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A CUBA RESISTE
LA MONARCHIA
Dopo 47 anni di dittatura monarchica,
già pronto il discendente Raoul.
   
L'ULTIMO RE

La carrierA politica

di FIDEL Castro inizia

sotto il segno di Hitler

Breve biografia dei suoi primi passi

 
     

Fidel Castro apparteneva a una delle più ricche e potenti famiglie della provincia cubana di Oriente (attuale provincia di Holguin), nato a Biràn da una famiglia di possidenti, figlio di Àngel Castro e Lina Ruz. Aveva studiato nelle migliori scuole dell'isola, prima all'elitaria scuola La Salle, e poi, all'Avana nell'esclusivo collegio dei Gesuiti Belèn.

Già quando studiava al collegio dei gesuiti, il giovane Castro comincia a frequentare la "Lega antimperialista", un gruppo radicale formato prevalentemente da liceali e universitari. Gli unici tratti ben definiti di questo movimento erano l'antiamericanismo, l'ispirazione nazionalista e socialista.

L'avvicinamento alla Germania hitleriana avviene quando il PC cubano, per effetto dell'alleanza Usa-Urss, entra a far parte del governo. Nel 1938 il PC cubano aveva dichiarato che «Batista non è il punto focale della reazione ma il difensore della democrazia».

L'abbraccio dei comunisti cubani con Batista e gli Stati Uniti mette in crisi la sinistra cubana e l'ambasciata tedesca a L'Avana ha facile gioco nel contattare i gruppi giovanili fra cui la "Lega antimperialista" di Fidel Castro. L'ammiraglio Canaris autorizza i propri agenti all'Avana a elargire tre trance di finanziamenti in dollari americani. La "Lega antimperialista" ringrazia e organizza alcune manifestazioni filotedesche, a cui prende parte anche il giovane Fidel, per protestare contro la decisione di Batista di dichiarare guerra alla Germania hitleriana.

C'è un altro motivo per cui la Germania nazista supportava il giovane Castro. Fulgencio Batista, il generale (ex sergente) che verrà rovesciato da Fidel, era un sanguemisto di origini africane e filippine, mentre tra i rivoluzionari c'erano tutti giovani di origine europea, come Castro, spagnolo di origine galiziana. Dunque, un motivo razzista.

Batista alleato degli Stati Uniti, non aveva atteso le sorti della Seconda guerra mondiale, ma già nel dicembre del '41 aveva dichiarato guerra alla Germania, all'Italia e al Giappone. Concesse nuove basi alla Us Navy e ruppe i rapporti diplomatici con la Francia di Vichy e la Spagna franchista.

In questo contesto geopolitico l'alleanza fra la Germania nazista e Fidel Castro era nelle cose. I rapporti fra le Lega antimperialista e i servizi tedeschi durarono fino al '44 quando le sorti del conflitto volsero verso gli Alleati. Nei primi anni Quaranta si era ipotizzato un legame di tipo ideologico e la possibilità di ospitare una delegazione a Berlino. I rapporti fra Castro e i nazisti occupano anche alcune pagine dei documenti ufficiali dell'Fbi americana e vengono citati da tutte le maggiori biografie mondiali. In Italia sono una pagina di storia strappata.

 

DEMOCRAZIA CUBANA NEI TESTI

 
Alcune direttive che regolano la gestione democratica di Cuba
- LA COSTITUZIONE
"Nessuna libertà può essere esercitata in contrapposizioni agli obiettivi dello Stato socialista" (regola prima)
- IL CODICE PENALE
Tra i reati previsti dal codice penale castrista c'è quello di "disoccupazione".
- I PERSEGUITATI
Fidel Castro perseguita cattolici, omosessuali (maricones), liberali e tutti coloro che non condividono l'impostazione nazional-comunista del regime.
- GLI ESILIATI
Si calcola che siano almeno 2 milioni i cubani fuggiti dal regime castrista e rifugiati per lo più negli Stati Uniti.
- 241 LAGER
A Cuba ci sono più di 241 prigioni. Almeno 266.000 i reclusi, compresi numerosi bambini. 54.000 i morti per motivi politici (12.486 fucilati).
(NOTA: in Italia i detenuti sono 90.000. Evidentemente il livello di istruzione cubano non ha contrastato questo elevatissimo livello di delinquenza comune o forse politica)
- GLI APPESTATI
I malati di Aids si trovano confinati in una zona punitiva chiamata "los candados" (i lucchetti) nella prigione del Combinado del Este.
- IL REGIME
Castro ha deciso di trasformare lo stato da dittatoriale a monarchico. Alla sua morte non ci sarà una elezione per il successore ma ha già scelto di instaurare una dinastia. Il prossimo regnante sarà il fratello Raul Castro.
 

DEMOCRAZIA CUBANA NELLE IMMAGINI

 

Sembra che Castro si sia rimesso alla grande anche se qualcuno ipotizza che l'immagine sia taroccata. Io non credo.

          

Infatti chi può imporre il comunismo ed avere la faccia tosta di indossare la tuta capitalista dell'ADIDAS? Solo lui.

   
 QUALCHE IMMAGINE DA CUBA DOVE VENGONO COMPARATI DUE DIVERSI MODI DI VIVERE
   
VISTA SUL CENTRO HOTEL HABANA LIBRE (libera solo per turisti)
RESIDENZE CUBANE VILLA CUBA - VARADERO (solo per turisti)
NEGOZIO PER I CUBANI NEGOZIO PER I TURISTI
VIA CUBANA HOTEL RIVIERA (solo per turisti)
RESIDENZE CUBANE HOTEL TRITON NETTUNO (solo per turisti)
CUCINA PER I CUBANI CUCINA PER TURISTI
LA CITTA' CROLLA LE STRUTTURE TURISTICHE CRESCONO
IL CENTRO DELL'AVANA IL CENTRO TURISTICO
PISCINA DEI BIMBI CUBANI PISCINA DEI BIMBI STRANIERI
FESTICCIOLA CUBANA FESTICCIOLA TURISTICA
CODA PER IL CIBO RAZIONATO PER I TURISTI SERVIZIO AL TAVOLO
MEZZI DI TRASPORTO CUBANI MEZZI DI TRASPORTO TURISTICI
RIFORNIMENTO DI ACQUA CUBANA MASSAGGIO SUL MARE CUBANO

CUBANO POVERO IN ATTESA CUBANI IN ATTESA DEI RICCHI

QUALE SONO LE SUE PROSPETTIVE?

FORSE QUESTE?

