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ENERGIE RINNOVABILI
 

FALSE PROMESSE AMBIENTALISTE

gennaio 2010

  Sulla questione energetica emergono periodicamente PAROLE D'ORDINE che vengono ripetute normalmente a vanvera. Pochi si chiedono se queste tesi hanno un reale fondamento.

Trent’anni fa la PAROLA D'ORDINE era ENERGIE ALTERNATIVE. Oggi possiamo constatare che quella speranza si è dimostrata fallimentare. Infatti   da allora il contributo da quelle energie è diminuito: la produzione di elettricità da alternative è passato, nel mondo, dal 22% nel 1980 al 18% oggi; e, in Italia, dal 27% nel 1980 al 18% oggi.

E ciò a dispetto della poderosa crescita degli impianti alternativi, eolici e fotovoltaici, la cui potenza installata, in questo lasso di tempo, è stata decuplicata per i primi e raddoppiata per i secondi. Come mai? Perché per ragioni tecniche, peraltro abbastanza banali, le tecnologie alter- native sono un colossale fallimento, idea che nessuno sembra voler afferrare.

Una decina d’anni fa la PAROLA D'ORDINE era IDROGENO: non ci voleva molto a capire che anche quella sarebbe morta presto, sempre per ragioni tecniche, una delle quali, di nuovo, molto banale: l’idrogeno non esiste sulla Terra. L’idrogeno è infatti morto: perfino Obama, l’uomo dei sogni, ha cancellato tutti i programmi che lo riguardano.

Più recentemente stati in molti a riempirsi la bocca di un'altra PAROLA D'ORDINE: MIX. Secondo i fautori del mix, tutte le tecnologie dovrebbero contribuire alla produzione. A nessuno viene in mente che le tecnologie fallimentari andrebbero escluse, soprattutto se oltre ad essere fallimentari sono anche costose. Ogni impegno su eolico e fotovoltaico (Fv), in particolare, andrebbe sospeso: questi impianti costano un occhio della testa (l’eolico il doppio e il Fv 20 volte di più di un impianto nucleare) ma, soprattutto, sono inutili. Non a caso il loro contributo nel fantomatico mix è inferiore all’1% per l’eolico e inferiore allo 0.001% per il Fv. E già così è incalcolabile il danno che la loro presenza sta facendo. Un mix di produzione elettrica che sia razionale è così fatto: dopo aver massimizzato la produzione da idroelettrico (tenendo conto cioè dell'orografia locale), la produzione elettrica dovrebbe essere soddisfatta da nucleare e da carbone.

Il gas e il petrolio sono risorse preziose che è un crimine bruciare per produrre elettricità.

Ciò nonostante gran parte dell'opinione pubblica è contraria al nucleare, anche se gli sta bene comperare l'energia nucleare in Francia a prezzo raddoppiato.

 
 
 
 

AVVERTIMENTO ALLA TERRA

 
 

PROMEMORIA CATASTROFISTA

 

Per i distacco di un iceberg più grande del solito Al Gore disse che lo scioglimento dell'Artico era un fenomeno irreversibile e che il Polo si sarebbe sciolto entro il 2008.

Gli orsi, a causa dello scioglimento delle placche, stanno annegando.

Le temperature miti nella penisola di Kamtchatka confermano l'avanzata del riscaldamento globale.

Pecoraro Scanio disse che il livello dei mari si sarebbe alzato di diversi metri in cinque anni.

 

NULLA SI E' AVVERATO

Gli scienziati non credono più all'effetto serra

GLOBAL WARMING

 

LA NATURA DECIDE NON L'UOMO

 

Il professor Antonio Zichichi in un articolo sul protocollo di Kyoto, sottolinea che l’effetto serra è un benefico fenomeno naturale che permette la vita sulla terra, e precisa che il contributo dell’anidride carbonica (CO2) è piccolo, al punto che se anche la si eliminasse completamente, l’effetto serra rimarrebbe al 93%. Il maggior contributo, secondo opinione condivisa dagli scienziati ma ignorata dai media, viene dal vapore acqueo, presente in concentrazione circa 10 volte superiore. A questo si aggiungono altri gas tra cui il metano, proveniente dall’attività agricola e biologica. Alla CO2 viene quindi attribuito dal prof. Zichichi un contributo del 7%. Ma attenzione: di questo 7%, solo il 3,5% è frutto dell’attività umana. Se ne deduce che l’uomo contribuisce per il 7%x3,5% ossia solo per il 0,245% all’effetto serra.

