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EROE o BANDITO?
 

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Questa voleva essere solo una testimonianza a favore di una verità alternativa a quella ufficiale che però mi ha procurato un pesante scambio di opinioni con dei fanatici ammiratori del CHE che hanno del mondo una idea assai discutibile

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La credenza popolare ne ha fatto un mito ma molti non sanno chi effettivamente era.

La biografia ufficiale lo descrive come un eroe gentile, poetico, colto e idealista

 che ha dato la libertà a milioni di persone senza prendere nulla.

Quella che segue invece è la biografia scritta da chi ha provato su di sé la rivoluzione.

Così quando mi capita di leggere le testimonianze di coloro che adorano questo personaggio

 e lo innalzano a faro della civiltà ho la conferma della validità della teoria di Einstein:

"LA STUPIDITA' UMANA NON HA LIMITI".

 
La biografia reale del CHE, un mito amato da generazioni…
 

Ernesto Guevara De La Serna,detto "CHE", di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel 1928 . Appassionato di viaggi in motocicletta, gira in lungo e in largo per l'America Latina, conosce luoghi e realtà diverse. E' affetto da asma cronica, ma ciò non gli impedisce di laurearsi in medicina agli inizi degli anni '50. In Guatemala viene a conoscenza delle precarie condizioni di fame e miseria delle popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala, viene inviato un contingente militare statunitense a rovesciare il dittatore.

Comincia così un odio smisurato da parte del "CHE" verso gli Stati Uniti.

In una notte del 1955, Guevara incontra in Messico un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei "guerriglieri" e la volontà di espropriare il dittatore Batista dal territorio cubano. Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, autonominatosi comandante di una colonna di partigiani, si fa notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero della sua unità, rubò per fame un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo o interrogatorio, Guevara lo fece legare ad un palo e giustiziare mediante fucilazione. <Partigiano dell'autoritarismo> Guevara vorrebbe imporre da subito una rivoluzione comunista, ma si scontra subito con i numerosi comandanti cubani autenticamente democratici.

Nel 1958 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del regime di Batista a SANTA CLARA. Un treno carico d'armi viene intercettato e bloccato dalla sua unità armata, facendo prigionieri una cinquantina di soldati; in seguito a questa operazione, il dittatore Batista fugge sconfitto e Guevara fu nominato "procuratore" della prigione della CABANA. La popolazione cubana era in festa, non immaginava che i successori di Batista avrebbero portato molti più morti e disperazione che la speranza di una vita migliore! L'ufficio in cui esercita Guevara, diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccisi oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si conservavano, al contrario del "CHE", democratici e non violenti. Nel 1960 il "pacifista" GUEVARA, istituisce un "campo di concentramento" sulla penisola di GUANAHA, dove trovarono la morte oltre 50.000 persone colpevoli soltanto di non condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"!! Ma non sarà il solo campo, altri ne sorgeranno come a Santiago di Las Vegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud'est dell'isola sorge il campo Nueva Vida e il campo Capitolo, quest'ultimo è un campo speciale per bambini sotto i 10 anni! Se una persona si era resa colpevole di reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia.

La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le sole mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazione o torture indicibili.

Successivamente gli fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria e presidente del BANCO NACIONAL. Guevara coglie l'occasione per mettere in pratica la sua dottrina politica, imponendo a Cuba, "il modello sovietico", ma totalmente privo delle più elementari nozioni economiche, finirà per causare la rovina della banca centrale. Si trova invece più a suo agio nell'istituire le "domeniche del lavoro volontario", frutto della sua ammirazione per l'URSS e per la Cina....Règis Debray osserva "E' stato lui e non Fidel a ideare nel 1960, sulla penisola di Guanaha, il primo "campo di lavoro correzionale" (lavoro forzato)".

Elogia l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a l'AVANA. Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA. Pratica sport impensabili, ma la vita "comoda" e l'ozio, ammorbidiscono il guerrigliero Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra un party e le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d'altura.

In omaggio a Lenin, desiderava chiamare il suo primogenito Vladimir, ma nacque una bambina.

 

Nel suo testamento, da buon allievo della scuola Maoista-Leninista del Terrore, scrive:

"AMO L'ODIO, BISOGNA CREARE L'ODIO E L'INTOLLERANZA TRA GLI UOMINI, PERCHE' QUESTO RENDE GLI UOMINI FREDDI, SELETTIVI E LI TRASFORMA IN UNA PERFETTA MACCHINA PER UCCIDERE".

