sbarre è stato cacciato
per omicidio e ci è restato per
sedici anni.
Fino a quando non è uscito grazie
all’indulto.
Dal 2006 ha rivisto poi la cella una
sola volta, per rapina. Poi è
tornato libero. Libero e
clandestino.
Libero di uccidere. Lo ha fatto di
nuovo quattro giorni fa in mezzo
alla strada, a Milano, durante una
lite per questioni di droga.
Insieme a Karim Chari, suo
connazionale, di 23 anni, ha
accoltellato Ezzedine Oueslati,
tunisino di 27, operaio, con
regolare permesso di soggiorno e un
precedente per spaccio. Oueslati è
stato trovato morto lungo i binari
del tram nella centralissima piazza
della Repubblica alle ore 21,15. Era
stato colpito al cuore, in vari
punti del torace e a una gamba.
Chedly Ben Rebah ha festeggiato in
cella i 27
anni di clandestinità in
Italia.
In questo frattempo ha avuto
numerosi decreti di espulsione che
nessuno si è presa la pena di
eseguire. |
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NOTA: Ora si prenderà
l'ergastolo e dovremo mantenerlo per
tutta la vita. L'espulsione ci
avrebbe fatto risparmiare qualche
milione di euro. Ma tanto i giudici
non pagano, paga sempre Pantalone. |
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ESSERE LA SEGRETARIA DI
BERLUSCONI NON E' REATO |
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2009 |
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Lo ha stabilito la Cassazione. Ma ci
sono voluti
15 anni di
inchieste e 9 anni di processi.
Eppure quella di Marinella Brambilla
è una vicenda lineare. Già
trent’anni fa era l’angelo custode,
lo sbarramento da superare, il
filtro di telefonate e appuntamenti,
ma anche l’unica donna che poteva
storcere il naso per una delle
cravatte ordinarie del Cavaliere.
Una milanese vecchio stampo, esempio
di efficienza e di discrezione,
tanto che fattosi premier Berlusconi
la portò, con Nicolò Querci (altro
segretari o e imputato) dal Biscione
a Palazzo Chigi.
Così erano ancora al lavoro alle 9
di sera l’8 giugno 1994. Ma negarono
di aver visto l’avvocato Massimo
Berruti (ora deputato del PdL) a
colloquio col capo nel Palazzo del
Governo.
Per l’accusa, l’incontro servì a
concordare il compenso, le tangenti
Fininvest alla Finanza (da cui
Berlusconi è già stato assolto).
Berruti, confermarono i segretari,
venne ma non ebbe la pazienza di
aspettare la fine di un
interminabile Consiglio dei
Ministri.
Furono condannati a 2 anni per falsa
testimonianza in tribunale ed in
appello perché secondo i giudici il
colloquio ci fu e loro erano
presenti.
La Cassazione annullò e rinviò a
Milano.
Nuova condanna in corte d'appello a
1 anno e 4 mesi.
Ritorno in Cassazione dove è stato
deciso che la falsa testimonianza
"non sussiste", che gli indizi non
sono né gravi, né precisi, né
concordanti, che non si può
trasformare una astratta possibilità
in un evento effettivamente
verificatosi.
Ed ha annullato la sentenza
definitivamente. |
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NOTA: Era evidente per tutti
che non essendoci testimoni,
l'accusa è totalmente campata in
aria. Ma quando certi giudici si
fissano sulla colpevolezza, neanche
l'evidenza dei fatti li fa
desistere. Mi chiedo quanti soldi
dei contribuenti hanno buttato via
in 15 anni
di inchieste e 9 anni di processi,
considerando che anche in caso di
colpevolezza la condanna era con la
condizionale o godeva dell'indulto. |
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A NAPOLI LA DETENZIONE PAGA |
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A Napoli un arresto sbagliato al
giorno.
Colpa dei magistrati dalle
manette facili? Colpa degli
avvocati che mestano nel
torbido? Colpa dei napoletani
che hanno inventato un nuovo
sistema per sbarcare il lunario?
Certo non può essere colpa
della politica visto che con
le stesse regole
"politiche" a Torino i
ricorsi contro arresti
illeciti sono a zero.
Sta di fatto che a qualcuno
dovranno pur essere imputati i
372 arresti (presunti) sbagliati
compiuti in un solo anno nei
distretti giudiziari della
Campania. Errori da correggere
con una bella iniezione di
danaro, ovviamente prelevato
dalle casse pubbliche. Più di un
arresto al giorno (festività
comprese) con una media record
nel panorama nazionale che
regala alla seconda regione
italiana la maglia nera anche in
questo delicato settore.
Sono i dati forniti dal
ministero della Giustizia e
pubblicati dal Corriere del
Mezzogiorno nella prima puntata
di un’inchiesta che si
concluderà il giorno
dell’inaugurazione dell’anno
giudiziario. Ben 497 i
procedimenti pendenti presso la
Corte d’Appello di Napoli «per
riparazione da ingiusta
detenzione», 335 dei quali sono
stati iscritti nel solo 2007:
per quelli del 2008 bisognerà
attendere le cifre che il
ministero diffonderà sabato.
Per farsi un’idea di quanto
siano abnormi le proporzioni
basti solo dire che a Napoli di
questi procedimenti ne sono
stati incardinati più che a
Roma, Milano ed altre 9 città
messe insieme (Torino, Palermo,
Firenze, Firenze, Genova,
Catania, Bologna, Potenza
Cagliari e Trento).