Questa percentuale, che trova altre conferme, deriva dall’attività economica necessaria alla sopravvivenza della nostra civiltà, ed in condizioni normali tenderebbe ad aumentare, considerando che alcuni miliardi di persone non usano ancora automobili ed elettrodomestici, né sembra giusto impedirglielo. Ma anche prendendo per buone le ragioni di taluni ambientalisti, gli obiettivi del protocollo di Kyoto, a carico solo di alcuni paesi, si traducono in una riduzione di circa il 2,5% di questa già minima percentuale. E quindi l’impatto sarebbe all’incirca dello 0,006%.

Ma non è tutto. Bisogna osservare che la CO2 atmosferica fa parte di un ciclo complesso di equilibri, di cui è a sua volta una frazione piccolissima, solamente l’1%. Gli altri serbatoi naturali sono gli oceani, con il 78%, i sedimenti fossili, con il 22%, e la biosfera naturale con il 6%. Le acque contengono minerali, quali il sodio, il calcio, il magnesio, che fissano la CO2 dando luogo a carbonati e bicarbonati. Per le dinamiche dell’equilibrio, un aumento della CO2 atmosferica provoca un maggior assorbimento da parte delle acque, che in questo modo agiscono da equilibratore naturale. Comunque i contributi di origine antropica sono talmente piccoli da essere ininfluenti sulla composizione delle acque, e non distinguibili nel contesto delle variazioni naturali che sono di qualche ordine di grandezza più rilevanti. Bisogna anche sottolineare che i dati caratteristici del clima e della composizione atmosferica sono stime di massima, in una situazione caratterizzata da una estrema variabilità.

Ma allora quali sono le cause dei cambiamenti climatici? L’unica risposta possibile è che sono le stesse che hanno da sempre causato i cambiamenti climatici terrestri fin dalle più lontane ere geologiche, quando l’uomo o non era ancora presente, o viveva ancora un’epoca pre-industriale senza produrre emissioni di CO2 rilevanti.

Agli scienziati seri l’ardua risposta. Certamente le variazioni dell’attività solare, unica fonte di calore per la Terra, non possono essere ininfluenti. Queste variazioni sono evidenziate dalle macchie solari, ed hanno un comportamento ciclico. Anche in tempi storici si sono succedute grandi e piccole glaciazioni. Ci furono periodi di clima più mite, come tra il 1000 ed il 1200, quando in Groenlandia pascolavano gli armenti dei Vichinghi, in Inghilterra si coltivava la vite ed i ghiacciai alpini erano quasi spariti. Con grande vantaggio e prosperità per gli abitanti, e scarsa influenza sul livello del mare: Venezia, Napoli, Pisa non furono certo sommerse. Il clima più caldo offre grandi vantaggi per l’umanità. Ma le previsioni umane sono difficili; nel 1975 si paventava addirittura il ritorno di un’era glaciale!

Bjorn Lomborg, professore di statistica e di scienze politiche all'Università di Aarhus, Danimarca, è fondatore del Copenhagen Consensus, un gruppo di economisti di massimo livello compresi quattro premi Nobel (vedi Stiamo Freschi, Mondadori). Secondo Lomborg per soddisfare al protocollo di Kyoto il mondo dovrebbe pagare circa 180 miliardi di dollari annui per 50 anni, per ottenere solamente un ritardo di qualche frazione di grado dell’aumento di temperatura del pianeta. Il Copenhagen Consensus per contro ha redatto una classifica delle priorità globali, valutando anche l’opportunità di successo a fronte della spesa effettuata. In questa classifica i provvedimenti di Kyoto occupano gli ultimi posti. Ai primissimi posti ci sono la lotta alle malattie, alla denutrizione, seguite dallo sviluppo di tecnologie agricole ed idriche. Questi problemi causano milioni di morti, e potrebbero essere affrontati con una spesa relativamente piccola rispetto alle enormi cifre previste dal Protocollo di Kyoto. Ad esempio, l’Europa ha stanziato 300 milioni di Euro per mandare sotto terra le emissioni di CO2 delle centrali elettriche, e sulla base delle considerazioni precedenti c’è da credere che l’effetto sarà praticamente nullo. Ebbene, con la stessa cifra si potrebbero salvare subito 300.000 persone dalla morte per AIDS o per denutrizione.

