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A CUBA
RESISTE LA MONARCHIA |
Dopo 47
anni di
dittatura
monarchica, già pronto il
discendente Raoul. |
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La carrierA politica
di
FIDEL Castro inizia
sotto il segno di Hitler |
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Breve biografia dei
suoi primi passi |
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Fidel Castro apparteneva a una delle
più ricche e potenti famiglie della
provincia cubana di Oriente (attuale
provincia di Holguin), nato a Biràn
da una famiglia di possidenti,
figlio di Àngel Castro e Lina Ruz.
Aveva studiato nelle migliori scuole
dell'isola, prima all'elitaria
scuola La Salle, e poi, all'Avana
nell'esclusivo collegio dei Gesuiti
Belèn.
Già quando studiava al collegio dei
gesuiti, il giovane Castro comincia
a frequentare la "Lega
antimperialista", un gruppo radicale
formato prevalentemente da liceali e
universitari. Gli unici tratti ben
definiti di questo movimento erano
l'antiamericanismo, l'ispirazione
nazionalista e socialista.
L'avvicinamento alla Germania
hitleriana avviene quando il PC
cubano, per effetto dell'alleanza
Usa-Urss, entra a far parte del
governo. Nel 1938 il PC cubano
aveva dichiarato che
«Batista non è
il punto focale della reazione ma il
difensore della democrazia».
L'abbraccio dei comunisti cubani con
Batista e gli Stati Uniti mette in
crisi la sinistra cubana e
l'ambasciata tedesca a L'Avana ha
facile gioco nel contattare i gruppi
giovanili fra cui la "Lega
antimperialista" di Fidel Castro.
L'ammiraglio Canaris autorizza i
propri agenti all'Avana a elargire
tre trance di finanziamenti in
dollari americani. La "Lega
antimperialista" ringrazia e
organizza alcune manifestazioni
filotedesche, a cui prende parte
anche il giovane Fidel, per
protestare contro la decisione di
Batista di dichiarare guerra alla
Germania hitleriana.
C'è un altro motivo per cui la
Germania nazista supportava il
giovane Castro. Fulgencio Batista,
il generale (ex sergente) che verrà
rovesciato da Fidel, era un
sanguemisto di origini africane e
filippine, mentre tra i
rivoluzionari c'erano tutti giovani
di origine europea, come Castro,
spagnolo di origine galiziana.
Dunque, un motivo razzista.
Batista alleato degli Stati Uniti,
non aveva atteso le sorti della
Seconda guerra mondiale, ma già nel
dicembre del '41 aveva dichiarato
guerra alla Germania, all'Italia e
al Giappone. Concesse nuove basi
alla Us Navy e ruppe i rapporti
diplomatici con la Francia di Vichy
e la Spagna franchista.
In questo contesto geopolitico
l'alleanza fra la Germania nazista e
Fidel Castro era nelle cose. I
rapporti fra le Lega antimperialista
e i servizi tedeschi durarono fino
al '44 quando le sorti del conflitto
volsero verso gli Alleati. Nei primi
anni Quaranta si era ipotizzato un
legame di tipo ideologico e la
possibilità di ospitare una
delegazione a Berlino. I rapporti
fra Castro e i nazisti occupano
anche alcune pagine dei documenti
ufficiali dell'Fbi americana e
vengono citati da tutte le maggiori
biografie mondiali. In Italia sono
una pagina di storia strappata. |
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DEMOCRAZIA CUBANA NEI TESTI |
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| Alcune direttive che regolano la
gestione democratica di Cuba |
| - LA COSTITUZIONE |
| "Nessuna libertà può
essere esercitata in contrapposizioni agli
obiettivi dello Stato socialista"
(regola prima) |
| - IL CODICE PENALE |
| Tra i reati previsti dal
codice penale castrista c'è quello di
"disoccupazione". |
| - I PERSEGUITATI |
| Fidel Castro perseguita
cattolici, omosessuali (maricones), liberali e tutti
coloro che non condividono l'impostazione nazional-comunista del regime. |
| - GLI ESILIATI |
| Si calcola che siano
almeno 2 milioni i cubani fuggiti dal regime
castrista e rifugiati per lo più negli Stati
Uniti. |
| - 241 LAGER |
| A Cuba ci sono più di
241 prigioni. Almeno 266.000 i reclusi,
compresi numerosi bambini. 54.000 i morti
per motivi politici (12.486 fucilati). |
| (NOTA: in Italia i
detenuti sono 90.000. Evidentemente il
livello di istruzione cubano non ha
contrastato questo elevatissimo livello di
delinquenza comune o forse politica) |
| - GLI APPESTATI |
| I malati di Aids si
trovano confinati in una zona punitiva
chiamata "los candados" (i lucchetti) nella
prigione del Combinado del Este. |
| - IL REGIME |
| Castro ha deciso di
trasformare lo stato da dittatoriale a
monarchico. Alla sua morte non ci sarà una
elezione per il successore ma ha già scelto
di instaurare una dinastia. Il prossimo
regnante sarà il fratello Raul Castro. |
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DEMOCRAZIA CUBANA NELLE
IMMAGINI |
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Sembra che
Castro si sia rimesso alla grande anche se
qualcuno ipotizza che l'immagine sia
taroccata. Io non credo. |
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Infatti chi può imporre il
comunismo ed avere la faccia tosta di
indossare la tuta capitalista dell'ADIDAS?
Solo lui. |
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QUALCHE
IMMAGINE DA CUBA DOVE VENGONO COMPARATI DUE
DIVERSI MODI DI VIVERE |
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VISTA SUL CENTRO |
HOTEL HABANA
LIBRE (libera solo per turisti) |
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RESIDENZE CUBANE |
VILLA CUBA -
VARADERO (solo per turisti) |
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NEGOZIO PER I
CUBANI |
NEGOZIO PER I
TURISTI |
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VIA CUBANA |
HOTEL RIVIERA
(solo per turisti) |
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RESIDENZE CUBANE |
HOTEL TRITON
NETTUNO (solo per turisti) |
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CUCINA PER I
CUBANI |
CUCINA PER
TURISTI |
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LA CITTA' CROLLA |
LE STRUTTURE
TURISTICHE CRESCONO |
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IL CENTRO
DELL'AVANA |
IL CENTRO
TURISTICO |
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PISCINA DEI
BIMBI CUBANI |
PISCINA DEI
BIMBI STRANIERI |
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FESTICCIOLA
CUBANA |
FESTICCIOLA
TURISTICA |
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CODA PER IL CIBO
RAZIONATO |
PER
I TURISTI SERVIZIO AL TAVOLO |
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MEZZI DI
TRASPORTO CUBANI |
MEZZI DI
TRASPORTO TURISTICI |
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RIFORNIMENTO DI
ACQUA CUBANA |
MASSAGGIO SUL
MARE CUBANO |
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CUBANO POVERO IN
ATTESA |
CUBANI IN ATTESA
DEI RICCHI |
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QUALE SONO LE
SUE PROSPETTIVE? |
FORSE QUESTE?