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NOTA: Come si fa a farsi
rimborsare i danni per arresto
ingiustificato? Uno sparge la voce
su un suo presunto reato facendo in
modo di venire arrestato. Poi, dopo
un po' di carcere tira fuori un
alibi inoppugnabile. Seguirebbe una
richiesta di danni «per riparazione
da ingiusta detenzione».
E i giudici che c'entrano? Certo che
centrano in un modo nell'altro.
Tanto non pagano loro. Paga sempre
Pantalone. |
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PASSATEMPI DA EXTRACOMUNITARI |
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28 gennaio 2009 |
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Poco più di una settimana
fa aveva patteggiato tre anni per
violenza sessuale finendo però solo
agli arresti domiciliari e, dalla
scorsa notte, è diventato uccel di
bosco. A dare la caccia al
marocchino Abdlkarim Zagdan, 26 anni
disoccupato, sono i carabinieri
della Compagnia di Castelmassa che,
quando non lo hanno più trovato
nell’abitazione in cui era
domiciliato, a Trecenta, hanno dato
il via a tutte le operazioni di
ricerca in tutto il territorio
polesano.
La vicenda risale
all’autunno dello scorso anno quando
il marocchino aspettò fuori dalla
scuola una 14enne, la seguì e, dopo
averla raggiunta, la trascinò dietro
un cespuglio tentando di
violentarla. Lei, 14 anni, reagì,
urlò con tutto il fiato che aveva in
gola. Tanto da far fuggire il
violentatore.
L’extracomunitario, poi, venne
fermato dai carabinieri con
l’accusa, appunto, di violenza
sessuale. Il provvedimento si è poco
dopo trasformato in arresto quando i
militari scoprirono che l’uomo,
disoccupato, all’epoca domiciliato a
Bagnolo di Po, non aveva obbedito a
un decreto di espulsione emesso dal
questore di Rovigo nel gennaio 2007. |
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NOTA: Consiglio di
sorvegliare le scuole. |
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CHI STUPRA A CAPODANNO ..... VIENE
MANDATO A CASA |
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Alla Fiera di Roma, la notte del 31
dicembre, durante la festa «Amore09»
una giovane di 23 anni è rimasta
vittima di uno stupro.
Dopo tre settimane si è consegnato
il giovane stupratore di 22 anni,
Davide Franceschini.
Due giorni di carcere e a casa agli
arresti domiciliari.
Su conforme richiesta dell’accusa il
gip di Roma Marina Finiti, per buona
condotta processuale, concede gli
arresti domiciliari. Il giovane ha
spiegato di avere agito sotto
l’effetto di droga e alcol. |
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NOTA: Se "non fanno giustizia
come si deve, io giustizia me la
faccio da sola" ha detto la giovane
stuprata. E al giudice che ha preso
tale decisione "gli direi che se
l'avessero fatto a sua figlia vorrei
vedere cosa faceva". |
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TACHIPIRINA AFRODISIACA |
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Tre mesi fa un uomo di 80 anni di
Reggio Calabria è stato arrestato
per possesso di stupefacenti dalla
Guardia di Finanza.
Durante una perquisizione in casa è
stata rinvenuta una busta per
alimenti contenente della polvere
bianca.
Tre mesi in carcere prima di avere
il risultato delle analisi: niente
cocaina ma TACHIPIRINA SBRICIOLATA. |
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NOTA: Bastava infilare un
dito ed assaggiare. |
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LA VITA GLI E' STATA DISTRUTTA.
sALVIAMO ALMENO LA MEMORIA? |
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17 gennaio 2009 |
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Martedì c’è l’udienza preliminare
per Ben Mohamed Ezzedine Sebai, un
serial killer tunisino che si è
autoaccusato dell'omicidio di 7
donne.
Già condannato a quattro ergastoli
per 4 omicidi, si accusa di altri
tre delitti, avvenuti a Castellaneta,
Massafra e Palagiano in Puglia.
Bene, un assassino assoggettato alla
giustizia.
Ed invece no, perché per lo stesso
omicidio Vincenzo Donvito è stato
condannato a 22 anni di reclusione e
non potrà più essere scagionato
poiché si è suicidato più di tre
anni fa il 21 luglio 2005.
E' stato condannato nonostante la
testimonianza del fratello e di sua
moglie che non sono state prese in
considerazione.
E' stato condannato nonostante che
sul luogo del delitto fosse stata
trovata un’impronta di scarpa numero
38 mentre lui aveva il 45.
E' stato condannato nonostante la
testimonianza dello zio che andò a
trovarlo a casa.
E' stato condannato nonostante
affermasse che quella sera era in
casa a guardare un film e che fosse
in grado di raccontarlo per filo e
per segno. |
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NOTA: Ed ora che si fa? Diamo
un po' di soldi pubblici alla
famiglia e avanti un altro? |
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LECITO PORTARE IL PUGNALE "E' UN
OGGETTO SACRO" - e la koteka? |
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15 gennaio 2009 |
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Girare senza porto d’armi tra gli
scaffali di un supermercato
portandosi appresso un coltello
lungo diciassette centimetri.
Spaventare i clienti e le cassiere.
Seminare allegramente il panico.
Essere giustamente denunciato. E,
alla fine di tutto, venire
tranquillamente assolto.
Impossibile, direte voi. E invece
no.