Queste considerazioni potrebbero portare ad un rilancio di un programma che, superato Kyoto, si prenda veramente cura dei poveri della terra. Una opportunità di svolta per l’Italia e per l’Europa, ma anche una grande opportunità per i governi dei paesi del Sud del mondo, che potrebbero aprire un tavolo di confronto molto più costruttivo e promettente.

Scritto da Corrado Fronte martedì 13 gennaio 2009
 

SCIENZIATI SCETTICI

dicembre 2008

Un rapporto del Senato Usa evidenzia il boom degli studiosi, tra cui anche Nobel, scettici sull'esistenza del riscaldamento globale.

 

Sono saliti da 400 ad oltre 650, da un anno fa, gli scienziati scettici sulla diretta responsabilità dell'uomo nel global warming. Un rapporto della minoranza del Senato Usa, uscito in contemporanea con la Conferenza dell'ONU che si è tenuta in Polonia in questi giorni, raccoglie tutte le critiche e le prese di distanza dalla religione laica del profeta Al Gore,e tra i nuovi firmatari ci sono anche vari studiosi che avevano partecipato all'IPCC dell'ONU (Intergovernmental Panel on Climate Change). Come si ricorderà, il Nobel era stato condiviso da Al Gore proprio con l'IPCC.

A parte le occasionali controtendenze che escono dalla cronaca, come i record di freddo polare di questi giorni o il fatto non proprio trascu-rabile che il 2008 sarà in media più freddo del 2007, si intensificano le prese di posizioni che respingono il verbo dell'IPCC. Dal Report Usa, secondo vari scienziati russi è da rigettare «la pura idea che il biossido di carbonio possa essere responsabile per il global warming».

All'ultimo Congresso Internazionale dei geologi, tenutosi in Norvegia in agosto, due terzi degli intervenuti alle discussioni si sono espressi per mettere in dubbio le paure che legano il caldo all'opera dell'uomo. Anche la American Physical Society ha di recente ammesso che esiste «una considerevole presenza» di scienziati scettici, mentre un team internazionale di studiosi ha contrastato di petto l'IPCC dell'ONU dichiarando che «la Natura, non l'attività umana, governa il clima».

L'India, che è terza nel produrre gas accusati di provocare il global warming dopo la Cina (al primo posto) e l'America, ha pubblicato una sua ricerca che sfidale conclusioni catastrofiste sul riscaldamento globale.

Un gruppo che si raccoglie sotto la sigla di Scienziati Internazionali ha richiesto che l'IPCC dell'ONU «cessi le sue pratiche ingannevoli». E un sondaggio tra 51.000 studiosi canadesi ha rivelato che il 68% di loro non è d'accordo che la questione del global warming sia chiusa dal punto di vista scientifico, come asserisce Al Gore. Le testimonianze critiche di professori e tecnici del clima e della Terra sono innumerevoli, anche se i media preferiscono ignorarle. Un "collega" del politico americano nel vincere il Nobel, il fisico Ivar Giaever, ha detto «io sono uno scettico... il global warming è diventata una nuova religione».

E la scienziata dell'Atmosfera Joanne Simpson, prima donna a ricevere la laurea in Meteorologia, ex ricercatrice per la Nasa e autrice di 190 ricerche per le quali ha meritato l'inserimento tra le 100 personalità maggiori della scienza nell'ultimo secolo, ha dichiarato con malizia: «Siccome non sono più affiliata con alcuna organizzazione e non sto ricevendo alcun finanziamento posso parlare in modo franco. Come scienziata io resto una scettica». I modelli e le previsioni dell'IPCC sono «scorretti perché basati solo sui modelli matematici e presentano risultati e scenari che non comprendono, per esempio, l'attività solare», è la conclusione di Victor Manuel Velasco Herrera, dell'Università Nazionale Autonoma del Messico.

Su modelli matematici e proiezioni dei computer, è bene ricordare, si erano basate le banche per valutare i rischi dei bond legati ai mutui sub prime....

 

EFFETTO DESERTIFICAZIONE

 

 

Da tempo i profeti di sventura parlano di desertificazione in atto. Al momento però questi sono i soli dati certi:

  Dal 1982 al 1999 boschi e foreste sulla Terra sono aumentati del 6%.