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NOTE: E' facile obiettare
che questo tipo di accostamenti tra miseria
e ricchezza si può trovare in tanti
altri stati del mondo. Certamente, ma questi
stati non si spacciano per esempi di
progresso, giustizia e benessere sociale. |
| E l'embargo? Si
vede molto bene che è riservato ai cubani.
Per gli altri non ci sono limiti. |
| Questo ha
regalato Castro al suo popolo. Però c'è la
cultura. Si, ma a che cosa serve? |
| Secondo voi,
Castro e i suoi fidi, vivono a sinistra o a
destra? (mi riferisco alle foto) |
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Le
immagini urbane di Cuba sono state tratte
dal sito
http://www.netforcuba.org/ dove si
possono vedere altre foto della serie esempi
di "democrazia cubana" |
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DEMOCRAZIA CUBANA NELLE VIGNETTE |
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YO NO
COOPERO CON LA
DICTADURA |
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Manifesto della resistenza cubana a
Miami dal sito
http://www.marporcuba.org/ |
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GESTIONE
DELLE AZIENDE STATALI |
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Aziende statali
sotto accusa per truffa |
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A Cuba metà delle
imprese statali sono sospettate di
corruzione. Secondo Juventud Rebelde,
i casi vanno dai contenitori della
birra semivuoti venduti per pieni,
alle tariffe del taxi moltiplicate
per cinque. In base ai dati di
un'indagine ufficiale, nel 2006 sono
finite sotto inchiesta 11.700
imprese su un totale di 22.700. |
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E' evidente che
la corruzione e la disonestà non
sono prerogativa dei paesi
capitalisti. |
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LA MITICA
SANITA' CUBANA |
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Ospedali che
cadono a pezzi e cliniche superlusso |
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La tanto
decantata sanità cubana in realtà è
riservata solo ai ricchi turisti. Il
regime fa i soldi con la chirurgia
estetica per stranieri. I residenti
si devono accontentare delle solite
catapecchie e delle cure a buon
mercato. |
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Ospedale Joaquin Albarran -
struttura pubblica gratuita |
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Scritta
all'ingresso:
La vita di un solo essere umano vale
più di tutte le proprietà del più
ricco uomo della terra. |
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Sia nel contesto che
nell'ambizione, ricorda tanto la
scritta di Auschwitz: "Il
lavoro rende liberi". |
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I
residenti che non dispongono
di dollari americani devono
accontentarsi degli ospedali
pubblici gratuiti. |
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Strutture
fatiscenti sprovviste delle
migliori medicine, con
igiene discutibile e con
pochi medici. |
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Ora è scoppiata l'epidemia di Dengue,
rapidamente diffusa a causa delle
precarie condizioni igieniche
locali. |
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Ma il grosso della struttura
sanitaria (25.000 medici) sono stati
inviati all'estero in cambio di
petrolio ed altri aiuti.. |
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Clinica
Cira Garcìa - struttura
pubblica a pagamento |
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Nelle
cliniche riservate agli
stranieri, e ai
rappresentanti del regime,
si praticano interventi di
chirurgia plastica e si paga
esclusivamente in dollari. |
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Le
specialità offerte: |
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RINOPLASTICA
- SENO - LIPOASPIRAZIONE -
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Garantite le
migliori tecniche di
chirurgia cosmetica ed
estetica in lussuose
cliniche. |
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Per
informazioni: Clinica Cira
Garcìa - Avenida 41 Ciudad
de La Habana
tel.
005-7-2044300 |
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Qui a lato volantino
pubblicitario, a destra la
clinica (visibile su
internet) |
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LIBERTA'
DI INFORMAZIONE |
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Un giornalista
italiano a Cuba per un servizio è
stato arrestato |
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Il giornalista
Francesco Ruggeri a Cuba per un
servizio che documenti la realtà
cubana, ha fatto il giro degli
ospedali scattando fotografie e,
mentre stava fotografando un negozio
locale, è stato arrestato, privato
di tutto il materiale raccolto ed
espulso dallo stato. |
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Infatti la legge
cubana n. 79 prevede, per chi fa
foto senza permesso, la pena da 10 a
15 anni di carcere ed in alcuni casi
la pena di morte. Ma gli ospedali
non erano il vanto di Cuba? E quali
segreti potrà nascondere una misera
bottega? Forse lo squallore e la
miseria che cercano in tutti i modi
di nascondere? Forse la società
cubana e le sue strutture non sono
così esemplari come qualcuno tenta
di farci credere. |
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SANTO
SUBITO |
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Castro si sta
convertendo |
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Sembra che davanti alla
prospettiva di morire,
Castro abbia valutato
l'ipotesi di convertirsi al
cristianesimo. |
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Lo conferma la figlia Alina,
secondo la quale si è già
convertito ed ha "riscoperto
Gesù alle soglie della morte
perché è preoccupato per la
sua anima". Ora "Pensa a
Dio, non più a Cuba". |
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Per uno che lo ha combattuto
per tutta la vita abolendo
il Natale e perseguitato i
cattolici, non è una
conversione da poco. |
| Mi
piacerebbe vedere la faccia
di Dio quando questa faccia
tosta, speriamo presto, gli
si presenterà davanti. |
| Prevedo
anche una richiesta di
Bertinotti al Papa per la
sua santificazione. |
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ANCHE
"LIBERAZIONE" COMINCIA A CAPIRE |
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Reportage: la
stretta sugli "inviti" all'estero e
la propaganda sotto Raul
Cuba, si salvi chi può... I
giovani sognano la fuga Angela
Nocioni L'Avana nostra
inviata
La luminosa società degli uomini
nuovi non piace a tutti. A Blanca,
per esempio, non piace per niente.
Da quando Manolo poi, l'amore di
tutta una vita, pur di andarsene
dall'isola si è messo a fare i
documenti per raggiungere a
Marsiglia una turista conosciuta sul
lungomare, le piace ancora meno.
Manolo e Blanca ballano di mestiere.
Danza classica. Lei, bianca, bionda,
figlia dell'ex borghesia del
quartiere Playa, vive nella bella
casa di famiglia con l'aria
condizionata, insieme alla nonna e
alla madre che non sono fuggite a
Miami con gli zii dopo l'annuncio
del carattere socialista della
rivoluzione, quarantacinque anni fa.
Lui, nero, figlio di quelli che
nella ricca Playa chiamano "los
chancleteros", più o meno «i
ciabattari», abita nel cuore del
Centro Habana, in un appartamento di
tre stanze senza ventilatore in cui
stanno in quindici.
Fino a due anni fa erano in sei, poi
sono arrivati gli zii dall'Oriente.
«Abbiamo costruito un soppalco e li
abbiamo messi lì, cosa dovevamo
fare?», racconta Manolo stringendo
le spalle.
Marco, cooperante di Grosseto, nel
quartiere ha progetti di restauro
finanziati dall'Arci, l'unico grande
accordo di cooperazione
sopravvissuto al gelo diplomatico
con la Ue con cui Cuba reagì alle
proteste europee per la fucilazione
di tre cittadini cubani del 2003.