Succede a Cremona e il protagonista
della nostra storia è un indiano
sikh. Il giudice invece si chiama
Massimo Vacchiano ed ha deciso di
restituire il pugnale all'indiano e
di cestinare la denuncia perché il
pugnale, arma chiaramente fuorilegge
(italiana), nel luogo di origine del
portatore è un oggetto sacro. |
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NOTA: Mi piacerebbe conoscere
il parere del giudice nel caso nel
supermercato si aggirasse il
personaggio che vediamo a lato. Di
fronte ad una denuncia per atti
osceni in luogo pubblico la
respingerebbe riconsegnando
all'immigrato il suo astuccio penico
(koteka) in quanto oggetto
tradizionale? |
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SUCCEDE NELLE MIGLIORI FAMIGLIE |
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14 gennaio 2009 |
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Roberto
Truffi, 53 anni di Mediglia, paesone
alla periferia di Milano, ha avuto
la disgrazia di avere un figlio
drogato.
La famiglia
aveva già segnalato nel 2001 il
comportamento del ragazzo, che era
incensurato e che, secondo i
militari, sarebbe stato un
consumatore di droga.
Nell'aprile 2007
Roberto Truffi
ha sparato al figlio di 25 anni un
colpo in testa con il suo fucile.
Nel dicembre 2009
la
Cassazione ha confermato 11 anni di
pena.
Anni di violenza, di angherie e di
liti con minacce di morte ai suoi
familiari
hanno portato
il padre, ormai esasperato, ad
imbracciare il fucile che aveva in
casa e ha sparato. Un colpo solo,
quello mortale, per difendere la
moglie.
Chi conosce il
signor Truffi, di lui dice che «è
una bravissima persona», discreta,
«tranquilla», un «gran lavoratore
che ogni mattina prendeva il pullman
per andare a Milano, a lavorare in
banca».
E di
Massimiliano, il figlio ucciso, in
paese si mormora che «frequentasse
cattive compagnie» e che «più volte»
avrebbe alzato le mani in casa
contro i genitori e che «rubava loro
i soldi». |
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NOTA: Tutti sapevano, nessuno
ha mosso un dito. Ha dovuto pensarci
il padre. |
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come incoraggiare gli stupratori
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10 gennaio 2009 |
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Emanuele Enrique Perino è un giovane
muratore che nel 2007 è stato
condannato a quattro anni e quattro
mesi di carcere per una violenza
sessuale commessa nel 2006.
La sua vittima era stata minacciata
con un coltello e stuprata in
un'auto.
Il giovane però non è mai entrato in
carcere ma solo agli arresti
domiciliari
In precedenza aveva avuto anche
un'altra denuncia per molestie
sessuali ai danni di una ragazza.
Ieri ha suonato al citofono, della
casa del padre che l'ha denunciato,
ha estratto la pistola e ha atteso
al cancello. Quando la sua vittima
si è affacciata lui ha sparato: due
colpi, precisi e freddi, che hanno
colpito Vincenzo Di Maso, 45 anni,
alla testa e al volto lasciandolo in
fin di vita sul cortile di casa. |
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NOTA: Non si può far credere
ad un povero ragazzo che stuprare
sia un peccato veniale. Potrebbe
considerare una denuncia per
molestie sessuali come una
provocazione e quindi pensare di
farsi giustizia. |
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PENE (offerte) SPECIALI PER I
SEMI-INFERMI |
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10 gennaio 2009 |
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Il 10 agosto 2007 Luca Delfino ha
ucciso la ex fidanzata con 40
coltellate in una strada di Sanremo.
Al processo i giudici gli hanno
riconosciuto la semi-infermità
mentale.
Per questo motivo, pur
riconoscendolo colpevole di omicidio
premeditato, è stato condannato a 16
anni di carcere.
Secondo il capo della squadra mobile
di Genova, Delfino è anche autore
dell'omicidio di un'altra delle sue
fidanzate trovata morta nell'aprile
del 2006.
Ma il PM non ritenne di arrestarlo o
di approfondire le indagini.
Forse per essere sicuro attendeva il
secondo omicidio, che è puntualmente
avvenuto. |
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NOTA: Dunque, tre anni di
condono, sconto di due mesi all'anno
per buona condotta, semilibertà a
metà della pena. Diciamo che può
riprendere ad ammazzare tra 5 anni. |
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un omicidio = un anno di carcere
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10 gennaio 2009 |
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La tariffa italiana per l'omicidio è
di UN ANNO
per ogni
MORTO.
A condizione che i morti ammazzati
siano tanti.
Non è l'offerta di un supermercato
ma la pena applicata in tribunale a
Ludwig. Una specie di sconto
quantità. |
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Marco Furlan e Wolfgang Abel hanno
erano stati condannati 27 anni di
carcere per i 28 omicidi che avevano
rivendicato con la sigla Ludwig. Al
processo furono loro attribuiti solo
15 omicidi, ma in realtà Furlan ha
scontato solo 16 anni. Quindi un
anno per ogni omicidio. |
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NOTA: Non riesco a capire a
chi si deve applicare la pena
dell'ergastolo oltre che a
Berlusconi. |
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la prefettura consegna la pistola
all'assassino |
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20 maggio 2008 |
La prefettura gli aveva restituito
la sua pistola da guardia giurata: è
con quella che, domenica sera,
Raffaele Cesarano ha ucciso l' ex
moglie Beatrice Rattazzi, madre dei
suoi bambini di 6 e 7 anni.
Eppure solo tre mesi prima la donna
lo aveva denunciato ai carabinieri,
ottenendo il sequestro dell' arma:
«Litighiamo continuamente, minaccia
di uccidermi».