Per l'anno 2000 erano stati previsti otto miliardi di abitanti sulla Terra con conseguente moria di interi popoli per fame. Nel 2007 siamo arrivati solo a 6 miliardi di abitanti.

Per il Mediterraneo era previsto un aumento del livello con conseguente inabissamento della pianura padana. Sembra invece che l'Adriatico sia calato.

Negli ultimi dieci anni le temperature medie dell'intero pianeta non sono aumentate di un decimo di grado.

I ghiacci delle calotte polari sono ancora li ed in alcune zone stanno aumentando di volume.

 

DUE SOLI RISULTATI CERTI

 

Tutta questa disputa porta solo a due certezze:

Nessuno è in grado di dimostrare le sue previsioni: Alcuni scienziati descrivono l'evoluzione del clima mondiale nei prossimi cento anni solo perché non possono essere smentiti che fra cento anni.

La seconda certezza è che Al Gore, dopo il fallimento nella scalata alla Casa Bianca, ha trovato il sistema di campare sull'ottusità del prossimo. Più o meno come fanno maghi e fattucchiere. Prima ha intascato il malloppo del 50% del premio Nobel, poi si è garantito per anni dei lauti compensi per le conferenze che terrà in tutto il mondo.

 
SIAMO CERTI CHE LA TERRA HA NOTATO LA NOSTRA PRESENZA?
 

Ricordiamoci dove viviamo. Viviamo sul terzo pianeta di un Sole di media grandezza. Il nostro pianeta ha cinque miliardi di anni, e durante tutto questo tempo ha continuato a cambiare costantemente. L'atmosfera attuale della Terra è la terza in ordine di tempo.

La prima atmosfera era composta da elio e idrogeno. Si è dissipata in fretta perché il pianeta era molto caldo. Poi, quando il pianeta si è raffreddato, eruzioni vulcaniche hanno prodotto una seconda atmosfera fatta di vapore e anidride carbonica. In seguito, il vapore acqueo si è condensato, formando gli oceani che coprono la maggior parte del nostro pianeta. Poi, intorno a tre miliardi di anni fa, alcuni batteri si sono sviluppati tanto da arrivare a consumare l'anidride carbonica e a produrre un gas altamente tossico: l'ossigeno. Altri batteri rilasciavano azoto. La concentrazione atmosferica di questi gas ha cominciato lentamente ad aumentare. Gli organismi che non sono stati in grado di adattarsi sono morti.

Nel frattempo, le terre emerse galleggiavano su enormi placche tettoniche, unendosi in configurazioni che interferivano con la circolazione delle correnti oceaniche. Per la prima volta ha cominciato a far freddo. Il primo ghiaccio è comparso due miliardi di anni fa.

E per gli ultimi settecentomila anni il nostro pianeta ha attraversato un'era glaciale, caratterizzata da avanzate e ritirate del ghiaccio. Nessuno sa esattamente perché, ma ogni centomila anni il ghiaccio ricopre il nostro pianeta, con piccole avanzate ogni ventimila anni o giù di lì. L'ultima avanzata è stata ventimila anni fa, quindi la prossima è imminente.

E anche oggi, dopo cinque miliardi di anni, il nostro pia­neta continua a essere incredibilmente attivo. Abbiamo cinquecento vulcani, e un'eruzione ogni due settimane. I terremoti si susseguono continuamente: un milione e mezzo l'anno, di cui uno con un'intensità pari a 5 gradi della scala Richter ogni sei ore, e uno ancor più forte ogni dieci giorni. Ogni tre mesi uno tsunami attraversa l'Oceano Pacifico.

La nostra atmosfera è violenta quanto la terra sottostante. In qualsiasi momento ci sono millecinquecento tempeste elettriche che attraversano il pianeta. Ogni secondo undici fulmini si abbattono sul terreno. Ogni sei ore un tornado attraversa a tutta velocità la superficie terrestre. E ogni quattro giorni, una gigantesca tempesta ciclonica, di centinaia di chilometri di diametro, spazza l'oceano lasciando dietro di sé una scia di devastazione.

Le piccole e perfide scimmie che si chiamano esseri umani non possono far altro che correre a nascondersi. Per quelle scimmie credere di poter governare, questa atmosfera è un estremo atto di arroganza. Non possono controllare il clima.

La realtà è che scappano dalle tempeste.