   

NOTE: E' facile obiettare che questo tipo di accostamenti tra miseria e ricchezza si può trovare in tanti altri stati del mondo. Certamente, ma questi stati non si spacciano per esempi di progresso, giustizia e benessere sociale.

E l'embargo? Si vede molto bene che è riservato ai cubani. Per gli altri non ci sono limiti.
Questo ha regalato Castro al suo popolo. Però c'è la cultura. Si, ma a che cosa serve?
Secondo voi, Castro e i suoi fidi, vivono a sinistra o a destra? (mi riferisco alle foto)
 

Le immagini urbane di Cuba sono state tratte dal sito http://www.netforcuba.org/ dove si possono vedere altre foto della serie esempi di "democrazia cubana"

   

DEMOCRAZIA CUBANA NELLE VIGNETTE

 
   

   
YO NO COOPERO CON LA DICTADURA
Manifesto della resistenza cubana a Miami dal sito http://www.marporcuba.org/
   

GESTIONE DELLE AZIENDE STATALI

 
Aziende statali sotto accusa per truffa
 

A Cuba metà delle imprese statali sono sospettate di corruzione. Secondo Juventud Rebelde, i casi vanno dai contenitori della birra semivuoti venduti per pieni, alle tariffe del taxi moltiplicate per cinque. In base ai dati di un'indagine ufficiale, nel 2006 sono finite sotto inchiesta 11.700 imprese su un totale di 22.700.

E' evidente che la corruzione e la disonestà non sono prerogativa dei paesi capitalisti.

   

LA MITICA SANITA' CUBANA

 
Ospedali che cadono a pezzi e cliniche superlusso
 

La tanto decantata sanità cubana in realtà è riservata solo ai ricchi turisti. Il regime fa i soldi con la chirurgia estetica per stranieri. I residenti si devono accontentare delle solite catapecchie e delle cure a buon mercato.

 
Ospedale Joaquin Albarran - struttura pubblica gratuita

Scritta all'ingresso: La vita di un solo essere umano vale più di tutte le proprietà del più ricco uomo della terra.

Sia nel contesto che nell'ambizione, ricorda tanto la scritta di Auschwitz: "Il lavoro rende liberi".

 

I residenti che non dispongono di dollari americani devono accontentarsi degli ospedali pubblici gratuiti.

 

 Strutture fatiscenti sprovviste delle migliori medicine,  con igiene discutibile e con pochi medici.

 
Ora è scoppiata l'epidemia di Dengue, rapidamente diffusa a causa delle precarie condizioni igieniche locali.
Ma il grosso della struttura sanitaria (25.000 medici) sono stati inviati all'estero in cambio di petrolio ed altri aiuti..
 

Clinica Cira Garcìa - struttura pubblica a pagamento

Nelle cliniche riservate agli stranieri, e ai rappresentanti del regime, si praticano interventi di chirurgia plastica e si paga esclusivamente in dollari.

Le specialità offerte:

RINOPLASTICA - SENO - LIPOASPIRAZIONE - GLUTEI - LIFTING VISO E COLLO

SOPRACCIGLIA - CAPELLI

Garantite le migliori tecniche di chirurgia cosmetica ed estetica in lussuose cliniche.

Per informazioni: Clinica Cira Garcìa - Avenida 41 Ciudad de La Habana

tel. 005-7-2044300

Qui a lato volantino pubblicitario, a destra la clinica (visibile su internet)

 

LIBERTA' DI INFORMAZIONE

 
Un giornalista italiano a Cuba per un servizio è stato arrestato
 

Il giornalista Francesco Ruggeri a Cuba per un servizio che documenti la realtà cubana, ha fatto il giro degli ospedali scattando fotografie e, mentre stava fotografando un negozio locale, è stato arrestato, privato di tutto il materiale raccolto ed espulso dallo stato.

Infatti la legge cubana n. 79 prevede, per chi fa foto senza permesso, la pena da 10 a 15 anni di carcere ed in alcuni casi la pena di morte. Ma gli ospedali non erano il vanto di Cuba? E quali segreti potrà nascondere una misera bottega? Forse lo squallore e la miseria che cercano in tutti i modi di nascondere? Forse la società cubana e le sue strutture non sono così esemplari come qualcuno tenta di farci credere.

 

SANTO SUBITO

 
 

Castro si sta convertendo

Sembra che davanti alla prospettiva di morire, Castro abbia valutato l'ipotesi di convertirsi al cristianesimo.
Lo conferma la figlia Alina, secondo la quale si è già convertito ed ha "riscoperto Gesù alle soglie della morte perché è preoccupato per la sua anima". Ora "Pensa a Dio, non più a Cuba".
Per uno che lo ha combattuto per tutta la vita abolendo il Natale e perseguitato i cattolici, non è una conversione da poco.
Mi piacerebbe vedere la faccia di Dio quando questa faccia tosta, speriamo presto, gli si presenterà davanti.
Prevedo anche una richiesta di Bertinotti al Papa per la sua santificazione.
 

ANCHE "LIBERAZIONE" COMINCIA A CAPIRE

Reportage: la stretta sugli "inviti" all'estero e la propaganda sotto Raul
Cuba, si salvi chi può... I giovani sognano la fuga  Angela Nocioni  L'Avana nostra inviata