«Dagli elementi che conoscevamo fino
a ieri - hanno spiegato gli uffici
prefettizi - non si poteva prevedere
una simile pericolosità, sembrava
una lite coniugale, violenta, certo,
ma simile a tante altre. Spesso
siamo chiamati a decidere su denunce
come questa, ma si deve considerare
anche che per Cesarano la pistola
era uno strumento di lavoro». E
proprio nei giorni scorsi l' uomo
aveva chiesto il rinnovo del porto
d' armi, consegnando in prefettura
il certificato medico che lo
dichiarava idoneo a portarla con sé.
Poi, domenica sera, l' esplosione di
follia: quando la moglie, separata
da un anno, si è presentata nel suo
appartamento, dove avrebbe dovuto
consegnargli i figli, accompagnata
dal nuovo compagno Giuseppe Cardella,
la guardia giurata ha sparato contro
di lei e contro l' uomo, accusato di
avergli «rubato la famiglia», che
ora è gravemente ferito ma non
rischia la vita. Per Beatrice, 32
anni, non c' è stato invece più
nulla da fare: i medici hanno
cercato di rianimarla, ma la donna è
arrivata già morta in ospedale.
Le polemiche sono inevitabili: «Mia
figlia è all' obitorio - denunciava
ieri il padre della vittima -.
Vogliamo sapere perché al suo
assassino è stata ridata la pistola
per ucciderla».
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NOTA: Mi viene da pensare che
se fosse stata la figlia del
prefetto avrebbero attesa la fine
del processo prima di consegnare
l'arma. |
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CARMELA VIOLENTATA A 13 ANNI SI
SUICIDA |
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A 16 anni,
avevano violentato una
ragazzina che di anni ne
aveva 13 e che qualche mese
più tardi si suicidò.
La fanno franca.
Hanno confessato, e questo
basta per evitare che
finiscano in galera. L´atto
di contrizione è un
salvagente per scansare
addirittura il processo.
Il giudice del tribunale per
i minorenni di Taranto Laura
Picaro, nonostante il parere
contrario del pm Enrico
Bruschi e dell´avvocato
difensore della famiglia
della giovane, decide di non
ingabbiarli nelle maglie del
codice penale. Sceglie
invece la cosiddetta "messa
in prova" per i due balordi:
saranno sottoposti ad un
periodo di osservazione
lungo quindici mesi in cui
seguiranno un programma di
rieducazione e offriranno
assistenza agli anziani. Se
faranno i bravi, "in nome
del popolo italiano" non
finiranno mai più alla
sbarra: dibattimento
cancellato. Come il reato.
La storia era andata in
scena al quartiere Paolo VI.
Carmela era curata in un
istituto perché aveva
problemi psichici. Aveva
deciso di togliersi la vita
in un giorno d´aprile del
2007 lanciandosi dal balcone
al settimo piano della casa
dei genitori dove era
ritornata per il fine
settimana. Nella stanza
dell´istituto che la
ospitava, gli investigatori
trovarono un diario della
ragazza: era raccontato per
filo e per segno lo stupro
subìto nel 2006 dai due
minorenni, ma pure un´altra
violenza di qualche giorno
prima ad opera di tre
maggiorenni, questi sì
sottoposti ai rigori della
legge ancorché il gup deve
ancora stabilire se mandarli
a giudizio oppure no.
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NOTA: Un esempio ed una
rassicurazione per i giovani che
intendono praticare lo stupro. |
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Valentina si è impiccata |
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Valentina Cavalli, 29 anni,
originaria di Casale Monferrato, non
si è più ripresa dalla terribile
esperienza: fu violentata nel 2002
fa da tre delinquenti italiani. Il
processo è ancora in corso (2008): i due
autori della violenza, entrambi
italiani, sono stati condannati in
primo grado e in appello, ma non
sono finiti in prigione, perché
incensurati. Il terzo giovane, che
aveva assistito allo stupro, non è
stato condannato. Non sono andati in
carcere e non hanno pagato alcun
risarcimento.
Questa povera ragazza
non ha mai superato il trauma
psicologico e la seconda ingiustizia
che le hanno inflitto i giudici l’ha
portata a metter fine alla sua vita
tribolata. Valentina si è impiccata
venerdì nella sua casa di Torino, a
pianterreno in via Giulia di Barolo. |
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NOTA: Giustizia ritardata è
Giustizia negata. |
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SI PUO' COLTIVARE LA MARIJUANA? SI,
FORSE, NO! |
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1 -
Coltivava marijuana in casa ma il
giudice lo assolve perché l’erba non
era matura: Il fatto non sussiste.