 
Dal libro "stato di paura" di Michael Crichton
 

MEGLIO OGM FREE? NO!

 
chi non li vuole uccide il "made in Italy"
 

«Il cibo naturale non è mai stato naturale. E nessun prodotto tipico è tipico. I verdi non capiscono ciò che era già chiaro a Giacomo Leopardi nel 1824»

«O l’agricoltura sarà geneticamente modificata o non sarà»

E' quanto afferma il professor Francesco Sala, biotecnologo vegetale. E prosegue:

«I prodotti tipici non so- no mai stati tipici e il NATURALE non è per nulla naturale. Fermare gli Ogm significa cancellare il made in Italy. È come se si costringesse la Fiat a costruire auto prive di tutto ciò che è stato inventato negli ultimi 30 anni, dall’Abs al navigatore satellitare. Gli anti Ogm questo stanno facendo: uccidono l’agricoltura italiana, che o sarà geneticamente modificata o non sarà. Lavorano - senza saperlo, mi auguro - proprio per le multinazionali che affermano di combattere, come la Monsanto, e anche per la lobby chimica che impesta l’ambiente di insetticidi, fungicidi, diserbanti, fertilizzanti. Stanno ripetendo l’errore compiuto nel 1948, quando gli avversari dell’innovazione andavano nel bresciano a bruciare le coltivazioni dei loro colleghi che avevano messo a dimora il mais ibrido F1, lo stesso con cui oggi si prepara l’ottima polenta che piace tanto al ministro Zaia» (contrario agli OGM).
A favore del professor Sala depone il curriculum: laureato due volte (farmacia e scienze biologiche), è stato il primo in Italia, fin dal 1980, a occuparsi con sistematicità degli organismi geneticamente modificati, per 13 anni al Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e poi insegnando botanica generale e biochimica vegetale all’Università di Par- ma e alla Statale di Milano. In cattedra fino al 2008, ha diretto i tre orti botanici del capoluogo lombardo e a 71 anni continua le sue sperimentazioni in quello di Cascina Rosa. È responsabile di un progetto di ricerca Italia-Cina, finanziato dal ministero dell’Ambiente, sulla sicurezza ambientale delle piante Ogm. Con le modifiche genetiche ha aiutato i cinesi a sconfiggere gli insetti parassiti del riso e del pioppo. Loro si sono sdebitati nominandolo guest professor della Chinese academy of forestry di Pechino e docente ad honorem della Nanjing forestry university di Nanchino.

Che cos’è un Ogm?

«Un organismo in cui è stato introdotto stabilmente un frammento di codice genetico isolato da un altro organismo vegetale». «Ribadisco: al 100% vegetale. Il resto è fantasia. Vero che fra uomo e scimmia vi è solo una differenza genetica dell’1,64% e che uomo e pianta hanno il 40% dei geni in comune. Ma sarebbe difficilissimo e costosissimo cercare altrove ciò che già si può trovare nel Dna delle piante. E comunque guardi che vegetale non è sinonimo di sano. Le faccio un esempio. Il basilico appena spuntato contiene metil-eugenolo, una sostanza estremamente cancerogena. Quindi chi volesse prepararsi un pesto alla genovese strappando le foglioline da una pianta alta 2-3 centimetri si esporrebbe a gravi rischi, visto che contiene 600 volte la dose massima consentita dalla farmacopea degli alimenti. Nel basilico alto 10 centimetri sparisce il metil e resta solo l’eugenolo, che è innocuo».
 

«Nel mondo (mentre la nostra ricerca è bloccata) oltre 3 miliardi di individui producono e mangiano Ogm e 7 dei 27 Paesi dell’Unione europea li coltivano, la Spagna addirittura da un decennio». 

«I verdi (che dicono di difende il cibo naturale) non sanno di che parlano. Il pomodoro del loro orto è il risultato della ricerca fatta nell’ultimo secolo dai genetisti agrari italiani, che erano all’avanguardia nel mondo. Ficchiamoci bene in testa un concetto: le piante che crescono spontanee sono una cosa, quelle coltivate un’altra. Persino Giacomo Leopardi, nelle Operette morali, anno 1824, scriveva che "una grandissima parte di quello che noi chiamiamo naturale, non è, anzi è piuttosto artificiale" e citava "i campi lavorati, gli alberi e le altre piante educate e disposte in ordine". I verdi questo non lo capiscono. Loro sostengono che siccome in Italia c’erano 400 qualità di mele, mentre adesso se ne contano tre o quattro, gli Ogm sarebbero il colpo di grazia alla biodiversità».