Spiega: «La ragione per cui il
Centro Habana rischia di crollare ha
molto a che fare con questa storia
dei soppalchi. C'è un grande
problema abitativo in città, gli
edifici coloniali del centro hanno
soffitti di sei metri ma sono
fatiscenti. Nessuno li ripara. Non
ci sono i soldi e manca il
materiale. Gli inquilini
costruiscono un soppalco nel mezzo,
il "barabacoa". Lo caricano di gente
e vanno avanti così finché non viene
giù tutto».
La ricerca di un'organizzazione
internazionale registra nel Centro
Habana una media di 1,4 crolli
quotidiani. Crolli interni, non vuol
dire che viene giù un palazzo al
giorno, ma se li metti insieme
all'acqua da portare con le
autobotti, al cibo che non basta e a
tutti i problemi relativi al
sovraffollamento, il paradiso
tropicale si tinge di toni foschi.
Eccezion fatta per il perfetto
restauro conservativo di buona parte
dell'Avana vecchia, dichiarata dall'Unesco
patrimonio culturale dell'umanità e
affidata da Castro al fedelissimo
Eusebio Leal, nel centro della
capitale il 15% degli edifici è
destinato al crollo. «Bisogna
aggiungere un 35% di palazzi in
equilibrio miracoloso. Prima o poi
crollano pure quelli» prevede Marco,
ottimo conoscitore delle strade
senza ombra che si spalancano come
la bocca di una grotta oltre il
muretto del lungomare.
Su quel muro eternamente bagnato
dalle onde Manolo è cresciuto. Ha
trent'anni, da dieci pensa di
andarsene. Ma non vuole imbarcarsi
verso la Florida. «Voglio uno di
quei bei passaporti rosso scuro che
avete voi - dice senza sorridere -
quella scritta d'oro "Unione
europea" con cui ti muovi tranquillo
per il mondo».
Il passaporto a Cuba non è un
diritto, non lo è mai stato. Per
ottenerlo devi avere un motivo
considerato plausibile dal governo.
Se sei un «soggetto con tendenze
asociali» te lo scordi. Per essere
considerato tale basta rifiutarsi di
lavorare per lo Stato (un insegnante
guadagna 500 pesos, 20 euro, il
costo di due pacchi di assorbenti
igienici e un succo di frutta). Se
poi, alle tendenze asociali si
accompagnano comportamenti
controrivoluzionari, non se ne parla
nemmeno. I comportamenti
controrivoluzionari possono andare
dalla frequentazione con i figli di
un diplomatico straniero (sospetti
di intelligenza col nemico) alla
mancanza di rispetto al lìder maximo
(grandissime complicazioni).
La separatezza tra cubani e
stranieri, con qualche tolleranza
riservata a periodi alterni al
turismo sessuale, è un valore della
rivoluzione. Impossibile iscrivere
un bambino straniero, figlio di uno
straniero residente, a un asilo
cubano. Deve andare alla scuola
internazionale insieme ai figli dei
non cubani.
Quel passaporto che non si può avere
è l'oggetto del desiderio per
chiunque abbia meno di quarant'anni.
I giovani se ne vogliono andare
quasi tutti: quelli che lo dicono
(pochi), quelli che lo ammettono a
mezza bocca e quelli che alzano gli
occhi al cielo e poi, rapidissimi,
colgono la prima occasione per
prendere il volo. Negli intervalli
delle lezioni all'università
dell'Avana, la Gloriosa collina, non
si parla d'altro.
«E' il principale problema di questi
tempi incerti - racconta uno
scrittore cubano di successo, uno di
quelli che vuole vivere all'Avana,
ogni volta che l'invitano all'estero
va e ogni volta torna - è la grande
crisi di valori della rivoluzione, i
giovani colti, laureati, sono
disposti a tutto pur di andarsene.
Non c'è modo di fermarli, qui non
vedono possibilità di futuro».
Fino agli anni Novanta era
sostanzialmente impossibile uscire
dall'isola. Chi fuggiva perdeva
tutto. Si poteva solo con un
permesso di studio all'estero, quasi
sempre nei Paesi del blocco
sovietico. O con un'autorizzazione
speciale per ragioni professionali,
riservata agli obbedienti del
partito (il partito comunista,
l'unico permesso sull'isola).
Poi con la grave crisi economica
seguita al crollo di Mosca e la
conseguente apertura al turismo sono
spuntate le carte di invito.
La carta d'invito è da anni la
principale via per andarsene. Ci si
fa invitare da uno straniero che si
prende la briga di farsi
responsabile dell'invitato e di
pagargli biglietto, assicurazione,
una fideiussione bancaria e balzelli
vari. Si può restare fino a un
massimo di undici mesi.
La norma è stata cambiata a fine
aprile. In senso restrittivo.
La risoluzione 87/2007 del ministero
degli esteri prevede che la lettera
d'invito si formalizzi nella sede
consolare cubana all'estero. «I
tempi così diventano più lunghi e
c'è la possibilità che il console
rifiuti l'autorizzazione» si lamenta
un diplomatico straniero. Un
impiegato di un consolato del Nord
Europa spiega: «I cubani che stanno
organizzandosi per andar via sono
preoccupati perché prima era
possibile presentare la lettera
d'invito alla Consultoria
juridico-internacional dell'Avana.
La legalizzavano qui, con tutte le
scappatoie possibili in una città
dove i dollari fanno gola a molti.
Ora invece tutto deve avvenire
davanti al console cubano del Paese
che invita. Così Cuba evita le
lettere false, obbliga chi invita a
prendersi un impegno formale davanti
all'autorità consolare e si riserva
l'ultima parola». Le ambasciate dei
Paesi del Nord Europa sono ora molto
più frequentate che negli anni ‘90
dai cubani, che aggirano così
l'inasprimento della prassi spagnola
per i visti. Entrano da un aeroporto
del Nord Europa e poi si
trasferiscono a Madrid.
In ogni caso per uscire ci si deve
muovere in difficile equilibrio tra
due diverse burocrazie per avere due
diversi documenti: il visto del
Paese straniero per entrare e il
permesso di Cuba per uscire. Nessuno
dei due vale senza l'altro. Se uno
dei due scade è come se fosse
scaduto anche l'altro. E ricomincia
la peregrinazione per uffici, a
partire dal temibile Dipartimento
per l'Immigrazione la cui principale
utenza è costituita da aspiranti
emigranti. La strada più sicura per
andarsene rimane il matrimonio. I
tempi sono lunghi, il percorso
costoso, ma l'esito sicuro.
Nell'ultimo anno ci sono stati mille
matrimoni tra cittadini italiani e
cubani.
I cubani all'estero sono una fonte
di valuta per il governo dell'isola.
Una volta fuori chiedere qualsiasi
documento all'Avana diventa
un'impresa. Per avere un certificato
di nascita o di matrimonio bisogna
pagare alla rappresentanza consolare
cubana 20 dollari all'atto della
richiesta, 80 quando arriva il
documento, 60 per la legalizzazione
in ambasciata. Per rinnovare il
passaporto: 200 dollari. Il permesso
di viaggio all'estero è prorogabile
per dieci mesi, oltre al mese
concesso all'inizio, con un
pagamento di 40 dollari ogni trenta
giorni.