Durante una normale azione di
prevenzione, le forze dell’ordine di
Viareggio hanno travato a casa di un
giovane una piccola piantagione di
marijuana e di conseguenza hanno
denunciato il ragazzo a piede
libero. Una volta convocato in
tribunale a Lucca per l’udienza
preliminare, è giunta inaspettata la
sentenza: l'indagato è stato assolto
"perché il fatto non sussiste" in
quanto le piantine erano ancora
acerbe e dunque non contenevano i
principi attivi tipici della
sostanza stupefacente. Non era
matura dunque non si poteva fumare e
per questo l’imputato tecnicamente
non ha commesso alcun reato. |
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2 - Marijuana sul
terrazzo? Non è reato
A patto che
sia per uso personale. Il
Tribunale di Cagliari ha assolto un
giovane che era stato denunciato dai
Carabinieri lo scorso agosto,
perché, a seguito della
perquisizione della sua abitazione,
erano state trovate due piante di
marijuana. L'imputato, giudicato col
rito abbreviato, è stato assolto
perché il fatto non sussiste. |
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3 - La Cassazione:
«Coltivare cannabis in casa è sempre
reato»
24 aprile 2008 |
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4 - Contrordine
del 14 gennaio 2009 |
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La sentenza 1222 della IV Sezione
penale ha stabilito che possedere
piantine di marijuana non mature non
costituisce reato, in quanto sono
prive di principio drogante. Il
'coltivatore' beccato in flagrante
non può essere dunque condannato se
la piantagione non sia giunta a
perfetta maturazione. Gli ermellini
hanno quindi annullato con la
formula "perchè il fatto non
sussiste" la condanna a un anno e
quattro mesi di reclusione e 3.500
euro di multa inflitta dalla Corte
d'Appello di Ancona, nel 2003, a
Domenico N. L'uomo era stato trovato
in possesso di 23 piantine di
cannabis in un campo vicino a casa;
la consulenza tossicologica aveva
stabilito che "le piantine avevano
attecchito nel terreno e, se
lasciate giungere a maturazione,
avrebbero prodotto una notevole
quantità di principio attivo.
Se per i giudici di Ancona la
coltivazione di marjuana costituisce
sempre reato e rappresenta un
elemento di pericolo sociale e per
la salute dei consumatori, secondo
la Cassazione "l'intervento punitivo
dello Stato deve esserci solo quando
è concretamente minacciato il bene
della salute. In caso contrario il
giudice, guidato dai principi di
ragionevolezza della pena in
presenza di una condotta offensiva,
deve chiedersi se possa esercitare
il potere punitivo dello Stato,
sacrificando la libertà personale,
per tutelare il bene delle salute,
dinanzi a una offensività non
ravvisabile neanche in grado
minimo". In altre parole, secondo
piazza Cavour "non è reato coltivare
piantine di cannabis non ancora
giunte a maturazione". Scrive il
relatore Antonio Bevere: "Non è
suscettibile dell'accertamento
chiesto al giudice l'affetto
stupefacente in una pianta in cui il
ciclo non si è completato e che
quindi non ha prodotto sostanza
idonea a costituire oggetto del
concreto accertamento della presenza
di principi attivi". |
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5 -
Controcontrordine del 15 gennaio
2009 |
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La Quarta Sezione Penale della Corte
di Cassazione (Sent. 871/2008),
ribaltando una sua precedente
rinuncia in merito, ha stabilito che
la coltivazione anche di una
semplice piantina di cannabis
costituisce reato.
I Giudici della Corte hanno infatti
evidenziato che per "la
giurisprudenza costante – pur con
alcune perplessità della dottrina –
ha costantemente ritenuto che la
coltivazione non autorizzata di
piante, dalle quali sono estraibili
sostanze stupefacenti o psicotrope,
costituisce un reato di pericolo
presunto o astratto, essendo punito
ex se il fatto della coltivazione,
senza che per l'integrazione del
reato sia necessario individuare
l'effettivo grado di tossicità della
pianta e senza che occorra fare
riferimento alcuno alla sostanza
stupefacente che da essa si può
trarre e che può dipendere da
circostanze contingenti, connesse
alla sua crescita, al suo sviluppo
ed alla sua maturazione". |
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NOTA: Forse bisogna
cominciare a togliere gli spinelli
ai giudici. |
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a meno che tu non sia un rasta |
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Secondo la Cassazione (11 luglio
2008) si può essere in possesso di
un etto di marijuana senza
commettere reato.
A patto che tu sia una rasta che usa
l'erba per la meditazione. Infatti
secondo il Rastafarianesimo la
marijuana è un'erba meditativa che
aiuta nella contemplazione e nella
preghiera. |
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NOTA: Se vuoi farti le canne
senza rompiglioni, devi farti
crescere le trecce e dichiararti
rasta. CAPITO? |
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SI PUO' INSEGNARE A MENDICARE?
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La Cassazione ha annullato la
condanna inflitta dai giudici
napoletani a una nomade già
condannata in precedenza perché il
reato non è "riduzione in schiavitù"
ma "maltrattamenti in famiglia".
Una madre che va a mendicare
portando con sé i figli piccoli
risponde di maltrattamenti ma non di
riduzione in schiavitù. A patto però
che il tempo dedicato
all'accattonaggio sia limitato a
poche ore al giorno. Con
un'articolata sentenza la Cassazione
affronta il "labile" confine tra
riduzione in schiavitù,
maltrattamenti in famiglia o
esigenze dettate dalla forte
povertà, e tenta di giudicare "con
equità" quelle situazioni in cui "la
richiesta di elemosina costituisce
una condizione di vita tradizionale
molto radicata nella cultura e nella
mentalità di alcune popolazioni"
come quella rom dove i genitori
mendicano per le strade assieme ai
figli.