La luminosa società degli uomini nuovi non piace a tutti. A Blanca, per esempio, non piace per niente. Da quando Manolo poi, l'amore di tutta una vita, pur di andarsene dall'isola si è messo a fare i documenti per raggiungere a Marsiglia una turista conosciuta sul lungomare, le piace ancora meno.
Manolo e Blanca ballano di mestiere. Danza classica. Lei, bianca, bionda, figlia dell'ex borghesia del quartiere Playa, vive nella bella casa di famiglia con l'aria condizionata, insieme alla nonna e alla madre che non sono fuggite a Miami con gli zii dopo l'annuncio del carattere socialista della rivoluzione, quarantacinque anni fa.
Lui, nero, figlio di quelli che nella ricca Playa chiamano "los chancleteros", più o meno «i ciabattari», abita nel cuore del Centro Habana, in un appartamento di tre stanze senza ventilatore in cui stanno in quindici.
Fino a due anni fa erano in sei, poi sono arrivati gli zii dall'Oriente. «Abbiamo costruito un soppalco e li abbiamo messi lì, cosa dovevamo fare?», racconta Manolo stringendo le spalle.
Marco, cooperante di Grosseto, nel quartiere ha progetti di restauro finanziati dall'Arci, l'unico grande accordo di cooperazione sopravvissuto al gelo diplomatico con la Ue con cui Cuba reagì alle proteste europee per la fucilazione di tre cittadini cubani del 2003. Spiega: «La ragione per cui il Centro Habana rischia di crollare ha molto a che fare con questa storia dei soppalchi. C'è un grande problema abitativo in città, gli edifici coloniali del centro hanno soffitti di sei metri ma sono fatiscenti. Nessuno li ripara. Non ci sono i soldi e manca il materiale. Gli inquilini costruiscono un soppalco nel mezzo, il "barabacoa". Lo caricano di gente e vanno avanti così finché non viene giù tutto».
La ricerca di un'organizzazione internazionale registra nel Centro Habana una media di 1,4 crolli quotidiani. Crolli interni, non vuol dire che viene giù un palazzo al giorno, ma se li metti insieme all'acqua da portare con le autobotti, al cibo che non basta e a tutti i problemi relativi al sovraffollamento, il paradiso tropicale si tinge di toni foschi.
Eccezion fatta per il perfetto restauro conservativo di buona parte dell'Avana vecchia, dichiarata dall'Unesco patrimonio culturale dell'umanità e affidata da Castro al fedelissimo Eusebio Leal, nel centro della capitale il 15% degli edifici è destinato al crollo. «Bisogna aggiungere un 35% di palazzi in equilibrio miracoloso. Prima o poi crollano pure quelli» prevede Marco, ottimo conoscitore delle strade senza ombra che si spalancano come la bocca di una grotta oltre il muretto del lungomare.

Su quel muro eternamente bagnato dalle onde Manolo è cresciuto. Ha trent'anni, da dieci pensa di andarsene. Ma non vuole imbarcarsi verso la Florida. «Voglio uno di quei bei passaporti rosso scuro che avete voi - dice senza sorridere - quella scritta d'oro "Unione europea" con cui ti muovi tranquillo per il mondo».
Il passaporto a Cuba non è un diritto, non lo è mai stato. Per ottenerlo devi avere un motivo considerato plausibile dal governo. Se sei un «soggetto con tendenze asociali» te lo scordi. Per essere considerato tale basta rifiutarsi di lavorare per lo Stato (un insegnante guadagna 500 pesos, 20 euro, il costo di due pacchi di assorbenti igienici e un succo di frutta). Se poi, alle tendenze asociali si accompagnano comportamenti controrivoluzionari, non se ne parla nemmeno. I comportamenti controrivoluzionari possono andare dalla frequentazione con i figli di un diplomatico straniero (sospetti di intelligenza col nemico) alla mancanza di rispetto al lìder maximo (grandissime complicazioni).
La separatezza tra cubani e stranieri, con qualche tolleranza riservata a periodi alterni al turismo sessuale, è un valore della rivoluzione. Impossibile iscrivere un bambino straniero, figlio di uno straniero residente, a un asilo cubano. Deve andare alla scuola internazionale insieme ai figli dei non cubani.
Quel passaporto che non si può avere è l'oggetto del desiderio per chiunque abbia meno di quarant'anni. I giovani se ne vogliono andare quasi tutti: quelli che lo dicono (pochi), quelli che lo ammettono a mezza bocca e quelli che alzano gli occhi al cielo e poi, rapidissimi, colgono la prima occasione per prendere il volo. Negli intervalli delle lezioni all'università dell'Avana, la Gloriosa collina, non si parla d'altro.
«E' il principale problema di questi tempi incerti - racconta uno scrittore cubano di successo, uno di quelli che vuole vivere all'Avana, ogni volta che l'invitano all'estero va e ogni volta torna - è la grande crisi di valori della rivoluzione, i giovani colti, laureati, sono disposti a tutto pur di andarsene. Non c'è modo di fermarli, qui non vedono possibilità di futuro».
Fino agli anni Novanta era sostanzialmente impossibile uscire dall'isola. Chi fuggiva perdeva tutto. Si poteva solo con un permesso di studio all'estero, quasi sempre nei Paesi del blocco sovietico. O con un'autorizzazione speciale per ragioni professionali, riservata agli obbedienti del partito (il partito comunista, l'unico permesso sull'isola).
Poi con la grave crisi economica seguita al crollo di Mosca e la conseguente apertura al turismo sono spuntate le carte di invito.
La carta d'invito è da anni la principale via per andarsene. Ci si fa invitare da uno straniero che si prende la briga di farsi responsabile dell'invitato e di pagargli biglietto, assicurazione, una fideiussione bancaria e balzelli vari. Si può restare fino a un massimo di undici mesi.
La norma è stata cambiata a fine aprile. In senso restrittivo.
La risoluzione 87/2007 del ministero degli esteri prevede che la lettera d'invito si formalizzi nella sede consolare cubana all'estero. «I tempi così diventano più lunghi e c'è la possibilità che il console rifiuti l'autorizzazione» si lamenta un diplomatico straniero. Un impiegato di un consolato del Nord Europa spiega: «I cubani che stanno organizzandosi per andar via sono preoccupati perché prima era possibile presentare la lettera d'invito alla Consultoria juridico-internacional dell'Avana. La legalizzavano qui, con tutte le scappatoie possibili in una città dove i dollari fanno gola a molti. Ora invece tutto deve avvenire davanti al console cubano del Paese che invita. Così Cuba evita le lettere false, obbliga chi invita a prendersi un impegno formale davanti all'autorità consolare e si riserva l'ultima parola». Le ambasciate dei Paesi del Nord Europa sono ora molto più frequentate che negli anni ‘90 dai cubani, che aggirano così l'inasprimento della prassi spagnola per i visti. Entrano da un aeroporto del Nord Europa e poi si trasferiscono a Madrid.
In ogni caso per uscire ci si deve muovere in difficile equilibrio tra due diverse burocrazie per avere due diversi documenti: il visto del Paese straniero per entrare e il permesso di Cuba per uscire. Nessuno dei due vale senza l'altro. Se uno dei due scade è come se fosse scaduto anche l'altro. E ricomincia la peregrinazione per uffici, a partire dal temibile Dipartimento per l'Immigrazione la cui principale utenza è costituita da aspiranti emigranti. La strada più sicura per andarsene rimane il matrimonio. I tempi sono lunghi, il percorso costoso, ma l'esito sicuro. Nell'ultimo anno ci sono stati mille matrimoni tra cittadini italiani e cubani.
I cubani all'estero sono una fonte di valuta per il governo dell'isola. Una volta fuori chiedere qualsiasi documento all'Avana diventa un'impresa. Per avere un certificato di nascita o di matrimonio bisogna pagare alla rappresentanza consolare cubana 20 dollari all'atto della richiesta, 80 quando arriva il documento, 60 per la legalizzazione in ambasciata. Per rinnovare il passaporto: 200 dollari. Il permesso di viaggio all'estero è prorogabile per dieci mesi, oltre al mese concesso all'inizio, con un pagamento di 40 dollari ogni trenta giorni.
Per le carte d'invito, i matrimoni e il cambiamento di categoria dei permessi (dal Pvt, il permesso di viaggio temporaneo, all'irraggiungibile Pre, permesso di residenza all'estero) diventa una jungla di cifre.
Complicato, ma sempre meglio che imbarcarsi su un motoscafo diretto a Miami. Costo: fino a diecimila dollari a testa. Se si è intercettati in mare dalle autorità cubane o dalla guardia costiera statunitense (che in questa materia collaborano) si è rispediti indietro. Se si tocca territorio americano, invece, si hanno ottime possibilità di essere accolti a braccia aperte. E' la legge del "pié mojado" e del "pié seco", (del piede bagnato e dell'asciutto) il compromesso raggiunto nel braccio di ferro tra l'Avana, che brandisce i suoi potenziali profughi come un'arma diplomatica e Washington che non vuole le coste della Florida assaltate dai "balseros".
Secondo dati diffusi la settimana scorsa dall' Associated press che ha incrociato dichiarazioni della guardia costiera di Miami con documenti sui soccorsi in mare, dall'ottobre del 2002 all'ottobre del 2006 si è duplicato il numero dei cubani che hanno tentato di raggiungere la Florida e Puerto Rico. L'anno scorso la cifra è stata di 7mila e 27 persone. Più della metà è riuscita nell'intento.
Introvabili i dati sui medici cubani che si sono rifiutati di tornare indietro alla fine delle missioni internazionaliste. Tanti. Ne sa qualcosa il Venezuela che si è ritrovato a dover accogliere migliaia di medici della missione "Barrio adentro", l'accordo tra Hugo Chavez e Fidel Castro per la sanità gratuita per tutti. Molti medici hanno compiuto il lavoro, ma poi a casa non sono voluti tornare.
La versione ufficiale racconta che da Cuba nessuno se ne vuole andare, a parte gli asociali. E' una di quelle verità che non si discutono. E' così e basta.
Il silenzio del cimitero Colon, però, il monumentale cimitero dell'Avana, racconta un'altra storia. Nei suoi viali si schiude la realtà parallela che sfugge alle statistiche. Oltre il grande cancello d'ingresso, all'incrocio tra la strada 12 e la calle Zapata, si apre una strada bianca che va dritta fino alla chiesa. Quasi in fondo, a sinistra, in una stradina laterale, c'è una tomba coperta di fiori. E' la tomba più visitata dell'Avana: lì giace Amelia, morta giovanissima nel 1901. Il poliziotto di guardia dice che fu sepolta insieme al bimbo, appena nato. Il corpo del figlio, creduto morto, fu appoggiato ai piedi della madre. Quando riaprirono la tomba per l'esumazione le trovarono il bimbo in braccio. «Si erano sbagliati, capito? - dice lui accorato asciugandosi il sudore col fazzoletto - il bambino ha risalito il corpo della madre e le si è messo in braccio». La leggenda narra invece la storia di una giovane donna incinta morta in circostanze tragiche.
Fatto sta che Amelia fa miracoli. Bisogna percorrere il perimetro della tomba in senso antiorario, chiederle la grazia offrendo fiori freschi e allontanarsi fissando lo sguardo della statua col bimbo in braccio.
C'è la fila. Quasi tutte donne.
Biglietti a matita, un tappeto di gladioli e la verità semplice degli ex voto incisa sulla pietra: «Grazie per aver concesso il viaggio a mia figlia». Sotto le due fioriere più belle, ricoperte di rose rosse e orchidee, c'è scritto: «Amelia, vergine miracolosa, grazie per il visto».