Per le carte d'invito, i matrimoni e
il cambiamento di categoria dei
permessi (dal Pvt, il permesso di
viaggio temporaneo,
all'irraggiungibile Pre, permesso di
residenza all'estero) diventa una
jungla di cifre.
Complicato, ma sempre meglio che
imbarcarsi su un motoscafo diretto a
Miami. Costo: fino a diecimila
dollari a testa. Se si è
intercettati in mare dalle autorità
cubane o dalla guardia costiera
statunitense (che in questa materia
collaborano) si è rispediti
indietro. Se si tocca territorio
americano, invece, si hanno ottime
possibilità di essere accolti a
braccia aperte. E' la legge del "pié
mojado" e del "pié seco", (del piede
bagnato e dell'asciutto) il
compromesso raggiunto nel braccio di
ferro tra l'Avana, che brandisce i
suoi potenziali profughi come
un'arma diplomatica e Washington che
non vuole le coste della Florida
assaltate dai "balseros".
Secondo dati diffusi la settimana
scorsa dall' Associated press che ha
incrociato dichiarazioni della
guardia costiera di Miami con
documenti sui soccorsi in mare,
dall'ottobre del 2002 all'ottobre
del 2006 si è duplicato il numero
dei cubani che hanno tentato di
raggiungere la Florida e Puerto
Rico. L'anno scorso la cifra è stata
di 7mila e 27 persone. Più della
metà è riuscita nell'intento.
Introvabili i dati sui medici cubani
che si sono rifiutati di tornare
indietro alla fine delle missioni
internazionaliste. Tanti. Ne sa
qualcosa il Venezuela che si è
ritrovato a dover accogliere
migliaia di medici della missione "Barrio
adentro", l'accordo tra Hugo Chavez
e Fidel Castro per la sanità
gratuita per tutti. Molti medici
hanno compiuto il lavoro, ma poi a
casa non sono voluti tornare.
La versione ufficiale racconta che
da Cuba nessuno se ne vuole andare,
a parte gli asociali. E' una di
quelle verità che non si discutono.
E' così e basta.
Il silenzio del cimitero Colon,
però, il monumentale cimitero
dell'Avana, racconta un'altra
storia. Nei suoi viali si schiude la
realtà parallela che sfugge alle
statistiche. Oltre il grande
cancello d'ingresso, all'incrocio
tra la strada 12 e la calle Zapata,
si apre una strada bianca che va
dritta fino alla chiesa. Quasi in
fondo, a sinistra, in una stradina
laterale, c'è una tomba coperta di
fiori. E' la tomba più visitata
dell'Avana: lì giace Amelia, morta
giovanissima nel 1901. Il poliziotto
di guardia dice che fu sepolta
insieme al bimbo, appena nato. Il
corpo del figlio, creduto morto, fu
appoggiato ai piedi della madre.
Quando riaprirono la tomba per
l'esumazione le trovarono il bimbo
in braccio. «Si erano sbagliati,
capito? - dice lui accorato
asciugandosi il sudore col
fazzoletto - il bambino ha risalito
il corpo della madre e le si è messo
in braccio». La leggenda narra
invece la storia di una giovane
donna incinta morta in circostanze
tragiche.
Fatto sta che Amelia fa miracoli.
Bisogna percorrere il perimetro
della tomba in senso antiorario,
chiederle la grazia offrendo fiori
freschi e allontanarsi fissando lo
sguardo della statua col bimbo in
braccio.
C'è la fila. Quasi tutte donne.
Biglietti a matita, un tappeto di
gladioli e la verità semplice degli
ex voto incisa sulla pietra: «Grazie
per aver concesso il viaggio a mia
figlia». Sotto le due fioriere più
belle, ricoperte di rose rosse e
orchidee, c'è scritto: «Amelia,
vergine miracolosa, grazie per il
visto».
30/05/2007 - Tratto da Liberazione,
giornale comunista
http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php
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CUBA LIBRE |
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Torture, digiuno,
e botte. Benvenuti al Castro Hotel |
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Il poeta Armando Valladares racconta
vent'anni di prigionia nelle carceri
del regime |
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Ventidue anni recluso nei gulag
cubani.
Tanto è durato l'inferno di Armando
Valladares, imprigionato nel 1960 e
liberato nel 1982, dopo una
massiccia mobilitazione
internazionale e perfino un appello
personale dell'allora presidente
francese Mitterrand a Castro. Da
quel momento, il chiodo fisso di
Valladares, scrittore e poeta, è
raccontare. Urlare al mondo cosa è
stata ed è veramente Cuba, per
decenni mitizzata come luogo di un
fantomatico socialismo finalmente
umano dall'intellighenzia
progressista europea.
Per questo ha scritto
"Contro ogni
speranza. 22 anni nei gulag delle
Americhe".
Per questo non si stanca di girare
il mondo, organizzando conferenze e
seminari. Per Libero, ha accettato
di ripercorrere la sua straordinaria
vicenda.
Cominciamo dal giorno dell'arresto.
Perché avvenne e quali erano le
accuse? «Nel 1960 io ero un
funzionario del neo-nato governo
castrista. Quel giorno si presentò
nel mio ufficio un gruppo di
persone, appartenenti alla polizia
politica. Volevano appendere al muro
un manifesto che inneggiava a Fidel
e al comunismo. Io dissi: "No, non
mettetelo". Per tutta risposta mi
chiesero provocatoriamente: "Ma tu
sei comunista?". Io risposi di no.
Uno di loro sentenziò: "Non sei
comunista, quindi non sei d'accordo
con Fidel, quindi sei un potenziale
nemico della rivoluzione"».
Poi cosa successe? «Perquisirono
casa mia, la rivoltarono alla
ricerca di armi o documenti
compromettenti. Ma non trovarono
nulla. Però mi sbatterono lo stesso
in carcere, perché avevano la
"convinzione morale" che io fossi un
nemico della rivoluzione. Da li
cominciò la mia odissea».
A quali torture venne sottoposto?
«Non c'è un centimetro del mio corpo
che non sia stato percosso e
violato. Sono stato rinchiuso otto
anni in una cella al buio senza mai
uscire. Spesso mi venivano gettate
feci e urina in faccia, il soffitto
era composto da fili di acciaio
intervallati da fessure. Attraverso
queste di notte si affacciavano le
guardie munite di lunghi bastoni
appuntiti, con i quali iniziavano a
torturarmi mentre dormivo. La
struttura assomigliava alla "gabbia
delle tìgri" che usavano i
vietcong
per torturare i prigionieri
americani. Sono rimasto senza cibo
anche per 46 giorni. Di fronte
all'imposizione di una tuta blu per
distinguere i detenuti politici dai
criminali comuni, ho scelto di
rimanere tutto il tempo nudo».