Invita inoltre a "non criminalizzare
condotte che rientrino nella
tradizione culturale in un popolo" |
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NOTA: Giusto l'annullamento
della sentenza poiché non si tratta
di schiavitù ma di sfruttamento di
minori. Pazzesca la motivazione. Se
applicata ai figli di mafiosi si
potrebbe dire che anche loro
subiscono "una condizione di vita
tradizionale molto radicata nella
cultura e nella mentalità" delle
loro famiglie e quindi ciò
costituirebbe una attenuante per i
loro delitti. |
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investire con l'auto e uccidere e'
grave? DIPENDE |
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Stefano Lucidi è stato condannato a
10 anni
per omicidio volontario per
l'incidente accaduto sulla Nomentana,
a Roma, nel quale persero la vita 2
ragazzi. Nel maggio 2008 aveva
investito e ucciso i due ragazzi
mentre guidava sotto effetto di
droga e alcool. |
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Marco Ahmetovic, il 22enne rom la
sera fra il 22 e il 23 aprile 2007
travolse e uccise, mentre era alla
guida del suo furgone, ubriaco,
quattro ragazzi di Appignano del
Tronto e per questo condannato lo
scorso ottobre a
sei anni
e sei mesi di reclusione
ai
domiciliari. Per scontare
la pena è stato scelto un residence
in riva al mare. E' anche stata
messa in vendita una serie di gadget
col marchio "Linearom" che ha avuto
lo stesso Ahmetovic come
testimonial. |
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Ashim Tola, albanese di 34
anni residente a Piacenza,
nella notte tra il 27 e il
28 giugno 2007, alla guida
di un’Audi A4, ha travolto e
ucciso quattro giovani
cremonesi a Castelvetro
Piacentino.
I quattro amici tornavano a
casa dopo una serata
trascorsa in compagnia,
quando sulla loro Seat Leon
piombò a forte velocità
l'auto di Tola che, subito
dopo l’incidente fu
sottoposto all’alcol test,
evidenziando nel suo sangue
valori tre volte superiori
al consentito. L'albanese ha
patteggiato
tre
anni
di carcere per omicidio
colposo plurimo e 1.180 euro
di multa. Usufruendo del
condono,
non farà un giorno di
carcere.
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NOTA: Che strane leggi
abbiamo in Italia: per lo stesso
reato si va da una pacca sulle
spalle a dieci anni di carcere.
In realtà per la legge italiana
l’omicidio colposo prevede una pena
da uno a cinque anni se è connesso a
violazioni della disciplina della
circolazione stradale. La pena può
essere aumentata nel caso di morte
di più persone, ma non può comunque
superare i 12 anni. Bisognerebbe
informare anche i giudici. |
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resistere alla violenza puo'
diventare una colpa |
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Romulus Mailat, il romeno che la
sera del 30 ottobre 2007 stuprò ed
uccise la signora Giovanna Reggiani
vicino alla stazione di Tor di
Quinto, agì da solo. Ed ha avuto la
condanna a 29 anni in primo grado e
non l'ergastolo perché «la Corte,
pur valutando la scelleratezza e
l'odiosità del fatto, commesso in
danno di una donna inerme e, da un
certo momento in poi esanime, con
violenza inaudita, non può non
rilevare che omicidio e violenza
sessuale sono scaturiti del tutto
occasionalmente dalla combinazione
di due fattori: la completa
ubriachezza e l'ira dell'aggressore,
e la fiera resistenza
della vittima». |
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Lo sostiene la motivazione della
sentenza della Corte d'Assise
presieduta da Angelo Gargani.
Secondo la Corte, è anche
l'incredibile forza d'animo della
Reggiani ad aver attenuato le
responsabilità dell'assassino: «In
assenza degli stessi fattori — si
legge — l'episodio criminoso, con
tutta probabilità, avrebbe avuto
conseguenze assai meno gravi ».
Mailat, invece, a causa della
reazione della vittima «non riesce
ad averne ragione a mani nude» e
deve usare il bastone. |
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NOTA: Se vi trovate a camminare da sole in un luogo poco
frequentato, magari di sera, e venite
improvvisamente aggredite da un romeno ubriaco che
ha solamente l'intenzione di violentarvi e
derubarvi, fate attenzione a non opporre resistenza.
Ciò infatti potrebbe aggravare la vostra posizione
di fronte alla giustizia. Nel caso infatti
che questo signore, per poter compiere la sua opera,
fosse costretto a ricorrere ad una violenta
bastonatura con conseguente vostro decesso, la
vostra morte potrebbe essere addebitata al vostro
scriteriato comportamento.
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CASO INSOLITO MA EMBLEMATICO di un
magistrato pazzo |
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Nel 1991 il Csm apre una procedura
di dispensa dal servizio per un
magistrato. Secondo la perizia di
una commissione medica composta dal
professor Vittorio Volterra,
ordinario di clinica psichiatrica
all'Università di Bologna, dal
professor Emilio Ramelli, ordinario
della stessa disciplina a Ferrara e
dal dottor Andrea Andreani, aiuto di
servizio psichiatrico della Usl 23
di Imola, questo magistrato
presentava anomalie della
personalità inquadrabili nella
nozione di "disturbo di personalità
con struttura di pensiero di tipo
paranoicale". Per tanto doveva
essere considerato come infermo
mentale. |
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Questo magistrato, che ha esercitato
a Modena ed a Venezia in corte
d'Appello, si oppone alla richiesta
di ridurre le sue funzioni ed anzi
avanza istanza per l'idoneità alla
Cassazione. Fortunatamente respinta. |
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Però al nostro magistrato è stato
concesso per anni di esercitare la
sua attività giudicatrice, seppure
in comprovato stato di follia. |
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NOTA: Ecco perché non servono
gli esami psichiatrici ai giudici.
Tanto se ne fregano. L'importante è
non capitare sotto le grinfie di
quel giudice. |
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scarcerazioni facili |
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Angelo Izzo, uno dei condannati per
il massacro del Circeo, una storia
di sevizie, torture e omicidio del
1975 era stato rimesso in libertà.