30/05/2007 - Tratto da Liberazione, giornale comunista http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php  

 

CUBA LIBRE

 
Torture, digiuno, e botte. Benvenuti al Castro Hotel
Il poeta Armando Valladares racconta vent'anni di prigionia nelle carceri del regime
 

Ventidue anni recluso nei gulag cubani.

Tanto è durato l'inferno di Armando Valladares, imprigionato nel 1960 e liberato nel 1982, dopo una massiccia mobilitazione internazionale e perfino un appello personale dell'allora presidente francese Mitterrand a Castro. Da quel momento, il chiodo fisso di Valladares, scrittore e poeta, è raccontare. Urlare al mondo cosa è stata ed è veramente Cuba, per decenni mitizzata come luogo di un fantomatico socialismo finalmente umano dall'intellighenzia progressista europea.

Per questo ha scritto "Contro ogni speranza. 22 anni nei gulag delle Americhe".

Per questo non si stanca di girare il mondo, organizzando conferenze e seminari. Per Libero, ha accettato di ripercorrere la sua straordinaria vicenda.

Cominciamo dal giorno dell'arresto.

Perché avvenne e quali erano le accuse? «Nel 1960 io ero un funzionario del neo-nato governo castrista. Quel giorno si presentò nel mio ufficio un gruppo di persone, appartenenti alla polizia politica. Volevano appendere al muro un manifesto che inneggiava a Fidel e al comunismo. Io dissi: "No, non mettetelo". Per tutta risposta mi chiesero provocatoriamente: "Ma tu sei comunista?". Io risposi di no. Uno di loro sentenziò: "Non sei comunista, quindi non sei d'accordo con Fidel, quindi sei un potenziale nemico della rivoluzione"».

Poi cosa successe? «Perquisirono casa mia, la rivoltarono alla ricerca di armi o documenti compromettenti. Ma non trovarono nulla. Però mi sbatterono lo stesso in carcere, perché avevano la "convinzione morale" che io fossi un nemico della rivoluzione. Da li cominciò la mia odissea».

A quali torture venne sottoposto? «Non c'è un centimetro del mio corpo che non sia stato percosso e violato. Sono stato rinchiuso otto anni in una cella al buio senza mai uscire. Spesso mi venivano gettate feci e urina in faccia, il soffitto era composto da fili di acciaio intervallati da fessure. Attraverso queste di notte si affacciavano le guardie munite di lunghi bastoni appuntiti, con i quali iniziavano a torturarmi mentre dormivo. La struttura assomigliava alla "gabbia delle tìgri" che usavano i vietcong per torturare i prigionieri americani. Sono rimasto senza cibo anche per 46 giorni. Di fronte all'imposizione di una tuta blu per distinguere i detenuti politici dai criminali comuni, ho scelto di rimanere tutto il tempo nudo».