Queste parole non vengono da Heinrich Himmler, il fondatore e ideatore delle SS germaniche, bensì dall'uomo che per oltre 30 anni è stato falsamente mitizzato come simbolo di pace e uguaglianza, di amore per il prossimo e di fratellanza. Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia in giro per il mondo, egli sostenne: "Non posso essere amico di qualcuno che non condivide le mie idee.......creare due, tre, mille Vietnam"". Dogmatico, freddo ed intollerante, il "Che", non ha nulla da spartire con la natura calorosa e aperta dei cubani. Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore di popolazioni civili. Il suo continuo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta del 1967 in Bolivia dove si allea col Partito Comunista Boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri.

Isolato e braccato, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE", venne catturato dai miliziani locali boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967. Molti lati di questa vicenda non furono mai chiariti come non si saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel Castro nella morte del "CHE. Dopo la sua morte, Fidel Castro ricopriva la carica di massima autorità al governo di Cuba ancora vigente ai giorni nostri. Di tutto questo orrore sopra descritto non si è mai saputo niente di ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano del 1980. Milioni di cubani si riversarono nella locale Ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista.

Castro concesse a solo 125.000 persone il permesso di lasciare l'isola, permesso dato solo a chi conveniva a lui... Fu concesso l'asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori individui, ai mutilati, ai delinquenti comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non considerava esseri umani, a gente a cui diceva di interessarsi molto! Castro approfittò della situazione per liberarsi definitivamente di questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanto odiata America.

Oggi, tutto questo orrore continua indisturbato, prima con il "CHE" e ora con Fidel.

 
Siamo nel 2004 e a Cuba si giustiziano con la fucilazione persone indiziate di reato senza un regolare processo.
 

Le ultime feroci repressioni ordinate da Fidel Castro a Cuba, le fucilazioni di cittadini colpevoli soltanto di voler fuggire, il moltiplicarsi dei prigionieri politici nelle carceri dell'isola e lo stato di sorveglianza e minaccia cui sono sottoposti quotidianamente i reali o presunti dissidenti, impongono una reazione morale e politica a tutti coloro che credono nelle libertà.

Dietro ai luoghi comuni sulla gioia di vivere, le ricchezze umane e le bellezze naturali dell'isola caraibica, si nascondono infatti violenze e torture quotidiane, sia fisiche che psicologiche, commesse nei confronti di chiunque abbia una fede diversa da quella, propagandistica e ormai senile, proclamata da Fidel Castro e dai suoi uomini. Un simile stato di cose non può più essere tollerato, se si vuole avere poi l'autorità morale per chiedere giustizia e rispetto delle libertà umane anche in altre parti del mondo.

E' ormai ora che i politici, gli uomini di cultura, tutti i cittadini indipendentemente dalle loro fedi e opinioni personali facciano qualcosa di concreto per fermare la mano di un regime sanguinario e preparare il terreno a una pacifica transizione verso la democrazia. Noi sappiamo che, più ancora delle armi e delle sanzioni, ogni dittatura - compresa quella cubana - teme il risveglio delle coscienze, la mobilitazione dell'opinione pubblica internazionale, la circolazione delle notizie. E' necessario che il maggior numero possibile di persone venga a conoscenza dei nomi dei perseguitati: altrimenti, avendo mano libera, il regime si affretterà a liquidarli.

 
Come se non bastasse, Castro vieta persino l'utilizzo di internet...
 

L'Avana (AP) - Cuba ha aumentato il suo controllo su internet proibendo l'accesso alla rete globale attraverso il sistema telefonico statale di basso costo che la maggioranza dei cittadini ordinari ha nelle loro case, attraverso una nuova legge.

La misura potrebbe colpire centinaia o chissà perfino migliaia di cubani che accedono ad internet senza autorizzazione dalle loro case, utilizzando computers e accessi ad internet prestati o acquisiti nel mercato nero per somme che arrivano ai 50 dollari mensili.

La maggioranza dei cubani non hanno un accesso autorizzato alla rete mondiale, benché molti possano utilizzare la posta elettronica ed una versione più limitata di intranet, controllata per il governo, nei suoi lavori ufficiali e scuole.

Il decreto promosso alla fine dell'anno scorso dispone che il servizio internet, già fortemente controllato per il governo, possa usarsi solo con un servizio telefonico più caro, che si paga in dollari.

Il servizio telefonico in dollari è proibito alla maggioranza dei cubani, ed è utilizzato tipicamente da imprese ed individui stranieri.

La risoluzione dice anche che la compagnia telefonica cubana utilizzerà mezzi tecnici per scoprire "ed ostacolare l'accesso al servizio di navigazione dell'internet" dalle linee telefoniche comuni.