Quando finalmente uscì, venne
contattato da Ronald Reagan, che la
nominò ambasciatore della
delegazione americana alla
Commissione per i diritti umani
dell'Onu. Può spiegarci come andò?
«Il presidente Reagan lesse il mio
resoconto sull'esperienza nei gulag
castristì. Mi chiamò e mi disse:
"Lei è l'unico uomo che può
dimostrare che a Cuba si violano i
diritti umani". Si trattava di una
battaglia che Reagan stava vanamente
conducendo da anni. Ci conoscemmo,
andai nel suo ufficio, e lui mi
reputò la persona adeguata per
portare la questione davanti alle
Nazioni Unite. Fu una vittoria,
perché convincemmo l'assemblea di
Ginevra ad aprire un'indagine sulla
violazione dei diritti umani
nell'isola».
È vero che lei ebbe anche un ruolo
nella fuga di Alina Fernandez, la
figlia di Castro che scappò da Cuba
schierandosi contro il padre? «Sì.
In effetti fu un mio piano.
Finanziai tramite la Fondazione
Armando Valladares (organizzazione
internazionale che lotta per la
difesa dei diritti umani in tutto il
mondo) delle persone che si
introdussero di nascosto nell'isola
e fecero scappare Alina a Miami. Il
padre le negava il permesso di
uscita dal Paese».
Nel suo libro lei parla di un
"doppio standard" delle Nazioni
Unite nei confronti delle dittature,
che vengono giudicate a seconda
dell'ideologia. In che senso? «Dal
punto di vista etico, ogni dittatura
è da condannare in quanto tale, che
sia di destra o di sinistra. Ma
spesso questo non avveniva: gli
stessi che giustamente si
strappavano le vesti per i crimini
di Pinochet chiudevano poi gli occhi
di fronte a quelli perpetrati da
Castro. Io rifiuto tutte le
dittature. Penso che questa sia
l'unica posizione che da forza
morale a chi le denuncia».
Perché secondo lei c'era questa
benevolenza verso Cuba? «A mio
avviso ha giocato un ruolo decisivo
la vicinanza dell'isola agli Stati
Uniti. Castro è apparso come colui
che osava sfidare gli Usa, e ha così
polarizzato su di sé tutto l'odio
antiamericano, ottenendo l'appoggio
di giornali, politici,
intellettuali. Se Castro avesse
instaurato la sua dittatura in
Africa o in Asia sarebbe stato
spazzato via da molti anni».
Com'è la situazione attuale dei
diritti umani a Cuba? C'è un
miglioramento con l'ascesa di Raul
Castro? «Raul è tanto criminale
quanto il fratello. Anzi,
ultimamente c'è stato un giro di
vite. Cuba due settimane fa si è
impegnata firmando davanti all'Onu
un protocollo sui diritti umani. Una
settimana dopo, alcuni dissidenti
sono stati selvaggiamente picchiati
nelle vie de L'Havana. Stavano
distribuendo dei volantini con
stampata la Dichiarazione universale
dei diritti dell'uomo. La dittatura
continua». |
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Articolo di
Giovanni Sallusti su "Libero" del 18
marzo 2008 |
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ECONOMIA ALLA CUBANA |
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L'economista che non sapeva contare |
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Il comandante ha distrutto Cuba,
perseguitato negri e omosessuali, teorizzato
la violenza. |
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Ma in Italia resta un mito. Un libro
racconta le topiche di Ernesto. |
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Ma i
sostenitori di Fidel Castro (quelli che Cuba
è un regime ma dal volto umano, e la sanità
funziona benissimo, e il popolo è molto
dignitoso, e la cultura come è tenuta da
conto lì da nessuna parte) cosa penseranno
di fronte alle notizie di cronaca di questi
giorni?
Raùl Castro, erede al trono del barbuto
fratello, ha fatto aperture "eccezionali".
L'altro ieri ha addirittura concesso al
pueblo di possedere un telefonino... Non
sarà uno dei tanti segni dell'arretratezza
di un Paese strangolato da una dittatura che
galleggia fuori dalla storia? Ma cosa vai a
pensare, I fans di Cuba sono impermeabili
alla realtà dei fatti. Gli scrittori
dissidenti stanno in galera per vent'anni?
Non importa, loro fanno un appello in favore
di Fidel. L'isola è diventata un bordello a
cielo aperto? Non importa, loro fanno un
altro appello in favore di Fidel. Lì
continua il sogno del comunismo, vietato
suonare la sveglia.
La sveglia in Italia oggi la suona Leonardo
Pacco con il suo "C'era una volta il Che.
Ernesto Guevara, tutta un'altra storia" (Simonelli,
pp. 108, euro 12: in libreria dalla prossima
settimana). Mentre nel resto del mondo il
mito di Guevara traballa, nel nostro Paese
si leggono ancora panegirici come quelli
segnalati da Pacco nel suo pamphlet. Ad
esempio, in un recente saggio sul "Che"
economista, si illustrano le trovate del
guerrigliero diventato ministro:
«Pianificazione, sistema statale con
distribuzione di budget alle imprese,
compresenza della legge del valore e del
mercato nella transizione». Insomma, uno
potrebbe immaginare che Ernesto Guevara sia
stato un vero luminare. Invece, dati alla
mano, la sua azione come responsabile
dell'economia cubana ha avuto un effetto
devastante. Prima del 1958 l'isola era la
quinta economia dell'America Latina. Oggi è
uno dei Paesi più poveri del pianeta. Prima
del 1958 operai e impiegati ricevevano
salari e stipendi fra i più alti del mondo
dietro a Gran Bretagna, Usa, Canada. E
davanti alla Svizzera. Oggi un operaio
guadagna 10 dollari al mese. Durante il
periodo in cui il comandante dirigeva
l'industria e controllava la moneta, si
verificarono tre fatti: il crollo della
produzione di zucchero; il fallimento
dell'industrializzazione; e il necessario
ricorso al razionamento. |
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Caccia
ai “diversi” e ai negri .
D'altronde il "Che" aveva le sue idee, e
riteneva che gli stimoli per i lavoratori
dovessero essere solo morali e non
materiali. La pianificazione che doveva
portare all'eliminazione del mercato, portò
all'eliminazione dell'economia stessa.
Eppure il mito del "Che” resiste, come
resiste il mito di Cuba. L'immagine di
Guevara è dappertutto, ormai trasformata in
brand rivoluzionario, come raccontava in un
bellissimo saggio Alvaro Vargas Llosa.
Certo, dicono i suoi sostenitori, perché il
comandante è comunque simbolo di riscatto di
"oppressi", "diseredati", "senza diritti",
"emarginati", "diversi".
Proprio chi si riempie la bocca di "diritti"
più o meno immaginari dovrebbe leggere il
capitolo dedicato al disprezzo per i gay (e
per i negri). Non è un mistero che gli
omosessuali siano tuttora perseguitati a
Cuba. Ma nel libro c'è il distillato del
Guevara-pensiero in materia. L'eroe dei
"diseredati" ebbe un ruolo fondamentale
nella costruzione dei campi di lavoro
forzato di Guanahcabibes.