Attualmente Izzo si trovava a
Campobasso in regime di libertà
vigilata.
I cadaveri di due donne, una madre e
la figlia di 14 anni, sono stati
trovati dalla Polizia durante la
perquisizione di un casolare nelle
campagne di Mirabello, piccolo
centro alle porte di Campobasso,
nell'operazione che ha portato
all'arresto di Angelo Izzo. |
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Michelangelo D'Agostino, già autore
di 15 omicidi, ha usufruito di una
licenza concessa dal magistrato di
sorveglianza di Modena Angelo
Martinelli. E' stato nuovamente
arrestato per il nuovo assassinio di
Mario Pagliari. |
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Graziella Cristello aveva ucciso il
marito 5 mesi prima a colpi di
pistola. Il giudice delle indagini
preliminari Valeria Costi, le ha
concesso scarcerazione ed arresti
domiciliari. |
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Sandro Lo Piccolo, figlio del boss
Salvatore, accusato di reati vari e
non di secondo piano, è stato
scarcerato un mese dopo l'arresto
dal presidente del tribunale del
riesame Alfredo Morvillo. |
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NOTA: Tutti sostengono di
aver applicato la legge per
giustificare un evidente errore. |
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cassazione: insulti ammessi -
insulti vietati |
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INSULTI ASSOLTI |
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INSULTI CONDANNATI |
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- VAFFANCULO
- FASCISTA
- SPORCO NEGRO
- ROMPICOGLIONI |
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-
TI VENGA UN TUMORE
-
RACCOMANDATO
-
SCEMO
-
STRONZO |
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Raccolta da sentenze della
Cassazione. Quali sono le differenze
sostanziali? Nessuna, dipende dall'opinione di chi emette la sentenza. |
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magistrato in ferie = detenuto in
galera |
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La Procura della Repubblica di
Pescara ha chiesto al Tribunale di
concedere gli arresti domiciliari
all'ex Presidente della Regione,
Ottaviano del Turco, non essendoci
pericoli di reiterazione del reato,
di fuga o di inquinamento delle
prove. |
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Il giudice titolare dell'inchiesta
doveva solo firmare l'atto di
scarcerazione. Peccato che era in
ferie. |
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Allora poteva provvedere il suo
capo. Ma anche quello era in ferie. |
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NOTA: Qualche giorno di
carcere in più o in meno che cosa
conta..... per chi è in ferie? |
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terrorista in marocco = brava
persona in italia |
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Tre anni fa l'imam di Varese
Abdelmajid Zergout era stato
arrestato con l'accusa di terrorismo
internazionale. Nel 2007 però è
stato assolto dal Tribunale di
Milano e scarcerato. |
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Agosto 2008 - La magistratura
marocchina ha emesso un mandato di
cattura a carico dell'imam per
terrorismo internazionale e così è
stato nuovamente catturato in attesa
di una eventuale estradizione. |
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NOTA: Speriamo che i
magistrati marocchini siano più
svegli e ce lo tolgano. |
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CHE COSA FA UN PIROMANE IN LIBERTA'?
INCENDIA |
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Alessandro Ughetto, 35 anni, Il 23
dicembre venne fermato dai
carabinieri e poi messo agli arresti
domiciliari. A Giaveno (Torino) nei
cinque giorni precedenti al primo
arresto, erano andate a fuoco
tredici automobili e il portone di
un cantiere.
Giorni
prima, quando era stato fermato
mentre incendiava una catasta di
legna, si era giustificato con il
fatto di essere «disperato»,
aggiungendo che «voleva vedere il
paese in fiamme». Tre anni fa rimase
gravemente ferito dal rogo - causato
da una fuga di gas - che devastò la
casa di Vigevano (Pavia) in cui
viveva.
Il giudice ritenuto che "non ci
siano pericoli di reiterazione del
reato" ha concesso gli arresti
domiciliari.
Il
piromane ha festeggiato il capodanno
dando fuoco a due automobili prima
di essere bloccato dai militari.
Dopo il nuovo arresto ha detto che
si sentiva solo e depresso a causa
di un litigio con il padre. |
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NOTA: E il giudice che dice?
Nulla, che cosa c'entra lui con le
auto bruciate? |
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LINEA DURA CONTRO CHI GUIDA UBRIACO
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Roma. Una pattuglia di carabinieri
ha notato un'auto che nei pressi del
Colosseo eseguiva manovre
pericolose. Hanno intimato l'alt e
si sono trovati di fronte a un
giovane di 26 anni, tanto ubriaco da
non reggersi in piedi. Non fosse
incappato nel posto di blocco, lo
sciagurato avrebbe potuto
contribuire a incrementare il
bilancio tragico delle morti
assurde. Reso esperto da precedenti
esperienze, il giovane si è
rifiutato di sottoporsi al test
alcolemico, ma poiché la sua
ubriachezza era più che manifesta,
gli è stata ritirata la patente. Non
basta.
Da un controllo sulla banca dati, è
emerso che già nel luglio scorso
questo giovanotto era stato privato
della patente perché sorpreso a
guidare con un tasso alcolico nel
sangue superiore di oltre tre volte
al limite consentito. Ma com'è
possibile che a due mesi di distanza
dal fattaccio avesse ancora il
permesso di guidare? Semplice, il
giudice di pace di Roma aveva
annullato il ritiro della patente.