«Ero riuscito a salva- re il melo della Val d’Aosta, coltivato fin dal Medioevo e decimato dal maggiolino Melolonta melolonta che si ciba delle sue radici. Avevo introdotto nell’apparato radicale un gene che rendeva la pianta immune dal coleottero. Solo la radice, badi bene, era Ogm. Il tronco e il frutto non contenevano nessun gene esogeno. Niente da fare: le hanno considerate mele Ogm e quindi proibite».

«Il consumatore compra solo le golden delicious e le red stark col bollino, che però subiscono 34 trattamenti chi- mici l’anno per risultare così belle e così sane. Si torna al punto di partenza: i prodotti tipici non sono affatto doni della natura. Il grano duro, il riso Carnaroli, la vite Nero d’Avola, il pomodoro San Marzano, il basilico ligure, la cipolla rossa di Tropea, il broccolo romanesco sono stati ottenuti con gli incroci e con la mutagenesi sui semi. La quale si fa con mutageni fisici, tipo le radiazioni nucleari e i raggi gamma, o chimici, tipo l’etil-metan-sulfonato e l’acido nitroso, che sono cancerogeni».

«L’agricoltura è sempre stata protesa ad aumentare la produttività e a migliorare la qualità. Ma le varietà coltivate non durano in eterno. Vengono attaccate dai parassiti: funghi, batteri, virus, insetti. Oggi il 25% del raccolto di Carnaroli, il riso più pregiato, viene distrutto dal Magnaporthe grisea, un fungo che aggredisce foglie e pannocchia. Basterebbe inserire un gene che gli conferisca resistenza all’attacco fungino. Una celebrità nazionale come il San Marzano, indispensabile su spaghetti e pizza, rappresentava il 20% della produzione di pomodoro in Campania. Un virus l’ha distrutto. Oggi è sceso a meno dell’1%. Prima dei divieti del 1999 era stato sperimentato in campo un ottimo San Marzano Ogm che resisteva al virus. Si poteva salvarlo».

«Niente a confronto con quello che è accaduto al golden rice, il riso Ogm del professor Ingo Potrykus, un mio caro amico tedesco che presentai a Papa Wojtyla e che ora siede nella Pontificia accademia delle scienze. Contiene la provitamina A che diventa Vitamina A nel corpo umano. Mangiandolo, milioni di bambini africani potrebbero salvarsi dalla cecità. Ma i fondamentalisti di Greenpeace lo bloccano da dieci anni. Ingo ne ha 76. "Prima di morire, spero di vederlo in produzione", mi ha detto. A un convegno ho chiesto a uno dei caporioni di Greenpeace per quale motivo fosse contrario. La risposta è stata: "Se apriamo a un Ogm, poi passano tutti". Non gliene fregava niente che fosse un riso sicuro».

«Non vi è un solo studio al mondo che documenti un presunto danno arrecato dagli Ogm. E per studio intendo la pubblicazione dei dati su una rivista scientifica qualificata, la loro discussione e la loro riproduzione in altri laboratori. Le rare ricerche che paventavano un qualche rischio non hanno mai superato il successivo stadio di validazione».

«Aggiungo che nel 2001, dopo 15 anni di studi costati 70 milioni di euro, l’Unione europea ha emesso una nota ufficiale nella quale si afferma che l’indagine svolta da 400 gruppi di ricerca pubblici "non ha mostrato alcun nuovo rischio per la salute umana o per l’ambiente", semmai "diventano sempre più evidenti i benefici di queste piante". Il 93% della soia importata in Italia è Ogm, per cui latte, parmigiano reggiano, grana padano, prosciutto crudo di Parma, salumi e carni già adesso provengono da animali alimentati con soia geneticamente modificata. Allora perché rinunciare a una vite Ogm con un alto contenuto di resveratrolo, sostanza naturale che combatte l’aterosclerosi e protegge il cuore? Invece ci beviamo insieme col vino una spremuta di antiparassitari. Il futuro del cibo biologico è solo negli Ogm».