Il fucilatore icona dei pacifisti.
II lager ospitava (si fa ovviamente per
dire) i casi "difficili" ovvero quelli sui
quali la necessità del carcere fu
inizialmente in discussione. In poche
parole: ci finirono i cittadini che si erano
macchiati di «crimini più o meno gravi
contro la morale rivoluzionaria» (parole del
"Che"): religiosi, adepti ai culti
afrocubani, ribelli non politici e
omosessuali. Poi i «pervertiti» furono
ritenuti a tutti gli effetti «elementi
antisociali». E finirono dentro senza troppe
discussioni. Sulle grandi porte dei campi di
lavoro c'era una scritta eloquente, questa:
«II lavoro vi renderà uomini». (Non ricorda
Auschwitz, fra l'altro?).
Guevara dalle nostre parti è anche una icona
dei pacifisti. Ma il comandante era un
teorico della violenza. Scelgo una delle
numerose citazioni proposte da Pacco nel suo
volume: «La via pacifica è da scordare e la
violenza è inevitabile. Per la realizzazione
di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi
di sangue nel segno della liberazione, anche
al costo di milioni di vittime atomiche».
È anche noto che Guevara in questo campo non
si limitava alle chiacchiere. E nel libro
c'è infatti l'elenco dei fucilati per ordine
diretto del comandante. Occupa intere
pagine. |
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Articolo di
Alessandro Gnocchi su "Libero" del
30
marzo 2008 |
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SVOLTA
LIBERALE A CUBA |
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Raoul apre gli hotel di
lusso ai suoi concittadini. |
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Nessuno potrà permetterseli, tranne
le squillo e i loro clienti. |
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Le
belle cubane sono un'esclusiva per
turisti, un po' come i sigari,
quelli veri. Non quelli di scarto
che ti offrono per poco ovunque. O
come le spiagge dalla sabbia
finissima e bianca, sulle quali
hanno costruito resort da 300
dollari a notte. Funziona così a
Cuba. Qui la prostituzione è
endemica, come una malattia
tropicale. Ci si convive, anzi ci si
sopravvive. Certo è vietata, lo
Stato la persegue severamente: la
polizia bracca le ragazze che si
fanno vedere con i turisti per
strada, le controlla, le porta in
questura. Al terzo fermo le manda in
prigione. Eppure non c'è donna a
Cuba che non sia disposta a farlo, è
solo questione di prezzo. Lo stesso
dello Stato socialista. Se non ci
fosse la prostituzione molti cubani,
coi miseri salari che percepiscono,
non sarebbero nemmeno in grado di
sopravvivere.
Stato, clienti. Infine i
cittadini
Ma ora qualcosa cambia, c'è Raul,
anche se a Cuba non se ne sono
accorti. Raul però mantiene la
parola. Aveva promesso che avrebbe
avrebbe eliminato tutte quelle
«proibizioni e regolamenti»
eccessivi. Ebbene, lo sta facendo.
La scorsa settimana ha concesso ai
cubani l’uso del cellulare. Le linee
c'erano già, ma erano esclusiva dei
turisti. Prima ancora aveva permesso
la vendita e l'acquisto dei
computer. Ora i cittadini dell'isola
comunista potranno comprarsi
cellulari e computer. E poi
l'ultima: da oggi i cubani potranno
alloggiare negli alberghi di lusso
di tutta Cuba, finora riservati agli
stranieri. Tecnicamente non è stata
necessaria alcuna legge, in quanto
il divieto era stato imposto
nell'ambito del «periodo speciale»
per dare impulso al turismo. Una
ventata di libertà ipocrita, un
mezzuccio per rendere la
prostituzione più agevole.
Mediamente un cubano laureato
guadagna sui 18 cuc al mese, pari
più o meno a 18 dollari. Pari
peraltro a poco più di 400 Pesos
cubani, la vera moneta nazionale,
con la quale gli isolani vengono
stipendiati, pagano bollette,
affittì e generi alimentari (quelli
che ci sono). Ma un albergo, uno di
quelli per turisti, un cubano,
essendo una spesa extra, lo
pagherebbe in cuc. E non ce n'è uno
a Cuba che per una notte te ne
chieda meno di 50. L'isola, è bene
ricordarlo, è cara anche per i
turisti. Il cuc, la valuta
convertibile introdotta per
facilitare il turismo, non ha
facilitato nulla e ha reso la vita
dei cittadini ancora più difficile.
Una vera fregatura.
È evidente che per un cubano è
impossibile pagarsi una notte in un
albergo da turisti. Solo una
categoria ne beneficerà: le
prostitute. Tutto più facile, per la
gioia dei clienti e dello Stato, che
potrà vantarsi di aver tolto la
prostituzione dalle strade e si
avvantaggerà dei maggiori introiti.
E i cellulari, i computer?
Pochissimi potranno permettersi di
comperarli, primo perché non ci sono
i soldi, secondo perché non ci sono
negozi che li vendono.
Hasta la victoria siempre
Questo è il socialismo cubano. Dopo
aver eliminato la ricchezza e
ridistribuito la miseria, si è
garantito la sopravvivenza grazie
alla illegalità e alla
prevaricazione. A Cuba non c'è
nessuno che parli bene del
socialismo. «Voi pensate che qui sia
tutto sole, mare e belle donne»,
racconta Silvio, pelle nera e lunghi
riccioli rasta. «E che la
rivoluzione sia per tutti. Abbiamo
le tessere annonarie, ma sei uova al
mese non bastano. C'è poco da andare
in spiaggia». Eppure per le strade
non si fa altro che leggere scritte
propagandistiche sul regime, il
socialismo, la rivoluzione, il Che.
«Il Che è una faccia per turisti, a
noi non frega più niente del Che. Ma
non possiamo dire come la pensiamo,
altrimenti andiamo in galera». E
viaggiare, andare all'estero non se
ne parla nemmeno. «Non possiamo, a
meno che non paghiamo chi lavora
agli uffici dei visti e dei
passaporti». E ottenere i permessi,
tra impiegati corrotti e bolli,
costa anche 500 dollari.
Viaggio nel tempo all’Havana
L'Havana, la capitale, è l'emblema
dell'isola. Sembra che qui, un
qualsiasi giorno di fine anni '50
sia improvvisamente venuto a mancare
tutto: soldi, energia, libertà. Gli
edifici, tranne quelli restaurati
con l'aiuto dell'Europa, cadono a
pezzi. Nelle case sopravvivono gli
stessi pochi mobili consunti, rotti.
Gli stessi frigoriferi arruginiti.
Per le strade bucherellate circolano
le macchine colorate di quegli anni.
Di qui sono passati anche i
sovietici. Come marziani, sembra ci
siano atterrati con le loro
astronavi, si sono guardati in giro
e poi se ne sono andati. Hanno
lasciato qualche palazzo, qualche
orrida e indistruttibile Lada, un
po' di strani mulatti biondastri e
qualche nome di origine slava. Da
dove venga quello di Maruska non c'è
alcun dubbio. Lei è fortunata, ha
una "casa particular". Sta un po'
meglio degli altri, ma vive sul filo
del rasoio. Lo Stato gli ha concesso
di affittare agli stranieri due
stanze per 25 cuc al giorno. Ma in
cambio della concessione, oltre alle
tasse, vuole oltre 200 cuc al mese.