Incurante del fatto che già nel 2006
allo stesso giovane era stata
ritirata la patente per un colpo
doppio: era stato sorpreso a guidare
sotto l'effetto dell'alcol e della
droga. |
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NOTA: A cosa serve inasprire
le pene? C'è sempre un giudice che
da una mano. |
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RUBA LA MOTO MA
DEVE RESTITUIRE SOLO
IL MOTORE |
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Nel 2001 gli rubano la moto che
viene ritrovata due anni dopo con il
presunto ladro in sella. Il giudice
anziché restituirla al legittimo
proprietario la restituisce al
balordo. Il togato ha infatti
accolto gran parte delle pretese
avanzate dalla "mano lesta", che
attraverso l'avvocato aveva
sostenuto di aver apportato
parecchie e costosissime modifiche
al veicolo. Investimenti economici
del tutto arbitrari, ma che
evidentemente, secondo la legge (o
una sua personalissima
interpretazione), diventa una sorta
di "usocapione".
L'epilogo della vicenda: al
proprietario della moto vengono
dunque restituiti solo i pezzi su
cui sono ancora leggibili i numeri
della matricola, motore e carter,
mentre il resto dell'Harley Davidson
viene riaffidata all'altro uomo.
Dopo un calvario lungo sette anni, è
infatti di un mese fa la "sentenza
pazza" di cui è rimasto vittima un
noto ristoratore romano, Roberto
Simmi, proprietario dell'Osteria
Romana di via San Paolo alla Regola.
Un mese fa, dopo la sentenza, il
ladro ha fatto sapere al ristoratore
che era disposto ad offrigli 1.500
euro per quei due pezzi che il
giudice gli aveva restituito. Tre
milioni per parte di una moto che a
Roberto ne era costata 35. Insomma:
oltre al danno, anche la beffa. |
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NOTA: Ma il danno della
perdita della moto chi lo paga? Il
giudice? |
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INNOCENTI IN
GALERA |
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Il maresciallo
infangato dal pentito e il sardo
liberato dopo trenta anni d'ingiusta
detenzione. |
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Su ordine della direzione
distrettuale antimafia presso la
Procura di Napoli viene arrestato
Antonio Bolognesi, comandante della
stazione dei Carabinieri di
Pinetamare nel Comune di
Castelvolturno. Il maresciallo, 28
anni di onorato servizio nella
Benemerita, è accusato di
corruzione, favoreggiamento e
marchiato a fuoco come «talpa dei
Casalesi». Prove, riscontri, indizi
gravi? No, a lanciare le accuse è un
pentito fresco di giornata, tale
Oreste Spagnolo, già uomo-mitra del
gruppo di fuoco del boss, Giuseppe
Setola. Da notare che Setola è uccel
di bosco e continua ad ammazzare -è
lui il mandante dell'eccidio dei sei
africani di Castelvolturno-. C'è da
fidarsi di un suo killer pentitosi
due minuti fa? Ebbene, il
maresciallo si fa 4 giorni di
galera, solo 4, perché il gip non
convalida l'arresto. Infatti, le
rivelazioni del pentito sono
oggettivamente contraddittorie e,
infine, del tutto prive di
riscontri. Il neocollaboratore di
giustizia afferma che il maresciallo
Bolognesi accettò denaro ed altri
regali dai camorristi. Quando, dove,
quante volte, da chi? L'accusatore
non può rispondere, perché nulla sa,
nulla ha visto, di niente è stato
testimone.
Ma il procuratore di Napoli ed i
suoi sostituti, prima
dell'arresto-spettacolo e della
gogna mediatica a danno di un
servitore dello Stato, non potevano
cercare i dovuti riscontri e
verificare l'attendibilità del
sicario neo-pentito? |
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Questa la storia di
Melchiorre Contena, pastore
di Orune. Il 18 luglio 2008
la corte d'assise d'appello
di Ancona ha messo fine a un
incubo durato trent'anni,
spazzando via l'accusa
terribile di sequestro di
persona e omicidio che aveva
sprofondato Melchiorre
Contena nel buio universo
chiuso del carcere. E'
l'epilogo di una complicata
e contraddittoria storia
giudiziaria che ha visto
pronunciarsi per quattro
volte i giudici di merito e
per due quelli di
legittimità. Senza contare
due pronunce in risposta
alla richiesta di revisione
del processo. La sentenza
finale, quella che
stabilisce che Melchiorre
Contena è innocente, arriva
però quando la pena è già
stata scontata.
Trent'anni prima era stato
condannato per il rapimento
e l'omicidio di Marzio
Ostini, imprenditore
milanese di 38 anni, sposato
e padre di un bambino di
sei, prelevato nella tenuta
di Armatello, a San Casciano
Bagni, nel Senese.
Nel 1993 Antonio Soru e
Mongile, tre anni dopo,
raccontano che il sequestro
era stato organizzato da
loro e da Salaris e che
quest'ultimo aveva ucciso
l'ostaggio con un colpo di
piccone in testa perché
aveva paura di essere
scoperto. Le loro
confessioni sono suffragate
da robusti riscontri.
Ciononostante la corte
d'assise d'appello di Ancona
dice no alla riapertura del
processo. Solo nel maggio
del 2004 la Cassazione
interviene e trasmette gli
atti del processo alla corte
d'assise d'appello
dell'Aquila che, nel luglio
scorso, dice che Melchiorre
Contena è innocente.
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NOTA: Meglio tardi che mai. |
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