 

Documento tratto da:

- “L'America Latina alla prova" pag. 608 dell'opera: "Il Libro Nero del Comunismo" 1998 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano
   - Armando Valladares, Contro ogni speranza. Dal fondo delle carceri di Castro, SugarCo, Milano 1987.
   - "Brèviare d'un massacre" di M.Vargas Losa - ESPRIT , ottobre 1983 )
   - "Memorial Cubano "http://www.memorialcubano.org/"
   - "Vicoli di Storia" di Ludovico Ellena - II°edizione 2003 - Menhir Libri

 

Altri principi democratici espressi dal nostro CHE (raccolti su internet):

Faremo i nostri cuori crudeli, duri e inamovibili… non tremeremo alla vista di un mare di sangue nemico. Senza pietà, senza risparmio, uccideremo i nostri nemici a ventine di migliaia; lasciamoli affogare nel loro sangue! Fiumi di sangue dei borghesi, più sangue, tanto quanto si può”.

Per mandare gli uomini davanti al plotone d’esecuzione le prove in giudizio non sono necessarie. Sono un arcaico dettaglio borghese. Questa è una rivoluzione. E un rivoluzionario deve diventare una macchina che uccide con freddezza motivata dal puro odio”.

Riflessione

 

QUALCUNO ANCORA CREDE CHE LE RIVOLUZIONI PORTINO LIBERTA' E DEMOCRAZIA?


 

"Guevara fu un fanatico rivoluzionario, uno spietato combattente, un fallimentare ministro dell'Industria e governatore della Banca. Introdusse a Cuba i campi di concentramento per i dissidenti"

 

"La cosa migliore che possa accadere ad un rivoluzionario è  morire giovane, in battaglia, prima che la sua rivoluzione si realizzi, per restare caro agli uomini e agli dei. Da vinti si riesce meglio in fotografia per i posteri"

COSA SUCCEDE QUANDO  

UN RIVOLUZIONARIO
PROVA A GESTIRE
LA COSA PUBBLICA?
 
 
Il comandante truffato
 
Oggi le sinistre italiane lo celebrano, ma da vivo il Che subì una truffa dai comunisti italiani. Vi racconto in breve la storia. Erano i primi anni sessanta, il Che era ministro dell'Industria di Castro e governatore del Banco Nacional di Cuba. Decise di far sorgere a due passi dalla spiaggia di Varadero, a Matanzas, una fabbrica di fertilizzanti. A installare l'impianto fu chiamata una ditta italiana: il suo rappresentante era un imprenditore milanese, Stefano Campitelli, che diventò amico e consulente di Guevara e gli procurava le erbe per curare l'asma e il parmigiano, di cui il Che era ghiotto. Tra la ditta italiana e il Che si intromette però un gruppo di comunisti italiani, che si occupa di garantire il governo castrista dai capitalisti italiani e di fornire tecnici affidabili per compiere l'impresa. Questa società pretende che le sia pagata una doppia mediazione pari al 10%, dal governo di Fidel Castro e dall'azienda italiana. Il Che, ingenuamente, firma cambiali e le paga prima che i lavori siano finiti. Ma dopo aver incassato i dollari, la società italiana lascia incompiuta l'impresa e sparisce. Guevara manda allora un suo vice in Italia che va a bussare a varie porte, compresa la sede del Pci alle Botteghe Oscure. Ma non riesce a riavere né i soldi né il completamento dei lavori, che vengono affidati ad un'impresa statale della Germania est. E così il mitico Che e Fidel Castro furono truffati per un milione di dollari da un gruppo di compagni italiani che magari in casa hanno ancora il poster con la faccia di Guevara. Alla faccia del Che...

 
Forse né eroe, né bandito ma solo un
PERFETTO COGLIONE
 
dal libro di Roberto Gervaso "Ve li racconto io"
 
6 febbraio 1979
Enzo Biagi racconta che Giancarlo Pajetta, dopo un lungo viaggio in aereo accanto a Che Guevara, disse che il guerrigliero argentino, amico di Fidel Castro, gli era sembrato un "PERFETTO COGLIONE". Ci credo. Del resto chi, se non un coglione, ministro dell'industria a Cuba, può chiedere l'abolizione della moneta?
Ciononostante il Che, come i fedeli più fedeli lo chiamano, è diventato una delle più intoccabili e venerande icone libertarie del nostro tempo. Tutto per colpa, o per merito, di una fotografia di Korda che lo ritrae in tenuta da guerrigliero con barba e basco. Non so se l'abito faccia il monaco. Certamente, con qualche abile ritocco ideologico, può fare di un coglione un eroe.