Questo è il prezzo. «Quando ci sono
i clienti», racconta, «non ci sono
problemi, anzi, possiamo
considerarci quasi "ricchi"». I guai
incominciano quando il turismo
diminuisce. «Se non paghiamo i soldi
che ci chiedono ci tolgono la
concessione».
E all'Havana, dicono, si vive ancora
meglio, in campagna è peggio. Non ci
credevo, finché a Cienfuegos non ho
incontrato Rafael. Un contadino,
vive sulle montagne, un guajiro. Ha
63 anni, lo Stato gli passa 120
pesos di pensione al mese, 8 cuc. Ha
qualche pianta di limoni, di mango e
un sogno: comprarsi un cavallo.
Almeno uno vecchio, costa solo 40
cuc. |
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Dall’inviato all’Havana
Carlo Nicolato su "Libero" del 1
aprile 2008 |
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ULTIME DA
CUBA |
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Lo scalone
pensionistico cubano ha un gradino
solo |
| La
nuova legge sull'età del
pensionamento |
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Cuba ha deciso di
innalzare l'età del pensionamento di
5 anni: le donne a 60 anni e gli
uomini a 65 anni. |
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Nulla da eccepire dai
sindacati (?), nessuno sciopero,
nessuna manifestazione. |
|
Il provvedimento non
prevede deroghe per anzianità di
lavoro o contributi figurativi. Si
andrà in pensione a quella età e
BASTA! |
|
Gli italiani vivono
mediamente di più e vanno in
pensione prima. Consiglio al governo
italiano di affidare a Fidel
anche le nostre pensioni. |
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|
Cubani in fila per
scappare da Castro |
| La
nuova legge 31/12/08 |
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Questa volta a Cuba
la coda non si fa per poter comprare
e utilizzare un telefono cellulare,
dopo le generose concessioni di Raúl
Castro. Ma si fa davanti al
Consolato di Spagna a L'Avana dove,
da metà dicembre, migliaia di cubani
sognano una nuova vita, con un nuovo
passaporto. Andarsene da Cuba, dal
regime di Fidel Castro, dalle
promesse di libertà col contagocce
del fratello, può volere dire, non
per tutti, ma per centinaia di
migliaia di cubani, chiedere e
ottenere la nazionalità spagnola. Lo
permette, dalla mezzanotte del 29
dicembre, la "Legge della Memoria
Storica", farina del sacco
socialista e zapateriano, che
garantisce ai nipoti di uomini e
donne nati in Spagna o di esiliati
cubani naturalizzati spagnoli, di
avere la cittadinanza spagnola,
quindi il passaporto come biglietto
per il resto del mondo.
Da quando a Cuba è
arrivata la conferma un serpente
umano lungo centinaia di metri e
proveniente da ogni angolo
dell'isola, affolla notte e giorno
calle Cárcel, sede dell'Ambasciata
di Spagna. Molti hanno trascorso qui
il Natale e vi trascorreranno anche
la notte di Capodanno. |
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|
Tutti vogliono essere
i primi, ogni giorno dalle 9 alle 11
ad afferrare i preziosi moduli per
la libertà. Hanno portato
l'occorrente per il bivacco, coperte
per le notti umide e vettovaglie per
non perdere il posto, ma la maggior
parte dorme sul selciato come
profughi durante una crisi
umanitaria. |
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I cubani si "fanno
spagnoli", non certamente spinti
dall'amore per Zapatero o per Re
Juan Carlos I: bramano di potere
vivere una vita normale, perché in
Spagna o in Italia «se puede
trabajar, ganar dinero y vivir
còmodamente», come ripetono in una
litania comune a migliaia nella coda
della speranza. La maggior parte di
loro, con il nuovo passaporto,
raggiungerà gli Stati Uniti, che non
richiedono il visto d'ingresso per i
cittadini spagnoli e si
ricongiungerà finalmente a parenti e
amici. Il passaporto targato
Zapatero renderà davvero liberi, ma
solo alcuni cubani. |
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Il 50° della
Rivoluzione |
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Riforme dimenticate - Il regime è
agli sgoccioli |
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A Capodanno sarà
mezzo secolo esatto da quel primo
gennaio del 1959 in cui i Barbudos
di Fidel Castro entrarono all’Avana.
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Ma le celebrazioni
per il mezzo secolo dalla
Rivoluzione saranno in tono molto
minore: più o meno un paio di
concerti e una “tribuna”, senza
alcun ospite straniero importante.
Innanzitutto, infatti, questo è il
primo anniversario in questi
cinquant'anni senza più Fidel alla
testa dello Stato: anche se è
tuttora segretario del Partito
Comunista; se dopo le sue dimissioni
formali dello scorso 24 febbraio pur
dal letto in cui lo confina la
malattia ha continuato a far pesare
tutta la sua influenza; e se nelle
ultime settimane alcuni segnali
hanno indotto qualche osservatore a
ipotizzare un suo progressivo
ritorno sulla scena. |
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Ma su tutto, c'è una
situazione economica sempre più
disastrosa, con la "crisi del
capitalismo" che ha colpito questo
estremo bastione del .socialismo
reale in modo anche più devastante
degli uragani degli ultimi mesi, in
modo che secondo le statistiche il
2008 si è rivelato l'anno peggiore
da quando è cessato l'aiuto
"fraterno" della dissella Urss: e
ciò malgrado l'arrivo di nuovi aiuti
di amici vecchi e nuovi, dal
Venezuela di Chàvez all'Iran di
Ahmadinejad e alla Russia di Putin.
Tutti aiuti, peraltro,
drammaticamente azzoppati dal nuovo
crollo dei prezzi petroliferi, che
oltre a prosciugare di risorse
questi "amici" ha presto azzoppato
tanti progetti per trovare il
greggio off-shore nelle acque
cubane.
Poiché delle tante
riforme annunciate da Raùl un po'
per le difficoltà sopravvenute e un
po' per i veti di Fidel non se ne è
poi fatto pressoché niente, adesso
l'Assemblea Nazionale è stata
costretta a varare in Piano
Economico e Sociale che prospetta un
2009 di dura austerity, a partire
appunto dalle celebrazioni per i
cinquant'anni della Rivoluzione:
aumento delle
imposte;
diminuzione
dei servizi gratuiti;
dilazione di
cinque anni dell'età pensionabile.
La disoccupazione
secondo le statistiche ufficiali è
già ali'1,6%: cifra mostruosa per un
Paese a economia formalmente di
socialismo reale. E il ministro
dell'Economia José Luis Rodrìguez ha
pure denunciato che ci sarebbero
almeno 189.000 persone in età
lavorativa che né studiano e né
lavorano ma "godono di benefici
parassitari", e che gli investimenti
rappresentano solo il 14% del Pii,
che al 78% se ne va in consumi:
peraltro miserabili. |
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W
gli OGM e il NUCLEARE |
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Fidel Castro ordina la produzione di
grano geneticamente modificato, OGM,
e pensa a ultimare la centrale
nucleare con capitali russi. |
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LA SEMINA: Il
centro di Ingegneria Genetica e
Biotecnologia dell'Avana ha
annunciato un riuscito esperimento
su un ettaro di mais transgenico.