Quando finalmente uscì, venne contattato da Ronald Reagan, che la nominò ambasciatore della delegazione americana alla Commissione per i diritti umani dell'Onu. Può spiegarci come andò? «Il presidente Reagan lesse il mio resoconto sull'esperienza nei gulag castristì. Mi chiamò e mi disse: "Lei è l'unico uomo che può dimostrare che a Cuba si violano i diritti umani". Si trattava di una battaglia che Reagan stava vanamente conducendo da anni. Ci conoscemmo, andai nel suo ufficio, e lui mi reputò la persona adeguata per portare la questione davanti alle Nazioni Unite. Fu una vittoria, perché convincemmo l'assemblea di Ginevra ad aprire un'indagine sulla violazione dei diritti umani nell'isola».

È vero che lei ebbe anche un ruolo nella fuga di Alina Fernandez, la figlia di Castro che scappò da Cuba schierandosi contro il padre? «Sì. In effetti fu un mio piano. Finanziai tramite la Fondazione Armando Valladares (organizzazione internazionale che lotta per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo) delle persone che si introdussero di nascosto nell'isola e fecero scappare Alina a Miami. Il padre le negava il permesso di uscita dal Paese».

Nel suo libro lei parla di un "doppio standard" delle Nazioni Unite nei confronti delle dittature, che vengono giudicate a seconda dell'ideologia. In che senso? «Dal punto di vista etico, ogni dittatura è da condannare in quanto tale, che sia di destra o di sinistra. Ma spesso questo non avveniva: gli stessi che giustamente si strappavano le vesti per i crimini di Pinochet chiudevano poi gli occhi di fronte a quelli perpetrati da Castro. Io rifiuto tutte le dittature. Penso che questa sia l'unica posizione che da forza morale a chi le denuncia».

Perché secondo lei c'era questa benevolenza verso Cuba? «A mio avviso ha giocato un ruolo decisivo la vicinanza dell'isola agli Stati Uniti. Castro è apparso come colui che osava sfidare gli Usa, e ha così polarizzato su di sé tutto l'odio antiamericano, ottenendo l'appoggio di giornali, politici, intellettuali. Se Castro avesse instaurato la sua dittatura in Africa o in Asia sarebbe stato spazzato via da molti anni».

Com'è la situazione attuale dei diritti umani a Cuba? C'è un miglioramento con l'ascesa di Raul Castro? «Raul è tanto criminale quanto il fratello. Anzi, ultimamente c'è stato un giro di vite. Cuba due settimane fa si è impegnata firmando davanti all'Onu un protocollo sui diritti umani. Una settimana dopo, alcuni dissidenti sono stati selvaggiamente picchiati nelle vie de L'Havana. Stavano distribuendo dei volantini con stampata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La dittatura continua».

Articolo di Giovanni Sallusti su "Libero" del 18 marzo 2008

 

ECONOMIA ALLA CUBANA

 
L'economista che non sapeva contare
Il comandante ha distrutto Cuba, perseguitato negri e omosessuali, teorizzato la violenza.
Ma in Italia resta un mito. Un libro racconta le topiche di Ernesto.

Ma i sostenitori di Fidel Castro (quelli che Cuba è un regime ma dal volto umano, e la sanità funziona benissimo, e il popolo è molto dignitoso, e la cultura come è tenuta da conto lì da nessuna parte) cosa penseranno di fronte alle notizie di cronaca di questi giorni?
Raùl Castro, erede al trono del barbuto fratello, ha fatto aperture "eccezionali". L'altro ieri ha addirittura concesso al pueblo di possedere un telefonino... Non sarà uno dei tanti segni dell'arretratezza di un Paese strangolato da una dittatura che galleggia fuori dalla storia? Ma cosa vai a pensare, I fans di Cuba sono impermeabili alla realtà dei fatti. Gli scrittori dissidenti stanno in galera per vent'anni? Non importa, loro fanno un appello in favore di Fidel. L'isola è diventata un bordello a cielo aperto? Non importa, loro fanno un altro appello in favore di Fidel. Lì continua il sogno del comunismo, vietato suonare la sveglia.
La sveglia in Italia oggi la suona Leonardo Pacco con il suo "C'era una volta il Che. Ernesto Guevara, tutta un'altra storia" (Simonelli, pp. 108, euro 12: in libreria dalla prossima settimana). Mentre nel resto del mondo il mito di Guevara traballa, nel nostro Paese si leggono ancora panegirici come quelli segnalati da Pacco nel suo pamphlet. Ad esempio, in un recente saggio sul "Che" economista, si illustrano le trovate del guerrigliero diventato ministro: «Pianificazione, sistema statale con distribuzione di budget alle imprese, compresenza della legge del valore e del mercato nella transizione». Insomma, uno potrebbe immaginare che Ernesto Guevara sia stato un vero luminare. Invece, dati alla mano, la sua azione come responsabile dell'economia cubana ha avuto un effetto devastante. Prima del 1958 l'isola era la quinta economia dell'America Latina. Oggi è uno dei Paesi più poveri del pianeta. Prima del 1958 operai e impiegati ricevevano salari e stipendi fra i più alti del mondo dietro a Gran Bretagna, Usa, Canada. E davanti alla Svizzera. Oggi un operaio guadagna 10 dollari al mese. Durante il periodo in cui il comandante dirigeva l'industria e controllava la moneta, si verificarono tre fatti: il crollo della produzione di zucchero; il fallimento dell'industrializzazione; e il necessario ricorso al razionamento.