«È dal 1945 che i contadini italiani comprano la semente dell’ibrido F1 dalla Monsanto piuttosto che dalla Syngenta. Mica per altro: produce il 30-40% di mais in più. I semi Ogm potrebbero benissimo provenire dalle università italiane, senza dover dipendere dall’estero. Io ci ho parlato con Hugh Grant, presidente della Monsanto. Mi ha spiegato che a loro interessano solo mais, soia, cotone e orzo Ogm, neanche il riso, perché, nonostante 3,8 miliardi di asiatici lo mangino, i volumi di esportazione sono troppo bassi».

   

«Infatti sono stati i nostri laboratori di ricerca molecolare a produrre e a sperimentare in campo 24 spedi vegetali Ogm resistenti a insetti, erbicidi, funghi e virus - dalla patata al ciliegio, dalla melanzana alla fragola - ai quali la Monsanto non sarà mai interessata. La verità è che le multinazionali traggono profitti enormi dal blocco degli Ogm in Europa, perché in questo modo possono capitalizzare i risultati delle loro scoperte e non devono confrontarsi con la ricerca pubblica. Quindi se io Hugh Grant darei un premio al presidente della Fondazione diritti genetici, Mario Capanna, contrarissimo agli Ogm, che di fatto è il suo miglior alleato. Anche se fossi presidente della Bayer darei un premio all’ex sessantottino come Benemerito della chimica in agricoltura. Le statistiche parlano chiaro: gli unici Paesi dove da 10 anni sta diminuendo l’uso di fitofarmaci sono quelli che hanno introdotto gli Ogm. Viceversa dove gli Ogm sono proibiti, il commercio di veleni è in costante crescita».

«I dati che ho io dicono che il 50% degli agricoltori è contro gli Ogm e il 50% è pro, se non altro perché un ettaro di mais Ogm rende 266 euro in più. A parte questo, una ricerca promossa da Gianni Alemanno, all’epoca ministro dell’Ambiente, avversario degli Ogm, dimostra che il polline del granoturco vola al massimo fino a 20-30 metri. Basterebbe una distanza di sicurezza di 50 metri per evitare qualsiasi commistione. Il polline di riso ha due ore di vita e non va oltre i 40 centimetri. Il camminamento fra una risaia e l’altra già impedirebbe lo scambio».

L’Eco di Bergamo ha lanciato un sondaggio on line sul tema: «Mangeresti la polenta Ogm?».

Fino a ieri avevano votato in 1.487. SI 67%, NO 33%».

 
SI AGLI OGM
lettera pubblicata da da Libero il 7/3/2010
 

oggi ho visto una inchiesta al TG dove venivano intervistati dei clienti di un mercato ortofrutticolo. Veniva loro chiesto che cosa sono gli OGM. Quasi nessuno lo sapeva spiegare, ma in linea di massima erano comunque contrari.

Eppure la risposta era molto semplice: tutti i prodotti esposti, frutta e verdura, sono prodotti geneticamente modificati. I prodotti cosiddetti naturali sono quelli selvatici, che come tutti sanno, danno scarso nutrimento e sono pure malaticci.

Se non ci fossero state le mutazioni genetiche fatte dall’uomo, oggi probabilmente il genere umano si sarebbe già estinto per fame. Anche coloro che sono contrari agli OGM mangiano quotidianamente alimenti vegetali modificati dall’uomo. Ciò che oggi troviamo in tavola è frutto di manipolazioni centenarie che hanno cominciato con incroci ed innesti per passare a trattamenti chimici ed approdare ai giorni nostri alle modificazioni genetiche in laboratorio.

Quindi niente di nuovo, solo un processo più attuale e controllato. Voglio ricordare che dal 1948 in Italia si coltiva il mais ibrido, ovvero manipolato e modificato geneticamente.

Ora i grandi difensori del nostro patrimonio ortofrutticolo rischiano di farci arrivare alla stessa situazione dell’energia nucleare. Gli altri la producono e noi la comperiamo a caro prezzo.

Ora che l’Europa ha autorizzato la coltivazione di una patata OGM per farne mangime si sta diffondendo il panico. Ma dov’è la novità? Già da anni importiamo una soia geneticamente modificata per l’alimentazione degli animali da allevamento.

Per cui latticini, insaccati e carni già adesso provengono da animali alimentati con OGM.

Mi piacerebbe quindi fare una domanda ai difensori del cosiddetto “naturale”. Che cosa significa naturale?