Nel 2009 si passerà alle semine
massicce di 6000 ettari tra mais e
patate. L'utilizzo degli Ogm
sopperirà ai danni provocati
annualmente dagli uragani a Cuba. |
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LA CENTRALE:
Cuba è già dotata di una centrale
nucleare ma non funzionante. Si
trova a Juragua ed è equipaggiata
con due reattori di fabbricazione
sovietica. I lavori di costruzione
della centrale furono però
interrotti nel 1995, quando erano
completi per il 75% per la parte
civile, e per il 90% per la parte
dell'edificio reattore. La visita di
Medvedev all'Avana è servita anche a
riaprire il programma di
cooperazione nucleare. |
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Fidel Castro
Dìaz-Balart "Fidelito", primogenito
di Fidel, ingegnere nucleare
formatosi nell'Unione Sovietica e
ex-presidente tra il 1980e 1992
della Commissione Energia Nucleare
di Cuba. Con esperienza anche
nell'agenzia atomica dell'ONU, nel
1997 scrisse sul tema un libro che
nel 2001 fu tradotto in italiano,
col
titolo La grande sfida del Terzo
Millennio, Energia Nucleare:
pericolo ambientale o soluzione per
il futuro? «Il timore di un
potenziale disastro causato da
difetti strutturali o tecnologici
negli impianti nucleari è sempre
stato esagerato da chi è
pregiudizialmente contrario
all'energia nucleare», era la tesi.
"Oggi sappiamo che non soltanto lo
sviluppo industriale può distruggere
la biosfera. Anche il sottosviluppo,
per ragioni opposte, può
trasformarsi in un enorme predatore,
e lasciare dietro di sé terre
desertificate, terreni degradati,
boschi distrutti e sorgenti d'acqua
contaminate». «Dal 1973, le centrali
nucleari hanno ridotto le emissioni
di diossido di carbonio di oltre
5200 milioni di tonnellate, quelle
di diossido solforico di 189 milioni
di tonnellate, e quelle di ossido
d'azoto di 83 milioni di
tonnellate». Dunque, «se non si
realizzano più centrali nucleari,
sarà impossibile attuare il
Protocollo di Kyoto sull'effetto
serra». Adesso, appunto, la recente
visita del presidente russo Medvedev
all'Avana dovrebbe servire proprio a
riaprire il programma di
cooperazione nucleare in grado di
completare Juragua e di metterla in
funzione. |
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CUBA SENZA CARTA IGIENICA |
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agosto 2009 |
|
Cuba
si trova nel bel mezzo di una crisi
di carta igienica cubana. |
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La compagnia
statale che produce la scorta
nazionale di carta igienica, la
Cimex, sostiene di essere
incapace di produrre o importare
abbastanza materia prima per fare
altra carta igienica
fino al
prossimo dicembre. "La
società ha fatto tutti i passi
necessari così entro la fine
dell'anno ci sarà bisogno di una
importazione di carta igienica",
dice un portavoce della Cimex.
Nel frattempo, il
presidente Raul Castro ha annunciato
un taglio del budget la scorsa
settimana che taglierà il 20 per
cento delle importazioni. Il che,
combinato con la scarsità di materia
prima, ha portato a una veloce
scomparsa della
carta igienica dagli
scaffali dei negozi.
Fino a quando altre
scorte non saranno prodotte, i
cittadini sono incoraggiati a
conservare la carta, senza
sperperarla, usando solo alcuni
strappi o utilizzando la carta del
Granma dopo che è stato letto. |
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CUBA RICETTA ANTI CRISI |
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settembre 2009 |
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In
campagna arrivano i buoi al posto
dei trattori. |
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Costano meno e
allora via i trattori e largo agli
animali da soma. Succede a Cuba,
dove il governo sta promuovendo
nelle zone rurali lo sviluppo di
allevamenti di animali da soma per
«contribuire all’aumento nella
produzione di alimenti e risparmiare
carburante», davanti alla grave
crisi economica. Il quotidiano
ufficiale «Granma» dà notizia della
creazione di allevamenti di buoi da
aratura nella provincia di Villa
Clara, centro del Paese, iniziativa
promossa dal governo centrale «allo
scopo di arrivare alle 3.112 coppie
di buoi necessarie al settore
statale della provincia».
Un progetto
che la stampa dell’Avana segnala
anche in altre zone e che, affermano
commentatori locali, fotografa la
situazione di arretratezza in cui
versa l’economia cubana,
ulteriormente penalizzata negli
ultimi mesi dalla crisi economica,
considerata dagli esperti la più
grave degli ultimi vent’anni. La
conclusione del programma di
addestramento al tiro degli animali
è prevista per il 2012, ricorda la
stampa, precisando che nel frattempo
il piano prevede varie altre
iniziative di risparmio, come la
riparazione di corde, aratri ed
altri utensili per l’agricoltura. «Granma»
ha d’altra parte sottolineato che
sono ormai centinaia di anni che i
buoi vengono impiegati
nell’agricoltura cubana.
E se i buoi non sono
abbastanza Castro ha pensato di
utilizzare per questo lavoro anche
gli ex pugili, abbondanti a Cuba. |
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CUBANO URLA IN TV: "ABBIAMO FAME" |
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settembre 2009 |
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Condannato a due anni di
carcere.
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Il Tribunale
Supremo (Corte di Cassazione)
dell’Avana ha confermato oggi la
condanna a due anni di carcere
contro Juan Carlos Gonzalez Marcos
'Panfilo', il quale urlò
«abbiamo fame» durante la ripresa di
un video. Lo ha detto all’ANSA
una fonte della dissidenza.
'Panfilo', 48
anni, è stato condannato in agosto
da un Tribunale municipale per
«pericolosità sociale predelittiva».
Il Tribunale
Supremo non ha accolto il ricorso.
«Il processo è durato mezz'ora
ed è stato a porte chiuse. Non hanno
fatto entrare due diplomatici,
uno del Canada e l’altro del Regno
Unito, giunti come osservatori», ha
detto Richard Rosellò, osservatore
della Commissione di diritti umani,
al quale non è stato neanche
permesso di entrare in aula.
Non si possono
presentare altri ricorsi, ha detto
Rosellò, ribadendo che
'Panfilo' «non ha commesso alcun
reato» e che «è stato condannato per
motivi politici».
Non si segnalano
raccolte di firme in Italia per un
APPELLO ALLA LIBERTA' DI OPINIONE A
CUBA. |
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ALTRE VALUTAZIONI SULLA DEMOCRAZIA CUBANA
NELLE PAGINE DI
CHE
GUEVARA |
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TORNA ALL'INIZIO |
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