Caccia ai “diversi” e ai negri .
D'altronde il "Che" aveva le sue idee, e riteneva che gli stimoli per i lavoratori dovessero essere solo morali e non materiali. La pianificazione che doveva portare all'eliminazione del mercato, portò all'eliminazione dell'economia stessa.
Eppure il mito del "Che” resiste, come resiste il mito di Cuba. L'immagine di Guevara è dappertutto, ormai trasformata in brand rivoluzionario, come raccontava in un bellissimo saggio Alvaro Vargas Llosa. Certo, dicono i suoi sostenitori, perché il comandante è comunque simbolo di riscatto di "oppressi", "diseredati", "senza diritti", "emarginati", "diversi".
Proprio chi si riempie la bocca di "diritti" più o meno immaginari dovrebbe leggere il capitolo dedicato al disprezzo per i gay (e per i negri). Non è un mistero che gli omosessuali siano tuttora perseguitati a Cuba. Ma nel libro c'è il distillato del Guevara-pensiero in materia. L'eroe dei "diseredati" ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione dei campi di lavoro forzato di Guanahcabibes.
Il fucilatore icona dei pacifisti.
II lager ospitava (si fa ovviamente per dire) i casi "difficili" ovvero quelli sui quali la necessità del carcere fu inizialmente in discussione. In poche parole: ci finirono i cittadini che si erano macchiati di «crimini più o meno gravi contro la morale rivoluzionaria» (parole del "Che"): religiosi, adepti ai culti afrocubani, ribelli non politici e omosessuali. Poi i «pervertiti» furono ritenuti a tutti gli effetti «elementi antisociali». E finirono dentro senza troppe discussioni. Sulle grandi porte dei campi di lavoro c'era una scritta eloquente, questa: «II lavoro vi renderà uomini». (Non ricorda Auschwitz, fra l'altro?).
Guevara dalle nostre parti è anche una icona dei pacifisti. Ma il comandante era un teorico della violenza. Scelgo una delle numerose citazioni proposte da Pacco nel suo volume: «La via pacifica è da scordare e la violenza è inevitabile. Per la realizzazione di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi di sangue nel segno della liberazione, anche al costo di milioni di vittime atomiche».
È anche noto che Guevara in questo campo non si limitava alle chiacchiere. E nel libro c'è infatti l'elenco dei fucilati per ordine diretto del comandante. Occupa intere pagine.

Articolo di Alessandro Gnocchi su "Libero" del 30 marzo 2008

 

SVOLTA LIBERALE A CUBA

 

Raoul apre gli hotel di lusso ai suoi concittadini.

Nessuno potrà permetterseli, tranne le squillo e i loro clienti.
 

Le belle cubane sono un'esclusiva per turisti, un po' come i sigari, quelli veri. Non quelli di scarto che ti offrono per poco ovunque. O come le spiagge dalla sabbia finissima e bianca, sulle quali hanno costruito resort da 300 dollari a notte. Funziona così a Cuba. Qui la prostituzione è endemica, come una malattia tropicale. Ci si convive, anzi ci si sopravvive. Certo è vietata, lo Stato la persegue severamente: la polizia bracca le ragazze che si fanno vedere con i turisti per strada, le controlla, le porta in questura. Al terzo fermo le manda in prigione. Eppure non c'è donna a Cuba che non sia disposta a farlo, è solo questione di prezzo. Lo stesso dello Stato socialista. Se non ci fosse la prostituzione molti cubani, coi miseri salari che percepiscono, non sarebbero nemmeno in grado di sopravvivere.
Stato, clienti. Infine i cittadini
Ma ora qualcosa cambia, c'è Raul, anche se a Cuba non se ne sono accorti. Raul però mantiene la parola. Aveva promesso che avrebbe avrebbe eliminato tutte quelle «proibizioni e regolamenti» eccessivi. Ebbene, lo sta facendo. La scorsa settimana ha concesso ai cubani l’uso del cellulare. Le linee c'erano già, ma erano esclusiva dei turisti. Prima ancora aveva permesso la vendita e l'acquisto dei computer. Ora i cittadini dell'isola comunista potranno comprarsi cellulari e computer. E poi l'ultima: da oggi i cubani potranno alloggiare negli alberghi di lusso di tutta Cuba, finora riservati agli stranieri. Tecnicamente non è stata necessaria alcuna legge, in quanto il divieto era stato imposto nell'ambito del «periodo speciale» per dare impulso al turismo. Una ventata di libertà ipocrita, un mezzuccio per rendere la prostituzione più agevole.
Mediamente un cubano laureato guadagna sui 18 cuc al mese, pari più o meno a 18 dollari. Pari peraltro a poco più di 400 Pesos cubani, la vera moneta nazionale, con la quale gli isolani vengono stipendiati, pagano bollette, affittì e generi alimentari (quelli che ci sono). Ma un albergo, uno di quelli per turisti, un cubano, essendo una spesa extra, lo pagherebbe in cuc. E non ce n'è uno a Cuba che per una notte te ne chieda meno di 50. L'isola, è bene ricordarlo, è cara anche per i turisti. Il cuc, la valuta convertibile introdotta per facilitare il turismo, non ha facilitato nulla e ha reso la vita dei cittadini ancora più difficile. Una vera fregatura.
È evidente che per un cubano è impossibile pagarsi una notte in un albergo da turisti. Solo una categoria ne beneficerà: le prostitute. Tutto più facile, per la gioia dei clienti e dello Stato, che potrà vantarsi di aver tolto la prostituzione dalle strade e si avvantaggerà dei maggiori introiti. E i cellulari, i computer? Pochissimi potranno permettersi di comperarli, primo perché non ci sono i soldi, secondo perché non ci sono negozi che li vendono.
Hasta la victoria siempre
Questo è il socialismo cubano. Dopo aver eliminato la ricchezza e ridistribuito la miseria, si è garantito la sopravvivenza grazie alla illegalità e alla prevaricazione. A Cuba non c'è nessuno che parli bene del socialismo. «Voi pensate che qui sia tutto sole, mare e belle donne», racconta Silvio, pelle nera e lunghi riccioli rasta. «E che la rivoluzione sia per tutti. Abbiamo le tessere annonarie, ma sei uova al mese non bastano. C'è poco da andare in spiaggia». Eppure per le strade non si fa altro che leggere scritte propagandistiche sul regime, il socialismo, la rivoluzione, il Che. «Il Che è una faccia per turisti, a noi non frega più niente del Che. Ma non possiamo dire come la pensiamo, altrimenti andiamo in galera». E viaggiare, andare all'estero non se ne parla nemmeno. «Non possiamo, a meno che non paghiamo chi lavora agli uffici dei visti e dei passaporti». E ottenere i permessi, tra impiegati corrotti e bolli, costa anche 500 dollari.
Viaggio nel tempo all’Havana
L'Havana, la capitale, è l'emblema dell'isola. Sembra che qui, un qualsiasi giorno di fine anni '50 sia improvvisamente venuto a mancare tutto: soldi, energia, libertà. Gli edifici, tranne quelli restaurati con l'aiuto dell'Europa, cadono a pezzi. Nelle case sopravvivono gli stessi pochi mobili consunti, rotti. Gli stessi frigoriferi arruginiti. Per le strade bucherellate circolano le macchine colorate di quegli anni. Di qui sono passati anche i sovietici. Come marziani, sembra ci siano atterrati con le loro astronavi, si sono guardati in giro e poi se ne sono andati. Hanno lasciato qualche palazzo, qualche orrida e indistruttibile Lada, un po' di strani mulatti biondastri e qualche nome di origine slava. Da dove venga quello di Maruska non c'è alcun dubbio. Lei è fortunata, ha una "casa particular". Sta un po' meglio degli altri, ma vive sul filo del rasoio. Lo Stato gli ha concesso di affittare agli stranieri due stanze per 25 cuc al giorno. Ma in cambio della concessione, oltre alle tasse, vuole oltre 200 cuc al mese. Questo è il prezzo. «Quando ci sono i clienti», racconta, «non ci sono problemi, anzi, possiamo considerarci quasi "ricchi"». I guai incominciano quando il turismo diminuisce. «Se non paghiamo i soldi che ci chiedono ci tolgono la concessione».
E all'Havana, dicono, si vive ancora meglio, in campagna è peggio. Non ci credevo, finché a Cienfuegos non ho incontrato Rafael. Un contadino, vive sulle montagne, un guajiro. Ha 63 anni, lo Stato gli passa 120 pesos di pensione al mese, 8 cuc. Ha qualche pianta di limoni, di mango e un sogno: comprarsi un cavallo. Almeno uno vecchio, costa solo 40 cuc.

