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LA GESTIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI IN ITALIA, CON LA RIFORMA DEL 1989, CHE HA TOLTO DI FATTO IL SUO RUOLO ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA, E' PASSATA TOTALMENTE NELLE MANI DEI PUBBLICI MINISTERI.
CIO' HA CREATO UNA ENORME DISPARITA' DI POTERE TRA L'ACCUSA E LA DIFESA.
SEMBRA CHE SIANO 2.000 I PUBBLICI MINISTERI ITALIANI CHE AGISCONO ALLO STATO BRADO, SENZA LIMITI, REGOLE E CONTROLLO. COSI' SI SPIEGANO LE FACILI INCARCERAZIONI E LE CONSEGUENTI ASSOLUZIONI.
E' SIGNIFICATIVO IL CASO DELLE PROCURE DI SALERNO E CATANZARO COINVOLTE IN UNA CONTESA CHE HA FATTO CONOSCERE ALL'OPINIONE PUBBLICA LA TRAGICA SITUAZIONE.
 
 

 

A QUESTO PUNTO POTREBBE SUCCEDERE

 
 
 

ANCHE NAPOLITANO LA PENSA COSI'

 
ROMA, 9 GIU 2009 - Giorgio Napolitano definisce ''altamente dannoso per la figura del pubblico ministero qualunque comportamento impropriamente protagonistico''. Lo dice al plenum del Csm ricordando di aver fatto lo stesso richiamo un anno fa nella stessa sede,stigmatizzando anche ogni comportamento del pm ''chiaramente strumentale ad altri fini''. E aggiinge che il Csm di recente ''ha esercitato in modo più intenso l'azione disciplinare per quanto ad alcune sue decisioni siano seguite reazioni inammissibili''.
 

come un Pm puo' rovinare la vita ad un giovane di 21 anni

 

Una signora racconta che dieci anni fa, alle tre di notte, si erano presentati a casa sua tre carabinieri che, su mandato di un magistrato dovevano perquisire la stanza di su figlio ed arrestarlo con l'accusa di spaccio di droga.

La perquisizione non diede alcun risultato, ma ciò nonostante il ragazzo rimase in prigione 5 giorni prima di essere liberato in attesa di giudizio.

Dopo un anno e mezzo venne giudicato ed assolto pienamente. Il castello di accuse costruito dal magistrato erano caduto.

Tutto bene? No! Il ragazzo aveva perso il posto di lavoro e pure la faccia che era apparsa su tutti giornali locali.

Oggi continua a vivere amaramente la sua esistenza che l'ha profondamente segnato.

E il magistrato? Continua tranquillamente nella sua opera.....

 

FRANCESCO E SALVATORE PAPPALARDI

 

Il caso dei fratellini Francesco e Salvatore Pappalardi, mette in evidenza una palese violazione dei diritti umani per ingiustificata detenzione.

Dopo il ritrovamento dei due ragazzi morti nel pozzo, il medico legale ha escluso l'omicidio non avendo riscontrato tracce di violenza. Lo stesso comandante delle indagini ha confermato tale tesi essendo abbastanza evidente la dinamica dei fatti. Ciononostante il magistrato che aveva deciso l'incarcerazione in base ad una testimonianza poco credibile insiste nella tesi di colpevolezza del padre Filippo Pappalardi. Afferma che il castello accusatorio non è stato stravolto dalla realtà e che sussiste ancora il pericolo di reiterazione del reato (?). Dovendo poi decidere sulla istanza di scarcerazione, non si prende la briga di valutare con sollecitudine. Forse perché si tratta solamente di una persona trattenuta in carcere, a mio parere arbitrariamente.

Il tempo che il magistrato si è preso per riflettere serve per aprirgli gli occhi sulla verità o soltanto per cercare ogni possibile cavillo giustificativo della detenzione di colui che ritiene colpevole contro ogni evidenza? Eppure altri magistrati avevano deciso più volte che i bambini dovevano essere affidati al padre che dava più garanzie della madre. Ma questo non conta. Per la Procura della Repubblica di Bari lo sguardo del padre è indiscutibilmente quello di un assassino.

 

VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA

 

Il 16 giugno 2006 il GIP Alberto Iannuzzi del Tribunale di Potenza, su richiesta del PM Henry John Woodcock, ha ordinato l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell'ambito di un'indagine legata al casinò di Campione d'Italia.

Vittorio Emanuele di Savoia è stato arrestato a Varenna, sulla sponda lecchese del lago di Como, dagli agenti della polizia di Stato e della polizia municipale di Potenza, ed è stato trasferito nottetempo in manette nel carcere di Potenza.

Il 23 giugno 2006, in seguito ad una parziale ammissione dei fatti che gli sono stati addebitati, per decisione del GIP di Potenza, è stato messo agli arresti domiciliari a Roma, in una casa del quartiere Parioli di proprietà della famiglia Fabbri, dove si trasferì con la moglie Marina Doria.

Il Tribunale del Riesame di Potenza, in data 20 luglio 2006, gli ha revocato gli arresti domiciliari, imponendogli il solo divieto di espatrio.

Il 13 marzo 2007 la Procura della Repubblica di Como, sulla scorta del riesame integrale di tutte le intercettazioni, ha chiesto l’archiviazione delle due inchieste aperte nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia a Potenza e trasferite a Como, e che coinvolgevano anche l’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, l'imprenditore Ugo Bonazza, Giuseppe Rizzani e la signora Vesna Tosic: il 27 marzo il GIP del tribunale di Como ha accolto l'istanza di archiviazione. Anche la procura di Roma si è orientata in tal senso perché i fatti non sussistono.

Dunque: due anni di indagini, un'ordinanza di duemila pagine, una montagna di denaro pubblico per concludere con "i fatti non sussistono".

 

QUATTRO VOLTE ARRESTATO E POI ASSOLTO

 

Antonio Lattanzi è assessore di Martinsicuro, un paese in provincia di Teramo.

Dal gennaio all’aprile 2002 è stato arrestato quattro volte consecutive per tentata concussione e sempre dallo stesso Gip.

Ad ogni arresto è seguito puntualmente l'annullamento da parte del Tribunale del riesame per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, ma ogni volta il magistrato ha effettuato un nuovo arresto.

Due anni fa è arrivata la sentenza di assoluzione da tutti i capi di imputazione.

 

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