Dall’inviato all’Havana Carlo Nicolato su "Libero" del 1 aprile 2008

 
ULTIME DA CUBA
 
Lo scalone pensionistico cubano ha un gradino solo
La nuova legge sull'età del pensionamento
 
Cuba ha deciso di innalzare l'età del pensionamento di 5 anni: le donne a 60 anni e gli uomini a 65 anni.
Nulla da eccepire dai sindacati (?), nessuno sciopero, nessuna manifestazione.
Il provvedimento non prevede deroghe per anzianità di lavoro o contributi figurativi. Si andrà in pensione a quella età e BASTA!
Gli italiani vivono mediamente di più e vanno in pensione prima. Consiglio al governo italiano di affidare a Fidel  anche le nostre pensioni.
 
Cubani in fila per scappare da Castro
La nuova legge 31/12/08
   

Questa volta a Cuba la coda non si fa per poter comprare e utilizzare un telefono cellulare, dopo le generose concessioni di Raúl Castro. Ma si fa davanti al Consolato di Spagna a L'Avana dove, da metà dicembre, migliaia di cubani sognano una nuova vita, con un nuovo passaporto. Andarsene da Cuba, dal regime di Fidel Castro, dalle promesse di libertà col contagocce del fratello, può volere dire, non per tutti, ma per centinaia di migliaia di cubani, chiedere e ottenere la nazionalità spagnola. Lo permette, dalla mezzanotte del 29 dicembre, la "Legge della Memoria Storica", farina del sacco socialista e zapateriano, che garantisce ai nipoti di uomini e donne nati in Spagna o di esiliati cubani naturalizzati spagnoli, di avere la cittadinanza spagnola, quindi il passaporto come biglietto per il resto del mondo.

Da quando a Cuba è arrivata la conferma un serpente umano lungo centinaia di metri e proveniente da ogni angolo dell'isola, affolla notte e giorno calle Cárcel, sede dell'Ambasciata di Spagna. Molti hanno trascorso qui il Natale e vi trascorreranno anche la notte di Capodanno.

Tutti vogliono essere i primi, ogni giorno dalle 9 alle 11 ad afferrare i preziosi moduli per la libertà. Hanno portato l'occorrente per il bivacco, coperte per le notti umide e vettovaglie per non perdere il posto, ma la maggior parte dorme sul selciato come profughi durante una crisi umanitaria.

I cubani si "fanno spagnoli", non certamente spinti dall'amore per Zapatero o per Re Juan Carlos I: bramano di potere vivere una vita normale, perché in Spagna o in Italia «se puede trabajar, ganar dinero y vivir còmodamente», come ripetono in una litania comune a migliaia nella coda della speranza. La maggior parte di loro, con il nuovo passaporto, raggiungerà gli Stati Uniti, che non richiedono il visto d'ingresso per i cittadini spagnoli e si ricongiungerà finalmente a parenti e amici. Il passaporto targato Zapatero renderà davvero liberi, ma solo alcuni cubani.

 
Il 50° della Rivoluzione
Riforme dimenticate - Il regime è agli sgoccioli
 

A Capodanno sarà mezzo secolo esatto da quel primo gennaio del 1959 in cui i Barbudos di Fidel Castro entrarono all’Avana.

Ma le celebrazioni per il mezzo secolo dalla Rivoluzione saranno in tono molto minore: più o meno un paio di concerti e una “tribuna”, senza alcun ospite straniero importante. Innanzitutto, infatti, questo è il primo anniversario in questi cinquant'anni senza più Fidel alla testa dello Stato: anche se è tuttora segretario del Partito Comunista; se dopo le sue dimissioni formali dello scorso 24 febbraio pur dal letto in cui lo confina la malattia ha continuato a far pesare tutta la sua influenza; e se nelle ultime settimane alcuni segnali hanno indotto qualche osservatore a ipotizzare un suo progressivo ritorno sulla scena.

Ma su tutto, c'è una situazione economica sempre più disastrosa, con la "crisi del capitalismo" che ha colpito questo estremo bastione del .socialismo reale in modo anche più devastante degli uragani degli ultimi mesi, in modo che secondo le statistiche il 2008 si è rivelato l'anno peggiore da quando è cessato l'aiuto "fraterno" della dissella Urss: e ciò malgrado l'arrivo di nuovi aiuti di amici vecchi e nuovi, dal Venezuela di Chàvez all'Iran di Ahmadinejad e alla Russia di Putin. Tutti aiuti, peraltro, drammaticamente azzoppati dal nuovo crollo dei prezzi petroliferi, che oltre a prosciugare di risorse questi "amici" ha presto azzoppato tanti progetti per trovare il greggio off-shore nelle acque cubane.

Poiché delle tante riforme annunciate da Raùl un po' per le difficoltà sopravvenute e un po' per i veti di Fidel non se ne è poi fatto pressoché niente, adesso l'Assemblea Nazionale è stata costretta a varare in Piano Economico e Sociale che prospetta un 2009 di dura austerity, a partire appunto dalle celebrazioni per i cinquant'anni della Rivoluzione: aumento delle imposte; diminuzione dei servizi gratuiti; dilazione di cinque anni dell'età pensionabile.

La disoccupazione secondo le statistiche ufficiali è già ali'1,6%: cifra mostruosa per un Paese a economia formalmente di socialismo reale. E il ministro dell'Economia José Luis Rodrìguez ha pure denunciato che ci sarebbero almeno 189.000 persone in età lavorativa che né studiano e né lavorano ma "godono di benefici parassitari", e che gli investimenti rappresentano solo il 14% del Pii, che al 78% se ne va in consumi: peraltro miserabili.

 
W gli OGM e il NUCLEARE
 
Fidel Castro ordina la produzione di grano geneticamente modificato, OGM, e pensa a ultimare la centrale nucleare con capitali russi.
 

LA SEMINA: Il centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia dell'Avana ha annunciato un riuscito esperimento su un ettaro di mais transgenico. Nel 2009 si passerà alle semine massicce di 6000 ettari tra mais e patate. L'utilizzo degli Ogm sopperirà ai danni provocati annualmente dagli uragani a Cuba.

LA CENTRALE: Cuba è già dotata di una centrale nucleare ma non funzionante. Si trova a Juragua ed è equipaggiata con due reattori di fabbricazione sovietica. I lavori di costruzione della centrale furono però interrotti nel 1995, quando erano completi per il 75% per la parte civile, e per il 90% per la parte dell'edificio reattore. La visita di Medvedev all'Avana è servita anche a riaprire il programma di cooperazione nucleare.

Fidel Castro Dìaz-Balart "Fidelito", primogenito di Fidel, ingegnere nucleare formatosi nell'Unione Sovietica e ex-presidente tra il 1980e 1992 della Commissione Energia Nucleare di Cuba. Con esperienza anche nell'agenzia atomica dell'ONU, nel 1997 scrisse sul tema un libro che nel 2001 fu tradotto in italiano, col
titolo La grande sfida del Terzo Millennio, Energia Nucleare: pericolo ambientale o soluzione per il futuro? «Il timore di un potenziale disastro causato da difetti strutturali o tecnologici negli impianti nucleari è sempre stato esagerato da chi è pregiudizialmente contrario all'energia nucleare», era la tesi. "Oggi sappiamo che non soltanto lo sviluppo industriale può distruggere la biosfera. Anche il sottosviluppo, per ragioni opposte, può trasformarsi in un enorme predatore, e lasciare dietro di sé terre desertificate, terreni degradati, boschi distrutti e sorgenti d'acqua contaminate». «Dal 1973, le centrali nucleari hanno ridotto le emissioni di diossido di carbonio di oltre 5200 milioni di tonnellate, quelle di diossido solforico di 189 milioni di tonnellate, e quelle di ossido d'azoto di 83 milioni di tonnellate». Dunque, «se non si realizzano più centrali nucleari, sarà impossibile attuare il Protocollo di Kyoto sull'effetto serra». Adesso, appunto, la recente visita del presidente russo Medvedev all'Avana dovrebbe servire proprio a riaprire il programma di cooperazione nucleare in grado di completare Juragua e di metterla in funzione.

 
CUBA SENZA CARTA IGIENICA
agosto 2009
Cuba si trova nel bel mezzo di una crisi di carta igienica cubana.

La compagnia statale che produce la scorta nazionale di carta igienica, la Cimex, sostiene di essere incapace di produrre o importare abbastanza materia prima per fare altra carta igienica fino al prossimo dicembre. "La società ha fatto tutti i passi necessari così entro la fine dell'anno ci sarà bisogno di una importazione di carta igienica", dice un portavoce della Cimex.

Nel frattempo, il presidente Raul Castro ha annunciato un taglio del budget la scorsa settimana che taglierà il 20 per cento delle importazioni. Il che, combinato con la scarsità di materia prima, ha portato a una veloce scomparsa della carta igienica dagli scaffali dei negozi.

Fino a quando altre scorte non saranno prodotte, i cittadini sono incoraggiati a conservare la carta, senza sperperarla, usando solo alcuni strappi o utilizzando la carta del Granma dopo che è stato letto.

 
CUBA RICETTA ANTI CRISI
settembre 2009
In campagna arrivano i buoi al posto dei trattori.

Costano meno e allora via i trattori e largo agli animali da soma. Succede a Cuba, dove il governo sta promuovendo nelle zone rurali lo sviluppo di allevamenti di animali da soma per «contribuire all’aumento nella produzione di alimenti e risparmiare carburante», davanti alla grave crisi economica. Il quotidiano ufficiale «Granma» dà notizia della creazione di allevamenti di buoi da aratura nella provincia di Villa Clara, centro del Paese, iniziativa promossa dal governo centrale «allo scopo di arrivare alle 3.112 coppie di buoi necessarie al settore statale della provincia».

Un progetto che la stampa dell’Avana segnala anche in altre zone e che, affermano commentatori locali, fotografa la situazione di arretratezza in cui versa l’economia cubana, ulteriormente penalizzata negli ultimi mesi dalla crisi economica, considerata dagli esperti la più grave degli ultimi vent’anni. La conclusione del programma di addestramento al tiro degli animali è prevista per il 2012, ricorda la stampa, precisando che nel frattempo il piano prevede varie altre iniziative di risparmio, come la riparazione di corde, aratri ed altri utensili per l’agricoltura. «Granma» ha d’altra parte sottolineato che sono ormai centinaia di anni che i buoi vengono impiegati nell’agricoltura cubana.

E se i buoi non sono abbastanza Castro ha pensato di utilizzare per questo lavoro anche gli ex pugili, abbondanti a Cuba.

 
CUBANO URLA IN TV: "ABBIAMO FAME"
settembre 2009
Condannato a due anni di carcere.

Il Tribunale Supremo (Corte di  Cassazione) dell’Avana ha confermato oggi la condanna a due anni  di carcere contro Juan Carlos Gonzalez Marcos 'Panfilo', il  quale urlò «abbiamo fame» durante la ripresa di un video. Lo  ha detto all’ANSA una fonte della dissidenza.

'Panfilo', 48 anni, è stato condannato in agosto da un Tribunale municipale per «pericolosità sociale predelittiva».

Il Tribunale Supremo non ha accolto il ricorso. «Il processo  è durato mezz'ora ed è stato a porte chiuse. Non hanno fatto  entrare due diplomatici, uno del Canada e l’altro del Regno  Unito, giunti come osservatori», ha detto Richard Rosellò, osservatore della Commissione di diritti umani, al quale non è stato neanche permesso di entrare in aula.

Non si possono presentare altri ricorsi, ha detto Rosellò,  ribadendo che 'Panfilo' «non ha commesso alcun reato» e che «è stato condannato per motivi politici».

Non si segnalano raccolte di firme in Italia per un APPELLO ALLA LIBERTA' DI OPINIONE A CUBA.

 

ALTRE VALUTAZIONI SULLA DEMOCRAZIA CUBANA NELLE PAGINE DI CHE GUEVARA

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